Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *
Captcha *
Reload Captcha
Giovedì, 14 Maggio 2026

Mancano pochi giorni all’inizio del tour italiano di Ute Lemper, uno degli appuntamenti più attesi della primavera 2026, che porterà l’artista in tre città – Chiasso (18 aprile), Roma (20 aprile) e Padova (24 aprile) – con tre concerti diversi, pensati come tappe di un unico percorso artistico.

A rendere ancora più ricco questo momento è anche l’annuncio delle prime date del tour estivo, che vedranno Ute Lemper protagonista il 13 giugno a Venezia al Teatro Goldoni con il progetto sinfonico “From Berlin to Broadway”, accompagnata dalla PN3 Orchestra diretta da Valter Sivilotti, solista Andrea Dindo al pianoforte, per poi proseguire il 4 luglio a Pisa, nella cornice del Chiostro del Museo dell’Opera del Duomo, e l’8 luglio a Bari al Teatro Petruzzelli.

Tra le tre tappe primaverili, è Roma a rappresentare il cuore simbolico della tournée. Il 20 aprile all’Auditorium Parco della Musica, Ute Lemper porterà in scena “Paris Paris”, il suo nuovo progetto dedicato alla grande chanson française

Paris Paris” è un viaggio nella Parigi più poetica ed evocativa: tra le note di Édith Piaf, Jacques Brel, Léo Ferré, Charles Trenet e Barbara e le parole di Jacques Prévert, prende forma un universo fatto di notti lungo la Senna, amori sospesi e atmosfere intrise di malinconia e bellezza. Un racconto musicale intenso e cinematografico, in cui la voce di Lemper diventa guida e presenza scenica di rara eleganza.

Ad accompagnarla nel tour (con esclusione della tappa veneziana), tre musicisti di straordinario profilo internazionale: il pianista Vana Gierig, il contrabbassista Giuseppe Bassi e l’accordionista Ludovic Beier, per una formazione capace di restituire tutte le sfumature di un repertorio senza tempo.

Artista tra le più complete e riconosciute a livello mondiale, Ute Lemper ha costruito una carriera eccezionale, spaziando dal teatro musicale al repertorio d’autore, dalle interpretazioni di Kurt Weill e del cabaret berlinese fino ai successi a Broadway e nel West End. Premi come il Laurence Olivier Award e il Premio Molière ne attestano il talento, così come una presenza costante nei più importanti teatri internazionali.

La carriera di Ute Lemper è vasta e poliedrica. Ha lasciato il segno in teatro, nel cinema, in concerto e come artista discografica unica, con oltre 30 CD pubblicati in 40 anni di carriera. È stata universalmente acclamata per le sue interpretazioni delle canzoni del cabaret berlinese, delle opere di Kurt Weill e Bertolt Brecht e delle chanson di Marlene Dietrich, Édith Piaf, Jacques Brel, Léo Ferré, Jacques Prévert, Nino Rota, Astor Piazzolla; è stata inoltre la voce tedesca di Ariel ed Esmeralda nei film Disney, oltre a distinguersi per le sue composizioni originali e per i suoi ruoli in musical e opere teatrali a Broadway, a Parigi, Berlino e nel West End di Londra. È una delle pochissime artiste nate in Germania ad aver ottenuto un riconoscimento internazionale duraturo per decenni.

Recentemente il New York Times ha dedicato la copertina della sezione Cultura al suo ultimo album, Pirate Jenny – Songs of Rebellion Revisited.

Ha vinto il Laurence Olivier Award in Gran Bretagna e l’American Theater World Award per la sua interpretazione di Velma Kelly nel West End e a Broadway, il Premio Molière in Francia per il ruolo di Sally Bowles a Parigi, oltre a numerosi altri premi internazionali per la musica e il teatro e diverse nomination ai Grammy Awards.

