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Lunedì, 17 Giugno 2019

E’ un’emozione grande. Difficile da raccontare. Bisogna esserci in mezzo per percepire l’affetto profondo e la devozione che i chiaramontani nutrono per la propria Regina e Patrona. Quella di oggi è la giornata in cui un intero territorio manifesta nel profondo, al di là degli aspetti prettamente religiosi, la propria identità. Anche questa mattina tutti di corsa a ringraziare Maria Santissima di Gulfi. Un modo unico di esprimere un attaccamento che dura da secoli e che, ogni anno, si rinnova con trepidazione. Dal santuario di Gulfi sino ad arrivare in piazza Duomo, fedeli a migliaia. Una lunga teoria di devoti ha animato, senza soluzione di continuità, un percorso lungo quattro chilometri. E’ la corporeità della fede. Che si traduce nel celebrato atto della “salita”, l’“accianata” per dirla in dialetto. Ma è, soprattutto, la passione di un popolo, quello che si riconosce nella propria Madre. La festa più attesa del centro montano non ha tradito le attese. La tradizionale “Salita della Madonna” è stata caratterizzata, sin dalle prime ore del mattino, dal pellegrinaggio verso il santuario di Gulfi. C’è chi ne ha approfittato per richiedere la benedizione del simulacro per i propri bambini piccoli. Poi, dopo la concelebrazione presieduta dal rettore del Santuario, padre Graziano Martorana, è stato dato il via, alle dieci in punto, al momento più coinvolgente. Lungo i tornanti della strada provinciale n.7, che collega il santuario a piazza Duomo, i portatori a fare da battistrada, preceduti dai componenti della banda musicale Alessandro Scarlatti ad intonare l’immancabile “N. 11”, la processione si è mossa, come sempre, con una velocità che non conosce paragoni rispetto ad altre manifestazioni religiose analoghe presenti nel circondario diocesano. Tutti si sono dati da fare grazie all’utilizzo delle apposite corde. Dagli uomini di Chiesa ai rappresentanti delle forze dell’ordine, dalla gente più semplice a studiosi di fama e imprenditori affermati. Non c’è stata distinzione. Tutti accomunati dal grido “Viva Maria”. Alternando tratti di corsa ad altri con passo comunque spedito, il simulacro, come succede sempre, ha raggiunto piazza Duomo nel giro di un’ora, alle undici in punto. C’è stato il tempo, però, e anche in questo caso la tradizione è stata rispettata, per una sosta, all’ingresso di Chiaramonte, in cui i portatori e alcuni fedeli si sono rifocillati recuperando le energie grazie ad alcuni limoni mentre altri intonavano il “Tota pulchra”. Poi il panorama del paesaggio si è modificato e alla campagna chiaramontana, caratterizzante il primo tratto della processione, sono subentrate le viuzze caratteristiche della via Gulfi con la lunga processione insinuatasi nel cuore del centro montano alla stregua di un lungo serpentone. Un’emozione sempre nuova, per giovani e anziani, gli stessi che hanno dato vita ai momenti distintivi della salita. Padre Nei Marcio Simon ha accolto la processione, ricca di numerose suggestioni, all’ingresso trionfale in piazza Duomo dove, al momento dell’arrivo del simulacro, la folla presente ha fatto partire un lungo, sentito e scrosciante applauso. Quindi, i portatori, noncuranti della fatica, hanno fatto sì che la tradizione venisse ulteriormente rispettata con le numerose entrate e uscite del simulacro dalla navata centrale dell’edificio di culto. E ad ogni uscita il convinto applauso dei fedeli in una piazza stracolma a volere ringraziare l’attenzione che la Madonna di Gulfi riserva, ogni anno, alla città. Presente alla manifestazione anche il sindaco Sebastiano Gurrieri e i componenti della squadra assessoriale. Le celebrazioni sono proseguite alle 14,30 con il tradizionale “cuncursu” per le vie cittadine, vale a dire la processione pomeridiana. Alle 17,45 un altro momento atteso con il simulacro del Patrono San Vito portato in Chiesa madre. Alle 19, la celebrazione eucaristica. Il novenario è in programma dal 29 aprile al 7 maggio. Tutti i giorni le celebrazioni eucraistiche sono in programma alle 9 e alle 11. Alle 18,15 la recita del Rosario meditato animato dai postulanti Ofm e litanie cantate. Alle 19 la celebrazione eucaristica presieduta dal predicatore, padre Carlo Moro. Esposizione del Santissimo sacramento e a seguire Vespri solenni e benedizione eucaristica. Dalle 22 alle 24 la preghiera silenziosa davanti alla Madonna.

