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Negli ambiti del progetto “Undulna” (dal titolo di una lirica di Gabriele D’Annunzio) - che celebra il centenario di Eleonora Duse e il suo rapporto con la letteratura - sotto la direzione scientifica del prof. Pierfranco Bruni, componente del Comitato Nazionale Celebrazioni Duse del Ministero della Cultura e responsabile unico della Comunicazione, prende forma, fra le varie iniziative, l’idea di coinvolgere le giovani generazioni nel progetto de quo.
A tal fine, al video ufficiale di "Undulna" è stato abbinato anche un breve filmato di circa sei minuti, che condensa in una breve sessione temporale le notizie rilevanti afferenti al percorso artistico ed umano della Duse attraverso l'utilizzo di un linguaggio scorrevole e fruibile, nonché di una grafica accattivante.
“Eleonora Duse raccontata… ai ragazzi e alle ragazze”, questo il titolo del lavoro scaturito da una idea di Anna Montella, che ne ha curato anche la realizzazione video-grafica.
L'ideazione del progetto matura e prende forma in una logica di micro-learning, un promettente ambito in tendenza crescente a livello educativo, fortemente influenzato dal web e dall’evoluzione registrata dai contenuti digitali e basato sulla creazione di piccole unità di conoscenza: un approccio la cui applicazione nella didattica offre la possibilità di strutturare percorsi di apprendimento agili e innovativi.
Dunque, pillole di insegnamento "lean", focalizzate su un argomento specifico.
Il concetto di fondo è infatti che più le unità didattiche sono piccole e dettagliate, più rimangono impresse nella mente di qualsiasi studente, di ogni età ed ogni livello culturale ed accademico, che in questo modo sostanzialmente le interiorizza con maggiore facilità.

Bolle di sapone, mongolfiere, falchi, aeromodelli e ultraleggeri in volo, un concerto all’alba, sospeso tra cielo e terra, Yoga e Tai Chi, danza aerea e osservazioni astronomiche: dal 19 al 21 aprile si respirerà un’aria magica a San Giovanni Rotondo.

ARIOSA, il festival che si dà delle arie celebra un elemento vitale. Il programma è stato presentato a Foggia, nella Sala della Ruota di Palazzo Dogana.

“È un ulteriore tassello di promozione turistica della nostra città, famosa in tutto il mondo grazie a San Pio, ma che ha tanto altro da offrire – ha affermato il Sindaco di San Giovanni Rotondo, Michele Crisetti -. Partendo proprio da Padre Pio, venuto a San Giovanni Rotondo per respirare aria buona, abbiamo costruito un festival che racchiude elementi identitari della nostra terra, con uno sforzo di originalità. Ci sembra il modo migliore per promuovere l’intero territorio”.

Il Gargano vola con ARIOSA. Il festival è organizzato dal Comune di San Giovanni Rotondo e curato dalla società Pugliaidea, con il patrocinio della Regione Puglia e della Provincia di Foggia, e con il contributo della BCC San Giovanni Rotondo.

È un evento unico nel suo genere nel Sud Italia.

“San Giovanni Rotondo presenta tutta una serie di attrattori da valorizzare – ha spiegato la project manager Ester Fracasso -. E anche l’aria può diventare un attrattore turistico. È una sorta di rivoluzione: un territorio si ‘vende’ l’aria, perché è un bene prezioso, ma soprattutto, ormai, l’aria buona è rara”.

Il festival si inserisce in un’azione integrata di promozione turistica, intensificata in vista del Giubileo 2025, e culminata nel progetto San Giovanni Rotondo Accogliente per Vocazione, nuovo brand della città.

Il Comune di San Giovanni Rotondo, peraltro, fa parte dell’Associazione Città dell’Aria che riunisce amministrazioni comunali, aeroclub, avioclub, associazioni e soggetti pubblici e privati legati alla tradizione del volo, con lo scopo di valorizzare e promuovere l’avioturismo.

Alla presentazione della prima edizione di ARIOSA sono intervenuti anche il Maestro Antonio Aucello, direttore artistico del Concerto per l’Aria, Nicola Loviento, Presidente del Foto Cine Club Foggia, e Graziano Ercolino, Presidente dell’Associazione AliGargano Odv e gestore dell’Aviosuperficie del Gargano.

Al termine della conferenza stampa è stato proiettato il video di lancio dell’evento, realizzato da Mario Clarendon in stop motion.

