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Lunedì, 13 Luglio 2026


  • A Milano il primo corso di formazione “Tornando a casa”, promosso da SIOT per formare gli specialisti al riconoscimento precoce delle lesioni sospette da violenza domestica e all’attivazione dei corretti percorsi di tutela.
  • In Italia il 31,9% delle donne tra i 16 e i 75 anni ha subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale nel corso della vita; il 18,8% ha subito violenze fisiche. Ma prima di chiedere aiuto possono passare più di 10 anni.
  • Forti disomogeneità territoriali nelle segnalazioni di sospetta violenza da parte dei Pronto Soccorso: in alcune Regioni sono circa 20 ogni 10.000 accessi, mentre in altre il dato scende fino a 0,3, secondo i dati richiamati durante il corso.
  • Il Presidente SIOT, prof. Randelli: “Dietro una frattura può esserci una storia di violenza. Riconoscerla in tempo può salvare una vita”.

 

Milano, 6 luglio 2026 – Una frattura, una contusione, un trauma cranico, una lussazione, escoriazioni e lividi su più parti del corpo. Lesioni che possono apparire accidentali ma che, in alcuni casi, raccontano una storia diversa: quella di una violenza domestica ripetuta, non dichiarata, spesso sommersa per anni.

Da questa consapevolezza nasce il primo corso di formazione “Tornando a casa”, promosso dalla Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia – SIOT nell’ambito della campagna nazionale dedicata alla formazione di ortopedici e traumatologi nel riconoscimento delle lesioni da violenza domestica. L’iniziativa, rivolta ai medici in formazione specialistica in Ortopedia e Traumatologia delle Scuole della Lombardia, ai Direttori delle Scuole di Specializzazione e agli ortopedici, si è svolta a Milano con il coordinamento scientifico della Dott.ssa Erika Maria Viola, Consigliere SIOT e Coordinatrice della Commissione Pari Opportunità SIOT.

La violenza domestica rappresenta oggi una vera emergenza sanitaria e sociale. Secondo i più recenti dati ISTAT, in Italia il 31,9% delle donne tra i 16 e i 75 anni ha subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale nel corso della vita; il 18,8% ha subito violenze fisiche. Numeri che confermano quanto il fenomeno sia diffuso e, al tempo stesso, ancora in larga parte sommerso.

In questo scenario, l’ortopedico può svolgere un ruolo chiave. Gli specialisti di Ortopedia e Traumatologia, soprattutto nei Pronto Soccorso, sono spesso tra i primi clinici a riscontrare le conseguenze fisiche della violenza attraverso l’esame clinico e le immagini radiografiche. Talvolta le lesioni sono esiti conclamati di violenza, ma più spesso presentano caratteristiche meno definite; perciò, saper leggere una frattura non come un episodio isolato, ma come possibile parte di una storia di abusi, può contribuire a interrompere un’escalation che dalle contusioni può arrivare a fratture ripetute, traumi cranici, ferite da arma da taglio o da fuoco, fino agli esiti più drammatici come il femminicidio. L’obiettivo del corso è quindi formare gli specialisti a cogliere segnali spesso difficili da riconoscere, soprattutto in un contesto operativo complesso come quello del Pronto Soccorso: tempi ristretti, carichi di lavoro elevati, urgenze che si accumulano, necessità di prendere decisioni rapide e, al tempo stesso, di mantenere attenzione clinica, sensibilità relazionale e correttezza medico-legale.

“La violenza domestica può essere equiparata a una malattia: presenta elevata mortalità e morbilità, ha conseguenze fisiche e mentali a medio e lungo termine, comporta costi per il Servizio Sanitario Nazionale. Va pertanto considerata alla stregua di qualsiasi altra malattia”, sottolinea il dott. Stefano Tambuzzi, Medico Legale di SVSeD (Soccorso Violenza Sessuale e Domestica) dell’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e dell'Istituto di Medicina Legale dell'Università degli Studi di Milano. “Come per tutte le altre malattie, il ‘sistema salute’ ha l’obbligo di riconoscere e prendere in carico anche le vittime di violenza, servendosi delle tecniche diagnostiche più all’avanguardia e attivando, quando necessario, i percorsi di tutela previsti”.

