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Il sale marino non si estrae: si coltiva. Nasce dal mare, dal sole e dal vento, e dal lavoro di chi governa le vasche stagione dopo stagione. Attorno a questa idea si è sviluppato “L'agricoltura coltiva il sale”, l'incontro promosso da Confagricoltura Sicilia con Confagricoltura Trapani, svoltosi martedì 21 luglio alle saline "Ettore e Infersa" di Marsala, nella Riserva dello Stagnone.

 Tre filiere allo stesso tavolo, salicoltura, cerealicoltura e viticoltura, e una sola domanda: come difendere il valore della produzione agricola. Alla tavola rotonda, moderata da Vanessa Galipoli, sono intervenuti Alessandro Vita (Confagricoltura Trapani), Giacomo D'Alì Staiti (Sosalt), Roberto Caponi (Confagricoltura), Rosario Marchese Ragona (Confagricoltura Sicilia), Dario Cartabellotta e gli assessori regionali Girolamo Turano e Luca Sammartino.

 Il comparto italiano conta circa 10.000 ettari e 1,2 milioni di tonnellate l'anno, per un valore di 60 milioni di euro. In Sicilia il baricentro è tra Trapani e Marsala, dove Sosalt coltiva un migliaio di ettari. Dal 2023 Confagricoltura e le società di gestione lavorano insieme, in associazione temporanea di scopo, per il riconoscimento normativo della salicoltura: a marzo la presentazione a Roma del Manifesto della salicoltura marina, oggi il ritorno in Sicilia.

 “Le saline, la vite, il grano non sono soltanto attività economiche: sono paesaggio, lavoro e identità produttiva”, ha dichiarato Rosario Marchese Ragona. “Ma il valore che questi territori generano si ferma troppo presto lungo la filiera, e alle imprese resta il rischio. Il grano duro a 19 centesimi al chilo è sotto i costi di produzione: gli 80 milioni annunciati dalla Regione servono, purché arrivino in fretta e con criteri semplici, legati alla superficie e alla domanda Pac. E per il sale chiediamo che a un settore che presidia ambiente, biodiversità e occupazione venga riconosciuto ciò che già è”.

 Nelle conclusioni il presidente nazionale Massimiliano Giansanti ha collocato il sale in una cornice più ampia: l'impresa agricola non si racconta più soltanto attraverso i beni primari, perché dentro l'azienda ci sono energia rinnovabile, agriturismo, trasformazione e vendita diretta. È in questo perimetro che rientra anche la coltivazione del sale marino.

 Un'agricoltura ormai riconosciuta come questione di sicurezza nazionale, ha ricordato, che si misura sul territorio: in ogni comune d'Italia non c'è necessariamente l'industria o il commercio, ma c'è sempre un agricoltore, presidio civile al pari della stazione dei carabinieri o dell'ufficio postale. Da qui il nodo: l'agricoltura produce molto più di quanto riesca a farsi pagare, perché i servizi ambientali ed energetici restano fuori dal conto economico. Per le saline il riconoscimento aprirebbe gli strumenti di cui l'agricoltura già dispone: gestione del rischio, contrattazione collettiva agricola, certificazione ministeriale.

Grande attesa nel palermitano per il Festival che proporrà ben  7 gusti esclusivi, creati appositamente per l’evento dai maestri gelatieri locali e ispirati ai prodotti tipici del territorio,

Dal gelato al Nero d’Avola al gelato all’amaretto, da quello alla manna di Pollina e Castelbuono a quello alle nocciole, dal gusto al fungo porcino a quello al carciofo o al miele di ape nera, ai gelsi: gusti speciali che saranno presentati per una manifestazione partita anni fa come sagra e oggi divenuto evento e laboratorio per nuovi gusti in grado di esaltare le tipicità del territorio delle Madonie.

Dal 24 luglio, e solo per un periodo limitato, sarà possibile gustare questi gelati artigianali creati in esclusiva per l’occasione per una speciale edizione dedicata ai sapori autentici, ai prodotti del territorio per un evento che non è destinato solo agli appassionati del gelato nei suoi gusti tradizionali, ma è anche un vero laboratorio del gusto per professionisti e curiosi alla ricerca di nuove ispirazioni e sapori in grado di esaltare i prodotti tipici del territorio.

