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Lunedì, 26 Agosto 2019

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E’ stato un silenzio carico di mestizia a contraddistinguere il corteo snodatosi tra i monumenti barocchi patrimonio dell’Unesco. Questa la peculiarità caratterizzante la processione tenutasi ieri sera a Ragusa Ibla. Una processione avente uno scopo unico: fare emergere la solennità del dolore legata alle giornate della Passione del Signore. A centinaia i fedeli che hanno fatto da cornice al momento spiritualmente più intenso del Venerdì santo. Nel contesto delle celebrazioni della Settimana santa, dunque, un rito di grande significato e tradizione. Un rito consumatosi in attesa della festa della Resurrezione. Dal Duomo di San Giorgio, in maniera maestosa, sono usciti i simulacri del Cristo morto e dell’Addolorata. Preceduti dai fedeli che, ciascuno con il proprio cero votivo, hanno formato due ali ai lati della strada e dal clero delle chiese di Ibla (guidato dal parroco del Duomo, don Pietro Floridia), i due simulacri sono transitati per le vie principali del quartiere barocco seguiti dai componenti dell’associazione musicale “San Giorgio” che hanno contribuito a rendere la cornice complessiva di questa giornata carica di dolore ancora più suggestiva e, al contempo, drammatica. I simulacri del Cristo morto e dell’Addolorata hanno, dunque, fatto rivivere la processione più antica della città di Ragusa. Le prime notizie storicamente attestate risalgono, addirittura, al 1713. Anche ieri numerose presenze, così come è accaduto in tutte le processioni che hanno caratterizzato la Settimana santa, a testimoniare la grande attenzione che la comunità dei fedeli continua a nutrire nei confronti di queste celebrazioni che affondano le proprie radici nei secoli scorsi. Il Cristo morto e l’Addolorata, tra l’altro, esprimono la religiosità dei residenti dell’antico borgo del capoluogo ibleo che nel corso dei secoli è risultata fortemente radicata così come testimoniato dalla nascita delle numerose chiese che punteggiano il quartiere. Ad animare i momenti di alta spiritualità di questa così come delle altre processioni tenutesi in occasione del “Quarantore di adorazione del Santissimo sacramento”, i componenti delle varie confraternite che hanno dettato i tempi dei cortei religiosi succedutisi da domenica scorsa a ieri sera. L’impresa ecologica Busso Sebastiano ha curato il decoro dei luoghi interessati attraverso una pulizia straordinaria. Oggi, in occasione del Sabato santo, alle 18, nella chiesa Madre di San Giorgio, è fissata la celebrazione mariana dell’Ora della Madre mentre alle 22, al Duomo di San Giorgio e alla chiesa di San Tommaso, si terrà la Veglia pasquale e la Santa messa. Domani, domenica di Pasqua, alle 11, santa messa al Duomo, alle 12 funzioni religiose a San Tommaso e al Duomo, alle 18 messa a San Tommaso e alle 19 la santa messa solenne a San Giorgio.

 

Una “cinema per turisti” nel cuore del quartiere barocco di Ragusa Ibla. Da questo sabato 20 aprile l’idea di due giovani ragazzi diventerà finalmente realtà. Da domani apre infatti la prima sala proiezioni che, dedicata soprattutto ai visitatori ma aperta naturalmente a tutti, metterà in rotazione un film documentario interamente realizzato per far scoprire le bellezze architettoniche, monumentali, paesaggistiche del territorio di Ragusa. Un docufilm, dal titolo “Ragusa Terra Iblea”, realizzato da Francesco Bocchieri e Luana Dicunta che sono anche gli ideatori dell’intero progetto di promozione turistica che prevede anche l’attivazione della sala proiezioni realizzata all’interno di uno storico palazzo, ovvero “Casa Cosentini” in piazza Giambattista Hodierna, di fronte l’Auditorium San Vincenzo Ferreri.

“Ragusa Terra Iblea” è un film documentario che, in meno di un’ora, racconta ai turisti, ma anche alla gente del luogo che vuole riconoscere la propria terra, quanto di bello, affascinante, prezioso si conservi in questi luoghi. Perché a Ragusa c’è tanto da vedere, ma spesso le distanze tra un sito e l’altro e il poco tempo a disposizione dei turisti non permettono di ammirarne i dettagli. Da qui l’intuizione di realizzare il documentario da proiettare all’interno dell’omonima sala proiezioni. Due anni di tempo per realizzare il docufilm che è stato presentato in anteprima nei giorni scorsi.

