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Mercoledì, 20 Novembre 2019

Esibizioni raffinate con note che accarezzano l’ascolto e conquistano il pubblico. Ieri sera, sabato 16 novembre, il tema del “Clair de lune” e il concerto che aveva lo stesso titolo, hanno abbracciato in musica i tanti spettatori presenti al teatro Don Bosco di Ragusa per il nuovo appuntamento della 25esima Stagione Concertistica Internazionale Melodica patrocinata dall’Assessorato allo Spettacolo del Comune di Ragusa. Assolute protagoniste sono state le bravissime Linda Hedlund al violino e Diana Nocchiero al pianoforte che hanno voluto fare un immenso regalo al pubblico di Melodica miscelando sapientemente delicatezza armonica, grazia ritmica e passione nel programma proposto che spaziava dal barocco di Corelli all’impressionismo di Debussy. Il duo ha creato un’atmosfera magica che ha avvolto e trascinato il numeroso pubblico presente in un mondo di poesia e di elevazione. Le note sembravano volteggiare nell’aria e poi tramutarsi in una pioggia di corpuscoli dorati che ricadendo sugli spettatori, esperti e non, stendevano su tutti un velo di grande emozione.

La magia del violino di Linda Hedlund e la grandiosità del pianoforte di Diana Nocchiero con la loro fresca ed entusiastica interpretazione hanno regalato momenti di intensa emozione palpabile in tutti i presenti colpiti da tanta bellezza!

Le opere suonate si sono susseguite dolci come il gorgoglio di un ruscello e a volte scroscianti come l’impeto di una cascata. Il temperamento e la dolcezza della Hedlund e la forte personalità della Nocchiero hanno reso possibile tutto ciò.

Graditissima e molto apprezzata la presentazione delle opere nel loro contesto storico. Un’appassionata standing ovation ha avvolto alla fine le artiste in un caloroso abbraccio.

I bis concessi di Monti e Massenet, interpretati con rara bravura, hanno concluso questa grande serata artistica che qualcuno ha commentato così: “Avere partecipato a questa serata con questa  forma di espressione artistica, capace di inserirsi nelle pieghe più profonde della nostra sensibilità, ci fa sentire al centro dell’universo“. Tanti applausi, tutti meritatissimi. Prossimo appuntamento con Melodica per sabato 30 novembre ore 20,30 con il concerto “Canzoni e romanze romantiche” con il soprano Ilaria Iaquinta e il pianista Sergio Gabbi.


Centosessanta partecipanti, in rappresentanza delle principali aziende del settore, hanno approfondito ieri i temi della ricerca scientifica e le prospettive commerciali del comparto del pomodoro: a Comiso, si è svolto il 3°”International Symposium on Tomato Genetics for Mediterranean Region”. L’evento, organizzato dal mensile “Agrisicilia”, ha trattato i temi della trasformazione industriale del pomodoro, ma ha anche conosciuto la realtà delle colture orticole in Turchia. I relatori sono stati Bonaventura Giuliano, di Anicav, Francesco De Sio, del Centro Colture sperimentali di Angri e l’imprenditore ennese Francesco Pecorino. La delegazione turca era composta da Aydin Atasayar, direttore del “Reasearch and Development Department” e Kamil Yelboğa, segretario generale del Fide Üreticileri Alt Birliği. Nel pomeriggio, gli approfondimenti sulle colture fuori suolo - con particolare riferimento all’aeroponica e ad un progetto sperimentale portato avanti da Crea e Svimed Ragusa - è stato presentato da Antonio Giovino e Giovanni Gugliuzza, mentre Gianluca Caruso ha presentato lo studio sull’applicazione di microrganismi alla colture di pomodoro plum.

«Il terzo Symposium ha visto come paese ospite la Turchia – ha detto il direttore di Agrisicilia, Massimo Mirabella – nelle precedenti edizioni erano stati Israele e Spagna. La Turchia né una realtà produttiva ed imprenditoriale importante. Negli ultimi anni ha fatto passi da gigante spingendo sulla crescita vivaistica di qualità. Ma abbiamo voluto approfondire anche gli aspetti scientifici dell’aeroponica, dei microrganismi utili alle piante, ma anche i metodi di trasformazione del pomodoro che possono dare una “seconda vita” al pomodorino siciliano che, libero dalle fluttuazioni del mercato, potrebbe trovare, per una parte della produzione, uno sbocco industriale. La realizzazione di sughi pronti siciliani può trovare un mercato stabile di vendita nei paesi europei».

