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Giovedì, 18 Giugno 2026

Uscito “Non chiamatemi First Lady” di Elisa De Leo: dietro i riflettori della politica, la voce vera di una donna
 
Elisa De Leo arriva in libreria con “Non chiamatemi First Lady” (Santelli Editore), non una guida pratica su come diventare una perfetta first lady né pagine intrise di lezioni su come stare composte o tutorial per sorrisi istituzionali, ma solo realtà, autenticità e verità.
 
Essere la compagna di un politico, una mamma, una donna ipersensibile e insieme, una cittadina attiva, è infatti una danza quotidiana tra emozioni, aspettative, cadute e ripartenze. Ed Elisa De Leo racconta tutto: le corse elettorali, i sacrifici, gli incastri, gli haters, le fragilità che nessuno vede e la determinazione che rinasce dalle ceneri di ogni delusione; perfino quella famosa proposta di matrimonio alla Camera dei Deputati.
 
Tra episodi che strappano un sorriso, riflessioni sulla femminilità e retroscena che nessun comunicato stampa ti dirà mai, emerge la storia di una donna che ha imparato a smontare etichette con ironia e a ricostruirsi con testa, cuore e tanta pazienza. Un’opera per chi vive nell’ombra ma fa più luce dei riflettori. Per chi sa che la vita reale non è perfetta – ed è proprio questo che la rende bellissima.
 
“Ho scritto questo libro quasi senza accorgermene. È nato come una forma di scrittura terapeutica – ha confessato l’autrice.
Negli anni avevo conservato un taccuino e numerose note sul telefono, piene di riflessioni, episodi e pensieri. Quando sono andata a rileggere, mi trovavo in un momento particolarmente difficile della mia vita. Sentivo il bisogno di ritrovare me stessa e ho capito che potevo ribaltare quella fase solo facendo affidamento sulla mia forza e sulla mia positività. È stato allora che mi sono resa conto di avere tra le mani qualcosa di speciale e unico: una storia che meritava di essere raccontata. Il mio libro. Tutti i capitoli sono nati in modo assolutamente spontaneo.

Il libro attraversa il periodo che va dal 2014 al 2023, anni in cui ho vissuto da vicino la crescita politica e istituzionale di mio marito. Ho sentito il desiderio di raccontare ciò che spesso resta invisibile: il lato umano della politica, fatto di entusiasmi, sacrifici, fragilità e relazioni. Un mondo spesso avvolto da pregiudizi che, invece, merita anche di essere raccontato attraverso le persone che lo vivono ogni giorno.

Non è un libro sulla politica in senso stretto e, certamente, non è un manuale per diventare una perfetta first lady. Anzi. Tra queste pagine emergono temi molto attuali e profondamente personali: la maternità, le difficoltà di conciliare i tanti ruoli che una donna si trova a ricoprire, il body shaming, l'ipersensibilità, il peso del giudizio degli altri e la costante ricerca di autenticità.

Naturalmente non poteva mancare il racconto della celebre proposta di matrimonio alla Camera dei Deputati, un episodio che molti ricordano per la sua esposizione mediatica. Per la prima volta, però, è la mia voce a raccontarne le emozioni, le sfumature più intime e anche gli aspetti tragicomici che l'hanno accompagnata”.
 
“Abbiamo scelto di pubblicare questo libro perché racconta una figura femminile spesso osservata ma raramente ascoltata. Dietro l’immagine pubblica della ‘compagna di un politico’ esiste una persona fatta di emozioni, fragilità, responsabilità quotidiane e continua ricerca di equilibrio tra vita privata ed esposizione mediatica – ha dichiarato la casa editrice.

Elisa De Leo ci ha colpiti per la sua autenticità: lontana dagli stereotipi, capace di alternare ironia, introspezione e consapevolezza civile. Non è il racconto idealizzato di una ‘first lady’, ma la testimonianza sincera di una donna che sceglie di mostrarsi senza filtri, restituendo dignità anche alle contraddizioni, alle cadute e alle ripartenze. In un tempo in cui l’immagine spesso prevale sulla sostanza, abbiamo ritenuto importante dare spazio a una narrazione che parla di identità femminile, pressione sociale, maternità, relazioni e partecipazione pubblica con uno sguardo umano e profondamente contemporaneo.

