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Sabato, 25 Gennaio 2020

Restaurata la Basilica Sotterranea di Porta Maggiore

Il nuovo restauro della Basilica Sotterranea di Porta Maggiore, restituisce l’intera parete della navata sinistra, con la sua raffinata decorazione e il biancore di uno stucco nel cui impasto è stata miscelata anche la madreperla per renderlo luminescente.

L’intervento della Soprintendenza Speciale di Roma è avvenuto grazie a Evergète, Fondazione svizzera che ha scelto Roma e la Basilica Sotterranea: «La Basilica sotterranea di Porta Maggiore è uno dei luoghi più magici e intrisi di mistero di Roma. Negli anni passati la Soprintendenza è intervenuta con una serie di restauri per mantenere, e in alcuni casi svelare, la bellezza di questo straordinario manufatto architettonico – spiega il Soprintendente Speciale Daniela Porro – e sono già in programma nuovi lavori per il 2020. Con la Fondazione Evergète, che opera per la prima volta in Italia, abbiamo instaurato un virtuoso rapporto di collaborazione che speriamo non si concluderà con questo restauro, ma proseguirà negli anni a venire. Una dimostrazione del fatto che i privati possono essere partner preziosi nel processo di tutela e valorizzazione dell’immenso patrimonio artistico della nostra città».

Scoperta nel 1917 durante i lavori per la linea ferroviaria Roma Cassino, la Basilica Sotterranea è un monumento unico nel suo genere, per la ricchezza delle decorazioni a stucco e a mosaico, per essere ipogea, cioè volutamente costruita sottoterra, e per la sua natura enigmatica. Costruita nel I secolo d.C., è stata interpretata come sede di culti misterici, o come luogo di sepoltura della gens cui apparteneva, cioè la famiglia degli Statili, legata a Ottaviano Augusto e agli imperatori della dinastia Giulio Claudia.

A proposito del progetto adottato nel 2017, Bertrand du Vignaud, Consigliere esecutivo di Evergète, ha dichiarato: «Sono molto lieto di vedere oggi la qualità dei lavori. Complimenti ai restauratori. Spero che questo bellissimo risultato permetterà alla Fondation di trovare nuovi finanziamenti per continuare a sostenere il progetto fin al suo completamento, nell’ambito della nostra partnership con la Soprintendenza Speciale di Roma».

L’intervento, realizzato tra aprile e novembre del 2019, è stato compiuto con le più moderne procedure, avvalendosi di tecnologie elettroniche, chimiche, meccaniche e manuali, e con questo restauro il 50% dell’edificio è stato restaurato. Nonostante i tanti interrogativi che circondano il monumento, è stato possibile identificare uno degli stuccatori al servizio della famiglia degli Statili, probabilmente tra gli autori della preziosa decorazione della Basilica Sotterranea di Porta Maggiore.

Un finanziamento della Fondation Evergète ha permesso di continuare il recupero conservativo della Basilica Sotterranea di Porta Maggiore con il restauro della parete nord della navata sinistra.

Per raggiungere un risultato di altissima qualità su un monumento che, per le sue vicende storiche e costruttive, è molto delicato, sono stati utilizzati le più recenti tecniche e i materiali all’avanguardia: composti chimici di ultima generazione, strumentazione Laser specifica, frese e micro frese di precisione.

Il restauro appena concluso ha consentito il risanamento delle principali cause di deterioramento della decorazione della Basilica Sotterranea: la rimozione totale delle spesse e tenaci incrostazioni di calcare che, a causa della pregressa ed ormai risolta infiltrazione di acqua, si erano depositati sulle superfici impedendo la leggibilità delle raffinatissime decorazioni in stucco. L’intervento, inoltre, ha messo in sicurezza gli intonaci distaccati dal supporto murario e i rilievi in stucco poco coesi.

La presenza di acqua – tanto di infiltrazione, quanto di condensa – in passato aveva favorito l’insediamento di organismi biodeteriogeni (batteri, funghi, alghe) sulle pareti. Il problema è oggi risolto grazie all’installazione di un sistema di filtraggio con depuratori di altissima qualità che rimuove la più ampia gamma di inquinamento atmosferico e microbiologico.

