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Lunedì, 20 Aprile 2026

Il ritorno dell’uomo verso la Luna segna un cambio di paradigma rispetto al passato: non più soltanto esplorazione scientifica o dimostrazione tecnologica, ma un progetto strutturato che punta alla permanenza stabile e all’utilizzo delle risorse disponibili in loco.

A sottolinearlo è Matteo Massironi, referente per la Geologia Planetaria della Società Geologica Italiana e presidente della Società Italiana di Scienze Planetarie, nonché docente associato all’Università di Padova e responsabile scientifico del corso ESA PANGAEA.

Secondo Massironi, le missioni lunari attuali e future dovranno individuare siti adatti alla presenza umana e risorse utilizzabili direttamente sul posto. In questo contesto, l’analisi geologica assume un ruolo centrale: sarà determinante per garantire atterraggi sicuri, pianificare le attività esplorative, selezionare aree idonee alla costruzione di basi permanenti e identificare materiali utili, tra cui l’acqua e altre sostanze volatili, oltre a possibili terre rare.

A 52 anni da Apollo 17, l’uomo torna dunque a orbitare attorno alla Luna con il programma Artemis, oggi sostenuto da oltre 40 Paesi. Uno scenario profondamente diverso rispetto alla competizione bipolare tra Stati Uniti e Unione Sovietica degli anni Sessanta. Parallelamente, anche la Cina sta sviluppando un proprio programma, rendendo il nostro satellite un nuovo terreno strategico del XXI secolo.

In questo quadro, Artemis II rappresenta solo una tappa di un progetto più ampio, finalizzato a stabilire una presenza umana permanente sulla Luna e a utilizzare il satellite come base per future missioni verso Marte. Il coinvolgimento crescente di industrie e compagnie private punta inoltre a rendere possibili, già dagli anni Trenta di questo secolo, missioni lunari con cadenza regolare.

L’obiettivo principale è il polo sud lunare, dove le zone in ombra permanente ospiterebbero ghiaccio d’acqua, risorsa fondamentale sia per il sostentamento umano sia come propellente. Al tempo stesso, aree quasi costantemente illuminate garantirebbe l’energia necessaria alle attività.

Per affrontare queste sfide, la preparazione degli astronauti si concentra sempre più sulla geologia planetaria e di terreno. Programmi di formazione come il corso PANGAEA dell’Agenzia Spaziale Europea addestrano da anni astronauti europei, giapponesi e americani all’osservazione e al campionamento sul campo, con il contributo di docenti di diverse università europee, tra cui gli stessi Massironi e Francesco Sauro.

In attesa di vedere anche astronauti europei sulla superficie lunare, saranno proprio loro – sottolinea Massironi – a rappresentare “occhi e braccia” degli scienziati sulla Terra. Intanto, l’equipaggio della capsula Orion, composto da Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen, sarà impegnato nelle prossime missioni in orbita lunare, offrendo nuove osservazioni e descrizioni della superficie del nostro satellite.

A un mese dall’inizio della guerra in Medio Oriente, emergono nuovi segnali di possibile allargamento del conflitto. Sabato mattina l’esercito israeliano ha reso noto di aver rilevato, per la prima volta, un missile lanciato dallo Yemen. Poche ore più tardi, i ribelli Houthi hanno confermato l’attacco contro Israele.

Il loro eventuale coinvolgimento diretto rappresenta un elemento di forte preoccupazione. Il movimento, attivo nel nord dello Yemen e guidato dalla famiglia Houthi, dispone infatti di un arsenale significativo ed è in grado di colpire anche i Paesi del Golfo. In un contesto già segnato da tensioni, questo potrebbe avere ripercussioni rilevanti sulla sicurezza della navigazione, soprattutto nel Mar Rosso, snodo cruciale per il commercio globale.

Nati come gruppo insurrezionale impegnato in una lunga guerriglia contro l’esercito yemenita, gli Houthi hanno consolidato la propria forza dopo la Primavera Araba del 2011, rafforzando al contempo i legami con l’Iran.

Dopo l’attacco del 7 ottobre 2023, il gruppo ha intensificato le proprie azioni, colpendo navi internazionali nel Mar Rosso e dichiarando di agire a sostegno dei palestinesi. Parallelamente, ha lanciato droni e missili contro Israele, che ha risposto con raid aerei sui loro obiettivi, mentre anche gli Stati Uniti sono intervenuti con operazioni militari. Gli attacchi si erano poi interrotti in seguito al cessate il fuoco tra Israele e Hamas nell’ottobre 2025.