IL PROGRAMMA | Il festival ARIOSA si aprirà venerdì 19 aprile, alle 18, in Piazza dei Martiri. Sarà inaugurata la mostra fotografica ‘Sguardi Ariosi’ a cura del Foto Cine Club Foggia e Provo.Cult Aps Ets San Giovanni Rotondo.

Nel chiostro di Palazzo di Città, invece, alle 18.30, è previsto l’incontro ‘L’aria ci fa belli’ con esperti di salute e benessere.

Artisti di strada e la Rizzaband animeranno l’APERIOSA, aperitivo al centro storico con prodotti di eccellenza locale a cura dell'Associazione Pirgiano Borgo Antico Aps.

La prima giornata si chiuderà con uno spettacolo di danza aerea in Piazza dei Martiri.

Intenso il programma di sabato 20 aprile, a partire dalle 6, con la musica all’alba del Concerto per l’Aria nel piazzale del nuovo Santuario di Padre Pio. Si esibirà anche l’Aria Sonora Quartet, formazione nata per l’occasione, con percussioni, contrabbasso, fiati dal mondo e didgeridoo.

Dalle 10, nell’Aviosuperficie del Gargano, in Contrada Macerone, sono previste esperienze di volo ultraleggero a cura dell’Associazione AliGargano Odv in collaborazione con AliGargano Asd, un’esibizione acrobatica di aeromodelli, un’esibizione di volo del Falco Sacro e musica dal vivo con la Dizzie Jazz Band.

Al Parco del Papa, sempre dalle 10, sono previsti laboratori olistici di Yoga e Tai Chi e un laboratorio teatrale.

Nel corso della giornata, il gruppo Astrogargano accompagnerà i visitatori alla scoperta dei tesori nascosti dell’aria con l’osservazione del sole e del cielo notturno al telescopio.

Dalle 17 c’è un flashmob dedicato ai bambini con le bolle di sapone e alle 18 si vola in mongolfiera.

Domenica 21 aprile, alle 10, da Corso Regina Margherita partiranno un’escursione di trekking al Monte Castellana e una visita al centro storico di San Giovanni Rotondo.

Partecipa alle iniziative anche il Club per l’Unesco di Foggia.

Il Festival si chiuderà con il concerto finale, Suonòvia, in Corso Regina Margherita.

Nel 1924, cento anni fa, nasceva Franco Basaglia, medico psichiatra, ritenuto il padre della legge 180. Legge promulgata nel 1978, in un clima culturale e sociale segnato dal 1968 e con un parto “precipitoso” per evitare il referendum proposto dai radicali; approvata, fra l’altro, nei giorni del sequestro dell’on. Aldo Moro. La legge confluisce, poi, nella 833 del dicembre dello stesso anno che istituiva il sistema sanitario nazionale. In questa legge i tre articoli che si riferiscono alle cure psichiatriche parlano di modalità di ricovero e dell’istituzione di piccoli reparti all’interno dei nosocomi civili, ed è questa la vera novità della legge.  Per ricordare questo personaggio e le vicende che hanno visto la nascita e l’applicarsi della 180, parliamo col prof. Mario Di Fiorino, medico psichiatra, già primario all’Ospedale Versilia di Lido di Camaiore (LU).  «La “legge Basaglia” contiene già elementi di ambiguità proprio nel nome: il primo firmatario fu infatti l’onorevole democristiano Bruno Orsini. Su questa ambigua paternità si è spesso giocato, da parte dei basagliani, per dire che Basaglia non l’amava, quella legge, l’avrebbe voluta diversa, e considerando le posizioni antipsichiatriche di Basaglia, meno male che non è andata del tutto come avrebbe desiderato!»

Cosa avrebbe voluto Basaglia?

«Come afferma Domenico Fargnoli in un articolo pubblicato su Left nel 2018: “lo psichiatra veneziano non voleva reparti psichiatrici negli ospedali generali: lui avrebbe preferito un “network di appartamenti anticrisi”, sullo stile delle case-famiglia inglesi realizzate da Ronald Laing e finite in un clamoroso fallimento. (…)”. Basaglia era ossessionato dall’istituzionalizzazione e dalla negazione di un luogo di cura, la sua radicalità emerge chiaramente proprio dal confronto con la posizione espressa da Laing. Lo stesso Basaglia scrive (1972) che Laing ripropone la costruzione di un “asilo” che risponda – fuori da ogni burocrazia organizzativa ed istituzionale- al bisogno di riparo, di protezione, di tutela di chi vive un’esperienza “diversa”. Un luogo dove il diverso possa esprimersi senza limitazioni e dove si impari a convivere con esso. Ma la conclusione di Basaglia appare venata di pessimismo: "Auguriamo a lui che il suo asilo riesca a non diventare un’istituzione"».