IL RESTAURO

Alla iniziale verifica e documentazione sullo stato di conservazione della parete e della sua decorazione a stucco (tramite campagna fotografica e graficizzazione digitale), sono seguite alcune operazioni preliminari: abbassamento meccanico con strumenti di precisione degli spessori maggiori delle incrostazioni, rimozione delle stuccature di cemento eseguite in precedenti interventi. Il consolidamento dell’intonaco che presentava distacchi è avvenuto con una puntellatura di sicurezza nei casi più gravi e iniezione di malte idrauliche specifiche per ambienti sotterranei, mentre prodotti nano tecnologici sono stati utilizzati per ridare struttura alle raffinate figure a rilievo ed alle cornici.

Successivamente si è intervenuti con la strumentazione Laser che permette di avere un risultato molto preciso, controllato e omogeneo, calibrando opportunamente l’azione sulle differenti superfici, seppure degradate e fragili. In questo modo è stato possibile rimuovere in totale sicurezza l’ultimo tenace strato di calcare senza intaccare la superficie originale che ha potuto così mantenere inalterati tutti i segni di lavorazione dello stucco.

La fase più delicata, la pulitura, è stata compiuta seguendo una metodologia già sperimentata in precedenti restauri della Basilica, cioè adottando procedure ad alta tecnologia diversificate e sovrapposte, oppure alternate.

Le incrostazioni calcaree, soprattutto in corrispondenza di lesioni che partono dalla sommità della volta della navata e da cui era colata l’acqua per lungo tempo, sono state inizialmente assottigliate tramite l’uso di dispositivi meccanici quali bisturi, microfrese e microtrapani di precisione.

Per la presenza di colonie biologiche più o meno attive si è ricorsi ad appositi biocidi, mentre le macchie nere di origine organica, sono state trattate con impacchi ossido-riducenti.

Più complesso l’intervento sulla fascia scura, che testimonia ancora oggi il livello della terra all’interno della Basilica al momento del suo interramento: in questo caso si è attenuata la colorazione scura, al fine di ridurre il disturbo visivo ma conservando traccia delle vicende storiche e conservative del monumento. Sulle lacune presenti nelle pareti si è effettuato un intervento di risarcimento formale e cromatico, per armonizzarle con il resto della navata.

STORIA DEI RESTAURI STRUTTURALI E DECORATIVI

I successivi restauri hanno riguardato prima di tutto la statica dell’edificio, i danni causati dal dall’acqua e dall’umidità, l’inquinamento biologico. Al termine di questa complessa serie di interventi strutturali per stabilizzare le condizioni interne della Basilica sono seguite le attività di restauro, iniziate con il corridoio e il vestibolo.

Per la conservazione della Basilica nel 1951 è stato costruito un contenitore di cemento armato con una intercapedine per racchiudere completamente le strutture antiche, funzionale a evitare ulteriori danneggiamenti derivanti dalle vibrazioni dei treni e dalle infiltrazioni d’acqua.

e nuovo impianto di illuminazione con lampade a led

installazione di nuovi sensori per l'umidità.

 

LA BASILICA SOTTERRANEA E LA LOTTA PER IL POTERE A ROMA ASCESA E CADUTA DELLA GENS STATILIA

La gens Statilia si afferma nel I secolo a.C. grazie ai radicali cambiamenti compiuti a Roma da Ottaviano Augusto. Gli Statili facevano infatti parte degli homines novi, cioè erano membri di una famiglia che non aveva mai rivestito alcun ruolo pubblico -console, senatore, pretore o altra magistratura– e che, seguendo un cursus honorum e con l'aiuto di un mentore, in questo caso il futuro imperatore, arrivavano alle alte cariche dello Stato.

Il capostipite di questa gens fu Tito Statilio Tauro, nome che ricorre spesso nella famiglia dopo di lui, un homo novus proveniente forse dalla Lucania, da annoverare tra i più abili generali e governatori dell'età augustea.