Il 5 marzo scorso, il leader del movimento, Abdul Malik al-Houthi, ha dichiarato che le sue forze sono pronte a colpire in qualsiasi momento. Tuttavia, a differenza di Hezbollah e delle milizie filo-iraniane attive in Iraq, gli Houthi non hanno ancora annunciato formalmente il loro ingresso nel conflitto. Venerdì avevano ribadito l’avvertimento, e poche ore dopo Israele ha segnalato il lancio di un missile dal territorio yemenita.

Secondo un’analisi di Reuters, l’ideologia del movimento non è pienamente allineata a quella della leadership iraniana, a differenza di Hezbollah e di altri gruppi armati della regione. Sebbene Teheran li includa nel cosiddetto “Asse della Resistenza”, diversi esperti sottolineano come gli Houthi siano guidati прежде da dinamiche interne, pur condividendo una convergenza politica con Iran e alleati.

Gli Stati Uniti sostengono che l’Iran abbia fornito al gruppo armi, finanziamenti e addestramento, anche con il supporto di Hezbollah. Accuse respinte dagli Houthi, che rivendicano la propria autonomia e la capacità di sviluppare internamente i sistemi d’arma.

Resta incerta l’evoluzione del loro ruolo nel conflitto. Gli analisti offrono valutazioni divergenti: alcuni ritengono che il gruppo abbia già condotto attacchi isolati contro obiettivi nei Paesi vicini, senza conferme ufficiali; altri ipotizzano che stia attendendo il momento più opportuno per intervenire, in coordinamento con l’Iran, al fine di esercitare la massima pressione.

Il movimento ha inoltre dichiarato di essere pronto ad agire qualora altri Paesi si schierasse al fianco di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, o nel caso in cui il Mar Rosso venisse utilizzato per operazioni militari contro la Repubblica islamica.

In questo scenario, l’ultimo sviluppo rafforza il rischio di un’escalation regionale, anche alla luce della capacità degli Houthi di colpire obiettivi a lunga distanza e di compromettere rotte marittime strategiche per l’economia globale.

È morto a 91 anni Gino Paoli, nella sua amata Genova. Con lui scompare uno dei più grandi protagonisti della canzone italiana, autore e interprete capace di lasciare un segno profondo con brani entrati nella storia come Il cielo in una stanza, Senza fine e Che cosa c’è.

Figura difficile da racchiudere in poche definizioni, Paoli è stato tra i cantautori e parolieri più autorevoli della musica leggera italiana: un artista elegante e riservato, ma al tempo stesso centrale nella cultura del Paese. Le sue canzoni, da La gatta a Sapore di mare, sono diventate veri e propri capolavori di sensibilità ed emozione. Nel corso della sua carriera ha collaborato con interpreti straordinarie come Mina, Ornella Vanoni e Patty Pravo, contribuendo anche a scoprire e indirizzare talenti destinati a segnare la musica italiana, tra cui Fabrizio De André e Lucio Dalla.

Nato il 23 settembre 1934 a Monfalcone, Paoli fu però profondamente legato a Genova, città che ha rappresentato e incarnato per tutta la vita. Il mare, con la sua malinconia e la sua apertura, ha nutrito la sua ispirazione: nei suoi testi si ritrovano una lingua essenziale, immagini asciutte e una capacità unica di raccontare sentimenti intimi ma universali. Prima di dedicarsi completamente alla musica, svolse diversi lavori, tra cui il disegnatore tecnico e il pubblicitario, mantenendo sempre un approccio concreto anche nell’arte.

Determinante fu l’ambiente in cui si formò: quello della cosiddetta “scuola genovese”, accanto a nomi come Luigi Tenco, Bruno Lauzi e Umberto Bindi, che contribuirono a rinnovare profondamente la canzone d’autore italiana.

Due figure femminili segnarono in modo decisivo la sua carriera. Da un lato Mina, che nel 1960 rese celebre Il cielo in una stanza, portando al grande pubblico il talento lirico di Paoli. Dall’altro Ornella Vanoni, conosciuta nel 1961: tra i due nacque un legame intenso, sia artistico sia personale, che ha prodotto alcune delle pagine più significative della musica italiana. Vanoni interpreta brani indimenticabili come Senza fine, La musica è finita e Domani è un altro giorno.