Il via ufficiale alla kermesse sarà venerdì 24 luglio alle 18.00, attraverso un vero e proprio itinerario con partenza da Calcarelli, da una delle gelaterie partecipanti all’evento. Il noto conduttore televisivo Salvo La Rosa, accompagnato dal Pastry Chef Giuseppe Amato, dalla Prof.ssa Francesca Cerami e da canti e balli tradizionali del Gruppo Folkloristico della Cordella, farà visita alle sette gelaterie partecipanti alla manifestazione. L’evento è cofinanziato dalla Regione Siciliana - Assessorato Attività Produttive, nell’ambito dell’avviso “Sicilia che Piace 2026”.

In ogni tappa saranno presentati gli artigiani e i gusti speciali realizzati per questa edizione. Durante il tour, il Sindaco di Castellana Sicula Francesco Calderaro consegnerà a ciascuna gelateria un attestato di partecipazione al Festival. Durante il tour è previsto il coinvolgimento dei ragazzi dell’Istituto Professionale Alberghiero (IPSEOA) che contribuiranno a presentare e raccontare le specialità madonite.

Per consultare il programma :

https://www.buonastrada.eu/festival-del-gelato-madonita/

La Sartoria Crimi è stata riconfermata nella Homo Faber Guide, la prestigiosa piattaforma internazionale promossa dalla Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship che seleziona e valorizza le eccellenze dell’alto artigianato nel mondo.

Un riconoscimento che assume un valore ancora più significativo considerando che la storica maison fondata a Palermo nel 1970 da Carmelo Crimi è oggi l’unica sartoria siciliana presente all’interno della guida internazionale, inserita in una rete globale di maestri artigiani, atelier e manifatture che rappresentano l’eccellenza del saper fare contemporaneo.

Il percorso della Sartoria Crimi verso il riconoscimento internazionale prende un impulso decisivo nel 2022, quando la bottega entra in contatto con la Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte e viene selezionata, al termine di un lungo processo di valutazione durato circa un anno, per il prestigioso riconoscimento MAM – Maestri d’Arte e Mestiere. Il premio celebra i migliori artigiani italiani per competenze, qualità del lavoro e capacità di trasmettere il sapere alle nuove generazioni e rappresenta una tappa fondamentale nel percorso di valorizzazione della realtà palermitana.

Da quel momento si consolida il legame con il network internazionale dell’alto artigianato promosso dalla Michelangelo Foundation, che conduce la Sartoria Crimi all’ingresso nella Homo Faber Guide, oggi una delle più autorevoli piattaforme mondiali dedicate ai mestieri d’arte.

La storia della Sartoria Crimi affonda le proprie radici negli anni Cinquanta, quando Carmelo Crimi muove i primi passi nelle più importanti botteghe sartoriali di Palermo. Nel 1970 fonda la propria sartoria, dando vita a una realtà destinata a diventare un punto di riferimento per l’abito su misura italiano, grazie a una visione che unisce tradizione, ricerca e qualità artigianale.

A raccogliere questa eredità è il figlio Mauro Crimi, formatosi accanto al padre e successivamente presso una scuola internazionale di alta moda maschile a Milano. Oggi padre e figlio rappresentano un esempio virtuoso di continuità generazionale, in cui esperienza e innovazione si fondono in un’unica visione artigianale.

La stessa Homo Faber Guide definisce Mauro e Carmelo Crimi «un esempio di alleanza intergenerazionale di successo», sottolineando l’impegno costante nella formazione dei giovani e nella trasmissione del mestiere.

«La sfida è rimanere a Palermo e, da qui, parlare di Made in Italy», affermano i due maestri sartori nella loro testimonianza pubblicata sulla piattaforma. Una filosofia che sintetizza l’identità della sartoria: radicamento nel territorio siciliano e apertura ai mercati internazionali.