Uomo di fiducia di Ottaviano fin dai tempi del secondo triumvirato, lo segue durante la lotta per la presa del potere: consul suffectus nel 37 a.C., nel 36 a.C. combatte e debella la pirateria organizzata in Sicilia da Sesto Pompeo che, bloccando le importazioni a Roma, aveva causato una carestia e pericolosi tumulti. Nominato proconsole in Africa nel 35 a.C., carica che ricoprirà fino al 34, gli venne affidata da Ottaviano la gestione di due province piuttosto turbolente e da lui pacificate a fil di spada. Tito Statilio Tauro si dimostrò però un abile amministratore, riuscendo a riorganizzare l'agricoltura così da far diventare l'Africa, durante il principato di Augusto, il “granaio” di Roma. Nel 31 a.C. lo ritroviamo al comando delle truppe di terra contro Antonio ad Azio, la decisiva battaglia per la presa del potere vinta da Ottaviano. Due anni dopo nominato consul ordinarius è in Spagna per una campagna militare.

Da allora Tito ebbe un ruolo di rilievo nella Pax Augustea, non a caso finanziando e donando alla città il primo anfiteatro permanente di Roma nella parte meridionale del Campo Marzio, andato distrutto durante l'incendio neroniano del 64 d.C. Ricoprì importantissime cariche dove spicca oltre a quella di console la nomina a prefectus urbis nel 16 a.C., segno della fiducia e della riconoscenza dell’imperatore. A partire dal 10 a.C. le fonti diventano mute a proposito di questo importante personaggio: si presume dunque che sia morto intorno a quella data. Le informazioni sul resto della sua famiglia e sui suoi discendenti sono piuttosto scarse: il nome di sua moglie era forse Cornelia.

Le fonti tuttavia tramandano memoria di altri Tito Statilio Tauro: c’è un triumvir monetalis (IIIvir monetalis) nell'8 a.C., un altro Tito Statilio Tauro, consul ordinarius nell'11 d.C. e marito di Valeria Messalina, figlia del famoso Marco Valerio Messalla Corvino, infine di un Tito Statilio Sisenna Tauro consul ordinarius nel 16 d.C.

Alla generazione successiva appartengono poi un Tito Statilio Tauro consul ordinarius nel 44 d.C. e un Tito Statilio Tauro Corvino, consul ordinarius nel 45 d.C., figli del Tito Statilio Tauro consul ordinarius 11 d.C. e di Valeria Messalina: entrambi i fratelli subirono una fine tragica. Tito Statilio Tauro Corvino organizzò nel 46 d.C. una congiura ai danni dell'imperatore Claudio e, scoperto, venne molto probabilmente giustiziato; Tito Statilio Tauro venne invece denunciato per empietà e superstizione e coinvolto, nel 53 d.C., in un processo diffamatorio che lo costrinse al suicidio, pur di non essere macchiato da un'accusa così infamante: mandante fu Agrippina, interessata probabilmente alla confisca dei terreni degli Statilii.

Coloro che hanno interpretato la Basilica Sotterranea come il luogo di ritrovo di un gruppo di iniziati ai culti misterici, hanno pensato che fosse proprio quest’ultimo Tito Statilio Tauro, vicino agli ambienti del Neopitagorismo romano, a essere stato il costruttore del monumento. Claudio nel 52 d.C. volle esiliare i cosiddetti mathematici, e tra questi i neopitagorici: da questo clima di intolleranza giunse allora il pretesto per la denuncia di superstizione a Tito e il suo conseguente suicidio. L'ipogeo di Porta Maggiore venne immediatamente abbandonato perché le pratiche che lì si volevano celebrare erano ormai considerate fuorilegge.