Questo libro ci è sembrato necessario perché dà voce a tutte quelle donne che, pur restando spesso dietro le quinte, sostengono, costruiscono, resistono e illuminano molto più di quanto i riflettori raccontino”.
 
“Non chiamatemi First Lady” è, insomma, un invito a guardare oltre le etichette. È dedicato a tutti coloro che, almeno una volta nella vita, si sono sentiti definiti da uno sguardo esterno, da un ruolo o da un pregiudizio. A chi vive spesso nell'ombra, ma ogni giorno fa brillare la vita degli altri.
Un libro da leggere, ma soprattutto da sentire.

L’AUTRICE

Elisa De Leo, nata e cresciuta a Padova nel 1983, oggi vive a Ventimiglia (IM). Lavora come impiegata e, nel tempo libero, si divide tra famiglia e le sue passioni: sport, scrittura, comunicazione e politica. Nel 2012 lascia il Veneto per nuove esperienze personali e professionali, che l’hanno portata prima in Costa Azzurra e poi in Liguria, dove ha costruito la sua vita privata e familiare. Il matrimonio con una persona che ha ricoperto ruoli istituzionali importanti, tra cui quello di Onorevole della Repubblica e sindaco di una città complessa, le ha insegnato ad osservare la politica dall’interno, a comprenderne il peso reale, le pressioni e a restare saldi, anche quando l’esposizione pubblica mette alla prova ogni equilibrio. Sensibile ai temi delle donne, della libertà e del rispetto, ha scelto di trasformare le sue esperienze nella sua prima opera autobiografica

 

Nel 1963 Mosca pronta a trattare con il Vaticano: dai Diari di Bernabei la diplomazia segreta italiana nella Guerra fredda

In uscita per Rubbettino il libro "Diari. Gli anni della grande speranza. 2/1961-1965", il secondo volume dei Diari dello storico Direttore Generale Rai, curati da Agostino Giovagnoli

Ci sono libri che aggiungono dettagli alla storia e altri che, invece, permettono di guardarla da una prospettiva completamente nuova. Il secondo volume dei Diari (1961-1965) di Ettore Bernabei, pubblicato da Rubbettino e curato dallo storico Agostino Giovagnoli, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Le pagine dell'opera aprono infatti uno squarcio su una delle vicende meno conosciute della Guerra fredda: il tentativo avviato nel 1962 e nel 1963 di costruire relazioni diplomatiche tra l'Unione Sovietica e la Santa Sede.

Il valore del volume non risiede soltanto nell'importanza degli eventi narrati, ma soprattutto nella natura della testimonianza. Bernabei non racconta da osservatore esterno. È uno dei protagonisti discreti di una rete di relazioni che coinvolge il governo italiano, il Vaticano e rappresentanti del Cremlino. Le sue annotazioni quotidiane consentono al lettore di seguire quasi in tempo reale la nascita di un dialogo che, fino ad oggi, era noto soltanto in parte.

L'aspetto più sorprendente emerge dalla lettura delle pagine dedicate ai rapporti con l'ambasciatore sovietico a Roma, Semën Kozyrev. Il 19 novembre 1962 Bernabei annota un incontro destinato ad assumere una rilevanza storica. Dopo una lunga conversazione sul ruolo della Chiesa e sulla pace internazionale, l'ambasciatore sovietico gli pone una domanda diretta: come avviare trattative per creare normali relazioni diplomatiche tra l'URSS e il Vaticano.

Nelle righe del diario si percepisce immediatamente che non si tratta di una semplice curiosità diplomatica. Bernabei comprende che dietro quella richiesta vi è una precisa volontà politica di Mosca. È il segnale di una svolta che matura all'indomani della crisi dei missili di Cuba, quando il mondo ha appena sfiorato il conflitto nucleare e le grandi potenze iniziano a cercare nuove strade per ridurre le tensioni internazionali.

Uno dei meriti maggiori del libro è quello di restituire il ruolo svolto dall'Italia in questa delicata operazione. Al centro della scena compare Amintore Fanfani, individuato dagli stessi ambienti vaticani come il referente ideale per preparare il dialogo con i sovietici. Bernabei diventa uno degli ingranaggi essenziali di questa diplomazia silenziosa, muovendosi tra Palazzo Chigi, la Segreteria di Stato vaticana e l'ambasciata sovietica.