La loro relazione, unica e profondamente creativa, ha continuato a vivere nel tempo, fino a un epilogo che ha colpito molti: la scomparsa a breve distanza l’uno dall’altra, quasi a suggellare un legame che non si è mai davvero interrotto. Con Gino Paoli se ne va non solo un grande autore, ma un modo irripetibile di intendere la musica e l’arte.

Il successo, la notorietà e il gesto estremo

Dopo il riscontro ottenuto con La gatta, brano autobiografico che gli regala una popolarità inattesa, nel 1963 arriva la consacrazione definitiva con Sapore di sale, arrangiata da Ennio Morricone. È il momento in cui Gino Paoli si afferma come un simbolo della canzone italiana, capace di parlare al grande pubblico senza rinunciare alla profondità della scrittura.

Lo stesso Paoli, con la consueta lucidità, ricordò così quel periodo: «Per me, quel successo ha significato diventare un divo vero, con le ragazzine che mi strappavano i vestiti. Giuro che per un po’ mi sono sentito chissà chi: perché è vero che si diventa arroganti, con un successo così, ci si crede al centro dell’universo».

Ma proprio nel momento di massimo successo, il 13 luglio 1963, arriva il gesto più drammatico: tenta il suicidio. «Mi sparai al petto con una Derringer perché avevo tutto e non sentivo più niente. Donne, motori, applausi, ali di folla ovunque mettessi piede. Volevo un razzo per schizzare sul sole e scaldarmi di nuovo», raccontò. Sopravvive, ma il proiettile rimarrà nel pericardio per il resto della sua vita, segno permanente di quella ferita.

Amori e impegno pubblico

La sua vita privata fu altrettanto intensa e complessa. La relazione con Ornella Vanoni ispirò alcune delle sue canzoni più celebri, tra cui Senza fine, mentre il legame con Stefania Sandrelli portò alla nascita della figlia Amanda.

Negli anni Ottanta Paoli torna protagonista sulla scena musicale con Una lunga storia d’amore, colonna sonora del film Una donna allo specchio, ottenendo nuovi consensi anche con brani come Quattro amici. Nel 2002 conquista il terzo posto al Festival di Sanremo con Un altro amore, aggiudicandosi anche il Premio della Critica, mentre nel 2004 riceve il riconoscimento alla carriera sullo stesso palco.

Tra il 1987 e il 1992 si dedica anche alla politica come deputato, un’esperienza che definirà in seguito «un errore». Più recentemente aveva affrontato un grave lutto personale: la scomparsa del figlio primogenito Giovanni, morto per infarto all’età di 60 anni.

Roma si prepara ad accogliere la presentazione ufficiale di un’iniziativa dal respiro internazionale dedicata ai valori del dialogo e della convivenza tra i popoli. Grazie a  Nino Capobianco Presidente e Ideatore e  Daniela de Feo Direttore Scientifico e Istituzionale che organizzano l'evento, il  prossimo 2 aprile 2026, alle ore 16:30, la Sala Monsignor Di Liegro di Palazzo Valentini ospiterà la conferenza stampa di lancio della “Fiaccola per la Pace – Accendiamo insieme la luce della pace”, progetto senza scopo di lucro volto a promuovere pace, solidarietà e responsabilità civile.

L’evento sarà aperto dalla Banda Musicale del Corpo della Polizia di Roma Capitale e vedrà la partecipazione di rappresentanti istituzionali e del mondo culturale. Tra le presenze confermate figura il Prefetto di Roma Lamberto Giannini. Invitati, in attesa di conferma, anche la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il Sindaco di Roma Roberto Gualtieri e il Maestro Sal Da Vinci.

A illustrare i contenuti e gli obiettivi dell’iniziativa saranno il giornalista e ideatore del progetto Nino Capobianco e la direttrice scientifica e istituzionale Daniela de Feo. Numerosi gli ospiti attesi, tra cui Claudia Conte, Nello De Martino, il presidente di Assisi Pax International Gerardo Navazio con l’avvocato Nicola Lobosco, Paweł Ptasznik, Remo Chiavarini, l’ex schermidore Stefano Pantano, il presidente dell’associazione Il Quadrifoglio Rosa Giuseppe Imborne, l’onorevole Maurizio Lupi, la docente Carmela Mascio e Renata Polverini.