A rendere il fenomeno più complesso è il fatto che molte vittime non riferiscono subito la reale causa del trauma. Possono rivolgersi al Pronto Soccorso più volte, anche per anni, con lesioni diverse e apparentemente non collegate tra loro, senza arrivare per lungo tempo a una denuncia o a una richiesta esplicita di aiuto.

La difficoltà a chiedere aiuto può dipendere da molti fattori: paura, dipendenza economica, condizionamento psicologico, isolamento, controllo digitale, presenza di figli, difficoltà linguistiche, fragilità fisica o cognitiva. Per questo, accessi ripetuti con traumi compatibili devono diventare un segnale da leggere con attenzione e da condividere con la rete multidisciplinare.

“L’ortopedico può avere un ruolo chiave nei casi di violenza domestica, nell’attivare la rete di presa in carico e supporto alle vittime”, evidenzia il Prof. Pietro Simone Randelli, Presidente SIOT e Professore di Ortopedia e Traumatologia presso l’Università degli Studi di Milano. “Tuttavia, solo una piccola percentuale di ortopedici e traumatologi dichiara di riconoscere con chiarezza le lesioni tipiche della violenza domestica e di sentirsi preparata ad approcciare la presunta vittima in un ambiente protetto, avviando le procedure necessarie. È per questo che, come SIOT, abbiamo deciso di intraprendere una campagna nazionale di formazione e sensibilizzazione”.

Il corso “Tornando a casa” ha proposto un approccio multidisciplinare, integrando competenze mediche, giuridiche, criminologiche e psicologiche.

Durante il corso sono state anche evidenziate le forti disomogeneità territoriali nelle segnalazioni di sospetta violenza per l’avvio di procedure giudiziarie e sociali da parte degli ortopedici di Pronto Soccorso: in alcune Regioni si registrano circa 20 segnalazioni ogni 10.000 accessi - per esempio, 19,8 in Valle d’Aosta, 19,7 in Toscana, 16,9 in Piemonte, 13 in Lombardia -, mentre in altre il dato scende fino a 0,3 ogni 10.000: 0,3 nella P.A. di Trento, 0,9 in Sardegna, 1 in Basilicata, 1,1 in Abruzzo. Una differenza che non può essere letta solo come variazione epidemiologica, ma che suggerisce anche una diversa capacità di riconoscimento, presa in carico e attivazione della rete di tutela.

“L’intercettazione di lesioni non riferite come tali, in fase di visita, è fondamentale”, sottolinea la Dott.ssa Erika Maria Viola, Coordinatrice della Commissione Pari Opportunità SIOT e Direttore UOC Ortopedia e Traumatologia, ASST Cremona, Ospedale di Cremona. “Serve implementare interventi di cura ad ampio raggio, anche a livello politico-istituzionale, affinché gli autori di violenza siano adeguatamente e precocemente identificati e le vittime, soprattutto quelle che sono reticenti o vivono situazioni di sottomissione, possano essere motivate a intraprendere percorsi di tutela e reinserimento sociale”.

Per questo SIOT sottolinea l’importanza di prevedere équipe multidisciplinari e protocolli facilmente consultabili, capaci di aiutare l’ortopedico a riconoscere i segnali d’allarme, comunicare in modo corretto con la persona coinvolta, rispettarne la riservatezza e l’autonomia decisionale, adempiere agli obblighi di legge e attivare tempestivamente la rete territoriale.

“Il riconoscimento precoce della violenza domestica è un atto medico e umano fondamentale”, conclude Viola. “Ogni ortopedico può diventare un punto di contatto, un’occasione per intercettare una situazione di pericolo. Dobbiamo essere preparati anche di fronte agli scenari più complessi: come chiede aiuto una persona sorda o con difficoltà di comunicazione? Come si rileva un maltrattamento in una donna anziana e spossata o in una persona con deficit cognitivi? Come si interagisce con persone che non parlano italiano o non hanno strumenti culturali adeguati? La formazione serve anche a questo”.

