La Reggia di Caserta imprime una svolta alla valorizzazione di Terrae Motus. Per promuovere e proiettare nel futuro una delle collezioni d'arte contemporanea degli anni '80 più importanti al mondo, la Direzione dell'Istituto ha nominato una commissione tecnica di altissimo profilo chiamata a individuare nuovi spazi e criteri espositivi.
Il comitato è presieduto da Gabriele Simongini, docente ordinario di Storia dell'arte contemporanea all'Accademia di Belle Arti di Roma, e vede la partecipazione di figure di primo piano del panorama museale italiano: Renata Cristina Mazzantini (direttrice della Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea - GNAM), Angela Tecce (presidente della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee - Museo Madre) e Angelo Crespi (direttore della Pinacoteca di Brera). Le funzioni di segretario verbalizzante sono affidate a Cristina Farnetti, capo della Segreteria tecnica della Direzione Generale Archivi del MiC. Il gruppo è chiamato a valutare lo stato di conservazione dei capolavori, concepire un allestimento permanente definitivo e tracciare strategie di promozione internazionali all'altezza del valore della Collezione di oltre 200 milioni di euro.
Nata dalla straordinaria e visionaria intuizione del gallerista napoletano Lucio Amelio, autentico mecenate capace di trasformare la tragedia del terremoto dell'Irpinia del 1980 in una reazione etica e culturale, la raccolta riunisce nomi di giganti assoluti del calibro di Andy Warhol, Joseph Beuys, Anselm Kiefer, Cy Twombly, Jannis Kounellis, Robert Mapplethorpe, Michelangelo Pistoletto, Richard Long, Mimmo Paladino e Keith Haring.
Pezzi unici legati indissolubilmente alla Reggia di Caserta per la volontà testamentaria dello stesso Amelio nel 1993. Oggi la collezione vanta oltre 70 capolavori che non costituiscono soltanto un patrimonio artistico di grande valore, ma un unicum nato dall'urgenza di ricostruire l'identità di un territorio attraverso la forza dell'arte contemporanea.
“Occorre dare una propria identità alla collezione Terrae Motus che potrà, in futuro, anche arricchirsi di nuove opere di arte contemporanea frutto di atti di liberalità - afferma il Direttore generale ad interim della Reggia di Caserta, Antonio Tarasco - e definire il miglior percorso espositivo capace di armonizzare la collezione contemporanea con gli antichi ambienti e arredi della Reggia: ho assoluta fiducia tecnica e morale nei componenti del Comitato”.
Le proposte conclusive saranno presentate alla direzione della Reggia entro il 30 marzo 2027, tracciando la rotta per una nuova stagione dell'arte contemporanea all'interno del Complesso vanvitelliano.
La Francia sta affrontando una nuova ondata di disordini sociali, questa volta incentrata sulle scuole.
Le mobilitazioni studentesche, iniziate circa una settimana fa con richieste di più insegnanti, più risorse e migliori condizioni di apprendimento, si sono ora diffuse in tutto il paese e in alcuni casi si sono trasformate in gravi episodi di violenza.
Giovedì è stato il giorno più difficile finora. A Marsiglia, al liceo Victor Hugo, il preside della scuola fu aggredito e, secondo l'ufficio del procuratore, spruzzato di benzina e ferito.
Poco dopo, centinaia di giovani circondarono un camion dei pompieri arrivato al liceo Saint-Exupéry per affrontare un incendio.
I vigili del fuoco furono costretti ad abbandonare il veicolo, che fu poi incendiato. A Nantes, un incendio distrusse l'ingresso della Nelson Mandela High School. L'edificio è stato evacuato e gli studenti che dovevano venire a scuola sono stati evacuati, mentre l'incendio è stato controllato senza segnalare feriti. Le autorità locali hanno parlato di un incendio scoppiato durante il lockdown scolastico.
L'entità della mobilitazione è ora ampia. Secondo il Ministero dell'Interno francese, mercoledì mercoledì sono state bloccate almeno parzialmente 356 scuole superiori, mentre solo quel giorno 625 persone sono state arrestate.
Contemporaneamente, 83 agenti di polizia e gendarmi rimasero feriti. Sul fronte dell'istruzione, il ministro Edouard Zeffre ha segnalato 119 studenti e lavoratori feriti, inclusi 34 membri del personale educativo.