La benedizione di San Giorgio martire è ricaduta, anche quest’anno, sull’intera città di Ragusa. Perché il santo cavaliere possa fungere, sempre, da supporto e da guida, così come è stato nei 376 anni in cui ha rivestito, e ancora oggi è così, il ruolo di glorioso patrono della città. Un rito tornato a perpetuarsi, ieri sera, al termine della solenne concelebrazione eucaristica tenutasi al Duomo. La funzione religiosa è stata presieduta dal vescovo della diocesi di Ragusa, mons. Carmelo Cuttitta. Alla cerimonia, a cui hanno partecipato numerosi sacerdoti, con il parroco, don Pietro Floridia, a fare gli onori di casa, hanno presenziato le autorità civili e militari del territorio. C’erano, tra gli altri, il prefetto vicario Concetta Caruso, il comandante provinciale della Guardia di Finanza, Giorgio Salerno, il comandante provinciale dell’Arma dei carabinieri, Federico Reginato, oltre a una rappresentante della Questura. C’erano anche l’assessore, Gianni Giuffrida, oltre al presidente del Consiglio comunale, Fabrizio Ilardo, e al consigliere comunale Mario Chiavola. Hanno ricevuto la benedizione del vescovo anche i rappresentanti dell’Ordine dei templari federiciani. Nella sua omelia, mons. Cuttitta ha fatto specifico riferimento alla testimonianza della fede fornita dal cavaliere San Giorgio. Una testimonianza che deve caratterizzare la vita di ciascun cristiano, a maggior ragione in momenti drammatici come quelli attuali in cui la fede è perseguitata in tutto il mondo. E’ stata quindi ripercorsa la vita del santo cavaliere. Il vescovo si è anche soffermato sulle numerose problematiche che attanagliano la vita della città: dal gioco d’azzardo trasformatosi in grave patologia alle difficoltà che investono i giovani, dalla necessità di curare sempre di più gli aspetti ecologici a livello urbano all’indispensabilità di aprire il cuore ai migranti che, per fuggire dalla guerra, cercano conforto in territori più sicuri. La cerimonia religiosa è stata caratterizzata anche dalla presenza del gonfalone della città, oltre ai carabinieri e ai poliziotti in alta uniforme assieme ai vigili urbani, ad evidenziare la solennità del momento. Numerosi, anche in questa occasione, i fedeli presenti al Duomo che hanno così avuto modo di onorare il santo cavaliere in attesa della festa esterna che, quest’anno, si terrà il 31 maggio, l’1 e il 2 giugno. I componenti dell’associazione San Giorgio martire e dell’associazione portatori, che hanno partecipato in maniera compatta e sentita alla messa solenne di ieri sera, hanno annunciato che renderanno noto nelle prossime ore il calendario dei festeggiamenti in linea con quello delle precedenti edizioni. I componenti delle due associazioni, inoltre, hanno voluto esprimere il proprio ringraziamento a tutti coloro che già si sono espressi a favore dell’organizzazione di iniziative in grado di rispondere alle esigenze di una manifestazione religiosa di così grande richiamo, una manifestazione che, negli ultimi anni, ha saputo attirare la massima attenzione. “Anche ieri sera – dice il parroco del Duomo, don Pietro Floridia – abbiamo preso atto dell’ennesimo attestato di devozione che questa città nutre nei confronti del santo cavaliere. Una figura emblematica per quanto riguarda la vittoria del bene sul male e che, ancora oggi, incarnando una non comune vitalità ed effervescenza, risulta essere di una attualità sorprendente”.

 

 

 

 

 

