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Mercoledì, 30 Novembre 2022

Finalmente un assegno mensile per un figlio

Nel presente “foglietto” forse non c’è nulla di nuovo che io non abbia già scritto altre volte; esso, tuttavia, potrà servire come ripasso – repetita iuvant! – di ciò che negli anni (sono nato durante la guerra) mi è toccato di vedere e sentire essendone stato testimone e, talvolta, persino protagonista in prima persona: mi sia consentito, pertanto, di scriverne ancora e di partecipare alcune piccole considerazioni ai 4 amici, pazienti lettori.

Tra le cose veramente peggiori, in questo mezzo secolo, ho visto, purtroppo, la trasformazione/dissoluzione della Famiglia e con essa il conseguente degrado della società; è ciò che oggi avviene sempre più alla luce del sole e nella assoluta indifferenza intorno a noi nel clima di capovolgimento di valori dove il male prende il posto del bene. Io, nel mio breve spazio, ho però remato sempre contro cercando di fare chiarezza sui principi e di frenare tale dissoluzione anche se, a giudicare con metro umano e dai risultati, la mia sembra essere stata fatica inutile; il mondo, infatti, è andato dove lo hanno condotto le varie “massonerie” a cui ubbidiscono filosofi, intellettuali, “maestri” di pensiero, monetieri anonimi e onnipotenti, minuscoli politici che fanno le “leggi”, manipolatori della opinione pubblica e della carta stampata e, più in basso, i giullari sparaparole che dalle televisioni ci abituano un po’ alla volta e ci ammaestrano dicendo cosa e come dobbiamo fare; così, a seconda delle circostanze, i rematori contrari siamo stati denominati con disprezzo reazionari, bigotti, medioevali, integralisti, intolleranti e perfino razzisti.

Ora, però, quegli stessi che hanno contribuito a distruggere la Famiglia e l’ordine naturale che da essa discende, producendo il deserto delle “culle vuote” e l’“inverno demografico”, sono costretti a ricorrere all’assegno per i figli nella incerta speranza di arginare il disastro della denatalità. Ironia facile: proprio lor signori – antifascisti di ferro della prima ora, a partire dal 1945! – rischiano di copiare il “premio di natalità” che il Duce elargiva alle famiglie numerose durante il “Ventennio nero”! Solo che adesso non ironizzano più come il “VIVIROZZANO” (Novembre 2003) che, a proposito del Governo Berlusconi che aveva dato mille euro per ogni neonato, scrisse:“E non servono a niente le panacee di mille euro che assomigliano ai premi della natalità nel glorioso ventennio”.

Ho conservato il ritaglio. Ma prima ancora, anni 70/80, alcuni facevano di “meglio” giungendo perfino a dileggiare le donne incinte: ricordo bene quegli episodi vergognosi perché erano gli anni in cui nascevano i miei figli e la cosa toccò da vicino anche la mia famiglia. Ma, a parte le polemiche sul passato, è chiaro che costoro sono stati dei dissennati autolesionisti perché hanno reciso il ramo su cui stavano seduti; visto il fallimento che è sotto gli occhi di tutti, risulta evidente che qualche buona ragione per resistere al loro nichilismo l’avevamo anche noi ingiuriati reazionari, bigotti, etc. etc.

Nella legittima ricerca dei responsabili dell’attuale disastro, non c’è bisogno di essere degli illuminati per conoscere i nomi e i cognomi di coloro che, magari con la subdola strategia dei tre passi avanti e due indietro, ci hanno condotto all’attuale emergenza. Per farne un sunto, ancorché veloce, occorre partire almeno dal 1968, non perché prima fosse tutto perfetto ché di perfetto sulla faccia della terra non c’è mai stato nulla, ma perché quella data rappresenta una pietra miliare e uno snodo storico per l’Occidente euro-americano; di ciò mi sono reso conto compiutamente man mano che il tempo sedimentava gli avvenimenti di quell’“anno” e si avveravano certe previsioni che qualcuno di noi già allora fu capace di formulare. In conclusione ed in estrema sintesi è accaduta una cosa fondamentale: il male che prima era  indicato come tale perché ben riconoscibile da tutti e, semmai, tollerato dalla pubblica opinione, dopo la Rivoluzione antropologica, detta anche “culturale”, del “68”, divenne cosa normale, indifferente e perfino bene in nome delle libertà, delle passioni, delle tendenze, dei desideri e magari dei vizi di ognuno; insomma col “relativismo” che cominciò allora ad imperversare, venne meno la fondamentale distinzione tra il bene e il male.

