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Lunedì, 17 Agosto 2026

Tiziano protagonista dell'Estate Tizianesca 2026: oltre 35 eventi per celebrare il Maestro nel 450° anniversario della sua morte

Tiziano continua a rappresentare una fonte inesauribile di meraviglia, ricerca e conoscenza. Maestro indiscusso del Rinascimento, resta il simbolo del Cadore, sua terra d'origine, e una figura imprescindibile per comprendere lo straordinario sviluppo dell'arte nella Serenissima e in Europa. A custodirne e valorizzarne l'eredità è la Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore, che da anni promuove studi, restauri, pubblicazioni e iniziative culturali dedicate al grande pittore, consolidando il legame tra la sua opera e un territorio di straordinario valore storico, artistico e paesaggistico.

Attraverso un autorevole comitato scientifico internazionale, una biblioteca specialistica e un'intensa attività di ricerca, la Fondazione si pone l'obiettivo di favorire una conoscenza sempre più approfondita dell'artista e, al tempo stesso, di valorizzare il patrimonio culturale del Cadore e del Veneto, promuovendo un modello di turismo sostenibile, consapevole e strettamente connesso all'identità dei luoghi.

Tra le iniziative più significative spicca l'Estate Tizianesca, manifestazione che da oltre vent'anni anima i mesi estivi con un ricco calendario di conferenze, incontri, concerti e visite guidate nei luoghi che raccontano la vita e l'opera del Maestro. Dallo scorso anno il progetto ha ampliato i propri confini, coinvolgendo anche altre località del Veneto legate ad alcuni dei più grandi protagonisti dell'arte italiana, in un ideale dialogo con Tiziano. Da Giorgione a Veronese, da Tintoretto a Palladio fino a Canova, il percorso si sviluppa dalle montagne bellunesi alle Prealpi venete, dalla terraferma veneziana alle colline trevigiane, arrivando fino ai Colli Euganei.

L'edizione 2026, la ventiduesima della rassegna, propone fino al 26 settembre oltre 35 appuntamenti aperti al pubblico e assume un valore ancora più significativo perché si inserisce nelle celebrazioni per il 450° anniversario della morte di Tiziano, raccolte sotto il titolo "Titianus Cadorinus 1576-2026", promosse a Pieve di Cadore. Momento culminante delle celebrazioni sarà la grande mostra curata da Bernard Aikema e Thomas Dalla Costa, in programma dal 18 luglio al 18 ottobre 2026 presso il Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore, che concluderà il progetto espositivo dedicato a "Tiziano e il Paesaggio", avviato all'inizio dell'anno.

L'Estate Tizianesca è promossa dal Centro Studi Tiziano e Cadore in collaborazione con il Comune di Pieve di Cadore e la Magnifica Comunità di Cadore. L'iniziativa è realizzata con il contributo della Camera di Commercio Treviso-Belluno Dolomiti, la collaborazione di Confindustria Belluno Dolomiti, il patrocinio della Fondazione Dolomiti UNESCO e la partnership della Regione del Veneto attraverso Reteventi, della Provincia di Belluno, del progetto Terre Natie – Tiziano, Canova & Giorgione e della Dolomiti Symphonia Orchestra. A sostenere la manifestazione contribuiscono inoltre BIM-Comuni del Piave, Cortina Banca-Credito Cooperativo Italiano e Villaggio Globale International.

La rassegna accompagna idealmente le celebrazioni dedicate al grande artista, trasformandosi in un ponte culturale che, partendo dal paese natale di Tiziano, si estende all'intero territorio veneto per poi ritornare simbolicamente alle sue origini. Un progetto che pone al centro il dialogo tra arte, paesaggio, storia e comunità locali, valorizzando i piccoli centri e le aree montane attraverso un'offerta culturale di qualità e una proposta turistica attenta alla sostenibilità.

Il programma, curato dalla presidente della Fondazione Maria Giovanna Coletti, si articola in diversi percorsi tematici, tra cui "Sguardi su Tiziano e Dintorni", "Mattinate alla Casa dell'Oratore", "Promenade in Villa tra Arte e Natura" e una ricca stagione di concerti. La manifestazione ha preso il via il 19 giugno a Treviso con l'incontro dedicato alle Annunciazioni di Tiziano, dal titolo "Due Annunciazioni, un maestro: Tiziano tra Treviso e Venezia", tenuto dalla storica dell'arte Maria Agnese Chiari Moretto Wiel, tra le maggiori studiose del Cinquecento veneziano e docente di Storia dell'arte veneta presso la sede veneziana della Wake Forest University, insieme a Paolo Barbisan.