Con la campagna nazionale e il corso “Tornando a casa”, SIOT accende i riflettori su un fenomeno che spesso emerge solo quando la violenza è già avanzata. Ma dietro una frattura può esserci una storia di violenza, e riconoscerla in tempo può salvare una vita.

La consegna della prima nave turca, Hisar, in Romania segna la penetrazione di Ankara nel mercato europeo della difesa e ne rafforza l'influenza geopolitica.

Pochi giorni fa, il ritorno di una nave turca della classe Hisar alla Marina rumena - la prima in un paese dell'UE e della NATO - evidenzia che, oltre ai benefici economici, l'industria della difesa turca serve anche gli obiettivi geopolitici di Ankara.

La compagnia di difesa statale turca ASFAT consegnò il 20 giugno due motovedette di pattugliamento (OPV) della classe Hisar (sorelle) alle marine turca e rumena: rispettivamente il TCG Koçhisar (P-1221) e la piattaforma di superficie denominata "Rear-Admiral August Roman".
"L'industria della difesa è la forza trainante della nostra visione per una Turchia grande e forte," ha sottolineato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan dai cantieri navali di Istanbul alla presenza del suo omologo rumeno, Nikousor Dan.

Esportazioni di 996 milioni. dollari in 7 giorni

Erdogan ha ribadito che la Turchia è l'11°paese più grande al mondo nell'industria della difesa e ha affermato che il mese scorso ha esportato equipaggiamenti per la difesa per un valore di 996 milioni di dollari. "Mentre le nostre esportazioni annuali erano di 248 milioni di dollari 23 anni fa (quando lui divenne primo ministro), oggi raggiungiamo quella cifra in appena una settimana," ha aggiunto.

La stampa turca si concentrò sulla prima esportazione di una nave (99,56 metri, 2300 tonnellate) con caratteristiche corvette, costruita dalla Turchia, verso uno stato dell'UE e della NATO. Ciò fu preceduto dalla vendita di due navi di supporto logistico della società turca (anch'essa statale) STM alla Marina portoghese, che non sono ancora state consegnate.

Ankara mira a penetrare il più possibile la sua industria della difesa nel mercato europeo, stimando che ciò le conferirà un ruolo chiave nell'architettura della sicurezza europea.

Allo stesso tempo, rafforza le relazioni bilaterali con gli stati di suo interesse. Al di fuori del settore degli armamenti, i rapporti tra Ankara e Bucarest sono altamente sviluppati su questioni di sicurezza, con particolare attenzione al Mar Nero.

Hisar

L'OPV classe Hisar, dal costo di 223 milioni di euro, sarà utilizzato dalla Marina romena nel Mar Nero, un'area con molteplici sfide di sicurezza e rischi seri (mine marine, attacchi contro navi mercantili, ecc.) dopo l'inizio della guerra russo-ucraina.

La nave di fabbricazione turca è progettata per ricognizione, sorveglianza, pattugliamenti, sicurezza marittima e operazioni militari, mentre secondo "TURDEF" la Romania apporterà modifiche all'armamento per renderla una "corvetta completamente equipaggiata".

Il programma delle motovedette offshore classe Hisar è un'evoluzione della più ampia iniziativa nazionale turca (MILGEM), lanciata a metà degli anni '90.

La classe Hisar, secondo "Naval News", deriva dal progetto della corvetta classe Ada. Tuttavia, incorpora modifiche significative per ridurre i tempi e i costi di costruzione, ottimizzando al contempo la piattaforma per missioni di pattugliamento e polizia invece della guerra antisommergibile ad alta intensità.

Si nota che attualmente sono in costruzione 40-50 navi militari nei cantieri navali turchi, tra cui la portaerei MUGEM e il cacciatorpediniere di difesa aerea TF-2000.

Fallimento

Nel 2019, la Romania ha deciso di effettuare il più grande aggiornamento della sua Marina da decenni. La società francese Naval Group prevalse nell'appalto da 1,2 miliardi che prevedeva la costruzione di quattro corvette multi-missione Gowind 2500 e la modernizzazione di due fregate Type 22.

