Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *
Captcha *
Reload Captcha
Mercoledì, 21 Aprile 2021

Silence Revolution, nuovo cd di Umberto Napolitano per la tedesca YVP

C'è un elemento costante nel pianismo di Umberto Napolitano che ne caratterizza l'attuale fase artistica, determinante nella sua maturazione di tastierista. Ed è dato dalla presenza maggiore dell'organo rispetto al "tradizionale" piano elettrico. Nell'ultimo cd a propria firma, Silence Revolution, inciso per i tipi della Yvp, vi capiterà probabilmente di pensare più a Emmanuel Bex che a Jimmy Smith per il tipo di approccio allo strumento in un quadro di neofusion europea prodotto dalla musica del trio con Eric Daniel a sax e flauto e Israel Varela alla batteria. L'album è impreziosito poi da ospiti di riguardo, a partire da Robertinho De Paula nel primo brano, Circle, che è già adeguato prologo di ciò che si andrà ad ascoltare subito dopo. L'armonia del piano torna ad affiorare in Winter Sun, ma la cifra stilistica più' confacente al Nostro e' quella di Upen, in cui il soprano fiondante, secco, aereo di Daniel e' seguito dal fluido eloquiare dell'hammond su una base di drumming gravida di sincopi contrattempi anticipi ritardi...Anche in Return, dove compare Vincenzo Gallo alla batteria e con un Alberto La Neve in gran spolvero beckeriano, il fraseggio e' punteggiato, fatto di rimandi Grp, climax fresco pur se volutamente ecoute'. Nel compact c'è spazio per Liberhumba e Fitzacarraldo, due latin depurati da orpelli spanisheggianti. Piacevole il tema di My Friend T, affidato allo slappante basso solista di Tony Armetta.  Affiora qua e la' il Napolitano autore intimo che accantona quei momenti di scoppiettante ritmicità che ne connotano, per altro verso, la poetica compositiva e la pratica musicale. In Silence Revolution, ultimo brano in scaletta, il rientro in scena della pianista Rosanna Speciale e di Leon Pantarei alle percussioni, si risolve in un raddoppio piano/organo che richiama per un attimo e lontanamente il sound Procol Harum. Ma è jazz, bellezza, non pop, ed è qui che Umberto N. realizza la propria silenziosa rivoluzione coperta da note.

Pubblicità laterale

  1. Più visti
  2. Rilevanti
  3. Commenti

Per favorire una maggiore navigabilità del sito si fa uso di cookie, anche di terze parti. Scrollando, cliccando e navigando il sito si accettano tali cookie. LEGGI