L'edizione 2026 comprende complessivamente 22 conferenze e conversazioni sull'arte, occasione per approfondire gli studi più recenti e presentare nuove ricerche dedicate a opere, artisti, periodi storici e siti culturali. Saranno coinvolti 20 studiosi, affiancati da sei "Virgilio", proprietari o profondi conoscitori di ville e dimore storiche che accompagneranno il pubblico alla scoperta di luoghi normalmente poco accessibili. Completano il programma otto concerti e un itinerario che interessa 20 città e località del Veneto, da Pieve di Cadore a Vigo, Vinigo, Tai, San Vito e Nebbiù di Cadore, passando per Belluno, Cortina d'Ampezzo, Feltre, Lentiai, Modolo, Vittorio Veneto, Agordo e Candide-Comelico Superiore, fino a Treviso, Castelfranco Veneto, Possagno, Susegana, Mira e Galzignano Terme.

Saranno invece 25 i siti culturali protagonisti della manifestazione, tra chiese, musei, teatri e ville storiche che ospiteranno incontri, visite ed eventi. Tra questi figurano la Chiesa di San Giovanni Battista di Vinigo di Cadore, il Teatro Accademico di Castelfranco Veneto, la chiesa di Santa Maria Assunta di Lentiai, il Museo Gypsoteca Canova di Possagno, il Museo Diocesano di Feltre e Villa Crotta de' Manzoni ad Agordo, luoghi simbolo di un patrimonio artistico diffuso che l'Estate Tizianesca continua a raccontare e valorizzare, confermandosi come uno dei principali appuntamenti culturali dedicati al grande Maestro del Rinascimento.

 

Con “Holly in Love” Marcello Nitti rende omaggio al cinema e alla fotografia analogica: a Martina Franca la sua sesta mostra consecutiva

La fotografia analogica torna protagonista a Martina Franca con “Holly in Love”, la nuova esposizione del fotografo tarantino Marcello Nitti, che inaugura il suo sesto progetto espositivo consecutivo. Un traguardo importante nel percorso artistico dell'autore, da anni impegnato nella valorizzazione della fotografia su pellicola, attraverso un linguaggio capace di coniugare ricerca tecnica, sensibilità estetica e suggestioni cinematografiche.

L'inaugurazione della mostra è in programma domenica 19 luglio, con un vernissage che si terrà nello spazio espositivo all'aperto di Vico IV Agesilao Milano 7, nel cuore di Martina Franca. L'esposizione resterà poi aperta al pubblico dal 20 luglio al 2 agosto, offrendo ai visitatori la possibilità di immergersi in un percorso artistico che celebra il fascino senza tempo della fotografia analogica.

Con “Holly in Love”, Marcello Nitti propone un progetto nato dall'incontro tra due passioni che da sempre alimentano la sua ricerca creativa: il cinema e la musica. L'ispirazione principale arriva da uno dei grandi classici della storia del cinema, "Colazione da Tiffany", il celebre film del 1961 tratto dall'omonimo racconto di Truman Capote. Un'opera entrata nell'immaginario collettivo grazie soprattutto all'indimenticabile interpretazione di Audrey Hepburn, considerata – come evidenziato dallo scrittore Sam Wasson – l'emblema della nascita dell'icona della donna moderna.

Le atmosfere raffinate e malinconiche del film, unite alle emozioni suscitate dalla celebre colonna sonora composta da Henry Mancini, hanno rappresentato il punto di partenza per la realizzazione di una serie composta da dieci fotografie, nelle quali Nitti traduce in immagini il proprio universo creativo. Il risultato è una raccolta di scatti che dialogano con il linguaggio cinematografico, evocando eleganza, poesia e capacità narrativa attraverso la forza espressiva della fotografia.

L'intero progetto è stato realizzato esclusivamente con tecniche analogiche, scelta che conferma la volontà dell'autore di preservare il valore artigianale della fotografia tradizionale. Per gli scatti è stata utilizzata una Hasselblad 500 C/M, storica macchina fotografica di medio formato, insieme a pellicole Kodak, nello specifico sette diapositive Ektachrome E-100 e tre negativi TMAX 400, strumenti che conferiscono alle immagini una particolare profondità cromatica e una resa visiva fedele alla poetica dell'autore.

La realizzazione dell'esposizione è stata possibile anche grazie alla collaborazione di alcune eccellenze del territorio pugliese. Lo sviluppo delle diapositive è stato affidato al laboratorio Clementino di Martina Franca, mentre la stampa e l'allestimento sono stati curati da Printme di Taranto. La scansione dei materiali fotografici è stata invece realizzata dal laboratorio DGTales, anch'esso con sede a Martina Franca.