Dietro le immagini degli scontri si trovano richieste riguardanti la vita quotidiana degli studenti.
I mobilitatori chiedono di colmare le vacanze di insegnanti, maggiori risorse, la ristrutturazione delle strutture scolastiche, migliori condizioni di apprendimento e affrontare le disuguaglianze tra le scuole nelle diverse aree.
Le richieste includono anche la pressione esercitata dal sistema Parcours Up, attraverso il quale gli studenti rivendicano un posto nell'istruzione superiore. Le Monde
Il movimento iniziò nelle scuole dei sobborghi parigini, in particolare a Seine-Saint-Denis, e si diffuse rapidamente. Giovedì, circa 30 campus universitari hanno partecipato alle mobilitazioni, secondo Le Monde.
La crisi, tuttavia, non si limita all'istruzione.
Coincide con l'intensa controversia politica sul bilancio 2027, che include misure di riduzione dei costi che hanno scatenato reazioni negative da parte dei sindacati e dei lavoratori del settore pubblico.
Le mobilitazioni studentesche e gli scioperi si sono quindi evoluti parallelamente, aumentando la pressione sul governo del Primo Ministro Sebastien Lecorni.
Di fronte all'escalation, Lecorny ha convocato giovedì una riunione interministeriale d'emergenza per affrontare la crisi, mentre i ministri hanno limitato i loro spostamenti per concentrarsi sulla situazione.
Il Ministro dell'Istruzione ha chiesto alle scuole ancora bloccate di considerare l'attività di apprendimento a distanza, sottolineando che la violenza non può privare gli studenti del loro diritto all'istruzione.
Allo stesso tempo, la gestione della polizia delle mobilitazioni è un fronte separato. Gli studenti hanno segnalato un uso eccessivo di gas lacrimogeni e altri mezzi di repressione, mentre l'ispettorato di polizia francese IGPN ha avviato indagini su incidenti di lesioni di studenti durante i lockdown
Il confronto politico è già stato trasferito alle mobilitazioni stesse.
Il sindaco di Saint-Denis, Bali Bayagoko, è stato sotto i riflettori dopo le sue dichiarazioni sulla "legittimazione" della violenza, mentre le autorità francesi hanno fatto appello alla Corte per i commenti controversi.
D'altra parte, gli studenti che hanno parlato con i media francesi rifiutano l'immagine che il loro movimento sia semplicemente il prodotto di un'incitazione politica e insistono che le proteste inizino dai problemi che affrontano ogni giorno nelle loro scuole.La Francia si trova ora ad affrontare una difficile doppia sfida: ripristinare la sicurezza nelle scuole e nelle strade, senza allo stesso tempo ignorare le cause che hanno portato migliaia di giovani in strada.
Perché dietro gli incendi, gli scontri e gli arresti resta una domanda molto più specifica: quali risposte può dare lo Stato francese a una generazione che afferma che la sua scuola non ha né le persone né le risorse per soddisfare i suoi bisogni?
È la fotografia a farsi interprete del territorio, della memoria e dell’identità di Martina Franca. Nella cornice del Palazzo Ducale, uno dei luoghi simbolo della splendida cittadina barocca pugliese, prende vita TOPOS, mostra fotografica collettiva che riunisce sensibilità e prospettive differenti, chiamate a confrontarsi con il volto della città e con il suo patrimonio di storia, luoghi e memorie.
Tra gli autori coinvolti nel progetto c’è il fotografo tarantino Marcello Nitti, invitato a partecipare all’iniziativa curata dall’Associazione Culturale FotoArte, diretta da Raimondo Musolino. Nitti ha accolto con entusiasmo la proposta, portando all’interno del percorso espositivo una ricerca dal titolo “La città invisibile”, un lavoro che si inserisce nel più ampio racconto fotografico dedicato a Martina Franca.
TOPOS nasce infatti dall’intento di osservare il territorio attraverso gli occhi di autori diversi, ciascuno con il proprio linguaggio e la propria sensibilità. Ne deriva un percorso nel quale la fotografia non si limita alla rappresentazione dei luoghi, ma diventa strumento di lettura e interpretazione della città, mettendo in relazione spazio, memoria e identità.