L'ipotesi è affascinante ma, come emerge dall'esame dello stile degli stucchi, la datazione dell'ipogeo di Porta Maggiore deve essere probabilmente anticipata di qualche decennio: è possibile allora che il monumento, costruito durante l'età augustea, sia stato modificato in un'epoca successiva, che non dovrebbe andare oltre il principato di Claudio. L'ipogeo potrebbe allora essere stato edificato dal Tito Statilio Tauro triumvir monetalis, o da uno dei consoli suoi omonimi del 11 e del 16 d.C., e ritoccato in seguito durante il periodo del Tito Statilio Tauro consul ordinarius 44 d.C. e di Tito Statilio Tauro Corvino.

Se l'ipotesi fosse corretta, il periodo di attività dell'ipogeo andrebbe collocato tra il primo ventennio del I sec. d.C. e l'inizio della seconda metà del I d.C.: l'abbandono sarebbe dunque contemporaneo al suicidio, nel 53 d.C., di Tito Statilio Tauro consul ordinarius 44 d.C.

In quest'ottica, si potrebbe pensare l'abbandono del monumento, più che dalla proibizione dei culti che lì si praticavano, dipenda dagli intrighi e dalle lotte per il potere diffuse all'epoca: la fine di Tito Statilio Tauro Corvino dimostra come egli fosse un nemico di Claudio; e l'accusa fatta a Tito Statilio Tauro potrebbe essere vista come un pretesto per sbarazzarsi di un avversario pericoloso, rappresentante di una gens molto, forse troppo, influente.

Effettivamente dopo il 53 d.C., anno del suicidio di Tito Statilio Tauro, non incontriamo più rappresentanti maschi degli Statili: la fine del periodo di attività della Basilica Sotterranea corrisponderebbe alla decadenza della gens Statilia, che forse costituì per il potere imperiale una minaccia concreta, durante il regno di Claudio, e al mantenimento del suo status.

LA BASILICA SOTTERRANEA STORIA E MITO

La Basilica è venuta alla luce il 23 aprile 1917, in seguito a un cedimento del terreno lungo la linea ferroviaria Roma-Cassino, a circa 9 metri sotto il livello dell’attuale via Prenestina, non molto diverso da quello antico.

L’edificio risale all’inizio del I secolo d.C. e, per come ci è pervenuto, è un esempio eccezionale se non unico al mondo. Non avendo avuto i pesanti rimaneggiamenti tipici della maggior parte degli edifici dell’antichità romana, si è conservata così come era stata progettata e realizzata, con una sontuosa decorazione musiva, pittorica e a stucco.

Altrettanto straordinario è il complesso sistema di costruzione dell’edificio sotterraneo, rivelato dalle indagini della Soprintendenza Speciale di Roma. La struttura è stata infatti realizzata già sotterranea per fasi successive: scavo, riempimento con getti di cementizio di calce e pozzolana con blocchetti di selce, infine gli ambienti furono svuotati dalla terra.

Il complesso della Basilica si compone di un corridoio, di un vestibolo e di una sala principale a tre navate con abside centrale: il più antico esempio di pianta basilicale rivenuto a Roma.

Il corridoio costituiva in origine l’accesso dall’antica via Prenestina: dal piano stradale una lunga galleria coperta con volta a botte scendeva con una forte pendenza lungo il lato settentrionale della basilica per poi piegare ad angolo retto.

Del corridoio si conserva solo l’ultimo tratto di collegamento al vestibolo a pianta quadrangolare (di 3,60 x 3,60 metri), con volta a padiglione traforata da un lucernario che riproduce la forma dell’aula basilicale.

In questo ambiente l’apparato decorativo è caratterizzato dall’uso della policromia sulla volta, ripartita in quadretti figurati, sulle pareti decorate a stucco invece si ripetono i temi paesaggistici con presenza di uccelli e ghirlande floreali.

L’ambiente principale (di 12 x 9 metri per complessivi metri quadrati 108) è rettangolare suddiviso da sei pilastri in tre navate coperte con volte a botte. La navata centrale, più ampia rispetto alle navate laterali, presenta sul fondo un’abside semicircolare. Al momento della sua costruzione la Basilica si trovava in un’area suburbana, denominata Horti Tauriani: l’area figurava tra le vaste proprietà terriere della gens Statilia, cui appartiene anche il Colombario dei liberti della famiglia ancora oggi visibile a circa duecento metri dall’edificio sotterraneo.