La Homo Faber Guide è un progetto della Michelangelo Foundation, organizzazione internazionale fondata nel 2016 per promuovere, sostenere e preservare l’eccellenza artigianale. Lanciata nel 2020 come guida europea, la piattaforma si è evoluta fino a diventare una rete mondiale che raccoglie migliaia di artigiani, atelier, manifatture, musei e istituzioni culturali. L’inserimento avviene attraverso un rigoroso processo di selezione che valuta qualità, autenticità, innovazione e trasmissione del sapere.

La riconferma della Sartoria Crimi nella Homo Faber Guide rappresenta dunque non solo un riconoscimento professionale, ma la conferma di un percorso strutturato di crescita e valorizzazione avviato nel 2022 con il premio MAM e proseguito con l’ingresso nella rete internazionale dell’eccellenza artigiana. Un percorso che porta oggi la Sartoria Crimi a essere ambasciatrice del saper fare siciliano e italiano nel mondo.

In un’epoca dominata dalla produzione industriale, la Sartoria Crimi continua a rappresentare il valore del tempo, della manualità e della qualità artigianale, contribuendo a mantenere vivo uno dei patrimoni più identitari del Made in Italy.

 

Prosegue la raccolta di adesioni al “Manifesto Cent'Anni”, il documento promosso dalla Fondazione Made in Sicily e dalla Fondazione Rosa Balistreri in vista delle celebrazioni per il centenario della nascita di Rosa Balistreri, che ricorrerà nel 2027.

L'iniziativa nasce con l'obiettivo di trasformare il centenario di Rosa Balistreri in un grande progetto collettivo capace di coinvolgere istituzioni, associazioni, scuole, università, comunità di siciliani all'estero e cittadini attorno ai valori che la sua vita e la sua opera continuano a rappresentare: autenticità, libertà, dignità, coraggio e amore per la propria terra.

Il Manifesto è stato già sottoscritto da importanti realtà istituzionali e culturali, tra cui la Regione Siciliana, il Comune di Palermo, il Comune di Licata, il Teatro Massimo di Palermo, il Conservatorio di Musica Antonio Scontrino, l'Associazione Italiani di Chicago e da centinaia di cittadini che hanno scelto di aderire a un percorso che vuole fare del centenario non soltanto un momento commemorativo, ma una riflessione collettiva sul ruolo che la Sicilia, al centro del Mediterraneo, può svolgere in una contemporaneità così complessa e che necessità di nuovi slanci culturali e di pace.

Accanto alle adesioni istituzionali, sta prendendo forma un significativo movimento di partecipazione civile e culturale grazie all’adesione di donne siciliane che, nei rispettivi ambiti professionali, rappresentano oggi esempi di talento, innovazione e impegno. Hanno già scelto di aderire pubblicamente al Manifesto figure come la conduttrice Giusi Battaglia, la fotografa Shobha Battaglia, l’autrice e formatrice Claudia Fauzia, la saggista e filosofa Maura Gancitano, l’astronoma e astrofisica Violette Impellizzeri, l’avvocata e attivista Chaty La Torre, la cantautrice Giulia Mei, l’attrice Ester Pantano, l’attrice Lucia Sardo e la giornalista Marina Turco.

Donne provenienti dal mondo della cultura, dello spettacolo, della ricerca scientifica, dell'impresa e dell'informazione, accomunate dalla volontà di riconoscere nel centenario di Rosa Balistreri un'occasione per raccontare una Sicilia autentica, contemporanea e capace di guardare al futuro senza dimenticare le proprie radici.

Per la Fondazione Made in Sicily e per la Fondazione Rosa Balistreri, la partecipazione di queste personalità rappresenta uno dei segnali più importanti del percorso avviato. La figura di Rosa continua così a parlare alle nuove generazioni, diventando un simbolo capace di unire mondi diversi e di ispirare chi ogni giorno affronta sfide professionali, culturali e sociali.

Il progetto Cent'Anni parte da una convinzione semplice ma profonda: Rosa Balistreri non appartiene soltanto alla memoria della Sicilia ma appartiene, soprattutto, al suo presente e al suo futuro.