Grande attenzione è stata riservata anche alla qualità dell'allestimento. Le fotografie sono stampate su carta Fine Art Canson, materiale particolarmente apprezzato per la sua capacità di valorizzare dettagli e tonalità, e sono esposte all'interno di eleganti cornici in legno di tiglio con vetro antiriflesso al 95%, studiato per garantire una visione ottimale delle opere.

A completare il percorso espositivo sono le poesie dell'autrice Barbara Gortan, inserite accanto alle immagini per creare un dialogo tra fotografia e parola. L'intento è quello di offrire al pubblico un'esperienza immersiva nella quale immagini e testi si intrecciano, arricchendo il racconto emotivo costruito dall'artista.

Il vernissage sarà aperto dall'intervento del professor Piero Marinò, esperto d'arte, che accompagnerà i visitatori in una conversazione dedicata ai rapporti tra musica, cinema e fotografia. Un momento di approfondimento pensato per raccontare il percorso creativo di Marcello Nitti e mettere in luce la costante ricerca che caratterizza il suo lavoro artistico.

La mostra si distingue anche per la scelta di essere allestita interamente all'aperto, valorizzando la luce naturale come elemento integrante dell'esposizione. Una soluzione che permette alle opere di dialogare con l'ambiente circostante e di offrire ai visitatori una fruizione diversa, in cui la luce diventa parte stessa dell'esperienza visiva.

L'esposizione sarà visitabile dal 20 luglio al 2 agosto 2026, tutti i giorni dalle ore 17 alle 20, presso lo spazio di Vico IV Agesilao Milano 7 a Martina Franca.

Con “Holly in Love”, Marcello Nitti invita appassionati di fotografia, professionisti del settore e semplici curiosi a scoprire un nuovo capitolo della sua produzione artistica, un progetto che rende omaggio al grande cinema, alla musica e alla fotografia analogica, riaffermando il valore di una tecnica che continua ancora oggi a emozionare e raccontare storie attraverso la magia della pellicola.

Dopo aver registrato 400mila visite e una proroga straordinaria, ecco il tour internazionale al de Young Museum di San Francisco e al Kimbell Art Museum di Fort Worth, Texas Numeri da record e una straordinaria partecipazione delle nuove generazioni. Con oltre 400.000 visitatori complessivi la mostra Tesori dei Faraoni alle Scuderie del Quirinale, inaugurata il 24 ottobre 2025 e prorogata per oltre un mese considerato lo straordinario afflusso di visitatori, è stata una dei maggiori successi espositivi degli ultimi anni, tra le più visitate di sempre nella storia delle Scuderie del Quirinale.