Nel corso dell’incontro verrà presentato il significato culturale e civile del progetto, insieme al suo percorso internazionale, che prevede una partenza simbolica dal Monumento al Milite Ignoto, all’Altare della Patria. Sarà inoltre svelato l’inno ufficiale dell’iniziativa, “La volta buona”, interpretato dalle Ganga Sister.

La “Fiaccola per la Pace” si inserisce nel solco dei principi dell’Agenda 2030,per lo sviluppo sostenibile, richiamando i cinque pilastri fondamentali: Persone, Prosperità, Pace, Partnership e Pianeta. Un progetto che sottolinea come la pace non possa prescindere da elementi essenziali quali sicurezza alimentare, inclusione sociale, sostenibilità ambientale, salute e dignità umana.

L’iniziativa si avvale dell’egida di Assisi Pax International e ha richiesto il patrocinio di ASviS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile e del Comitato nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco di Assisi.

Il progetto è inoltre strettamente legato al Premio Internazionale “San Giovanni Paolo II – Gran Galà per la Pace”, giunto alla sua quinta edizione, in programma il 16 settembre 2026, di cui rappresenta un’estensione internazionale, fondata sugli stessi valori di cooperazione, dialogo e responsabilità tra i popoli.

Un appuntamento che punta a richiamare l’attenzione della comunità internazionale sull’urgenza di costruire percorsi condivisi di pace, trasformando un simbolo – la fiaccola – in un messaggio concreto di impegno globale.

L'Iran desidera raggiungere un accordo, e ciò potrebbe avvenire entro cinque giorni o prima, ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump a Fox Business Network.

Trump ha detto che i colloqui più recenti tra gli inviati statunitensi Steve Whitkov e Jared Kushner e i loro omologhi si sono svolti domenica scorsa sera.

Il Presidente degli Stati Uniti ha anche affermato che le discussioni con le autorità iraniane sono state molto intense e che rimane ottimista sul fatto che si possa ottenere qualcosa di molto sostanziale.

Intanto l'Iran ha negato di aver colpito la base di Diego Garcia con missili balistici intercontinentali e parla di provocazioni
Pesanti bombardamenti aerei hanno raso al suolo un quartiere in Iran, oltre a una raffica di attacchi iraniani contro Israele.

Donald Trump continua a minacciare l'Iran che, se non "aprono" lo Stretto di Hormuz, raderanno al suolo le centrali elettriche del paese.

L'Iran ha annunciato che chiuderà completamente lo Stretto di Hormuz e lancerà una rappresaglia contro le infrastrutture energetiche e idriche nella regione se gli Stati Uniti attaccassero le centrali elettriche iraniane.

Allo stesso tempo, le forze israeliane fecero saltare in aria il ponte Kasimiya, nel sud del Libano. Il presidente Joseph Aoun ha descritto l'attacco come un "preludio a un'invasione terrestre", sottolineando l'escalation delle tensioni al confine tra Israele e Libano. Questi sviluppi aumentano le preoccupazioni per un nuovo incendio in Medio Oriente, poiché la minaccia di bloccare lo Stretto di Ormuz potrebbe influire in modo decisivo sui flussi internazionali di petrolio e sull'economia globale.

Axios: Sforzi per incontrare americani con funzionari iraniani a Islamabad questa settimana

Gli sforzi per un incontro a Islamabad tra il presidente del parlamento iraniano, Galibaaf e altri funzionari rappresentanti di Teheran, e Whitkov, Kushner e, possibilmente, Jay DiVance, sono in corso dai paesi mediatori delle discussioni, secondo un funzionario israeliano citato da Axios.

Il funzionario ha anche detto che Israele era a conoscenza della comunicazione indiretta tra Stati Uniti e Teheran, ma è rimasta sorpresa dai commenti di Trump lunedì. "Non sapevamo che le cose si muovessero così in fretta," disse.