Nel 2023 Ute ha pubblicato la sua autobiografia, Die Zeitreisende, diventata immediatamente un bestseller dello Spiegel. Il libro è stato pubblicato anche in Italia da Baldini & Castoldi. Come cantautrice ha recentemente pubblicato l’album Time Traveler, che ripercorre il suo cammino artistico e umano in occasione dei suoi 60 anni, in dialogo con il libro.

Nel 2025 pubblica il nuovo album Pirate Jenny – Kurt Weill Reimagined, una rilettura contemporanea per celebrare il 125° anniversario della nascita di Kurt Weill. Partecipa inoltre a una serie di rappresentazioni di I sette peccati capitali con il Tanztheater Pina Bausch, una collaborazione speciale iniziata 30 anni fa.

Le sue creazioni e composizioni originali sono raccolte negli album Forever (su testi di Pablo Neruda), The 9 Secrets (su parole di Paulo Coelho) e The Bukowski Project, progetti portati in tournée in tutto il mondo. Ha inoltre presentato Songs for Eternity, dedicato ai canti eseguiti nei ghetti durante l’Olocausto dai prigionieri ebrei, uno dei progetti a lei più cari, trasmesso anche dalla RAI e disponibile, come gli altri, su YouTube.

Nel 2026 Ute celebra il 125° anniversario della nascita di Marlene Dietrich con lo spettacolo Rendezvous with Marlene, ispirato a una conversazione telefonica di tre ore avuta con l’attrice a Parigi nel 1987. Attualmente è in tour con un nuovo spettacolo dedicato alla chanson française che ama profondamente, con brani di Piaf, Brel, Michel Legrand, Ferré e altri.

Ute racconta di aver formato la propria identità artistica come giovane donna tedesca nei primi anni Ottanta, vivendo attivamente nella comunità teatrale di Berlino Ovest prima della caduta del Muro. Le pubblicazioni internazionali dei suoi primi album dedicati a Kurt Weill hanno trasformato il suo percorso in una missione, una responsabilità e un viaggio artistico che continua a coltivare e rinnovare, con sempre nuove sfaccettature, a oltre quarant’anni di distanza.

Nel 2026 intraprende anche un tour Disney in Germania, per ripercorrere il suo passato come voce originale di Ariel, la sirenetta, e di altri personaggi Disney. Nello stesso anno celebrerà il 125° anniversario della nascita di Marlene Dietrich con spettacoli in tutto il mondo, da Parigi a New York, da Londra a Berlino, da Roma a Madrid e oltre.

Fonte  Uff.st.: E.Castiglioni
 

Domenica 29 marzo, nel cuore pulsante di Roma, là dove la storia si fa pietra e la pietra si fa memoria, il Campidoglio si prepara ad accogliere “Forever”, la prima collezione couture del giovane stilista calabrese — classe 2001 — Elio Guido, in occasione della terza edizione di Roma Couture. Creazioni che oltrepassano la passerella: un linguaggio che si fa identità, visione, presenza. Un titolo che è promessa e vertigine, eco e destino.

“Forever” è un viaggio. È una ferita aperta nel tempo e, insieme, una carezza che lo attraversa. È il tentativo - audace - di trattenere l’eterno dentro il gesto effimero dell’abito. È la dichiarazione di un inizio che ambisce a durare per sempre. Ma è anche una riflessione profonda: sull’identità, sulla verità, sulla necessità di togliere le maschere per tornare a ciò che è autentico. E in questa tensione si rivela la sua anima più profonda: un dialogo serrato con la poetica di Luigi Pirandello, dove l’identità si frantuma, si moltiplica, si nasconde dietro le maschere. Come nelle pagine del celebre drammaturgo, anche qui la realtà non è mai una. È prospettiva. È sguardo. È illusione. “Uno, nessuno e centomila” - non è solo letteratura, ma diagnosi del contemporaneo, denuncia di un’industria che si riflette nella propria superficie senza mai toccare la sostanza. L’essere umano - e in questo caso la moda stessa - si frammenta, si sdoppia.  E allora la passerella si fa palcoscenico di verità scomode.