Particolarmente significativo il coinvolgimento del pubblico più giovane, con circa 60.000 tra studentesse e studentiche hanno visitato la mostra, di cui oltre 40.000 provenienti dalle scuole primarie. Senza dimenticare che il 20% del pubblico non scolastico aveva meno di 30 anni. Nel complesso, il 60% dei visitatori è arrivato da Roma e dal Lazio, mentre il 40% dal resto d'Italia e dall'estero. Numeri, questi, che testimoniano quanto la mostra sia stata capace di coniugare valore scientifico, attrattività culturale e divulgazione. A tracciare un bilancio dei risultati raggiunti dalla mostra sono stati oggi, alle Scuderie del Quirinale, Fabio Tagliaferri, Presidente di Ales S.p.A, Matteo Lafranconi, Direttore delle Scuderie del Quirinale, e di Simone Todorow, Amministratore Delegato di MondoMostre, che hanno anche annunciato il prossimo tour internazionale della mostra, che vedrà “I tesori dei Faraoni”protagonisti negli Stati Uniti. "Registrare 400.000 visitatori è un'emozione immensa. Ma la vita di questa esposizione non si esaurisce a Roma. “I Faraoni” volano oltreoceano, a San Francisco e Fort Worth; e da oggi le mostre delle Scuderie del Quirinale ‘Barocco globale’ e ‘Napoli Ottocento’ diventano permanenti grazie al nuovo Virtual Tour, frutto di un investimento rigoroso nella gestione dei diritti per offrire un'esperienza immersiva totale a studenti, studiosi e appassionati di tutto il mondo" ha detto Fabio Tagliaferri, Presidente di Ales S.p.A. Simone Todorow, Amministratore Delegato di MondoMostre, ha aggiunto: “Siamo particolarmente orgogliosi del successo di Tesori dei Faraoni, una mostra che ha saputo unire una straordinaria risposta di pubblico a un forte valore scientifico, culturale e divulgativo. La grande partecipazione di scuole, giovani e famiglie, attraverso visite guidate, attività didattiche e laboratori, conferma la capacità del progetto di essere anche un importante momento formativo ed educativo, grazie all’indubbia attrattiva che la ricchezza del patrimonio dell’antico Egitto da sempre suscita. Un sentito ringraziamento va ad Ales e alle Scuderie del Quirinale: partner fondamentali, con i quali è stato possibile realizzare, nel segno della collaborazione tra pubblico e privato, una mostra di siffatta importanza. Dopo Roma, il progetto prosegue ora negli Stati Uniti: il debutto americano di ‘Treasures of the Pharaohs’ al de Young Museum di San Francisco, cui seguirà la tappa al Kimbell Art Museum di Fort Worth, rappresenta un ulteriore traguardo straordinario e il coronamento di una complessa e ambiziosa operazione culturale internazionale, coprodotta da MondoMostre in stretta sinergia con il Ministero del Turismo e delle Antichità dell’Egitto, il Consiglio Supremo delle Antichità, il Fine ArtsMuseums of San Francisco, il Kimbell Art Museum e una realtà istituzionale italiana d’eccellenza come Ales. L’auspicio è che il tour possa proseguire anche oltre la prevista seconda tappa in Texas”. Per Matteo Lafranconi, Direttore delle Scuderie del Quirinale, "Oltre che uno dei maggiori successi di pubblico, “Tesori dei Faraoni” è stata anche la mostra durata più a lungo nella storia delle Scuderie del Quirinale, registrando un apprezzamento straordinario e costante che si è confermato anche nelle sei settimane di proroga”. Il tour internazionale: i Faraoni sbarcano negli Stati Uniti Dopo la chiusura romana del 14 giugno 2026, il progetto espositivo debutterà oltreoceano con due tappe di assoluto rilievo: de Young Museum, San Francisco: 1° agosto 2026 – 31 gennaio 2027 Il “de Young Museum” è una delle istituzioni culturali più importanti della West Coast americana, parte dei Fine ArtsMuseums of San Francisco. La presentazione californiana è la prima tappa nordamericana della mostra ed è co-organizzata dai: Fine Arts Museums of San Francisco insieme al Kimbell Art Museum, al Ministero del Turismo e delle Antichità della Repubblica Araba d'Egitto e al Supreme Council of Antiquities, in collaborazione con Ales S.p.A. e MondoMostre. Il pubblico di San Francisco potrà ammirare l'intero nucleo scientifico della mostra: i 130 manufatti presentati a Roma, inclusi pezzi che faranno per la prima volta la loro comparsa in Nord America. Kimbell Art Museum, Fort Worth (Texas): 14 marzo – 19 settembre 2027 Il Kimbell Art Museum di Fort Worth è tra le più autorevoli istituzioni museali americane, ospitato in un edificio del 1972 progettato da Louis I. Kahn — considerato uno dei capolavori dell'architettura moderna — e in un padiglione del 2013 firmato da Renzo Piano. Il museo è internazionalmente riconosciuto per la qualità della sua collezione permanente, che include opere di Michelangelo, Caravaggio, Velázquez, Monet e Picasso. La presentazione texana si svolgerà nel Renzo Piano Pavilion. La mostra si articola in sei sezioni tematiche — I Tesori dei Faraoni; Le persone attorno ai Faraoni; Religione e credenze; La vita quotidiana; La Città d'Oro; Morte e aldilà — offrendo una visione a 360° della civiltà egizia, dalla magnificenza del potere regale alla quotidianità degli artigiani. Tra le opere più attese nelle sale americane: la maschera funeraria d'oro di Amenemope, il sarcofago di Tuya, la Triade di Micerino in scisto scolpito. Per il pubblico nordamericano sarà la prima occasione di vedere gli straordinari reperti della Città d'Oro di Amenofi III, scoperta nel 2021 da Zahi Hawass — oggetti mai esposti prima sul continente americano. Eric M. Lee, direttore del Kimbell: "Treasures of the Pharaohs lascerà senza fiato. Dalla scala e dallo splendore di alcuni dei manufatti in mostra alle rivelazioni sulla vita quotidiana, i visitatori troveranno questa esposizione brillante, sia visivamente che intellettualmente". La mostra Tesori dei Faraoni ha portato a Roma una selezione di 130 capolavori dell'arte dell'Antico Egitto provenienti dal Museo Egizio del Cairo e dal Museo di Luxor, molti esposti per la prima volta fuori dall'Egitto. Curata da Tarek El Awady, già direttore del Museo Egizio del Cairo, la mostra è prodotta da ALES - Arte Lavoro e Servizi del Ministero della Cultura con MondoMostre, in collaborazione con il Supreme Council of Antiquities of Egypt, con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, del Ministero della Cultura e del Ministero del Turismo e delle Antichità d'Egitto, con il patrocinio della Regione Lazio e con la collaborazione scientifica del Museo Egizio di Torino. Il progetto è stato realizzato grazie al fondamentale sostegno dei Main Sponsor Intesa Sanpaolo ed ENI, del Vettore Ufficiale EgyptAir e dei partner Cotral, Urban Vision Group, Ferrovie dello Stato Italiane e Vivaticket. La mostra è stata inoltre accompagnata da un articolato programma editoriale, realizzato con Allemandi, con catalogo e guide curate da Zahi Hawass, e da un calendario di incontri e approfondimenti sviluppato in collaborazione con il Dipartimento SARAS della Facoltà di Lettere dell'Università La Sapienza di Roma. L'esperienza di visita è stata arricchita da un sistema di audioguide incluso nel biglietto, con la voce di Roberto Giacobbo per la versione italiana e dello stesso Zahi Hawassper quella inglese, a conferma della particolare attenzione dedicata alla divulgazione e all'accessibilità dei contenuti. Il percorso ha attraversato lo splendore delle élite egizie attraverso ori e corredi funerari (il sarcofago di Psusennes I, la Collana delle Mosche d'oro), le pratiche rituali del passaggio verso l'aldilà (il monumentale sarcofago di Tuya, gli shabti, i vasi canopi), la quotidianità della regalità e dei suoi servitori, i reperti della Città d'Oro di Amenofi III scoperti nel 2021 da Zahi Hawass, fino alle espressioni più alte dell'arte faraonica: la Hatshepsut in atto d'offerta, la diade di Thutmosi III con Amon, la Triade di Micerino e la splendida maschera d'oro di Amenemope. In chiusura, la Mensa Isiaca del Museo Egizio di Torino ha riannodato il filo simbolico tra Egitto e Roma. La conferenza ha segnato anche il lancio ufficiale del Virtual Tour dedicato alla mostra, che si aggiunge a quelli su Napoli Ottocento (https://my.matterport.com/show/?m=ViXwGt8kxXP) Barocco Globale(https://my.matterport.com/show/?m=ipegggETSYR) e Barocco Globale Kids (https://my.matterport.com/show/?m=8vusjjNBFSX). I Virtual Tour saranno disponibili dal 15 giugno sui siti web delle Scuderie del Quirinale e di Ales S.p.A. Inclusione e audience development. Il Virtual Tour trasforma un evento temporaneo in un patrimonio permanente e accessibile. Raggiunge chi non ha potuto visitare la mostra fisicamente, studenti e universitari in tutta Italia, ricercatori internazionali, utenti con difficoltà di spostamento: un audience development concreto, che supera i confini geografici e temporali dell'esposizione. Per una sede come le Scuderie del Quirinale, il Virtual Tour diventa anche un elemento qualificante dell'identità culturale dell'istituzione, a testimonianza dell'attenzione alla valorizzazione digitale e alla conservazione della memoria espositiva.