Così, facendo un esempio terra terra e alla mia portata, il coniuge che colpevolmente abbandona il tetto coniugale non è più uno che ha commesso una azione riprovevole, ma  uno che ha esercitato la sua libertà e la sua legittima scelta, in ciò facilitato da “leggi” di politici e sentenze di giudici “legislatori”. Così il divorzio (1970), fatto votare a furor di popolo e acclamato come una conquista, se ha “aggiustato” alcuni casi che allora si dissero “macroscopici” e “necessari”, ne ha sfasciato tanti altri moltiplicandoli a dismisura e, peggio, ha creato un costume ed una mentalità – sta qui, a mio parere, il danno maggiore da esso prodotto! – che nel tempo ha continuato ad allargare la irresponsabilità dei giovani di fronte alla vita; di conseguenza questi oggi rifiutano anche i fragili limiti del divorzio “lampo” o divorzio “sprint”, offerto loro su un piatto d’argento dagli attuali cosiddetti legislatori, e scelgono di convivere e, infatti, si chiamano “compagni” abolendo man mano i termini di “fidanzato/a”, “marito” e “moglie”  per paura di legarsi stabilmente a qualcuno o a qualcosa. E, del resto, perché criticarli?

Nel clima di universale incertezza e di mancanza assoluta di principi fermi, i giovani, a cui è stato insegnato discoteca, movida notturna, sesso libero e droga a profusione, preferiscono cento volte non impegnarsi e, anzi, rispondono con arroganza “abbiamo il diritto di divertirci, il resto non ci interessa” (“Avvenire” 2-3-2021); ciò forse anche per essere pronti, al momento opportuno, a convolare a nuove “unioni civili”, approvate recentemente (11-V-2016) dal Partito Democratico, Cinque Stelle, Liberi e Uguali e alcuni di Forza Italia. Così, senza quasi avvedercene, siamo arrivati ai nomi e ai cognomi dei “nipoti” di coloro che in questi 50 anni sono stati i dissolutori della Famiglia.

Questi politici “ultimi” hanno preso il posto dei loro padri e nonni, la  Democrazia Cristiana e il Partito Comunista Italiano, i due compari che, come i ladri di Pisa, spesso facevano finta di combattersi di giorno per poi spartirsi, di notte, il potere e i proventi di esso. Per comprendere meglio queste vicende occorre sapere che il Comunismo, quando è stato costretto dagli eventi a rinunciare alla rivoluzione proletaria, ha conservato intatto il rifiuto della Religione secondo il detto del vecchio Marx: “La religione è l’oppio dei popoli”; tale rifiuto, nonostante gli apparenti sorrisi e i salamelecchi riservati al “santopadre”, i volemosebbène, i giri di parole studiate e imparate a memoria, le marce della pace con cattolici a qualsiasi costo dialoganti – salviette arcobaleno al collo e striscioni che abbiamo visto fin sugli altari delle chiese – e quant’altro, si manifesta in modo lampante al momento di votare  certe “leggi” fondamentali che riguardano Vita e Famiglia: la Sinistra, filiazione del Partito Comunista, superando le sue  divisioni interne, le vota compatta pur sapendo che esse sono in netto contrasto  con la Dottrina del Magistero della Chiesa; insieme votano anche tutti i “pentastellati” che dicono di essere – ma non è vero – “né di sinistra né di destra”, in realtà sono solo dei politici confusi, immersi nella attuale cultura nichilista. Come faccia, poi, qualche onorevole signora, presidente di qualcosa, che ha votato di slancio e con lacrime di gioia certe leggi a presentarsi giuliva, ugne dei piedi dipinte e pantaloni, a Papa Francesco e a farsi fotografare con lui, per me, ignorante e povero, rimane un mistero! (se ne veda la foto ne “La Verità”, 27-VI-2017).