Nella collezione di Elio Guido, le maschere - simbolo pirandelliano per eccellenza - si materializzano come elementi scenici e concettuali e si traducono in copricapi che aprono la sfilata e catturano lo sguardo. Una presenza imponente, quasi ieratica, ispirata alla mitra di San Gennaro: simbolo che evoca sacralità e distanza, ma anche costruzione artificiale. Una sacralità ambigua, quasi disturbante. Un volto che non è volto, un’identità imposta. È l’immagine stessa di una moda che guarda principalmente al rumore anziché al silenzio del lavoro sartoriale. È punto di rottura: sotto quella forma rigida si cela una crisi identitaria che Guido trasforma in linguaggio estetico. Poi, lentamente, la verità si rivela. Eppure, proprio in questo contrasto, nasce la forza di “Forever”. Sotto quella superficie, emerge il dialogo tra forme, volumi e materiali; tra controllo e abbandono creativo. Un equilibrio instabile, quasi pirandelliano, in cui la costruzione sartoriale - rigorosa, lucida, disciplinata - si lascia attraversare da improvvise fughe di libertà.

Il nero domina come abisso e rinascita, consente di esaltare contrasti di forma e luce. È il colore dell’essenza, del rigore, della verità non filtrata. In questo buio grafico, emergono volumi monumentali e trasparenze leggere, ricami preziosi, pizzi, paillettes. Strutture quasi invisibili. Tutto è presente, ma mai ostentato. La verità, come in Pirandello, si trova “dentro”; nell’anima dell’abito. È una moda che chiede di essere guardata due volte. Una prima volta per emozionare. Una seconda per comprendere. Ogni capo è il risultato di una ricerca meticolosa. Come in Pirandello, l’apparenza è solo un velo: ciò che conta è il percorso verso l’interiorità. Eppure, in questa complessità, Guido non dimentica la donna. La sua è una femminilità viva, concreta. Non un’astrazione, ma un corpo, una presenza, una voce. Gli abiti — con drappeggi studiati, scollature misurate e schiene rivelate con raffinata delicatezza — rivelano il corpo con misura e armonia. Non costruiscono una maschera, ma accompagnano un’identità tra opulenza e sottrazione. E in questa dimensione, si inserisce anche il tributo. Un omaggio silenzioso ma potente a Valentino Garavani, maestro di grazia ed eleganza senza tempo. In una collezione avvolta dal nero, appare un solo abito rosso: una sirena, emblema di eleganza classica, attraversata da una costruzione radicale, quasi scultorea. È un incontro tra passato e presente, tra eredità e futuro. Accanto a questo, un’altra dimensione più intima: gli abiti dedicati alle donne che abitano la vita dello stilista. Non nomi, ma presenze. Non biografie, ma legami. Un ponte emotivo che rende “Forever” un diario emozionale cucito con fili di memoria e affetto. Ogni creazione è una sfida, perché nasce in tempi estremamente ridotti. Il giovane talento affronta così la couture come un campo di battaglia: tra disciplina e visione.

In vista della sfilata, Elio Guido dichiara: «Presentare Forever in Campidoglio è un’emozione profonda, una sfida che mi mette alla prova e un grande onore. È un progetto che nasce per tutte le donne che desiderano riconoscersi nella propria unicità e custodire un’eleganza che non conosce tempo».

La televisione italiana perde uno dei suoi volti più eleganti e riconoscibili. È morta a Roma Enrica Bonaccorti, conduttrice, autrice e attrice che ha segnato un’epoca del piccolo schermo. Aveva 76 anni.

La presentatrice si è spenta questa mattina in una clinica romana, dove era ricoverata a causa delle complicazioni legate a un tumore al pancreas diagnosticato meno di un anno fa. A confermarlo alle agenzie di stampa è stato il suo agente, Andrea Quattrini, che le è stato accanto negli ultimi quindici anni. «La diagnosi era arrivata prima dell’estate del 2025 – ha ricordato – e purtroppo con quel tipo di tumore le speranze sono molto poche».