A partire dal 24 giugno si rinnova il percorso espositivo della mostra GAM 100. Un secolo di Galleria Comunale 1925-2025, in corso fino all’11 ottobre 2026 alla Galleria d’Arte Moderna di via Crispi. L’allestimento si arricchisce di una nuova selezione di venticinque dipinti e sculture, che in parte vanno a sostituire i lavori già esposti e in parte costituiscono vere e proprie aggiunte, nell’ottica di far scoprire la ricchezza dei depositi del museo aprendo nuove prospettive su una storia complessa e affascinante. Alle opere già esposte – di artisti come Balla, Casorati e Sironi – si affiancano così altri grandi nomi della storia dell’arte, quali De Nittis, Mafai e Severini, e figure meno note ma centrali per l’evoluzione della collezione.

Attraverso oltre 120 opere, la mostra ripercorre le tappe principali che hanno scandito la storia della Galleria capitolina e della sua collezione, profondamente legata alle politiche culturali dell’amministrazione comunale grazie a una lungimirante attività di acquisizioni che dalla fine del XIX secolo continua fino ai giorni nostri. Curata da Ilaria Miarelli Mariani e Arianna Angelelli con Paola Lagonigro, Ilaria Arcangeli, Antonio Ferrara e Vanda Lisanti, l’iniziativa è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con il supporto organizzativo di Zètema Progetto Cultura.