In questo contesto si colloca il lavoro di Nitti, che attraverso “La città invisibile” propone il proprio sguardo sulla città, andando alla ricerca di elementi e suggestioni che possono emergere al di là della rappresentazione più immediata e conosciuta di Martina Franca. Una prospettiva che contribuisce ad ampliare il racconto collettivo proposto dalla mostra.
L’inaugurazione è in programma oggi venerdì 18 settembre 2026, alle ore 18.30, al Palazzo Ducale. La serata sarà aperta dai saluti istituzionali e dalla presentazione della nuova edizione del festival. A seguire è prevista la conferenza del professor Antonio Scialpi, intitolata “Martina Franca: storia, memoria, identità di una città”. Al termine della conferenza avrà luogo l’inaugurazione ufficiale delle mostre.
L’esposizione resterà aperta fino al 4 ottobre 2026, consentendo al pubblico di conoscere le diverse interpretazioni fotografiche proposte dagli autori e di attraversare, attraverso le immagini, una Martina Franca osservata da prospettive differenti.
Particolare attenzione è stata riservata anche alla realizzazione tecnica delle opere di Marcello Nitti. Le fotografie sono state realizzate con una Canon 5Ds, utilizzando ottiche da 24, 35 e 85 millimetri. Tutti gli scatti sono stati effettuati su cavalletto, secondo una metodologia che ha permesso al fotografo di lavorare con particolare precisione sulla composizione e sulla costruzione dell'immagine.
Le opere sono state quindi realizzate in stampa analogica nel formato 40x50 centimetri, con la produzione affidata al laboratorio D’Errico di Cisternino. Anche la scelta della stampa contribuisce così alla definizione dell’identità visiva del progetto e alla restituzione delle immagini in una dimensione pensata per il percorso espositivo.
La partecipazione di Nitti a TOPOS si inserisce nel suo percorso di ricerca fotografica e rappresenta un ulteriore momento di confronto con il territorio pugliese. La sua “città invisibile” entra così in dialogo con gli altri lavori presenti nella mostra, in un confronto tra sguardi diversi accomunati dalla volontà di raccontare Martina Franca non soltanto come luogo fisico, ma come spazio di storia, memoria e identità.
Per tutta la durata dell’esposizione, Marcello Nitti sarà disponibile per incontrare i visitatori e fornire informazioni sul proprio lavoro e sulle opere presentate. TOPOS sarà visitabile al Palazzo Ducale di Martina Franca dal 18 settembre al 4 ottobre 2026.
Un conflitto che si esaurisce nell'arco di poche ore, senza trasformarsi in una lunga guerra di logoramento. È questo lo scenario, estremamente ipotetico, analizzato dal giornalista Marinos Gkasiamis sulle colonne di Ta Nea, a partire dalle dichiarazioni rese nel dicembre 2025 dal Capo di Stato Maggiore della Difesa Nazionale Ellenica, generale Dimitrios Houpis, sulla possibilità di ricorrere ad azioni preventive contro una minaccia strategica proveniente da grande profondità.
Le parole di Houpis avevano suscitato attenzione nel dibattito sulla difesa greca perché introducevano pubblicamente una riflessione che va oltre il concetto tradizionale di una difesa esclusivamente passiva. L'idea è quella di una deterrenza attiva, nella quale la capacità di colpire preventivamente un avversario che abbia già avviato un processo considerato irreversibile di attacco dovrebbe impedire che la crisi si trasformi in un conflitto prolungato.
Il principio, tuttavia, pone una domanda fondamentale: come potrebbe essere applicata concretamente una simile dottrina e, soprattutto, come potrebbe essere garantito quel «risultato esclusivamente vittorioso» indicato da Houpis come condizione?
È a questa domanda che prova a rispondere l'analisi di Gkasiamis, costruendo uno scenario operativo ipotetico sulla base delle valutazioni attribuite ad analisti e fonti militari. Non si tratta dunque della descrizione di un'operazione annunciata, ma di una possibile sequenza di eventi nella quale la capacità di prevenire un attacco diventerebbe il principale strumento di deterrenza.
La prima fase: individuare il momento in cui la minaccia diventa concreta
Il punto di partenza dello scenario è una crisi diplomatica che, dopo un periodo di crescente tensione su questioni marittime o sulle attività di ricerca nella piattaforma continentale greca, arriva a un punto di rottura.