Le annotazioni mostrano come accanto ai canali ufficiali operassero figure che avrebbero avuto un peso determinante nel favorire il confronto. Tra queste emerge il sindaco di Firenze Giorgio La Pira, convinto sostenitore del dialogo tra i blocchi e promotore di una visione della politica internazionale fondata sulla pace e sulla collaborazione tra i popoli.

La pagina forse più significativa del volume è quella del 14 gennaio 1963. Bernabei scrive che quella giornata avrebbe potuto avere "sviluppi veramente storici e memorabili". È il momento in cui Kozyrev comunica a Fanfani che il governo sovietico è disposto ad avviare ufficialmente trattative con la Santa Sede per stabilire rapporti diplomatici.

La descrizione degli avvenimenti ha il ritmo di un racconto diplomatico vissuto in presa diretta. Fanfani informa immediatamente il sostituto della Segreteria di Stato, monsignor Angelo Dell'Acqua. Vengono rapidamente fissate modalità e tempi del negoziato. Nella stessa serata, l'ambasciatore sovietico torna a casa Fanfani con un messaggio urgente di Nikita Krusciov destinato al leader italiano e collegato ai rapporti con l'amministrazione Kennedy.

Bernabei racconta persino i dettagli logistici dell'incontro, spiegando come si sia recato personalmente all'ingresso per accogliere l'ambasciatore ed evitare che il suo arrivo venisse registrato dalle guardie di servizio. Sono particolari apparentemente minori, ma che restituiscono al lettore il clima di estrema riservatezza che accompagnava quei contatti.

Tra le figure che emergono con maggiore forza vi è proprio La Pira. Nelle sue conversazioni con Palmiro Togliatti, riportate nei diari, prende forma una visione quasi profetica del momento storico. Per il sindaco fiorentino il Dopoguerra è ormai terminato e si sta aprendo una nuova stagione di pace, guidata da quattro uomini: Papa Giovanni XXIII, John Fitzgerald Kennedy, Nikita Krusciov e Amintore Fanfani.

Le pagine dedicate agli incontri con Togliatti offrono inoltre una testimonianza preziosa sui tentativi di costruire ponti tra il mondo comunista e il Vaticano. Il leader del PCI riconosce apertamente di aver lavorato per favorire l'avvicinamento tra Krusciov e il Pontefice e lascia intendere la necessità di individuare nuovi intermediari dopo la scomparsa di monsignor Giuseppe De Luca.

Di particolare interesse è anche il capitolo dedicato alla liberazione del cardinale ucraino Josyf Slipyj. Il 26 gennaio 1963 Kozyrev consegna a Bernabei la comunicazione ufficiale con cui il governo sovietico autorizza il rilascio del presule cattolico e il suo trasferimento in Vaticano. La misura viene presentata come un gesto di buona volontà richiesto dalla Santa Sede per favorire l'avvio del dialogo diplomatico.

La lettura dei Diari permette così di comprendere come dietro i grandi eventi internazionali operassero reti informali di relazioni, mediatori discreti e canali paralleli spesso decisivi quanto quelli ufficiali. È proprio questo uno degli aspetti più affascinanti del volume.

Ne emerge anche un ritratto inedito di Ettore Bernabei. Non soltanto dirigente pubblico e futuro presidente della RAI, ma protagonista di una diplomazia informale capace di intrecciare politica, informazione e relazioni internazionali. La stessa sede della RAI compare più volte come luogo di incontri e scambi riservati, confermando quanto il ruolo di Bernabei andasse ben oltre quello di semplice manager.

La pubblicazione integrale e senza omissioni di questi documenti rappresenta dunque un contributo di straordinario valore storiografico. Sullo sfondo di eventi epocali come il Concilio Vaticano II, la crisi di Cuba e la ricerca di una nuova distensione tra Est e Ovest, i Diari raccontano una pagina poco nota ma fondamentale della diplomazia del Novecento.

Rubbettino e Agostino Giovagnoli consegnano agli studiosi e ai lettori una fonte preziosa che arricchisce la comprensione della Guerra fredda e del ruolo svolto dall'Italia in quella stagione. Soprattutto, il volume dimostra come, nei momenti più delicati della storia, il dialogo possa nascere anche attraverso figure lontane dai riflettori ma capaci di costruire pazientemente ponti tra mondi apparentemente inconciliabili.