La prima sezione, dedicata alle prime acquisizioni, alla nascita delle avanguardie e al ruolo delle Quadriennali, si arricchisce di alcuni dipinti entrati nelle collezioni comunali tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, come quelli di Giuseppe De Nittis (Paesaggio invernale, 1867-74), Alessandro Pigna (Frigidarium, 1882) e Augusto Bompiani (Figura pompeiana, 1901). Trovano spazio anche lavori acquisiti in occasione delle Biennali romane – come L’angelo dei crisantemi di Giuseppe Carosi (1921) – e delle Quadriennali, tra cui la scultura Ragazzo che si tuffa di Lorenzo Lorenzetti (1930-31) proveniente dalla prima Quadriennale, Giovani in riva al mare di Franco Gentilini (1934) e L’angelo rapitore di Gino Severini (1933-35), entrambe esposte nell’edizione del 1935. Nella stessa sezione si potranno inoltre scoprire opere poco note, come quattro ceramiche dipinte di Nandù, in dialogo con i capolavori del Secondo Futurismo.

La seconda sezione racconta il periodo che va dalla soppressione della Galleria nel 1938 fino alla sua riapertura all’interno della nuova sede del Museo di Roma a Palazzo Braschi. Qui il pubblico troverà alcune opere degli anni Trenta che mostrano orientamenti artistici differenti, dalla Demolizione di via Giulia di Mario Mafai (1936) ai dipinti di Umberto Bottazzi (Scena di vita romana / Fontana delle tartarughe, 1930) e Nino Caffè (Famiglia del circo, 1938-39). Oltre alla scultura Madonna di Ada Salvadori (1955), il nuovo allestimento darà l’opportunità di vedere due opere mai esposte alla Galleria d’Arte Moderna: il paesaggio Agitazione (1916) di Onorato Carlandi e l’encausto Cantiere con figure (1925-1940) di Maria Immacolata Zaffuto.

Incentrata sul periodo che va dalla riapertura della Galleria nel 1963 a Palazzo delle Esposizioni fino ai nostri giorni, la terza sezione accoglierà testimonianze di diversi momenti del Novecento: dai paesaggi di Pompeo Fabri (Villa Borghese, 1915, e Sul Monte Parioli, 1919), tra i fondatori a inizio secolo dei XXV della Campagna Romana, a Marina di Pippo Rizzo (1930-34), fino a superare la metà del secolo con la scultura Acrobate di Nicola Rubino (1950-57) e i dipinti astratti di Luigi Montanarini (Pittura astratta, 1955-57) e Primo Conti (La donna del mare, 1969). In questo spazio sarà inoltre possibile scoprire il poco noto movimento dei “tavolettisti”, rappresentato dai dipinti di Maria Cortini Viviani (Domenica, 1960-63) e Arrigo Taggi (Villa Borghese, 1955-60).

Tornano invece a essere conservate nei depositi le opere di Giulio Aristide Sartorio (Veduta di ninfa, 1890), Onorato Carlandi (Monte Mario, 1900-02), Adolfo De Carolis (Donna con fiori, 1910), Pompeo Fabri (Terme di Caracalla, 1916), Ferruccio Ferrazzi (Frammento di composizione, 1920), Carlo Socrate (Il tacchino, 1923), Gino Severini (Composizione, 1933), Emanuele Cavalli (Bagnante, 1933-34), Giorgio de Chirico (Combattimento di gladiatori, 1933-34), Carlo Carrà (Partita di calcio, 1934), Luigi Trifoglio (Natura morta, 1934-35), Manzù (Ritratto di Ada De Micheli, 1940), Nicola Rubino (Nudo di donna, 1950-58), Marcello Avenali (Periferia, 1951) e Emilio Greco (Sibilla, 1951).

Nuove opere

I Sezione - La nascita della Galleria. Le prime acquisizioni, le avanguardie e il ruolo delle Quadriennali
1. Giuseppe De Nittis, Paesaggio invernale, 1867-74
2. Alessandro Pigna, Frigidarium, 1882
3. Augusto Bompiani, Figura pompeiana, 1901
4. Giuseppe Carosi, L’angelo dei crisantemi, 1921
5. Nandù (manifattura Feruccio Palazzi), Regata di canoe, 1924-37
6. Nandù (manifattura Feruccio Palazzi), Rocciatore, 1924-37
7. Nandù (manifattura Feruccio Palazzi), Sidecar, 1924-37
8. Nandù (manifattura Feruccio Palazzi), Automobile, 1924-37
9. Lorenzo Lorenzetti, Ragazzo che si tuffa, 1930-31
10. Franco Gentilini, Giovani in riva al mare, 1934
11. Gino Severini, L’angelo rapitore, 1933-35

II Sezione - Dalla ricerca di una nuova sede alla rinascita negli anni Cinquanta
12. Onorato Carlandi, Agitazione, 1916
13. Umberto Bottazzi, Scena di vita romana / Fontana delle tartarughe, 1930
14. Mario Mafai, Demolizione di via Giulia, 1936
15. Nino Caffè, Famiglia del circo, 1938-39
16. Maria Immacolata Zaffuto, Cantiere con figure, 1925-40
17. Ada Salvadori, Madonna, 1955