I DATI DEL CONVEGNO

La trasformazione industriale del pomodoro

 Bonaventura Giuliano, di Anicav, la sigla che accomuna la maggior parte delle grosse industrie del settore, ha presentato il comparto della trasformazione del pomodoro, un’industria di eccellenza in Italia: 4,8 milioni di tonnellate di pomodoro trasformato, su 64.500 ettari messi a coltura. La produzione è ben distribuita nel paese, con 28.000 ettari al centro sud e 36.000 nel Nord. Vi operano circa 115 aziende industriali, che impiegano 10.000 lavoratori e circa 25.000 stagionali. Il fatturato complessivo è di 3,3 miliardi di euro, di cui 1,7 miliardi derivanti dall’export. I numeri fotografano la realtà di un settore di punta dell’economia italiana: il nostro paese oggi rappresenta il 13 per cento della produzione mondiale e il 50 per cento della produzione europea. L’export è diretto per il 68 per cento in Europa, il 10 per cento è destinato all’Asia, il 9 per cento va in America, il 9 per cento in Africa ed il 4 per cento in Oceania.

Non solo trasformazione, però: al Symposium stati diffusi dati importanti sulla produzione di pomodoro cherry e sulle sue caratteristiche, che lo rendono idoneo alla realizzazione di sughi e conserve. A parlarne è stato Francesco De Sio, della Stazione sperimentale per l’Industria delle Conserve Alimentari di parma (sezione di Angri). De Sio ha fornito importanti suggerimenti scientifici: il settore può avvantaggiarsi se si utilizza il pomodoro cherry. «Il pomodorino – ha detto De Sio – ha un gusto caratteristico, gradevole al palato, ma ha anche un più basso costo di produzione rispetto al pomodoro tondo. Il pomodorino fresco ha valori solidi solubili del 7 per cento circa, ben al di sopra del 4,5 del pomodoro tondo. Per la produzione della passata e della salsa, si raggiunge almeno la soglia di 8. Questo significa che, se si utilizza il pomodorino, il quantitativo di acqua da eliminare è inferiore per raggiungere la giusta concentrazione del pomodoro, con evidenti risparmi di costi». Al convegno ha portato la sua esperienza l’imprenditore ennese Francesco Pecorino, di “Gustibus”. Pecorino ha confermato che il settore è in forte crescita, soprattutto per le richieste dall’estero ed ha auspicato che anche in Sicilia si determini un cambiamento culturale che possa orientare verso la trasformazione industriale del prodotto.

Il settore orticolo in Turchia

Momento clou della giornata l’incontro con la delegazione turca, con Aydin Atasayar, direttore del “Reasearch and Development Department”, Ad-Rossen Tarim AS e Kamil Yelboğa, Secretary General Fide Üreticileri Alt Birliği. Ad accompagnare la delegazione asiatica c’era il Console onorario della Turchia in Sicilia, Domenico Romeo.

Atasayar ha presentato la situazione generale del comparto agricolo in Turchia: 300 milioni di ettari per l’agricoltura, con una distribuzione geografica in tutto il territorio. Si coltivano ortaggi a sud e nell’ovest della Turchia, patate in Cappadocia e cereali a est. La facoltà di Agraria è presente in varie città: si esporta in prevalenza in direzione di Russia, Ucraina e Iraq. L’export interessa anche le sementi e raggiunge anche l’Italia, da dove però proviene anche un certo quantitativo delle sementi utilizzate in Turchia.

Yelboga ha puntato l’attenzione sull’industria dei vivai, che in Turchia è molto cresciuta. Oggi si produce per il 20 per cento in serre in vetro, per il 47 per cento in serre in plastica. Sono impiegati 1000 agronomi e 10.000 lavoratori. Per ciò che riguarda la produzione, il 46 per cento è rappresentato dal pomodoro fresco, il 54 per cento è destinato alla trasformazione industriale, un settore che impiega, per il 90 per cento, manodopera femminile. Ci sono dei prestiti per investimenti a tasso agevolato che sostengono il settore e questo ha permesso la crescita di questi anni. La crescita è stata dovuta anche alle favorevoli condizioni climatiche. Inoltre, molte aziende sono a conduzione familiare e questo permette di prendere delle decisioni immediate. Un forte handicap è stato invece rappresentato dalla crisi economica e politica che ha rallentato il settore. Altro elemento di debolezza sono i laboratori diagnostici accreditati che spesso non forniscono i risultati in tempi brevi.

