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Giovedì, 15 Aprile 2021

Istat : Calo di 384mila persone, come se fosse sparita Firenze

Meno nascite e più morti per la pandemia. Un triste binomio quello di un 2020, flagellato dal Covid, che ha portato come calcola l'Istat a un calo della popolazione in Italia di 384 mila persone. "E' come se non ci fosse Firenze" spiega l'Istituto nazionale di statistica, aggiungendo come "il record negativo di nascite dall’Unità d’Italia, registrato nel 2019", sia stato "di nuovo superato nel 2020". Gli iscritti in anagrafe per nascita sono stati appena 404.104, quasi 16 mila in meno rispetto al 2019 (-3,8%).

A fine anno la popolazione residente in Italia ammonta a 59.257.566 unità, 383.922 in meno rispetto all'inizio dell'anno (-0,6%). Il declino demografico avviatosi dal 2015 è stato naturalmente accentuato dagli effetti dell'epidemia Covid-19, secondo l'Istituto di statistica. Alle conseguenze dirette del virus dovute ai decessi si sono aggiunte le ripercussioni che le misure, volte a contenere la diffusione dei contagi, hanno prodotto sulla vita delle persone (restrizioni di movimento, interruzione totale o parziale di attività lavorative, limitazione nel numero di partecipanti alle cerimonie). 

La diffusione dell’epidemia è stata caratterizzata da tre fasi: il periodo da fine febbraio a fine maggio (prima ondata), con una rapidissima ascesa dei contagi e dei decessi, entrambi concentrati soprattutto nel Nord del Paese; una transizione (da giugno a settembre) con un rallentamento dei contagi per effetto delle misure di contenimento su scala nazionale adottate nella primavera (lockdown); una seconda ondata epidemica, a partire dalla fine di settembre 2020, con una drammatica riacutizzazione dei casi e un incremento dei decessi su tutto il territorio nazionale.

L'Istituto di statistica rileva che “gli effetti negativi prodotti dall’epidemia Covid-19 hanno amplificato la tendenza al declino di popolazione in atto dal 2015”. Dunque, nel 2020 si registra un “nuovo minimo storico di nascite dall’unità d’Italia”, un “massimo storico di decessi dal secondo dopoguerra” e una “forte riduzione dei movimenti migratori”. 

Crolla anche il numero dei matrimoni celebrati: 96.687, -47,5% sul 2019 (-68,1% i matrimoni religiosi e -29% quelli con rito civile). La popolazione residente in Italia nel 2020 si riduce dello 0,6%: al 31 dicembre 2020 risiedono nel Paese 59.257.566 persone. Le nascite sono state, invece, quasi 16 mila in meno rispetto al 2019 con un calo del 3,8%. Nel 2020 sono stati iscritti in anagrafe per nascita 404.104 bambini. Infine, l'aumento dei decessi: quasi 112 mila in più rispetto al 2019. Si tratta del 17,6% in più. Nel 2020 sono state cancellate dall'anagrafe per decesso 746.146 persone.

Per gli analisti dell’Istat l’andamento delle nascite nel corso del 2021 consentirà di avere un quadro più nitido delle conseguenze della crisi economica. A spiegare la denatalità sono quegli stessi fattori che hanno contribuito al trend negativo dell'ultimo decennio, tra questi la progressiva riduzione della popolazione in età feconda e il clima di incertezza per il futuro. Il senso di sfiducia generato nel corso della prima ondata, soprattutto al Nord, può aver portato alla decisione di rinviare la scelta di avere un figlio. Al contrario, il clima più favorevole innescato nella fase di transizione può avere avuto effetti benefici transitori, poi annullati dall’arrivo della seconda ondata.

Crollo dei movimenti migratori nel 2020: nel corso del 2020 si registrano in totale 1.586.292 iscrizioni in anagrafe e 1.628.172 cancellazioni. Mettendo a confronto l'andamento dei flussi migratori nelle quattro fasi in cui si può dividere convenzionalmente il 2020 (pre-Covid, prima ondata, fase di transizione e seconda ondata) con la media dei corrispondenti periodi dei cinque anni precedenti, emergono 'significative variazioni'. 

I movimenti tra comuni, che hanno coinvolto circa un milione e 300 mila persone, dopo una variazione positiva registrata nei mesi prima dell'emergenza sanitaria (+8,4% le iscrizioni e +7,1% le cancellazioni), si riducono drasticamente durante la prima ondata (-35,3% le iscrizioni e -36,9% le cancellazioni) a causa del lockdown di marzo che ha ridotto al minimo la mobilità residenziale. Durante la fase di transizione si ha una ripresa che riporta i trasferimenti tra comuni ai livelli di incremento pre-Covid (+8,3% le iscrizioni e +4,7% le cancellazioni) mentre nel corso della seconda ondata, senza blocchi generalizzati alla mobilità l'impatto è stato poco rilevante (+5,8% iscrizioni e +6,2% cancellazioni).

Fonti sole24/ Repubblica / AdnKronos

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