III Sezione - Verso la nuova Galleria d’Arte moderna. Una collezione in continua crescita
18. Pompeo Fabri, Villa Borghese, 1915
19. Pompeo Fabri, Sul Monte Parioli, 1919
20. Pippo Rizzo, Marina, 1930-34
21. Nicola Rubino, Acrobate, 1950-57
22. Luigi Montanarini, Pittura astratta, 1955-57
23. Arrigo Taggi, Villa Borghese, 1955-60
24. Maria Cortini Viviani, Domenica, 1960-63
25. Primo Conti, La donna del mare, 1969


Opere che tornano nei depositi
1. Giulio Aristide Sartorio, Veduta di ninfa, 1890
2. Onorato Carlandi, Monte Mario, 1900-1902
3. Adolfo De Carolis, Donna con fiori, 1910
4. Pompeo Fabri, Terme di Caracalla, 1916
5. Ferruccio Ferrazzi, Frammento di composizione, 1920
6. Carlo Socrate, Il tacchino, 1923
7. Gino Severini, Composizione, 1933
8. Emanuele Cavalli, Bagnante, 1933-34
9. Giorgio de Chirico, Combattimento di gladiatori, 1933-34
10. Carlo Carrà, Partita di calcio, 1934
11. Luigi Trifoglio, Natura morta, 1934-35
12. Manzù, Ritratto di Ada De Micheli, 1940
13. Nicola Rubino, Nudo di donna, 1950-58
14. Marcello Avenali, Periferia, 1951
15. Emilio Greco, Sibilla, 1951

Uff.st. Zètema Progetto Cultura

Ai Musei Capitolini – Villa Caffarelli si apre la mostra “Diego Rivera e la costruzione dell’arte moderna in Messico nel XX secolo”: un’intensa retrospettiva dedicata al celebre pittore e muralista messicano, la cui opera rappresenta una cerniera tra tradizione e futuro, capace di dare vita a un linguaggio visivo autonomo e distintivo dell’arte moderna messicana.

Accanto alle opere di Diego Rivera, l’esposizione presenta capolavori di artisti straordinari come Frida Kahlo, José María Velasco, José Clemente Orozco, David Alfaro Siqueiros, María Izquierdo, Tamayo, Lozano, Montenegro, Ruiz, Dr. Atl, Saturnino Herrán e molti altri. Ad arricchire il percorso alcuni video e scatti suggestivi, tra cui le fotografie di Rivera, immortalato da Tina Modotti.

Un gruppo di artisti che ha saputo intrecciare tradizione, avanguardia e pluralità di linguaggi estetici. Il percorso espositivo permette così di ripercorrere le genealogie della modernità messicana, collocando la figura di Rivera al centro di una trama visiva e concettuale in cui la formazione accademica dialoga con la sperimentazione e con una profonda attenzione al presente sociale.

Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, la mostra è prodotta in collaborazione con MetaMorfosi Eventi e con il Museo Kaluz di Città del Messico, con il supporto di Zètema Progetto Cultura e con il patrocinio dell’INBAL, Instituto Nacional de Bellas Artes y Literatura del Messico e dell’Ambasciata del Messico in Italia.

L’esposizione è curata da Miguel Fernández Félix (direttore del Museo Kaluz) e Alberto González Torres (direttore del Museo Robert Brady).

Attraverso una straordinaria selezione di oltre 140 opere, di cui trenta di Diego Rivera, il percorso espositivo restituisce la complessità di un processo le cui radici affondano nella nascita del Messico indipendente nel 1821, quando si afferma l’esigenza di un’identità culturale in grado di rappresentare un Paese nuovo, eterogeneo e in continua trasformazione. In questo contesto, l’arte diventa strumento privilegiato per costruire visivamente il volto del Messico, nonché veicolo di progetti di trasformazione culturale che coniugano tradizione e modernità e proiettano sulla scena internazionale un’immagine plurale e in costante evoluzione.

Durante la prima metà del Novecento, l’arte messicana si ridefinisce attraverso la creazione di un linguaggio e di un’iconografia di carattere nazionale. La pratica artistica orienta il proprio sguardo verso la fusione tra retaggio precolombiano, culture popolari e istanze sociali emerse nel periodo post-rivoluzionario. In questo quadro, le arti visive svolgono un ruolo decisivo nella ricostruzione del tessuto sociale del Paese, trovando nel movimento muralista uno dei progetti più influenti sul piano nazionale e internazionale. Promosso nel 1921 da José Vasconcelos e consolidato dagli artisti José Clemente Orozco, David Alfaro Siqueiros e Diego Rivera, il Muralismo contribuisce a democratizzare l’arte e a costruire una narrazione epica della storia messicana, in cui popolo, operai e contadini diventano protagonisti centrali. Ne scaturisce una nuova iconografia nazionale, che parla alle comunità e agli spazi pubblici e ridisegna il ruolo sociale dell’artista.