Una vera e propria videoguida che fornisce una completa visione d’insieme del territorio ragusano, tra storia, monumenti e caratteri tipici, come i suggestivi muri a secco, per una visita più consapevole. La realizzazione ha coinvolto un team che ha subito appoggiato il progetto di Francesco Bocchieri e della moglie Luana Dicunta: Marcello Bocchieri, direttore della fotografia, Vincent Migliorisi, che ha curato le musiche originali, e Massimo Leggio, voce narrante. Ma tanti sono i contributi di personaggi illustri della città: Giorgio Flaccavento storico, Lorenzo Occhipinti guida naturalistica, Saverio Scerra archeologo della Soprintendenza, Giuseppe Arezzo in rappresentanza dell’archivio storico di San Giorgio, Marco Rosario Nobile docente dell’Università di Palermo e Rosario Distefano storico locale. “Siamo felici di poter finalmente presentare il nostro documentario – commentano Francesco Bocchieri e Luana Dicunta, promotori di un’idea di autoimprenditorialità – frutto di tanto lavoro, prima di studio e approfondimento della nostra bellissima terra e poi di realizzazione pratica. Ringraziamo sentitamente i nostri collaboratori e soprattutto Marcello Bocchieri che ci ha sostenuto moralmente in ogni fase. Speriamo che la nostra opera possa aiutare i tanti turisti che ogni anno ammirano le bellezze iblee ad apprezzare maggiormente il nostro splendido territorio, vero scrigno prezioso”.

 

Una scintilla che porti il linguaggio dell’umanità, della gentilezza, del rispetto nelle relazioni interpersonali. Ad accenderla nel cuore di ognuno la mostra interattiva dell’associazione “Ci ridiamo sù” di Ragusa che da sabato scorso ad oggi è stata allestita al Centro polifunzionale del capoluogo. Un’esposizione che si presenta come percorso interattivo di narrazione drammaturgica con la visione e l’ascolto delle esperienze del progetto Saturnino che vede impegnati i clowndottori nel reparto di Dh oncologico dell’ospedale “M. P. Arezzo” di Ragusa Ibla. La comicoterapia come cura integrata perché il paziente è persona fatta di un corpo fisico, ma anche di emozioni, sensazioni, pensieri. Così la paura, l’angoscia, l’ansia, il disagio diventano sintomi dei quali è necessari prendersi cura, secondo un approccio olistico che guardi sempre all’essere umano nella sua completezza. “Ridare comunità alla comunità”, il titolo della mostra, prorogata fino ad oggi a seguito di tante richieste da parte di visitatori interessati: un allestimento che ha accompagnato il numeroso pubblico attraverso le varie fasi del percorso terapeutico, circondandolo di quei sentimenti che il paziente, la sua famiglia e gli operatori vivono di fronte la malattia. Stamattina anche la visita del direttore generale dell’Asp 7 Angelo Aliquò che è rimasto particolarmente toccato dal percorso che la mostra regala. Sabato inoltre l’associazione ragusana di dottori dal naso rosso è stata impegnata nel seminario laboratorio esperienziale-espressivo-corporeo “Comicoterapia come cura integrata”, alla cui apertura erano presenti don Giorgio Occhipinti, direttore dell’Ufficio Pastorale della salute della Diocesi di Ragusa, e il parlamentare regionale Stefania Campo. Tanti i corsisti che hanno deciso di osare, di mettersi in gioco, come ogni giorno fa un clowndottore, sperimentando e contaminando linguaggi e tecniche nuove, per fare esperienza viva dell’incontro con l’altro nella vita di ogni giorno, per ritornare a concentrarsi sull’importanza e sull’ascolto dell’identità, sul modo di conoscersi non solo “anagraficamente” ma anche attraverso la propria creatività, e così ri-scoprirsi e vedersi in modo diverso.
Intanto l’associazione “Ci ridiamo su” parteciperà anche quest’anno al concorso “Aviva Community Fund”, il fondo benefico a favore delle organizzazioni non profit attive nelle comunità locali attivato dal gruppo assicurativo internazionale Aviva. Le votazioni online sono attive dal prossimo 4 aprile.

Per info sulle attività dell’associazione “Ci ridiamo sù” è possibile visitare la pagina facebook “Ci ridiamo su” o il sito web. Il progetto Saturnino è interamente finanziato con fondi privati: Siet, Samot Ragusa Onlus, Samot Palermo, Studio Dea, Agriplast, Ecofaber, Bibite Polara, Despar, Bapr, Emporio Animali, Prima Classe e Ragusaoggi.it.

È stato un appuntamento di assoluto prestigio quello che si è tenuto ieri sera al Teatro Don Bosco nell’ambito della 24^ Stagione Concertistica Internazionale “Melodica” patrocinata dall’ Assessorato alla Cultura del Comune di Ragusa con la direzione artistica della pianista Diana Nocchiero.

Protagonista un eccezionale duo al femminile formato dalla flautista Caterina D’Amore e dalla pianista Antonella De Vinco che hanno eseguito un affascinante programma dedicato principalmente alla musica italiana con autori come Donizetti e Rossini per poi concludere anche con il tango argentino.

Il duo ha dato prova di notevole padronanza tecnica abbinata ad una magistrale capacità di dialogo, deliziando il numeroso pubblico presente grazie anche alla capacità interpretativa, alla sensibilità musicale e alla perfetta fusione dei timbri dei due strumenti in un gioco di piacevole leggerezza, unita a momenti di vivacità virtuosistica.

Caterina D’Amore ha dimostrato di essere una flautista raffinata e sensibile con notevole qualità timbrica e cura del fraseggio, eseguendo le composizioni proposte con grande bravura e abilità tecnica.