Basaglia sembra ossessionato dall’idea che possano rinascere strutture simili ai vecchi manicomi.

«Sì, nega la necessità di un luogo per la follia e la sua posizione è una posizione isolata anche all'interno della prospettiva antipsichiatrica o di psichiatria alternativa. Si rifà al pensiero di Michel Foucault che, ignorando l'aspetto propositivo e costruttivo, vede le istituzioni come emanazioni del potere che vogliono controllare, “sorvegliare e punire” la diversità e la devianza. Il pensiero di Foucault ha rappresentato in Italia, per decenni, una sorta di pensiero unico, di dittatura soft, completamente abbracciato dalla anti-psichiatria».

 Molti muri sono crollati, molte idee “di sinistra” sono state messe in discussione: il posto fisso, l’articolo 18, i rapporti con i sindacati, per limitarci a quanto attiene al mondo del lavoro. L’unico “santino” di sinistra che è rimasto intoccabile è proprio la legge 180, il pensiero di Basaglia e la sua figura politica.

«Qualunque proposta di discussione e di modifica alla legge, determina una levata di scudi e reazioni che prima ancora di una discussione chiudono la porta al confronto, con affermazioni ormai trite ma sempre efficaci nel linguaggio mediatico di “voler rifare il manicomio”. Il mondo della sinistra in senso lato, ed il mondo degli intellettuali italiani sembra su questo punto ancora ancorato al pensiero del secolo scorso: si è abiurato e messo in discussione tutto, si sono riviste tutele, contratti, lo stesso concetto di mercato; l’unica cosa che ha attraversato il secolo perfetta nel suo concepimento sembra essere la legge 180».

Ma in Italia di cosa ci sarebbe bisogno?

«Basterebbe fare diventare il nostro paese un paese normale con degli ambienti dove chi ha bisogno possa rimanere per un certo periodo…».

Nel resto d’Europa come ci si comporta in campo psichiatrico?

«In tutti i paesi, nessuno escluso, ci sono strutture psichiatriche in senso stretto con trenta-quaranta posti letto (negli Usa si trovano anche strutture più grandi) dove le persone possono essere trattenute anche tre/quattro mesi. In Italia la degenza media è di sette giorni. Venti anni dopo la riforma, un’Agenzia ha fatto una ricognizione per vedere dove erano i malati e quali strutture erano a disposizione. In Italia c’erano 17mila posti in strutture residenziali a dimostrazione che il numero dei posti letto non si erano ridotti, ma, prima della riforma, erano strutture con personale qualificato; adesso sono gestite da cooperative o personale volontario, il cosiddetto privato sociale. Le persone con problematiche di lieve entità riescono ad essere accolte e seguite, quelle più gravi escono. Quando sono fuori possono essere pericolosi per loro stessi e per gli altri. Non sono consapevoli della loro malattia, si sentono perseguitati, non assumono i farmaci, ma alcool e droghe, delinquono. Se condannati prima c’erano gli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg), ma ora che sono chiusi, dovrebbero trovare ospitalità nelle Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) che hanno la metà dei posti degli Opg e devono rimanere nei piccoli reparti ospedalieri di psichiatria con notevoli disagi e pericoli per gli operatori sanitari».

E chi ci rimette sono i malati più gravi e le loro famiglie. Purtroppo, a volte, anche gli stessi operatori sanitari come ci ricorda la tragica vicenda della dott.ssa Barbara Capovani, psichiatra a Pisa, che un anno fa, il 21 aprile 2013, veniva barbaramente uccisa. Mario Tobino, anche se aveva visione sacrale e romantica della follia, aveva provato a mettere in guardia dal pericolo dell’abbandono e delle molte morti che potevano essere messe in conto della legge 180, ma le sue parole sono scivolate via come “lacrime nella pioggia”.