In questa ipotesi, secondo l'analisi, Ankara inizierebbe a concentrare forze militari in prossimità delle isole dell'Egeo orientale. Viene citato, come esempio, lo spostamento di una formazione militare di grandi dimensioni nell'area di Samos, accompagnato dalla preparazione dei mezzi da sbarco nei porti dell'Asia Minore. Parallelamente, droni e sistemi missilistici, compresi i Bora e i Tayfun, verrebbero portati a un livello elevato di prontezza operativa.
Sarebbe a questo punto che assumerebbe un ruolo decisivo l'intelligence greca. Il National Intelligence Service, insieme alle informazioni provenienti dall'intelligence militare e ai dati satellitari messi a disposizione dagli alleati, dovrebbe individuare il passaggio dalla semplice preparazione militare a una fase immediatamente precedente all'azione.
L'elemento determinante sarebbe rappresentato dalla certezza che le forze turche abbiano ricevuto gli ordini operativi definitivi e che sia iniziato il caricamento delle unità destinate all'eventuale operazione.
Nel momento in cui la minaccia fosse considerata imminente, il KYSEA, il Consiglio governativo per la sicurezza nazionale, verrebbe convocato con procedura d'urgenza. Da qui potrebbe arrivare l'autorizzazione ad attivare il piano di deterrenza preventiva.
È proprio questa, tuttavia, una delle fasi più delicate dell'intero scenario. Un errore dell'intelligence o un'interpretazione incompleta dei movimenti militari potrebbe avere conseguenze politiche e diplomatiche molto pesanti. Il Paese che decidesse di colpire per primo rischierebbe infatti di essere considerato a livello internazionale come l'aggressore.
Per questo, nell'ipotesi descritta, il coordinamento tra intelligence, ricognizione militare e informazioni satellitari degli alleati dovrebbe essere continuo e particolarmente accurato.
Il secondo passaggio: lo shock iniziale
Se la decisione venisse presa, lo scenario immaginato da Gkasiamis prevede una seconda fase estremamente rapida, nella quale l'obiettivo sarebbe impedire all'avversario di trasformare la preparazione militare in un'operazione effettiva.
Il primo elemento sarebbe la guerra elettronica, con l'obiettivo di ridurre la capacità dell'avversario di utilizzare radar, comunicazioni e sistemi di controllo dei propri mezzi senza pilota.
Parallelamente entrerebbe in azione l'aviazione greca, con Rafale e F-16 Viper, mentre altri sistemi missilistici e di precisione verrebbero impiegati per contrastare le capacità offensive turche.
Nel quadro ipotetico delineato dall'analisi, l'obiettivo principale sarebbe colpire le infrastrutture e le capacità necessarie a sostenere un'operazione militare prima che questa possa svilupparsi nell'Egeo. La logica della strategia sarebbe quindi quella di neutralizzare la capacità offensiva dell'avversario nelle sue fasi iniziali, anziché attendere che il conflitto raggiunga il territorio greco.
La stessa vicinanza geografica delle infrastrutture militari turche all'Egeo, osserva lo scenario, diventerebbe in questa prospettiva un elemento ambivalente: rappresenterebbe certamente un vantaggio per un'eventuale operazione contro le isole greche, ma allo stesso tempo esporrebbe quelle strutture alla capacità di risposta di sistemi d'arma a maggiore raggio.
Il terzo pilastro: difendersi dalla risposta
Nessuna azione preventiva, sottolineano gli analisti citati nell'analisi, potrebbe garantire la distruzione totale delle capacità militari dell'avversario. Ed è proprio per questo che la fase successiva assumerebbe un'importanza decisiva.
La Turchia, anche dopo un eventuale attacco preventivo, conserverebbe infatti la possibilità di reagire attraverso missili, droni e altri sistemi già disponibili.
In questo passaggio entrerebbe in gioco la componente difensiva greca. Lo scenario fa riferimento alla progressiva costruzione di una capacità nazionale integrata contro missili e droni, nella quale i radar delle nuove fregate Kimon, della classe Belharra, dovrebbero operare in coordinamento con i sistemi terrestri, compresi i Patriot.