Il percorso espositivo si articola in quattro sezioni tematiche:

Accademia e tradizione – La formazione di Rivera: esplora il confronto con l’eredità ottocentesca e le genealogie del mestiere, tra accademie e scuole di belle arti, per comprendere le radici tecniche e culturali della modernità messicana.

Il contributo di Diego Rivera e del Messico alle avanguardie europee – Gli anni europei: focus sui dialoghi con cubismo e avanguardia, e sull’apporto originale degli artisti messicani alla scena internazionale attraverso una sintassi visiva nuova.

Il Rinascimento culturale messicano analizza la stagione successiva alla Rivoluzione quando arti visive, letteratura, architettura e musica convergono nella definizione di una moderna identità nazionale, fondendo retaggio precolombiano, tradizioni popolari e istanze sociali.

Oltre il Realismo sociale: esamina la disseminazione di modelli e idee oltre i canoni del muralismo, verso ricerche che ampliano il lessico dell’arte moderna messicana e ne attestano la vitalità nel lungo periodo.

Ciascuna sezione riunisce opere emblematiche tra XIX e XX secolo, accompagnate dai contributi critici di autorevoli storici dell’arte raccolti nel catalogo della mostra, edito da Gangemi Editore.

“Siamo lieti di ospitare a Roma nei Musei Capitolini l’esposizione “Diego Rivera e la costruzione dell’arte moderna in Messico nel XX secolo”, che restituisce al pubblico la forza di una stagione artistica in cui, soprattutto dopo la Rivoluzione messicana del secondo decennio del Novecento, l’arte divenne uno strumento di ricostruzione civile, di emancipazione popolare, di riflessione collettiva e di definizione di una nuova identità messicana: profondamente radicata nella propria storia e nelle culture indigene, ma al tempo stesso pienamente moderna, internazionale e cosmopolita. Sono certo che tutti i visitatori e le visitatrici della mostra potranno riconoscere, attraverso le opere esposte, quel sentimento di emancipazione e rinascita che attraversò il Messico in quegli anni e che non ha ancora perso la sua spinta propulsiva” dichiara il Sindaco di Roma Roberto Gualtieri.

“Ospitare la mostra “Diego Rivera e la costruzione dell’arte moderna in Messico nel XX secolo” è importante non solo per il suo straordinario talento pittorico, che coinvolse un intero movimento di artiste e di artisti nel suo Paese e nel resto del mondo, ma anche perché egli decise, con le sue opere, di riportare l’arte alla sua funzione pubblica, civile e pedagogica, uscendo dagli spazi esclusivi dedicati all’arte pittorica, per restituirla al popolo, al lavoro, alle persone e alla loro storia collettiva. La trasformazione pittorica, con il Muralismo, di edifici civili e luoghi di lavoro nella narrazione visiva di un Paese, il Messico post-rivoluzionario, fu il suo dono più grande per gli artisti e gli intellettuali contemporanei e successivi, grazie alla sua pittura che sapeva richiamare all’uguaglianza, al senso del progresso e della democrazia, alla cittadinanza. Le artiste e gli artisti le cui opere sono esposte insieme a quelle di Diego Rivera ci raccontano di donne e uomini al lavoro, di comunità indigene, di diritti sociali, di dignità del lavoro e accesso all’istruzione. Ci parlano di una rivoluzione che non si compie solo nella politica, o che tenta di realizzarsi in quei decenni, ma anche nelle arti visive, nell’immaginario pittorico che diventa così accessibile a tutti, è l’arte a diventare, com’è giusto che sia, il diritto di tutte e tutti”, sottolinea l’Assessore alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria di Roma Capitale, Massimiliano Smeriglio.

“La storia dell’arte moderna messicana è, in questo senso, una straordinaria lezione di libertà. Gli artisti che incontriamo lungo il percorso espositivo non scelgono tra tradizione e innovazione, tra radici e apertura, tra identità e cosmopolitismo. Scelgono di abitare quella tensione creativa. Trasformano il dialogo tra mondi differenti in una sorgente inesauribile di energia culturale” continua Pietro Folena, Presidente di MetaMorfosi Eventi.

  Fonte Zètema Progetto Cultura

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