L’arte di Franco Polizzi accompagna le feste pasquali siciliane. I ponti vacanzieri che caratterizzano questa primavera offrono l’occasione ideale per visitare l’interessante mostra “Polizzi. Visione luce. 1974-2019”, allestita al SilvaSuriMuseum fino al prossimo 30 aprile e dedicata al grande maestro. In queste settimane di esposizione della personale, curata da Elisa Mandarà, con l’organizzazione di Salvatore Tumino, un folto pubblico di appassionati, fra cui moltissimi turisti, ha già potuto addentrarsi nell’arte polizziana in quello che è un vero e proprio viaggio nell’evoluzione del suo genio creativo tra oli, disegni e pastelli, per un totale di quasi 100 opere. Dalla prima arte degli anni ’70, quando quattro oli di un giovane Polizzi furono selezionate ed esposte alla X Quadriennale di Roma del 1975, alle successive stagioni creative fino ai giorni nostri: la mostra segue quarant’anni di vita e di produzione, ripercorrendo tutte le tappe artistiche del maestro, estasiando i suoi fruitori anche con una collezione di opere inedite, tra pezzi storici e lavori firmati negli ultimi due anni e a oggi mai esposti. E’ dunque la mostra da visitare a Pasqua e Pasquetta ma anche nei prossimi ponti vacanzieri del 25 aprile e 1 maggio, l’occasione per analizzare le opere della personale e godere del bellissimo contesto in cui è inserita, ovvero gli ambienti suggestivi di Silva Suri immersi nella rilassante campagna ragusana. I colori del paesaggio ibleo in questo inizio primavera ben accompagnano l’arte di Polizzi da sempre affezionata a due temi centrali, il paesaggio e la luce dell’amata terra natia. Pittore siciliano di rilievo nazionale, tra i fondatori Gruppo di Scicli, assieme agli amici artisti Guccione, Alvarez, Candiano e Sarnari, Polizzi attraverso la sua espressività artistica ha voluto sempre contribuire alla valorizzazione della creatività originata in questo prezioso angolo di Mediterraneo. Il mare, la campagna, l’altopiano, il colle, il terrazzo privato sono infatti i suoi preziosi spazi, luoghi da cui trae ispirazione e che, allo stesso tempo, diventano contenitori speciali, mete, destinazioni della sua stessa arte. Il catalogo della mostra è edito da Edizioni SilvaSuri Museum; i ricavati della vendita sono destinati all’Unicef, tra i patrocinatori della mostra, e destinati alle principali emergenze rilevate dal Rapporto sull’intervento umanitario (“Humanitarian Action for Children”) dello scorso gennaio. I testi critici e la cura editoriale sono di Elisa Mandarà, il progetto grafico di Attilio Scimone, le fotografie delle opere di Gianni Mania ed Attilio Scimone. In catalogo anche una sezione di apparati, con un’antologia critica con testi dedicati all’artista da alcune delle voci fondamentali della critica nazionale. Sono presenti alcune significative fotografie personali di Franco Polizzi, tra cui ritratti firmati da Giuseppe Leone e da Attilio Scimone, l’ultima fotografia del Gruppo di Scicli al completo (ottobre 2015) scattata da Franco Noto e una foto di Gianni Mania che immortala la passeggiata di Franco Polizzi e Piero Guccione sul lungomare di Sampieri. La mostra è fruibile fino al 30 aprile.

Un’altra edizione davvero straordinaria. Tantissime le persone presenti, nonostante il forte vento che ha caratterizzato la giornata di sabato. Una circostanza che ha sancito, ancora una volta, qualora ce ne fosse di bisogno, l’eccezionale entusiasmo dei fedeli, dei visitatori, dei turisti attorno a questo evento religioso di notevole tradizione. E che, da quando ha fatto esordire i momenti serali dell’incontro (è accaduto per il quarto anno di seguito) ha fatto registrare, se possibile, ancora più interesse. “A Maronna vasa vasa” edizione 2019 va in archivio con numeri importanti, in particolare gli otto “baci”, nel corso della giornata (cinque la mattina e tre in serata), che hanno scandito uno degli eventi più suggestivi della Pasqua degli Iblei. E accade quando la Madre incontra il Figlio. E la folla applaude in maniera liberatoria. Mentre tutt’attorno, nell’aria, esplode la festa. “A Maronna vasa vasa” e il Cristo risorto, a mezzogiorno in punto, si sono ritrovati in piazza Monumento, proprio di fronte al Municipio, tra una moltitudine di persone. Maria si è liberata del manto nero, portato in segno di lutto per la morte del Figlio, lasciando librare in cielo alcune colombe bianche mentre i fedeli hanno applaudito con trasporto. Il Cristo risorto si è avvicinato alla Madre e quest’ultima ha dato vita al cosiddetto “bacio”, un modo per esprimere la gioia della Resurrezione. Turisti provenienti da ogni dove hanno fatto da cornice a questo splendido momento. I riti pasquali avevano preso il via già di buon mattino. Alle 8,45, da Santa Maria di Betlem, per il sesto anno consecutivo, il simulacro della Madonna bardato a lutto aveva percorso le viuzze situate nella zona a monte della chiesa. Alle 10 era cominciata la solenne celebrazione eucaristica tenuta dal parroco don Antonio Maria Forgione. Intorno alle 11, in due tempi diversi, i simulacri sono usciti, dopo la messa solenne, dalla chiesa di Santa Maria di Betlem. Mentre il Cristo risorto ha seguito l’itinerario delle strade principali, il corteo con la Madonna bardata a lutto si è mosso, preceduto da un tamburino, lungo le viuzze più ricche di fascino del centro storico di Modica. A mezzogiorno l’incontro. La Madonna scorge da lontano il Figlio. La sua gioia è grande. E d’un tratto si libera del manto nero perché il lutto non ha più motivo d’essere. E agita le mani per manifestare la sua grande gioia. In piazza, tra una moltitudine di persone, esplode la festa. Mentre i mortaretti e il lancio delle colombe fanno da cornice all’esultanza generale. I due simulacri, a questo punto, si fanno spazio tra la gente e s’incontrano sino a dare vita al cosiddetto bacio, con la Madonna che quasi accarezza le ferite del figlio. Poi, entrambi i simulacri si rivolgono alla folla. E grazie al movimento delle mani, la Madonna benedice il popolo. Gli altri due baci esterni dinanzi alla chiesa di San Pietro e dinanzi a Santa Maria di Betlem prima del rientro dei due simulacri. In chiesa si sono tenuti altri due “baci”, uno al centro dell’edificio di culto, l’altro sull’altare. Numerosi i fedeli presenti, dopo la santa messa vespertina presieduta dal vescovo di Piazza Armerina, mons. Rosario Gisana, modicano, anche per la solenne processione serale del Cristo risorto e della Madonna vasa vasa lungo via Marchesa Tedeschi a cui ha fatto seguito il “bacio” in piazza Municipio. La processione ha poi raggiunto San Giorgio a Modica Alta per un “bacio” sul sagrato del Duomo. I due simulacri sono stati poi portati all’interno per “incontrare” il santo cavaliere. L’ultimo “bacio” della giornata si è tenuto in piazza Matteotti, prima del rientro in chiesa. I festeggiamenti sono stati patrocinati dall’Amministrazione comunale di Modica. Mentre Paesaggio Barocco si è occupata di curare la comunicazione esterna. Giorgio Solarino e Daniele Pavone sottolineano la piena riuscita dell’evento religioso nonostante le condizioni meteo non proprio favorevoli. “Uno straordinario momento di fede – dicono – ma anche di esaltazione delle nostre tradizioni. Sono arrivati turisti da ogni parte d’Italia e del mondo. Le ricadute, in termini di presenze, sono risultate eccezionali anche per tutti coloro che operano in città. E ancora una volta Modica ha saputo fare dell’accoglienza uno dei propri punti di forza”.