Accanto a lei fino all’ultimo la famiglia. La figlia Verdiana Bonaccorti ha scelto di restare lontana dai riflettori in queste ore di dolore, mentre nelle prossime ore verranno definiti i dettagli delle esequie e della camera ardente.

Una carriera tra televisione, teatro e musica

Attrice di teatro, cinema e prosa agli esordi, Bonaccorti è diventata negli anni uno dei volti più noti della televisione italiana. Il grande successo è arrivato negli anni Ottanta in Rai con programmi popolari come Italia Sera e Pronto, chi gioca?, erede dello storico format Pronto, Raffaella? condotto da Raffaella Carrà.

Successivamente il passaggio alle reti Fininvest, dove guidò anche la prima edizione di Non è la Rai, contribuendo a rendere il programma uno dei fenomeni televisivi dei primi anni Novanta.

Parallelamente alla carriera televisiva, Bonaccorti ha lasciato un segno anche nella musica italiana. È infatti l’autrice del testo della celebre La lontananza, interpretata da Domenico Modugno, uno dei brani più amati del repertorio del cantautore. La canzone nacque nel 1970 durante la preparazione dello spettacolo teatrale Mi è caduta una ragazza nel piatto e racconta, con tono nostalgico, il dolore di una separazione e il ricordo dell’ultimo addio.

La malattia e il racconto pubblico

Dopo la diagnosi di tumore al pancreas, Bonaccorti aveva inizialmente scelto il silenzio. Solo in un secondo momento aveva deciso di condividere sui social e in alcune interviste televisive il suo percorso di cura.

Già nel settembre 2023 aveva raccontato pubblicamente un altro momento difficile della sua salute: un delicato intervento a cuore aperto con l’inserimento di quattro bypass. In quell’occasione aveva lanciato un appello ai suoi fan: «Controllatevi il più possibile».

Funerali a Roma

L’ultimo saluto alla conduttrice si terrà sabato alle ore 15 nella Chiesa degli Artisti a Roma. La camera ardente sarà allestita nella clinica romana dove è morta e resterà aperta da venerdì mattina fino a sabato alle 12 per amici e familiari.

Il ricordo del mondo dello spettacolo

Numerosi i messaggi di cordoglio. «Enrica mia, sarai sempre con me», ha scritto su Instagram Mara Venier, condividendo una foto insieme all’amica.

Il conduttore Pierluigi Diaco ha annunciato uno speciale del programma BellaMa' su Rai, dedicato alla conduttrice: «Enrica si è distinta per passione, educazione, regalità d’animo ed eleganza, qualità che ha trasformato in una vera grammatica televisiva».

Anche la ministra del Turismo Daniela Santanchè ha voluto salutarla sui social: «Hai vissuto da protagonista. Ora sarà il cielo a godere della tua bravura e della tua bellezza».

La Rai ha ricordato Bonaccorti sottolineandone «il garbo, l’eleganza, la professionalità e il profondo rispetto per il pubblico», definendola una figura capace di attraversare con naturalezza teatro, cinema, radio e televisione.

Tra i tanti messaggi anche quelli di Caterina Balivo, Rita Pavone, Antonella Clerici e Simona Ventura, che hanno ricordato la sua ironia, l’eleganza e il coraggio dimostrato negli ultimi mesi.

Il legame con Renato Zero

Tra le amicizie più profonde della sua vita artistica quella con Renato Zero. Il loro rapporto, nato negli anni della giovinezza e inizialmente sentimentale, si è trasformato nel tempo in un legame di grande affetto e stima reciproca.

Lo stesso cantante aveva ricordato recentemente come il rapporto con Bonaccorti non si fosse mai davvero interrotto, ma semplicemente evoluto negli anni in una sincera amicizia. Un legame suggellato anche da un abbraccio sul palco durante un suo concerto romano, gesto che aveva commosso la conduttrice.