La sua storia di donna come Rosa libera, ribelle e determinata rappresenta ancora oggi una delle espressioni più autentiche della capacità dei siciliani di affrontare le difficoltà e trasformarle in forza creativa.

Per questo il centenario viene interpretato come una grande occasione per dare voce e valore alla Sicilia migliore, autentica e possibile: una Sicilia fatta di sfide vinte, di talenti riconosciuti nel mondo, di ricerca, cultura, impresa, innovazione e capacità di costruire ponti tra territori e generazioni.  Una Sicilia che non si racconta attraverso gli stereotipi, ma attraverso le persone che ogni giorno contribuiscono a migliorarla e a rappresentarla con orgoglio dentro e fuori dall'isola.

Nei prossimi mesi il Manifesto continuerà a raccogliere adesioni da parte di istituzioni, enti culturali, associazioni, università, imprese e cittadini, con l'obiettivo di costruire una grande comunità attorno alle celebrazioni del centenario. Perché celebrare Rosa Balistreri significa celebrare tutte quelle donne e tutti quegli uomini che, con il proprio talento, il proprio lavoro e il proprio impegno, continuano a scrivere la storia più vera e più bella della Sicilia.

 

Un grande appuntamento, quello in programma alle 18 di martedì 9 giugno in piazzetta Bagnasco. Sarà Giuseppe Sottile con il suo ultimo romanzo “Palermo di chitarra e coltello”, edito da Einaudi, ad animare uno degli spazi più amati dai palermitani. A dialogare con l’autore saranno Stefania Petyx, Salvo Piparo e Gaetano Savatteri.

L’evento fa parte del ricco cartellone dell’ottava edizione della stagione culturale di Piazzetta Bagnasco, promossa dall’associazione Piazzetta Bagnasco con Cappadonia Gelati come sponsor e i gemellaggi con Efebo D’Oro ed Etna Book.

 

Il libro

L'educazione sentimentale di un ragazzo degli anni Cinquanta, musicante di paese con gli occhi pieni di sogni. Un'epopea della miseria che dalla provincia siciliana più profonda arriva nella Palermo delle guerre di mafia, teatro in cui si spegne l'incanto della giovinezza.

Crescere nel dopoguerra a Gangi – un paese arroccato su una montagna tra i Nebrodi e le Madonie – significa essere destinato a zappare la terra. Pochi fortunati hanno la possibilità di studiare entrando in seminario e il protagonista di questa storia è uno di loro.

Nei quattro anni trascorsi in un istituto dei salesiani scopre l’arte, la letteratura, la musica, ma quando la sua vocazione vacilla il ritorno a casa è inevitabile. A Gangi lo attendono una promessa d’amore e un’orchestrina volante che si muove leggera tra serenate e funerali. A questa Sicilia di preziosa favola, in cui «quattro picciottelli con gli strumenti in mano avvampano di sogni e ambizioni», si contrappone la Palermo della mafia e dei tradimenti, dei delinquenti e dei morti ammazzati.

Quella che Giuseppe Sottile ha imparato presto a conoscere come cronista di nera e che ha continuato a osservare e raccontare per cinquant’anni. Il ritratto che ci consegna è appassionato e vibrante, intessuto di rimandi letterari e ricco di chiaroscuri, disilluso eppure rivolto verso un futuro in cui la città che ha visto succedersi molte dominazioni possa ritrovare il suo «genio».

 

L’autore

Giuseppe Sottile, giornalista, ha lavorato per ventitré anni a Palermo. Prima a «L'Ora» di Vittorio Nisticò, per il quale ha condotto numerose inchieste sulla mafia, poi al «Giornale di Sicilia», del quale è stato capocronista e vicedirettore. Dopo essere stato caporedattore del «Giorno» e di «Studio aperto» è approdato al «Foglio» di Giuliano Ferrara, dove dirige l'inserto culturale del sabato. Per Einaudi ha pubblicato Nostra Signora della Necessità (2006) e Palermo di chitarra e coltello (2026).

 

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