I disaccordi della Naval con il partner rumeno (SNC) e l'impossibilità di completare il contratto entro le scadenze richieste portarono il Ministero della Difesa rumeno a terminare il processo. Il fallimento lasciò aperta la questione del rinnovamento della flotta di superficie rumena, rafforzata dalla soluzione turca.

Cooperazione rafforzata

In generale, tuttavia, le Forze Armate romene sono un importante acquirente dell'industria della difesa turca, avendo acquistato, tra le altre cose:

18 veicoli aerei senza pilota Bayraktar TB2 della società Baykar e
1.059 veicoli blindati COBRA II 4x4 provenienti da Otokar, di cui 781 saranno costruiti in Romania.

Nel novembre 2025, ASELSAN della Turchia ha firmato un memorandum con il ROMARM rumeno per la cooperazione nella tecnologia delle munizioni intelligenti, nei missili di difesa aerea e nel trasferimento di tecnologia militare.

Si ricorda che nell'ottobre 2023 Turchia e Romania hanno aggiornato e rafforzato il quadro della loro cooperazione in materia di difesa.

Il comandante delle forze militari statunitensi in Europa e Africa - che è passato alla storia come l'ultimo militare statunitense a lasciare l'Afghanistan nel 2021 - si dimetterà inaspettatamente dal suo incarico dopo soli 18 mesi in carica, ha confermato martedì sera tardi.

Il generale Christopher Donahue, comandante dell'Esercito degli Stati Uniti in Europa e Africa (USAREUR-AF) e capo del Comando Alleato Terrestre della NATO, si dimetterà dal suo incarico il 2 luglio, secondo una dichiarazione dell'esercito. 

Donahue è l'ultimo di una serie di quasi venti ufficiali militari di alto grado ad andare in pensione o lasciare prematuramente i loro incarichi sotto la guida del Segretario alla Difesa Pete Heggseth, che ha lanciato uno sforzo per ridurre gli ufficiali superiori con lo slogan centrale "meno generali, più soldati".

Il suo vice, il maggiore generale Christopher Norrie, svolgerà temporaneamente i suoi compiti, ha aggiunto la dichiarazione.

Diplomato alla West Point Military Academy, Donahue ha comandato unità della Delta Force in Iraq e Afghanistan prima di assumere il comando della 82ª Divisione Aviotrasportata da luglio 2020 a marzo 2022.

Durante questo periodo, ha supervisionato le misure di sicurezza all'aeroporto internazionale Hamid Karzai, durante il caotico ritiro degli Stati Uniti dal paese nel 2021. Il 30 agosto 2021, Donahue è diventato l'ultimo esercito statunitense a lasciare il paese, dopo quasi 20 anni di guerra. Quel momento fu catturato in una iconica fotografia a diottria per visione notturna, che mostrava il generale mentre saliva a bordo dell'ultimo aereo da trasporto C-17 a lasciare il paese.

Mentre il Ministero della Salute italiano ha dichiarato lo stato di allerta rosso per l’ondata di caldo in 16 delle 27 città monitorate, tra cui Roma, Milano, Firenze e Torino, un nuovo rapporto di Save Soil sostiene che il sistema di raffreddamento più potente del pianeta si sta distruggendo proprio sotto i nostri piedi e che il degrado e l’impermeabilizzazione del suolo italiano stanno aggravando il fenomeno del caldo.

Il rapporto rileva che è il suolo vivo, e non solo l’atmosfera, a regolare il termostato del pianeta:da miliardi di anni l'acqua determina circa il 95% delle dinamiche termiche della Terra, con un suolo sano, la “spugna di carbonio del suolo”, che favorisce il raffreddamento attraverso l’evapotraspirazione. Quando il suolo si secca e si degrada, tale raffreddamento cessa e l’energia solare si trasforma direttamente in calore superficiale. Il rapporto fa riferimento alle prove fornite dall’IPCC secondo cui la sola perdita di suolo e vegetazione può far aumentare le temperature fino a 4 °C, indipendentemente dai gas serra e sostiene che i suoli secchi e impoveriti intensificano e prolungano le cupole di calore ad alta pressione che inibiscono le precipitazioni e intrappolano il calore, lo stesso fenomeno che si sta verificando attualmente in Europa.