Con la scomparsa di Enrica Bonaccorti se ne va una figura poliedrica dello spettacolo italiano: una donna capace di muoversi con naturalezza tra teatro, musica e televisione, lasciando dietro di sé una lunga stagione di programmi, canzoni e ricordi che hanno accompagnato generazioni di spettatori.

Il Museo del Saxofono apre le sue porte a una serata che profuma di swing e atmosfere d’altri tempi. Sabato 21 marzo 2026 alle ore 21:00 è di scena il Gipsy Jazz Trio con un concerto che invita il pubblico a immergersi nel mondo elegante e irrequieto del jazz manouche, tra virtuosismo, improvvisazione e suggestioni che arrivano direttamente dalla Parigi degli anni Trenta.

Sul palco saliranno tre musicisti tra i più apprezzati della scena manouche italiana: Moreno Viglione e Augusto Creni alle chitarre manouche e Renato Gattone al contrabbasso. Il loro dialogo musicale restituisce tutta la vitalità di uno stile che vive di ritmo, complicità e invenzione. Il repertorio prescelto attraversa alcune delle pagine più affascinanti della tradizione gipsy jazz, alternando standard americani reinterpretati con spirito manouche, composizioni rese celebri da Django Reinhardt e brani della tradizione francese, fino ai suggestivi valzer musette che evocano le sale da ballo e i caffè della Parigi bohémien. Un programma che mira a riaccendere un'epoca con energia contemporanea, trasformando ogni brano in una piccola storia fatta di ritmo, malinconia e improvvisa euforia.

Il trio porta con sé anche un bagaglio di esperienze maturate accanto ad alcuni dei protagonisti internazionali del genere. Nel percorso artistico di ognuno dei musicisti figurano infatti collaborazioni con artisti del calibro di Angelo Debarre, Dorado & Samson Schmitt, Noe Reinhardt e Stochelo Rosenberg, interpreti che rappresentano il cuore pulsante della scena gypsy jazz mondiale. Questo dialogo continuo con i grandi del genere ha contribuito a plasmare uno stile personale che coniuga rispetto della tradizione e libertà espressiva.

Il jazz manouche, nato nella Parigi cosmopolita degli anni Trenta grazie all’inconfondibile talento di Django Reinhardt, è una musica che porta dentro di sé lo spirito del viaggio. È jazz senza batteria, costruito sul battito delle chitarre e sul respiro del contrabbasso; una musica capace di essere festosa e malinconica nello stesso istante, fatta di melodie appassionate e improvvisazioni scintillanti. che regna nelle strade e nei club dei balli improvvisati e delle notti parigine, con un linguaggio che, nel corso del tempo, ha continuati a rinnovarsi mantenendo intatta la sua anima nomade.

 

Fonte E.Castiglioni Uff.St

 

È morto ieri, all’età di 93 anni, lo stilista Valentino Garavani. «Si è spento nella serenità della sua residenza romana, circondato dall’affetto dei suoi cari», si legge nella nota diffusa dalla Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti. La camera ardente sarà allestita presso PM 23, in piazza Mignanelli 23 a Roma, e sarà aperta al pubblico mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio, dalle 11 alle 18.

Valentino Ludovico Clemente Garavani, noto in tutto il mondo semplicemente come Valentino (Voghera, 11 maggio 1932 – Roma, 19 gennaio 2026), è stato uno dei più grandi protagonisti dell’alta moda italiana e il fondatore dell’omonima maison. Attivo sin dagli anni Cinquanta, ha contribuito in maniera decisiva all’affermazione internazionale del Made in Italy nel secondo dopoguerra, diventando un punto di riferimento assoluto dello stile e dell’eleganza del Novecento.

Il primo importante riconoscimento arrivò con la vittoria di un concorso internazionale promosso dall’International Wool Secretariat, volto a sostenere i giovani talenti e a valorizzare la lana. Un successo che gli aprì le porte dell’atelier del couturier francese Jean Dessès. Nel 1957, quando Guy Laroche – allora illustratore nello stesso atelier – fondò la propria maison, Valentino lo seguì, lavorando con lui per circa due anni. Fu un periodo fondamentale per la sua formazione: l’influenza dell’alta moda francese, l’eleganza delle donne parigine e il loro stile di vita raffinato segnarono profondamente la sua idea di lusso e la sua estetica.