“Strike up the band” è una celeberrima song di George Gershwin, che esprime splendidamente la sferzata d’energia che sa regalare la banda quando sfila e quando si esibisce in concerto, nel cosiddetto servizio di piazza. Il comune di Tagliacozzo, per la sua festa, ovvero quella del Volto Santo – in calendario il sabato e la domenica dopo Pasqua - da sempre la festa della Municipalità della Città, che l’amministrazione comunale si impegna ad organizzare, ha scelto per questa domenica 7 aprile, la grande tradizione della scuola di fiati salernitana, rappresentata dal Premiato Concerto Bandistico – La Grande Banda del Cilento – diretta dal M° Nicola Pellegrino.  E’ una festa particolare, questa di Tagliacozzo, molto sentita, che rievoca un evento di circa quattrocento anni fa. Infatti, in data imprecisata, a cavaliere tra il XVII e il XVIII secolo, un Principe di Casa Colonna, Duca di Tagliacozzo, fece dono all’ Università, del dipinto raffigurante l’immagine del Cristo sofferente impressa sul velo della Veronica. La donazione del Principe di Casa Colonna riguardò anche alcuni beni immobili, la cui rendita è destinata alle esigenze di spesa per gli annuali festeggiamenti. La tela, custodita dalle Monache benedettine del Monastero dei S.S. Cosma e Damiano, reca sul retro due iscrizioni. La prima, con grafia del XVIII secolo, recita “Questa Sacratissima immagine l’ha toccata il Sacratissimo Volto Santo di Nostro Signore Gesù Cristo che si conserva nella Basilica Vaticana in Roma ed è la sua vera Effigie”. La seconda “Questa Sacra Effigie nel luglio del 1896 fu fatta restaurare dal Prosindaco D. Giuseppe Valentini”. Il cerimoniale di questa ricorrenza, unica per la fusione tra l’aspetto religioso devozionale e quello civile e laico, vuole che il Sindaco di   Tagliacozzo con la Giunta e l’intero Consiglio Comunale, alla sera del sabato, siano accolti dal Parroco della Chiesa Madre dei Santi Cosma e Damiano per ricevere dalla Madre Badessa delle Monache benedettine la Sacra Effigie ed esporla alla venerazione dei fedeli. L’indomani, nella Piazza dell’Obelisco, da un balcone appositamente parato viene mostrata alla folla, mentre il Prelato tiene l’omelia al popolo presente. Al termine della predica, viene impartita la benedizione, mentre la fontana dell’Obelisco manda in aria i propri zampilli e le campane suonano a festa, tra scambi di “colombelle e cavallucci”, dolcetti confezionati dalle stesse monache.  Nel pomeriggio, al termine del canto dei Vespri, il Sindaco restituisce il Volto Santo alle Monache a cementare quell’indissolubile “legame” con la Chiesa locale, esempio di unità e civiltà della comunità di Tagliacozzo. “La festa che come municipalità e come comunità ci apprestiamo a solennizzare è l’evento principale della nostra Città – ha dichiarato il Sindaco Vincenzo Giovagnorio – e rappresenta la nostra identità, riassuntiva delle tradizioni e delle memorie più care ai tagliacozzani. Dal Consiglio comunale del sabato mattina, per la consegna delle civiche benemerenze a persone e associazioni meritevoli, al ritrovarsi in Piazza dell’Obelisco per il rito culminante con la benedizione del Quadro, fino al godere delle note della banda che, quest’ anno porterà qui la grande tradizione  della scuola di fiati salernitana, che annualmente tiene il concerto a chiusura della festa, tutto è legato da un afflato comune, indicativo di quanto, questa nostra Comunità, oggi come ieri, senta il bisogno di stare insieme e di condividere, con tante persone che vengono da fuori, l’occasione più importante, il bene spirituale più prezioso e vitale che possiede”. Diversi i punti salienti del programma della due giorni a partire dalla Commemorazione dell’ LXXX anniversario della celebrazione della Pasqua ebraica del 7 aprile del 1944 celebrata dalla famiglia Orvieto-Pacifici con l’aiuto di Don Gaetano Tantalo, in epoca di rastrellamenti nazisti, il concerto nel bel Teatro Talia “Pacem in Terris”  con l’Orchestra giovanile della Diocesi dei Marsi diretta da Massimiliano De Foglio e la domenica la musica col giro d’apertura che vedrà protagonista il Complesso bandistico Città di Tagliacozzo e matinée, promenade e concerto con la Grande Banda del Cilento. “Sono onorato dell’ invito del Sindaco Vincenzo Giovagnorio ha affermato il M° Nicola Pellegrino – che ha scelto la grande Banda del Cilento, formazione giovane nata solo quattordici anni, or sono, quasi per gioco, presso l’ Istituto comprensivo “Gino Rossi Vairo” di Agropoli. Una banda che suona con l’obiettivo di incuriosire ed emozionare il pubblico, e non solo intrattenere frutto di un bilanciato amalgama di giovanissimi musicisti dei licei e professionisti dei conservatori campani. Una formazione la nostra che si fa forte del direttore artistico Raffaele Papa, il quale ha scelto per questo prestigioso evento, promosso da dirigenti che ben conoscono la musica – promotori, tra l’altro, di un ormai storico festival estivo di rilievo nazionale - non imponendo alcun limite alla scelta dei vari programmi, la nostra trascrizione del Nabucco di Giuseppe Verdi, che verrà eseguita durante il matinée, repertorio marciabile di grande tradizione con le perle composte da Giovanni Orsomando, Ernesto Abbate, Nicola Centofanti, Francesco Marchesiello e tanti altri, per la promenade pomeridiana mentre, per il concerto serale, in programma ancora due trascrizioni da opere il Boris Godunov di Modest Petrovič Musorgskij e la Traviata di Giuseppe Verdi, con  solisti il flicornino di Antonio Fedullo, il flicorno soprano di Giovanni Milo, il flicorno tenore di Vincenzo Tangredi, Giovanni Reda al baritono e Massimiliano Luciano in veste di clarinetto concertista, riservando il finale alla musica leggera con Carrambata di Walter Farina e altre pagine dedicate ai fiati”.