L'Italia non dispone ancora di una legge nazionale sulla tutela del suolo, proprio mentre entrano in vigore le prime norme dell'UE in materia di monitoraggio del suolo, e sta  perdendo suolo al ritmo di 2,7 metri quadrati al secondo. L'ISPRA avverte che l'impermeabilizzazione del  terreno impedisce il raffreddamento naturale del suolo e aggrava le ondate di calore, con circa il 25% dei suoli dell'Europa meridionale a rischio desertificazione.

"Questo rapporto dimostra che il suolo non è una questione secondaria nella lotta al cambiamento climatico, ma ne è un elemento centrale. Fino al 95% del calore terrestre è regolato dal ciclo dell’acqua, ed è proprio un suolo sano a guidarlo. I terreni degradati e spogli possono raggiungere temperature fino a 4 gradi superiori rispetto a quelle di un suolo vivo, contribuendo così a mantenere in essere questa ondata di caldo. Abbiamo dedicato trent’anni al riscaldamento che abbiamo causato e abbiamo quasi ignorato il sistema di raffreddamento che abbiamo smantellato”, ha affermato Rico Rau, analista politico presso Save Soil e coautore del rapporto.

Il danno è reversibile in tempi rapidi. Ogni aumento dell’1% della materia organica del suolo consente a un ettaro di trattenere 250.000 litri di acqua in più e il rapporto conclude che il ripristino dei suoli e della vegetazione potrebbe ristabilire circa 3 watt per metro quadrato di raffreddamento naturale, un valore tre volte superiore al riscaldamento causato dai gas serra di origine antropica, sufficiente a compensare lo squilibrio di  0,9 watt per metro quadrato che attualmente alimenta il riscaldamento globale. Ricostruire la “spugna di carbonio” del suolo, afferma il rapporto, è come costruire milioni di micro-dighe sotto i nostri piedi.

Questi risultati giungono in un momento cruciale dal punto di vista politico. Ai negoziati delle Nazioni Unite sul clima tenutisi a Bonn questo mese (SB64), non si sono registrati progressi sostanziali in materia di suolo e agricoltura, e l’unico gruppo di lavoro formale delle Nazioni Unite che si occupa di questi temi, lo Sharm el-Sheikh Joint Work on Agriculture, è destinato a concludersi in occasione della COP 31 che si terrà ad Antalya nel novembre di quest’anno.

“L'Italia è in prima linea nell'affrontare il caldo del Mediterraneo, eppure l'unico filone di lavoro delle Nazioni Unite dedicato al suolo e all'agricoltura si è arenato a Bonn e rischia di essere accantonato alla COP31. La scienza sostiene la necessità di potenziare il ripristino del suolo; l'agenda globale, invece, rimane in silenzio” ha affermato Praveena Sridhar, responsabile scientifico e politico di Save Soil.

Il rapporto, intitolato: The Soil Carbon Sponge: Restoring Earth's Hydrological Cooling System for Climate Stability, (il suolo come spugna di carbonio: ripristinare il sistema di raffreddamento idrologico della Terra per la stabilità climatica), illustra i meccanismi che collegano la salute del suolo, il ciclo dell’acqua e la temperatura della superficie terrestre. Save Soil chiede che il ripristino del suolo sia considerato un’infrastruttura fondamentale per l’adattamento climatico e che l’Italia e l’UE garantiscano al suolo e all’agricoltura un ruolo di primo piano alla COP31 e oltre.

 

Foto di Oleg Mityukhin da Pixabay

Pompei compie un nuovo passo verso il futuro della valorizzazione culturale e archeologica. Grazie all'introduzione della realtà aumentata e all'applicazione digitale Portyl, i visitatori potranno da oggi immergersi nella città antica così come appariva prima della devastante eruzione del Vesuvio del 79 d.C., vivendo un'esperienza che unisce ricerca scientifica, innovazione tecnologica e coinvolgimento immersivo.