LA STRUTTURA

I pavimenti sono a mosaico in bianco e nero, mentre le pareti, al di sopra dello zoccolo affrescato in rosso morellone, e le volte presentano stucchi figurati.

Nell’aula basilicale predomina il colore bianco della decorazione a stucco. Nel catino dell’abside è raffigurata Saffo nell’atto di lanciarsi dalla rupe di Leucade. Le rappresentazioni figurate della volta riconducono alla mitologia classica (come Ganimede rapito da un genio alato, il ratto di una delle figlie di Leucippo, Orfeo ed Euridice, Medea e Giasone), al rituale mistico o a scene di vita quotidiana.

Sulle pareti si moltiplicano le figure femminili di offerenti, le immagini di oggetti come vasi, candelabri, strumenti musicali e grandi pannelli con raffigurazioni paesaggistiche stilizzate.

STORIA E MITO

Il fascino della Basilica è anche dovuto al mistero sulla sua funzione: è stata infatti interpretata come luogo di culto oppure come edificio funerario. Una interpretazione cultuale è stata avanzata da Jerome Carcopino che attribuisce il complesso alle proprietà di Tito Statilio Tauro, accusato di pratiche magiche da Agrippina, la madre di Nerone, e che, per non subire l’onta del processo, si tolse la vita nel 53 d.C.

Tito Statilio Tauro avrebbe fatto parte di una setta misterica che fornì il pretesto per le accuse di stregoneria, e Carcopino identifica la basilica con la sede di un culto neopitagorico per la scelta del sito, per l’impianto planimetrico e per la decorazione. L’edificio è stato interpretato anche come luogo di culti orfici.

Un altro storico, Gilles Sauron, confermando la proprietà alla famiglia degli Statili, identifica l’edificio come la tomba di un altro Tito Statilio Tauro, vissuto trenta anni prima, collaboratore di Augusto e console nel 11 d.C. insieme a Marco Emilio Lepido.

I recenti restauri e studi hanno fatto ipotizzare due momenti nella realizzazione decorativa della Basilica, una riferibile all’età augustea e l’altra all’età neroniana, che potrebbero rimandare ai due personaggi omonimi della gens Statilia, e suggerire forse un cambio d’uso del complesso nella prima metà del I secolo d.C. Anche se le due funzioni, monumento funerario e luogo di culto misterico, potrebbero non essere alternative, ma aver convissuto.

Al di là delle ipotesi sulla funzione della Basilica, l’organicità e l’eleganza della decorazione permettono di datare il monumento all’inizio del I secolo d.C., sia per la scelta dei soggetti che per lo stile della realizzazione, i cui confronti più stringenti si ritrovano, sempre a Roma, nei coevi esempi del Colombario degli Statili, del criptoportico sul Palatino e della Sala dalla volta dorata nella Domus Aurea.

MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI E PER IL TURISMO

SOPRINTENDENZA SPECIALE DI ROMA ARCHEOLOGIA BELLE ARTI PAESAGGIO

COLOPHON

Daniela Porro, Soprintendente Speciale di Roma

Anna De Santis, Direttore del monumento

Giovanna Bandini e Chiara Scioscia Santoro, Responsabili scientifiche del restauro

Bertrand du Vignaud, Conseiller Exécutif della Fondation Evergète

Mariangela Santella, restauratrice Valentina Gerosa, restauratrice Chiara Di Marco, restauratrice Claudia Ranieri, restauratore Corinna Ranzi, restauratrice Laura Lippi, restauratrice

Fotografie Maurizio Mecci - Azimuth

La Basilica Sotterranea di Porta Maggiore è aperta al pubblico con visite guidate su prenotazione la seconda, la terza e la quarta domenica del mese.

Informazioni e prenotazioni www.coopculture.it - +39 0639967702

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