Per approfondire l’argomento, consiglio, però, di riflettere ancora. A proposito dei comunisti italiani a cui si è rotto fra le mani il sogno della rivoluzione proletaria, il filosofo cattolico Augusto Del Noce, già negli anni 80, cioè prima del crollo del Muro di Berlino, parlava di “partito radicale di massa”; volendo significare con ciò che i neo/post-comunisti, diventati “borghesi” (Partito Democratico della Sinistra, Democratici di Sinistra, Partito Democratico), avevano in pratica sposato tutte le battaglie del “piccolo” Partito Radicale, dal 1955 apripista in questo campo: il divorzio, l’aborto, l’eutanasia, la droga libera, la “famiglia” omosessuale e conseguenti adozioni, l’utero in affitto e compravendita di donne e bambini, il gender o scelta del sesso, la pedofilia che per gradi si profila all’orizzonte e tutte le altre “conquiste” che la evoluzione dei tempi inevitabilmente presenterà alla società. E, comunque, alla “metamorfosi” il Partito forse si preparava già da decenni se è vero che su “l’Unità”, suo giornale ufficiale, un giorno alla settimana c’era un paginone (io ne conservo alcuni come geloso cimelio!) intitolato “uno, due e tre, liberi tutti” dove tante di queste “belle” cose venivano apertamente propagandate e a poco a poco insegnate: mi domando come facessero gli ultimi e buoni operai lettori di quel quotidiano e le loro famiglie ad accettarle! È forse questo uno dei motivi per cui ora loro, “abitanti delle periferie”, votano Lega e Fratelli d’Italia?  E Salvini e Meloni se ne rendono conto?

È ovvio che in tale situazione di caos, sbandamenti, di incertezza, di provvisorietà, di sconquasso con le “unioni” temporanee e a prova, con le separazioni moltiplicate, con gli abbandoni di minori a un solo coniuge e in odio all’altro, coi 900 mila giovani papà separati ridotti in miseria e a cui impediscono perfino di vedere i figli, molti rinunciano alla maternità e alla paternità. Se tutto ciò ha contribuito al crollo delle nascite giudicatelo voi; a me pare evidente. Se poi a questo si aggiunge l’olocausto silenzioso di 7 – sette  – milioni di bambini a cui la “legge” 194  del 1978 ha impedito di nascere, allora il quadro della tragedia è completo.

Buono, anche se in ritardo, è l’assegno mensile, ma forse ci vuole dell’altro: per parafrasare Sant’Agostino, occorre cambiare l’ interiore homine, cioè il cuore dell’uomo e questa, sì, è la cosa più difficile per una società come la nostra ormai neo-pagana. Per grazia di Dio ci sono dei giovani coraggiosi, non solo cattolici, che hanno capito e vanno contro corrente e mettono al mondo due, tre e perfino quattro figli. Bisogna benedirli e applaudirli pubblicamente e, soprattutto, aiutarli perché fanno il contrario di quella Rivoluzione che maestri insensati in questi decenni hanno teorizzato e insegnato!

 

ps Attenzione! Al Senato stanno armeggiando, proprio in questi giorni, per far passare la “legge” sulla omofobia, già approvata alla Camera (XYZ); in pratica lor signori del Partito Democratico, Cinque stelle, Liberi e uguali, Italia viva con questa “legge” liberticida ci impediranno di dire che l’unica e vera Famiglia è quella naturale formata da uomo-padre, donna-madre, figli, ché in tal caso incorreremmo nel reato, appunto, di “omofobia” e saremmo passibili perfino di sanzioni penali. Alcuni onorevoli della sinistra post-comunista hanno anche presentato un disegno di legge per permettere in Italia “l’utero in affitto”. Questi signori non si fermano davanti a niente e a nessuno, neanche davanti ai più gravi problemi della pandemia!  CB

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