Il Ministro delle Finanze israeliano chiede l'annessione del sud del Libano

Israele dovrebbe estendere il suo confine con il Libano fino al fiume Litani, nel profondo della parte meridionale del paese, ha dichiarato oggi il ministro delle finanze israeliano, mentre le truppe israeliane bombardano ponti e distruggono case nella zona in un'offensiva militare in escalation.
I commenti del ministro Bezalel Smotrich sono la dichiarazione più esplicita finora di un alto funzionario israeliano riguardo alla conquista di territori libanesi in una guerra in cui Israele afferma di prendere di mira i combattenti del gruppo Hezbollah sostenuto dall'Iran.

Il Libano è stato trascinato nella guerra nella regione il 2 marzo quando Hezbollah ha lanciato razzi contro Israele. Da allora, Israele ha ordinato a tutti i residenti di lasciare l'area a sud del fiume Litani mentre lancia attacchi aerei sulla zona, che considera una roccaforte di Hezbollah.
Le autorità libanesi affermano che l'offensiva aerea e terrestre israeliana ha ucciso più di 1.000 persone e più di un milione di residenti sono fuggiti dalle loro case, con Israele che ordina ai residenti di fuggire da vaste parti del paese.

Smotric ha detto a un programma radiofonico israeliano che la campagna militare in Libano "deve finire con una realtà completamente diversa, con... di Hezbollah ma anche con il cambiamento dei confini israeliani".
"Lo dico chiaramente... in ogni stanza e in ogni discussione, inoltre: il nuovo confine israeliano dovrebbe essere il [fiume] Litani", ha detto Smotric.

Smotrich, che è il leader di un piccolo partito di estrema destra nel governo di Benjamin Netanyahu, spesso fa commenti al di là della politica ufficiale israeliana.

L'ufficio di Netanyahu non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento. Il ministro della Difesa Israel Katz ha lasciato intendere all'inizio di questo mese che ci sono piani per conquistare territori, affermando che il Libano potrebbe affrontare una "perdita di territorio" se non disarmerà Hezbollah.

Le dichiarazioni di Smotric suonano molto forti in Libano, che sta cercando di riprendersi dopo un lungo ciclo di invasioni e occupazioni da parte del paese vicino. Le forze israeliane hanno lanciato ripetuti attacchi in Libano dal 1978 e hanno occupato il sud dal 1982 al 2000,
Un funzionario libanese ha detto a Reuters che Beirut contava ancora sulle potenze straniere per fare pressione su Israele affinché poresse fine alla guerra attraverso un'offerta del presidente Joseph Aoun di tenere colloqui diretti.

Smotric ha anche invitato Israele ad annettere territori che ora controlla nella Striscia di Gaza fino a una linea di cessate il fuoco con Hamas. Un accordo di cessate il fuoco firmato in ottobre ha lasciato Israele con il controllo del 53% di Gaza, dove ha ordinato ai residenti di lasciare le loro case e gli edifici demoliti.

L'esercito israeliano afferma che i suoi soldati in Libano stanno conducendo manovre di terra e raid mirati contro militanti di Hezbollah e depositi di armi per proteggere i residenti del nord di Israele dal fuoco di Hezbollah.
Il governo libanese ha vietato le attività militari di Hezbollah e afferma di voler avviare colloqui diretti con Israele.

Durante il fine settimana, Israele ha colpito il ponte principale che collega il sud del Libano con il resto del paese dopo aver ordinato al suo esercito di distruggere tutti i ponti sul fiume Litani e di accelerare la demolizione delle case vicino al confine meridionale.

Il diritto internazionale generalmente vieta alle forze armate di attaccare infrastrutture civili, e il capo dell'agenzia delle Nazioni Unite per i diritti umani ha criticato le azioni di Israele in Libano, in particolare l'uso di ordini per evacuare vaste aree.
Israele ha colpito oggi altri due ponti sul fiume Litani — una strada vicino a un ponte principale è stata colpita domenica e un altro piccolo ponte in un altro punto del fiume.

Hannah Amil, sindaco della cittadina cristiana di confine di Rmais, i cui residenti si sono rifiutati di lasciare le loro case, ha detto a Reuters che viaggiare sta diventando sempre più difficile.
"Una o due volte a settimana, un convoglio dell'esercito libanese ci accompagna mentre cerchiamo di acquistare prodotti di base dalle aree vicine," ha detto.
"Già non abbiamo elettricità dallo stato, né acqua e abbiamo carenza di diesel. Se tutte le strade verso nord verranno tagliate, chissà cosa ci riserva il futuro," ha detto Amil.

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