 

E’ stato un silenzio carico di mestizia a contraddistinguere il corteo snodatosi tra i monumenti barocchi patrimonio dell’Unesco. Questa la peculiarità caratterizzante la processione tenutasi ieri sera a Ragusa Ibla. Una processione avente uno scopo unico: fare emergere la solennità del dolore legata alle giornate della Passione del Signore. A centinaia i fedeli che hanno fatto da cornice al momento spiritualmente più intenso del Venerdì santo. Nel contesto delle celebrazioni della Settimana santa, dunque, un rito di grande significato e tradizione. Un rito consumatosi in attesa della festa della Resurrezione. Dal Duomo di San Giorgio, in maniera maestosa, sono usciti i simulacri del Cristo morto e dell’Addolorata. Preceduti dai fedeli che, ciascuno con il proprio cero votivo, hanno formato due ali ai lati della strada e dal clero delle chiese di Ibla (guidato dal parroco del Duomo, don Pietro Floridia), i due simulacri sono transitati per le vie principali del quartiere barocco seguiti dai componenti dell’associazione musicale “San Giorgio” che hanno contribuito a rendere la cornice complessiva di questa giornata carica di dolore ancora più suggestiva e, al contempo, drammatica. I simulacri del Cristo morto e dell’Addolorata hanno, dunque, fatto rivivere la processione più antica della città di Ragusa. Le prime notizie storicamente attestate risalgono, addirittura, al 1713. Anche ieri numerose presenze, così come è accaduto in tutte le processioni che hanno caratterizzato la Settimana santa, a testimoniare la grande attenzione che la comunità dei fedeli continua a nutrire nei confronti di queste celebrazioni che affondano le proprie radici nei secoli scorsi. Il Cristo morto e l’Addolorata, tra l’altro, esprimono la religiosità dei residenti dell’antico borgo del capoluogo ibleo che nel corso dei secoli è risultata fortemente radicata così come testimoniato dalla nascita delle numerose chiese che punteggiano il quartiere. Ad animare i momenti di alta spiritualità di questa così come delle altre processioni tenutesi in occasione del “Quarantore di adorazione del Santissimo sacramento”, i componenti delle varie confraternite che hanno dettato i tempi dei cortei religiosi succedutisi da domenica scorsa a ieri sera. L’impresa ecologica Busso Sebastiano ha curato il decoro dei luoghi interessati attraverso una pulizia straordinaria. Oggi, in occasione del Sabato santo, alle 18, nella chiesa Madre di San Giorgio, è fissata la celebrazione mariana dell’Ora della Madre mentre alle 22, al Duomo di San Giorgio e alla chiesa di San Tommaso, si terrà la Veglia pasquale e la Santa messa. Domani, domenica di Pasqua, alle 11, santa messa al Duomo, alle 12 funzioni religiose a San Tommaso e al Duomo, alle 18 messa a San Tommaso e alle 19 la santa messa solenne a San Giorgio.

 

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