Pianista di fama internazionale e docente di Conservatorio con la missione di demistificare la musica classica, fondendo il rigore della tradizione con un approccio contemporaneo e accessibile, Giulia Vazzoler arriva in libreria con “PER ELISA. Storie di musica e di frontiera”, pubblicato da Florestano Edizioni e parte di un progetto cross-mediale che lo vedrà fruibile anche sotto forma di disco (Label: AlfaMusic), perché ci sono emozioni che, per essere raccontate, hanno bisogno di una colonna sonora.
 
Più che un saggio sulla musica per appassionati di musica classica o solo un memoir, è un racconto in cui ogni capitolo nasce dall'incontro tra una composizione per pianoforte — Beethoven, Chopin, Debussy, Brahms, Bach — e un frammento di esistenza. Tutto comincia con “PER ELISA”, simbolo di un’assenza originaria: il padre scomparso quando l’autrice era bambina. Da quella ferita prende avvio un viaggio che attraversa frontiere geografiche e interiori: la Siria in guerra, la Palestina dei muri e dei checkpoint, le città del Golfo Persico, la Florida, l’Africa occidentale.
 
“C'è un tempo per l'interpretazione e un tempo per la rivelazione. Il mio è arrivato. ‘PER ELISA’ è il mio manifesto personale, che prende la forma ambiziosa di un doppio esordio, discografico ed editoriale.
Nasce da una convinzione profonda: un'artista, oggi, non può più nascondersi dietro al suo strumento – ha dichiarato l’autrice.

Ho scelto di portare la musica fuori dai suoi luoghi sacri, non per profanarla, ma per restituirle la sua funzione originaria: essere la colonna sonora della vita. Per questo la mia musica risuonerà negli ospedali, si mescolerà alla risacca del mare, al fruscio delle foglie in un bosco e all'eleganza di una boutique. La bellezza non va confinata, va liberata.
La mia formazione è stata un voto alla perfezione tecnica, un'immersione totale nella partitura. Un percorso rigoroso che insegna il controllo assoluto, ma che rischia di farci dimenticare il motivo per cui abbiamo iniziato: l'emozione. In questa ricerca della nota impeccabile, della prassi esecutiva filologica, abbiamo smesso di parlare al cuore delle persone.
E allora, per la prima volta, il vero spartito sono io.

In ‘PER ELISA’ c'è tutto: la fame di mondo che mi divorava negli anni del Conservatorio, i viaggi che mi hanno spinta oltre i miei limiti, le missioni umanitarie che mi hanno insegnato il valore del silenzio. Ma ci sono anche le mie fragilità, la mia storia, la mia famiglia, i miei amori.
Non è un semplice progetto di divulgazione. È un invito a sentire. Un'esperienza pensata per arrivare direttamente alla pancia, senza chiedere il permesso alla mente.

La musica classica è diventata un'arte da museo: magnifica, intoccabile e, troppo spesso, senza vita. La mia non lo sarà. ‘PER ELISA’ è il primo passo per restituire alla musica la sua vera natura: un'esperienza viscerale, non un esercizio intellettuale. Non sto 'svecchiando' un genere; sto proponendo un nuovo modo di sentirlo, di viverlo: il mio. Portandola fuori dai suoi confini abituali, non la banalizzo, al contrario: le restituisco il suo potere universale”.
 
“Con questo libro, Florestano Edizioni conferma ancora una volta la propria linea editoriale, fondata su un importante progetto di divulgazione musicale: rendere la conoscenza della musica accessibile a tutti, non soltanto agli addetti ai lavori – ha commentato l’editrice Roberta Magarelli.
Conoscere la storia della musica, i motivi che hanno portato alla composizione di un brano e il contesto che si cela dietro ogni opera, dal Cinquecento ai giorni nostri, può avvicinare molti lettori anche all’ascolto della musica colta. Il libro di Giulia rappresenta pienamente questo progetto e ne incarna con efficacia lo spirito divulgativo”.
 