L'obiettivo sarebbe quello di creare una rete di protezione capace di intercettare una parte significativa delle eventuali rappresaglie, riducendo il più possibile i danni alle infrastrutture e al territorio greco.
La deterrenza preventiva, in questa prospettiva, non si baserebbe quindi esclusivamente sulla capacità di colpire, ma sulla combinazione tra intelligence, capacità offensiva, guerra elettronica e difesa antimissile e anti-drone.
Il quarto passaggio: il ruolo della diplomazia
La parte finale dello scenario immaginato da Gkasiamis riguarda inevitabilmente la dimensione politica.
Se la sequenza descritta si sviluppasse nell'arco di poche ore, l'obiettivo sarebbe impedire che la crisi si trasformasse in una guerra lunga e sanguinosa. In questa ipotesi, una significativa riduzione delle capacità offensive turche porterebbe rapidamente la comunità internazionale a intervenire per fermare le ostilità.
Stati Uniti, NATO e Unione Europea sarebbero chiamati a esercitare pressioni per ottenere un cessate il fuoco. La Francia, nel quadro dei propri impegni di assistenza alla Grecia, assumerebbe un ruolo importante nel messaggio di deterrenza e stabilità.
Il passaggio successivo sarebbe quello del tavolo negoziale. Ed è proprio qui che lo scenario proposto individua il principale risultato della deterrenza preventiva: evitare che la Grecia sia costretta a combattere una lunga guerra sul proprio territorio e arrivare al negoziato dopo aver preservato la propria integrità territoriale e le proprie capacità militari.
L'analisi, tuttavia, descrive una situazione teorica e non un esito garantito. La possibilità di identificare con certezza il momento in cui un avversario sta per attaccare, la capacità di neutralizzare le forze, la gestione della risposta e, soprattutto, le conseguenze diplomatiche di un primo attacco costituiscono altrettanti elementi di rischio.
Il concetto centrale rimane comunque quello espresso dal generale Houpis: la difesa non sarebbe più intesa soltanto come capacità di resistere a un'aggressione, ma anche come capacità di impedire che l'aggressione possa concretizzarsi.
È una concezione che modifica profondamente il tradizionale equilibrio tra difesa e deterrenza e che, nel contesto delle tensioni nell'Egeo e nel Mediterraneo orientale, assume un significato particolare. L'analisi di Gkasiamis presenta così uno degli scenari possibili attraverso cui Atene potrebbe tentare di evitare una guerra di logoramento: una risposta estremamente rapida, sostenuta dall'intelligence e dalla capacità di colpire in profondità, seguita dall'attivazione delle difese e dall'intervento della diplomazia internazionale.
Resta, naturalmente, il problema più delicato: distinguere con certezza una preparazione militare da un attacco ormai imminente. È proprio in questa distinzione che si concentra il rischio maggiore di qualsiasi dottrina preventiva.
Lo scenario descritto, quindi, non rappresenta la previsione di una guerra né un piano operativo dichiarato, ma un esercizio di analisi sulla nuova concezione della deterrenza greca. Una concezione nella quale la sicurezza non viene affidata soltanto alla capacità di resistere, ma anche alla possibilità di rendere estremamente difficile all'avversario trasformare la minaccia in un'azione militare concreta.
All'interno della zona marittima del memorandum turco-libico illegale, l'esercitazione "Medusa": Grecia, Cipro, Egitto, così come Francia e Italia partecipano!
Un messaggio politico e militare preciso arriva dall’esercitazione internazionale «Medusa 15/2026», che vede protagoniste Grecia, Cipro ed Egitto, con la partecipazione anche di Francia e Italia. Atene, Nicosia e Il Cairo intendono dimostrare la capacità delle proprie forze armate di cooperare per garantire sicurezza e stabilità nelle acque del Mediterraneo, in un contesto regionale segnato da tensioni e contrapposizioni.