Molto brava anche la pianista Antonella De Vinco che ha coniugato perfettamente la padronanza dello strumento con una grande capacità comunicativa, eseguendo i brani con notevole controllo della dinamica e freschezza espressiva.

Pubblico entusiasta, giustamente, e prodigo di applausi calorosissimi che hanno "costretto" il duo ad un bellissimo bis dedicato a Napoli.

Un altro grande successo quindi per la 24 ^ Stagione Melodica che proseguirà sabato 27 aprile con “Saxofonando” che vedrà protagonista il duo Oblivion formato dal sassofonista Fabrizio Torrisi e dalla pianista Vera Lizzio.

Proseguono gli eventi promossi dall’Ordine degli architetti della provincia di Ragusa e dalla Fondazione Arch, in occasione del 40esimo anniversario della costituzione dell’Ordine, seguendo il tema su “Il riuso per continuare la città”. Venerdì pomeriggio, nella chiesa di San Bartolomeo a Ragusa Ibla, l’architetto Laura Peretti ha tenuto una lecture avente per oggetto “Attraversare Corviale”. E’ stato presentato il progetto di riuso che riguarda il quartiere popolare del Corviale a Roma. Corviale, periferia a sud-ovest di Roma, è un immenso complesso residenziale progettato negli anni '70 da Mauro Fiorentino ed è noto come il serpentone. Un monolite ad alta densità abitativa, a metà tra Le Corbusier e un certo utopismo anni ’60, il cui corpo principale misura niente meno che 960 metri. Doveva essere una “diga”, un argine allo sprawl urbano per proteggere l’agro romano e rispondere alla demografia di una società in pieno boom. Invece, come spesso accade in questi casi, è divenuto simbolo di degrado delle periferie e di ghettizzazione sociale. Ma il degrado dipende solo dall’architettura o ci sono colpe anche dell’amministrazione e della politica? “È sempre dovuto a fattori molteplici – spiega Peretti – la bella architettura di Fiorentino ha rigidità e barriere molto forti che non hanno aiutato gli abitanti ad instaurare con l’edificio un rapporto di appropriazione e identificazione. Certo non era stata prevista la ghettizzazione sociale, ma non bisogna dimenticare che con Corviale si è data una casa a chi viveva nelle baracche. Ho conosciuto persone che prima di Corviale dormivano con altre sette persone in una stanza. Progetti come questo e lo Zen risolvevano grandi problemi. Certo, con il tempo queste strutture hanno mostrato le loro pecche, ma erano di un’entità straordinaria. Quello che manca oggi è l’aggiornamento di questi progetti sociali. E un tale deficit di progettualità, nel paese con più leggi urbanistiche in Europa - e forse nel mondo - significa che qualcosa non funziona”. Peretti non condanna l’architettura e l’urbanistica di quel periodo. “No – aggiunge – nella maniera più assoluta. Sono stati commessi degli errori, si può sempre fare meglio, ma in quegli anni almeno c’era una politica dell’abitazione sociale, cosa che poi è mancata in Italia per 40 anni. Ora ci stiamo svegliando dal torpore e si riparla di periferie, ma troppo a lungo architettura e politica hanno lasciato il campo a costruttori e palazzinari”. I lavori sono stati moderati dall’architetto Alessandro Battaglia, consigliere della Fondazione Arch. La serata è proseguita con l’intervento di due collettivi di architetti, Alterazioni Video e Fosbury architecture, che hanno presentato due video sulle opere incompiute in Italia e il lavoro di analisi e possibile riuso di alcuni di questi progetti contenuti nella pubblicazione che dà il titolo all’intervento in questione. L’obiettivo, indagando il fenomeno delle opere pubbliche incompiute in Italia attraverso una prospettiva estetica, è quello di rintracciare e ricostruire gli elementi di uno stile unitario: lo stile dell’Incompiuto, il più importante stile architettonico italiano dal secondo dopoguerra a oggi. “Abbiamo pubblicato questo volume – dice Veronica Caprino di Fosbury Architecture – che è un viaggio lungo la nostra Penisola, magari fatto al contrario, da Sud a Nord, mappando e monitorando le regioni d’Italia alla scoperta di questo che possiamo definire un fenomeno contemporaneo che racconta anche la storia d’Italia. Abbiamo mappato in tutto 696 opere incompiute e ci siamo concentrati in particolare su quelle siciliane durante la presentazione fatta a Ragusa”. Andrea Masu, di Alterazioni Video, ha aggiunto: “Indaghiamo questo fenomeno con una particolare attenzione all’isola visto che lo stesso, negli ultimi 70 anni, cioè dal Dopoguerra a oggi, ha trasformato profondamente il paesaggio italiano, modificandolo. E ciò significa consumo del suolo, spreco di denaro pubblico, desideri frustrati, speranze tradite. Abbiamo raccontato questa storia che, secondo noi, rappresenta un vero e proprio stile, uno stile italiano, quello dell’Incompiuto, su cui abbiamo scritto un manifesto e proponiamo un’analisi in profondità per capire la storia recente del nostro Paese”.

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