Rientrato in Italia, Valentino si stabilì a Roma, dove completò la formazione lavorando prima come allievo nell’atelier di Emilio Schuberth e successivamente collaborando con Vincenzo Ferdinandi, tra i maggiori interpreti dell’alta moda italiana dell’epoca. Nel 1959 aprì il suo primo atelier in via dei Condotti, grazie al sostegno economico del padre e di alcuni finanziatori, dando ufficialmente inizio alla sua avventura imprenditoriale.

I primi anni non furono semplici: i costi elevati e una visione orientata a un lusso estremo misero a dura prova la solidità economica della maison, tanto che alcuni soci si ritirarono. In quegli anni, però, la vita romana di Valentino non era fatta solo di lavoro. «A quel tempo volevo solo divertirmi, guidare una macchina sportiva, prendere il sole in spiaggia, indossare pantaloni di pelle e ballare», ricordava lo stilista. Fu proprio durante una serata mondana che incontrò Giancarlo Giammetti, allora studente di architettura, destinato a diventare il compagno di una vita e il partner fondamentale nella costruzione del successo della maison.

Numerosi e immediati i messaggi di cordoglio dal mondo delle istituzioni, della cultura e dello spettacolo. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni lo ha ricordato come «maestro indiscusso di stile ed eleganza e simbolo eterno dell’alta moda italiana. Oggi l’Italia perde una leggenda, ma la sua eredità continuerà a ispirare generazioni. Grazie di tutto».

Tra i ricordi più toccanti, quello di Sophia Loren, che sui social ha scritto: «Mio caro Valentino, la notizia della tua scomparsa mi addolora profondamente. Con te ho condiviso momenti di grande affetto e di sincera stima reciproca. Avevi un animo gentile, ricco di umanità. Sei stato un amico e la tua arte e la tua passione resteranno per sempre fonte di ispirazione. È stato un privilegio conoscerti e ti porterò sempre con me». L’attrice ha poi rivolto un pensiero a Giancarlo Giammetti e alla famiglia dello stilista.

Dal mondo politico, il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha parlato di «uno dei più grandi simboli della moda italiana, un maestro di stile che ha portato nel mondo l’eleganza, la creatività e il talento del nostro Paese». Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sottolineato come Valentino abbia reso il Made in Italy «simbolo di stile, creatività e prestigio». Matteo Salvini lo ha definito «un maestro di eleganza, simbolo del genio italiano conosciuto in tutto il mondo».

Indissolubilmente legato al nome di Valentino è il celebre Rosso Valentino, nato da un’immagine rimasta impressa nella memoria dello stilista: una sera all’Opera di Barcellona, quando una donna vestita di rosso catturò il suo sguardo per intensità e presenza scenica. Da quel colpo di fulmine estetico nacque una scelta creativa destinata a diventare una firma.

Non un semplice rosso, ma una nuance precisa, calda e regale, riconoscibile e diversa da ogni altra. Nel tempo, come racconta un volume celebrativo, è stata declinata in oltre 550 tonalità, a dimostrazione che il Rosso Valentino è più un linguaggio che un singolo colore. Un’icona capace di attraversare passerelle e red carpet, fino a ispirare alcuni degli abiti rossi più celebri del cinema, come quelli de La signora in rosso e di Pretty Woman.

Con la scomparsa di Valentino Garavani, l’Italia perde uno dei suoi interpreti più alti e riconoscibili: un maestro che ha trasformato l’eleganza in patrimonio culturale e che continuerà a vivere nelle sue creazioni.

Pubblicità laterale

  1. Più visti
  2. Rilevanti
  3. Commenti

Per favorire una maggiore navigabilità del sito si fa uso di cookie, anche di terze parti. Scrollando, cliccando e navigando il sito si accettano tali cookie. LEGGI