Il significato dell’esercitazione assume particolare rilievo anche alla luce della sua area operativa. I «tentacoli» di Medusa si estendono infatti nella zona interessata dal memorandum turco-libico, definito nel testo come illegale, evidenziando ancora una volta la vicinanza strategica tra Grecia, Cipro ed Egitto. Una cooperazione che si mantiene stretta nonostante i recenti tentativi della Turchia di avvicinarsi al Cairo e di aprire una nuova fase nelle relazioni bilaterali tra i due Paesi, che questi tre paesi siano in grado di garantire la tranquillità delle acque del Mediterraneo, escludendo chiunque abbia tendenze "imperiali" nella regione
Da giovedì mattina, nell'area più ampia a sud-est di Creta, prende quindi il via la grande esercitazione congiunta «MEDUSA 15/2026», alla quale, oltre ai tre Paesi principali, partecipano con proprie forze anche Francia e Italia. L'attività addestrativa proseguirà fino al 19 settembre e comprenderà operazioni navali, aeree e terrestri su larga scala, costruite sulla base di scenari operativi moderni e delle esperienze maturate nei più recenti conflitti militari.
La presenza francese nel Mediterraneo assume inoltre un significato ulteriore in relazione alla direttiva navale che dovrebbe essere emessa dalla stazione di Heraklion per consentire la prosecuzione dei lavori relativi al cavo di interconnessione elettrica tra Grecia e Cipro, attesa nel prossimo futuro.
Anche la partecipazione italiana si inserisce in un quadro regionale complesso. Roma mantiene rapporti particolarmente stretti con Ankara, soprattutto nel settore dell'industria della difesa, ma parallelamente ha sviluppato con la Grecia un dialogo strategico e un percorso di ampliamento della cooperazione nel comparto della sicurezza e della difesa.
Droni e nuove tecnologie al centro dell'addestramento
Uno degli aspetti più importanti dell'edizione di quest'anno di «Medusa» sarà l'attenzione riservata ai sistemi senza personale e alle nuove minacce tecnologiche. Le esperienze maturate nei conflitti più recenti sono state infatti inserite in numerosi scenari dell'esercitazione. Per questo motivo saranno condotte attività con droni FPV, sistemi e procedure anti-drone, oltre all'impiego di moderni strumenti di sorveglianza e di risposta alle minacce.
Cipro ed Egitto avranno inoltre l'opportunità di osservare da vicino il «Centauro» greco, sistema di droni indicato nel testo come protagonista dell'abbattimento di droni Houthi nel Mar Rosso. La presenza di questi sistemi rappresenta anche un'occasione per gli specialisti delle diverse forze armate di sperimentare sul terreno nuovi scenari operativi e mettere alla prova procedure destinate a contrastare le minacce asimmetriche.
Per la Grecia sarà impegnato un ampio dispositivo interforze, con componenti dell'Esercito, della Marina, dell'Aeronautica e delle forze per le operazioni speciali. Nell'area marittima interessata dal memorandum turco-libico opereranno contemporaneamente fregate, sottomarini e imbarcazioni veloci, insieme a una portaelicotteri egiziana. A questi assetti si aggiungeranno caccia, elicotteri, unità terrestri e reparti delle Operazioni Speciali.
La dimensione internazionale dell'esercitazione è ulteriormente confermata dalla presenza di osservatori stranieri. A Medusa assisteranno infatti membri delle forze armate di Serbia, Emirati Arabi Uniti, Bahrain e Mozambico. Un elemento che amplia il carattere dell'attività addestrativa, che non si limita quindi alla cooperazione tra i tre Paesi promotori, ma registra una partecipazione internazionale più ampia.
Una cultura militare condivisa
Uno degli obiettivi centrali di «Medusa» è quello di far operare le diverse componenti militari all'interno di un quadro di comando e coordinamento comune. Per raggiungere questo risultato, particolare attenzione viene dedicata alla standardizzazione delle procedure e al rafforzamento dell'interoperabilità, vale a dire alla capacità di differenti Forze Armate di agire insieme in modo coordinato ed efficace.
Il piano operativo di quest'anno prevede quindi un'ampia integrazione tra le diverse componenti. Il quadro operativo comune, il coordinamento delle unità navali e aeree, le operazioni di sbarco, l'impiego delle forze speciali e l'azione simultanea dei diversi rami delle Forze Armate costituiscono alcuni degli elementi fondamentali della pianificazione.
In questo modo, «Medusa 15/2026» punta non soltanto a verificare le capacità operative dei singoli partecipanti, ma anche a consolidare una cultura militare condivisa, basata sulla cooperazione, sull'interoperabilità e sulla capacità di rispondere congiuntamente a scenari di crisi sempre più complessi.
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