Il progetto prende avvio con la riapertura al pubblico, il 24 giugno 2026, della Casa del Citarista, una delle dimore più vaste e affascinanti dell'antica Pompei. Il sito diventa il primo grande laboratorio di questa nuova modalità di fruizione, trasformandosi in un luogo dove archeologia, ricostruzione digitale e narrazione storica si incontrano per restituire vita agli spazi del passato.

La celebre domus, che prende il nome dalla statua dell Apollo Citarista rinvenuta al suo interno, permette ai visitatori di osservare ambienti, decorazioni, arredi e scene di vita quotidiana ricostruiti digitalmente con grande accuratezza. Ma l'esperienza non si limita alla sola abitazione: anche alcuni dei luoghi più iconici della città antica, come il Foro, l'Anfiteatro, il Teatro Grande e l'Odeion, diventano accessibili attraverso la realtà aumentata, consentendo di vedere monumenti, persone e attività così come apparivano durante il periodo di massimo splendore di Pompei.

Un viaggio immersivo nella vita dell'antica Pompei

L'app Portyl, sviluppata dalla società History Inc., è utilizzabile tramite smartphone Android, iPhone o tablet e consente ai visitatori di esplorare gli spazi archeologici ricostruiti digitalmente. Attraverso sofisticate elaborazioni tridimensionali, l'utente può osservare non soltanto gli edifici, ma anche gli abitanti, gli animali e gli eventi che animavano la città.

Tra le esperienze proposte figurano la possibilità di assistere virtualmente ai combattimenti dei gladiatori nell'Anfiteatro, agli spettacoli teatrali nel Teatro Grande e nell'Odeion e persino all'eruzione del Vesuvio che cancellò la città. Nella Casa del Citarista, invece, è possibile immergersi nella quotidianità della domus e del quartiere circostante, osservando ambienti e attività ricostruiti sulla base delle più recenti ricerche archeologiche.

Alla base del progetto vi sono tecnologie avanzate come LiDAR, fotogrammetria e intelligenza artificiale generativa. Ogni area interessata è stata accuratamente scansionata, studiata e ricreata da specialisti e artisti digitali, con l'obiettivo di garantire la massima fedeltà storica.

L'applicazione può essere scaricata gratuitamente tramite QR Code presenti agli ingressi del Parco Archeologico e nelle aree coinvolte nel percorso. Fino al 15 luglio 2026 tutti i contenuti saranno disponibili gratuitamente. Successivamente, resteranno accessibili senza costi le esperienze relative alla Basilica, al Quadriportico e all'esterno dell'Anfiteatro, mentre per accedere all'intero pacchetto immersivo sarà previsto un costo di 15 euro.

Per chi non dispone di dispositivi compatibili sarà inoltre possibile noleggiare un tablet presso biglietterie, bookshop e infopoint gestiti da Opera Laboratori Fiorentini, al costo di 20 euro, comprensivo dell'accesso completo a tutti i contenuti.

Tecnologia e archeologia al servizio della conoscenza

Uno degli aspetti più innovativi del progetto è rappresentato dal sistema di geofencing basato sul GPS, che consente di sincronizzare con estrema precisione la posizione reale del visitatore con quella virtuale. In questo modo gli ambienti digitalmente ricostruiti si sovrappongono perfettamente alle strutture archeologiche ancora visibili, offrendo un'esperienza particolarmente realistica.

L'applicazione sarà inoltre utilizzabile anche da remoto, consentendo a studiosi, appassionati e visitatori di esplorare Pompei anche al di fuori del sito archeologico.

Secondo il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, l'introduzione dell'intelligenza artificiale e delle tecnologie digitali rappresenta un passaggio fondamentale per il futuro del patrimonio culturale. Il direttore sottolinea come questi strumenti possano contribuire a democratizzare la conoscenza, rendendo accessibili a un pubblico sempre più vasto contenuti spesso complessi e favorendo il coinvolgimento delle nuove generazioni.