Un ulteriore approfondimento è stato dedicato al “Tomato brown rugose fruit virus” (ToBRFV), un virus identificato per la prima volta in Giordania nel 2015, che si sta diffondendo celermente nel mondo. Di recente, è stato trovato anche in Sicilia ed in provincia di Ragusa. Le piante hanno una crescita molto rallentata, la produzione si abbassa, il prodotto non raggiunge la piena maturazione e colorazione ed è quindi impossibile destinarlo alla vendita.

L’aeroponica e l’utilizzo dei microrganismi in agricoltura

La sessione pomeridiana dei lavori, moderata da Biagio Di Mauro, responsabile dell’Ispettorato per l’Agricoltura di Caltanissetta, ha trattato i temi delle colture in aeroponica, con la presentazione di Antonio Giovino  e Giovanni Gugliuzza, del Crea di Bagheria. È stato presentato il progetto INTESA, avviato in via sperimentale in provincia di Ragusa, con la collaborazione di Svimed: un dibattito si è sviluppato tra i fautori di questo innovativo metodo colturale e chi lo considera ancora poco vantaggioso. Da più parti, si è auspicato l’avvio di una fase scientifica sperimentale che consenta di studiare a fondo le tecniche colturali e di valutarne adeguatamente gli effetti. Infine, Gianluca Caruso, docente del Dipartimento di Agraria Federico II di Napoli, ha presentato gli studi sull’applicazione di microrganismi utili su pomodoro plum: in particolare sono state analizzate le “micorrize”, un tipo di associazione simbiotica tra fungo e pianta superiore, capace di favorire il ciclo vitale della pianta apportando benefici sia nutrizionali che di difesa.

Al convegno hanno partecipato anche un gruppo di studenti dell’Istituto professionale Agrario Grimaldi di Modica, che hanno interagito e dialogato proficuamente con i relatori. Un’altra scuola di Comiso, l’Istituto paritario Bufalino (CERM), ha organizzato un coking show e curato il welcome coffee del mattino. 

Gli orti sociali della cooperativa Proxima Ragusa continuano a riservare sorprese non da poco. E’ stata avviata proprio in questi giorni, infatti, la coltivazione di lenticchie, assieme a fave e piselli, un must della cucina ragusana, per garantire una varietà di raccolto che consenta all’area situata in via Grazia Deledda, alla periferia di Ragusa, in uno spazio messo a disposizione dal Comune in quanto ente cofinanziatore dei progetti della cooperativa, di soddisfare le esigenze dei potenziali fruitori. E’ stato possibile seminare anche cavoli, fagiolini e tutti quegli ortaggi che rendono l’orto potenzialmente fruibile da quanti intendono consumare prodotti a chilometro zero. “Si tratta di una bella comodità, anche perché ci troviamo proprio dentro la città – dice l’agronomo Marco Guastella che, per conto della cooperativa, si occupa di gestire l’orto – e quindi, a due passi, c’è la disponibilità di coltivare ortaggi sulla cui provenienza naturale non ci possono essere dubbi di sorta. Naturalmente puntiamo sempre su un consumo etico e sulla necessità di un’alimentazione più sana. Devo dire che abbiamo registrato un grande successo, del tutto inaspettato, tant’è che non riusciamo a far fronte alle richieste di ortaggi freschi”.

“Quella degli orti sociali – sottolinea la presidente della cooperativa Proxima Ragusa, Ivana Tumino – è una scommessa che ci siamo intestati tempo addietro e diciamo che, con una certa cocciutaggine e la voglia di sperimentare le applicazioni di questo progetto, siamo riusciti a ottenere dei primi importanti risultati. E’ ovvio che si potrebbe fare ancora di più ma proprio in quest’ultimo periodo, grazie alla coltivazione con il metodo dell’acquaponica, un progetto che si sta sviluppando, motivo per cui abbiamo costruito pure una serra, abbiamo deciso di spenderci ancora di più lungo questa direzione con la consapevolezza di potere tagliare altri traguardi degni della massima considerazione. Certo, dispiace di non riuscire a far fronte alle richieste in crescita ma stiamo aumentando la superficie coltivata. Inoltre, il metodo con l’acquaponica, essendo innovativo, ci darà modo di formare i beneficiari fornendo loro nuove conoscenze in ambito agricolo”.