La prima edizione di Voices, il Festival europeo del giornalismo e dell’alfabetizzazione ai media, si terrà a Firenze presso la Stazione Leopolda dal 14 al 16 marzo 2024. Voices sarà un luogo d'incontro per giornalisti, professionisti dei media, studiosi e cittadini di ogni età, incentrato sul ruolo fondamentale del giornalismo e di un approccio critico al nostro rapporto con l’informazione.  

La serata inaugurale, il 14 marzo, sarà dedicata interamente alla libertà di stampa in Italia. Seguiranno le giornate del 15 e 16 marzo, ricche di attività e opportunità di apprendimento, con eventi sia in inglese che in italiano. Dibattiti, laboratori rivolti ai professionisti del settore ma anche a cittadini e famiglie, proiezioni di film e mostre contribuiranno a stimolare le riflessioni su temi chiave, tra cui le sfide che il mondo della stampa si trova ad affrontare oggi, l'impatto dell'intelligenza artificiale sui media, la disinformazione, le elezioni europee e la cittadinanza attiva, nonché le sfide al benessere individuale nell'ambiente digitale.

Le condizioni sempre più difficili che affrontano i giornalisti nello svolgimento della professione saranno affrontate nel dibattito ‘We are humans, hear our stories’ (in inglese con interpretazione in italiano), dove ascolteremo la storia personale di Matthew Caruana Galizia, attivista per la libertà di stampa in seguito all’omicidio della madre Daphne, assassinata nel 2017 per le sue indagini sulla corruzione del governo maltese.

Altri partecipanti di rilievo includono Mark Marginedas, giornalista rapito dall'ISIS nel 2013, Maura Gancitano, saggista e opinionista italiana attiva nell'ambito della divulgazione, Elizabeth Milovidov, responsabile di Digital Child Safety presso la LEGO Group e la giornalista tedesca Georgine Kellerman, attiva nel contrasto all’odio in rete.

La serata del venerdì prevede la proiezione di ‘Io Capitano’ (2023), un film di Matteo Garrone che racconta il lungo viaggio verso l'Europa di due giovani senegalesi. La proiezione sarà accompagnata da un dibattito sull'importanza di una copertura giornalistica accurata e responsabile sul fenomeno della migrazione.

L'accesso al Festival è completamente gratuito, ed è possibile registrarsi anticipatamente. Ulteriori dettagli sul programma sono disponibili sul sito ufficiale del Festival.

Voices è frutto della collaborazione di sette partner europei, guidati dal Centre for Media Pluralism and Media Freedom all’Istituto universitario europeo. E’ un progetto co-finanziato dall’Unione Europea.

 

uff.St. Giulia Giannasi

 

 

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