Allo stesso tempo, Zuchtriegel evidenzia la necessità di mantenere un saldo legame tra innovazione e ricerca scientifica, affinché le ricostruzioni digitali siano sempre fondate su dati verificabili e non diventino semplici esercizi tecnologici privi di valore archeologico.

Inclusione sociale e partecipazione

La riapertura della Casa del Citarista si accompagna anche a un importante progetto di inclusione sociale. Attraverso Parvula Domus, la fattoria culturale e sociale del Parco gestita dalla cooperativa "Il Tulipano", saranno organizzate attività dedicate al pubblico e laboratori tematici legati alla storia della dimora.

A partire dal 1° luglio, ogni mercoledì i giovani coinvolti nel progetto accoglieranno i visitatori e li accompagneranno nella scoperta degli ambienti della casa e dei temi culturali che la caratterizzano, rafforzando il legame tra patrimonio archeologico e inclusione sociale.

Il mistero dell'Apollo Citarista e le nuove ipotesi storiche

La realizzazione dell'esperienza in realtà aumentata è stata accompagnata da un'approfondita ricerca multidisciplinare sulla Casa del Citarista, scavata per la prima volta nel 1853 e oggi difficile da interpretare nella sua completezza, poiché molti dei reperti originari furono trasferiti al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Le ricerche coordinate da Zuchtriegel hanno portato alla realizzazione di un nuovo modello digitale della domus, sviluppato con la collaborazione del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell'Università di Salerno e del Politecnico di Milano. Gli studi hanno inoltre dato origine alla pubblicazione del volume "L'Apollo di Pompei: ricostruzione di un capolavoro classico".

Il libro propone una nuova interpretazione della celebre statua dell'Apollo Citarista. Secondo gli studiosi, l'opera, a lungo considerata una creazione di età imperiale ispirata ai modelli classici, sarebbe invece una fedele copia di un originale greco del V secolo a.C. attribuibile all'ambiente artistico di Mirone. Un'ipotesi che rafforza il legame tra la domus pompeiana e la Casa di Augusto sul Palatino, dove il culto di Apollo occupava una posizione centrale.

Parallelamente, ulteriori indagini archeologiche e archivistiche condotte dall'Università di Kiel stanno approfondendo la complessa evoluzione edilizia dell'edificio, nato dall'unificazione di diverse abitazioni indipendenti.

Restauri, accessibilità e rinascita dei giardini storici

La Casa del Citarista si estende per circa 2.700 metri quadrati e occupa gran parte dell'isolato compreso tra via dell'Abbondanza e via Stabiana. Nata nel I secolo a.C. dalla fusione di due abitazioni, presenta due atri e tre ampi peristili.

Negli ultimi anni l'edificio è stato interessato da importanti interventi di consolidamento strutturale, restauro conservativo e miglioramento dell'accessibilità. Le operazioni, curate dal Team Ales Manutenzione Programmata e dai restauratori di Ales S.p.A., hanno riguardato la pulitura e il consolidamento delle murature, il recupero delle colonne dei peristili e l'eliminazione delle barriere architettoniche secondo gli standard del percorso facilitato "Pompei per tutti".

Particolare attenzione è stata riservata anche alle celebri copie bronzee realizzate dall'antica fonderia Chiurazzi, tra cui la statua dell Apollo Citarista, la figura del serpente e il gruppo con cani e cinghiali. Le opere sono state sottoposte a un accurato intervento di pulitura e conservazione, preservandone le caratteristiche patine storiche.

Infine, è stato restaurato anche il giardino della domus. Il progetto botanico si è basato sulle evidenze archeologiche e ha scelto come elemento principale l'alloro, pianta sacra ad Apollo, contribuendo a restituire l'atmosfera originaria di uno degli spazi più suggestivi della città antica.

Con Portyl e la riapertura della Casa del Citarista, Pompei inaugura così una nuova stagione nella valorizzazione del patrimonio archeologico, dove ricerca scientifica, innovazione tecnologica e accessibilità si fondono per offrire ai visitatori un'esperienza sempre più coinvolgente e vicina alla vita dell'antica città romana.

Fonte Uff.St.Parco Archeologico di Pompei

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