 

Una straordinaria famiglia. La cui forza è quella di credere in ciò che si fa. Sempre e comunque. E’ una storia che va avanti da trent’anni e che sabato è stata celebrata nei locali della struttura. E’ la storia del Circolo velico Kaucana, fondato nel novembre del 1989, che, grazie alla determinazione, alla costanza e alla caparbietà di alcuni appassionati di vela, è riuscita a solcare i venti burrascosi del mare in tempesta e ad approdare ai giorni nostri con una realtà consolidata, ben orientata e capace di fornire prova delle proprie capacità organizzative a ogni piè sospinto. Se ne è detto certo anche il consigliere nazionale della Fiv, Ignazio Florio Pipitone, che, ospite della serata, ha annunciato come, alla luce delle competenze manifestate dal Cvk durante la stagione che sta per chiudersi, nel 2020 è stata attribuita all’organizzazione del circolo di Kaucana la coppa Aico 2020 e la coppa Touring-Trofeo Kinder. Quest’ultima si terrà dal 30 maggio all’1 giugno al porto turistico di Marina di Ragusa, base velica invernale del Cvk che, grazie proprio al circolo, sta diventando punto di riferimento della Fiv per eventi velici di elevata caratura come testimonia la visita del presidente nazionale della federazione Francesco Ettorre dello scorso mese di marzo in occasione della seconda Italia Cup classe laser. Stiamo parlando, insomma, di una serie di kermesse che porteranno lungo la costa iblea, per dirla con il diesse del Cvk, Luca Salvo, qualcosa come “un migliaio di persone perché, oltre agli atleti, provenienti da tutta Italia, ci saranno anche le loro famiglie e i loro accompagnatori tecnici. E questo significherà una notevole e importante ricaduta turistica per il nostro intero territorio, per non parlare, ovviamente, dell’aspetto sportivo”. Nel corso del conviviale che ha animato le celebrazioni di sabato scorso, il presidente del circolo, Pippo Causapruno, ha ringraziato i collaboratori, i soci, il consiglio direttivo, e tutti coloro che si spendono per il futuro del Cvk, per l’importante lavoro svolto che “non a caso – ha detto il presidente – ci ha consentito di tagliare traguardi organizzativi di primo piano. Non dimentichiamo neppure i nostri atleti che, sotto la guida del nostro direttore sportivo, stanno diventando sempre più forti con l’auspicio che, prossimamente, possano contendere ai migliori la conquista di trofei di categoria di un certo peso. Una storia lunga trent’anni assume un significato molto pregnante soprattutto se, come in questo caso, servirà per guardare al futuro che speriamo possa essere il più luminoso possibile”. All’appuntamento di sabato scorso presente anche il sindaco di Santa Croce Camerina, Giovanni Barone, che si è complimentato per l’attività svolta dal circolo e ha fornito la piena collaborazione dell’amministrazione comunale per far sì che possano essere raggiunti risultati sempre più prestigiosi.

 

“Una straordinaria festa di San Martino. Oltre ogni attesa. Una partecipazione corale da parte di tutti i parrocchiani, e non solo, che ci ha permesso di servire qualcosa come cinquecentotrentasei vassoi. Un successo senza precedenti che ci fa capire come questa sia la strada giusta per puntare senza mezzi termini all’aggregazione della comunità e allo stare assieme”. E’ raggiante il parroco del Sacro Cuore di Gesù, don Marco Diara, nel commentare la piena riuscita, oltre ogni previsione, dell’iniziativa di sabato scorso che, nel salone parrocchiale, ha contemplato la presenza di oltre 800 persone, molte delle quali, poi, si sono fermate ad animare i balli di gruppo. E’ stato un modo piacevole per festeggiare San Martino, attraverso la degustazione di panini con salsiccia, le immancabili frittelle e, naturalmente, un buon bicchiere di vino. “Tutto questo è possibile, ovviamente – spiega don Marco – grazie a una squadra di adulti e di giovani che mi collabora. Siamo riusciti nell’intento di organizzare questo grande raduno in occasione delle celebrazioni in onore del santo di Tours e l’abbiamo fatto con l’unico scopo di trascorrere qualche ora di spensieratezza e di sana allegria tutti assieme. Nel pomeriggio, poi, alla festa del Ciao, sono stati parecchi i bambini a partecipare con l’iniziativa che ha avuto il suo momento clou sul sagrato della chiesa. Una occasione davvero speciale nel corso della quale abbiamo festeggiato i 50 anni dell’Acr. Sono davvero soddisfatto perché i parrocchiani mi seguono e, in questo modo, avremo la possibilità di pianificare, nel corso della stagione, numerose altre iniziative. Ringrazio tutti coloro che hanno collaborato e, naturalmente, chi ha partecipato. Con l’auspicio che il numero di tutti coloro che intervengono a questi appuntamenti possa crescere ancora di più”.

 

 

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