La musica si rivela quindi essere un linguaggio universale, capace di costruire ponti tra culture diverse e dare forma a ciò che le parole non riescono a dire. “PER ELISA” è il racconto di una vita attraversata dalla musica e una meditazione sul potere dell’arte di trasformare il dolore in conoscenza.

 

BIO

 

Giulia Vazzoler è una pianista di fama internazionale e docente di Conservatorio con una missione chiara: demistificare la musica classica, fondendo il rigore della tradizione con un approccio contemporaneo e accessibile. Attraverso il suo brand "The Italian Pianogirl", è diventata la pianista classica più influente d'Italia sui social media, dimostrando una straordinaria capacità di connettersi con un pubblico vasto e diversificato.
Figura poliedrica, Giulia arricchisce il suo profilo con esperienze come TEDx speaker, critica musicale, conduttrice radiofonica e volto televisivo. La sua unicità si manifesta anche nelle collaborazioni con prestigiosi brand di lusso e moda, dove coniuga con maestria eleganza artistica e spessore culturale.


La sua carriera concertistica l'ha vista calcare palcoscenici in tutta Europa, negli Stati Uniti, in Medio Oriente e in Africa. Parallelamente, un profondo impegno sociale, maturato in contesti umanitari complessi come campi profughi e zone di guerra, arricchisce il suo profilo artistico con un'inedita sensibilità. Dopo anni di attività itinerante, ha scelto di stabilirsi in Riviera del Brenta. Scrive per la rivista "Musica" e conduce "Al piano di Giulia" in onda su Televenezia. È Veneto Creator per la Regione Veneto.

Uscito “In Absentia e altri racconti di Voce Narrante” di Matteo Nerbi, un’opera in cui memoria, amore, nostalgia e perdita vengono esplorati attraverso la ricerca di ciò che Voce Narrante definisce, semplicemente, “l’anima”
 
Matteo Nerbi, dopo il successo riscosso con “Utrum” (GFE, 2024), raccolta premiata in oltre venti concorsi letterari, tra cui il primo premio a “La via dei libri” nella cornice del Premio Bancarella, è tornato in libreria con il seguito ideale “In Absentia e altri racconti di Voce Narrante”.
 
Cosa resta, quando qualcosa non c’è più?
Non il vuoto, ma una presenza diversa: più sottile, più difficile da nominare. Una traccia che si annida nei gesti, negli oggetti, nei suoni. Qualcosa che continua a parlare, anche quando non c’è più nessuno a rispondere.


I racconti di In absentia si muovono dentro questo spazio sospeso, tra memoria e presente, tra voce e silenzio, tra ciò che è stato e ciò che ancora resiste.
Un incontro che non si è mai davvero interrotto.
Una perdita che cambia forma.
Un dialogo impossibile che trova voce altrove.


Tra voci e silenzio, un carillon accende un legame inatteso.
Ad accompagnare il lettore è Voce Narrante che osserva, interroga, talvolta si espone. Non solo testimone, ma coscienza che attraversa le storie, cercando un senso dove il senso sembra smarrito, con la consapevolezza che queste pagine non offrono risposte, ma aprono varchi.
Come in un concept album musicale, tra una Intro e una Outro, ogni racconto risuona nell’altro, affidando alla metafora musicale il compito di dire ciò che il linguaggio, da solo, non riesce a trattenere.


Perché ciò che è perduto non scompare davvero: muta, si trasfigura, e continua a esistere altrove.
 
«Forse, domandando cosa sia davvero l’assenza di ciò che abbiamo perduto, potremo scorgere nel riflesso di luoghi e cose che continuano a vibrare dentro di noi e che ancora abitiamo, nel silenzio delle nostre emozioni» - ha spiegato, infatti, l’autore.
 
Fin dalle prime pagine, Voce Narrante invita a non limitarsi alla sola lettura: la musica, più volte invocata nel testo come colonna sonora di situazioni emotive, diventa parte integrante dell’esperienza narrata, come una vera e propria “metafora musicale”, attraverso cui i ricordi e gli stati d’animo possono essere percepiti in modo polisensoriale e profondo.
 
Nel racconto “In absentia”, che dà il titolo alla raccolta, la vita di Guido è scandita dall’incontro domenicale con Fosca, l’amore della propria vita, che tuttavia si rivela inaspettatamente come un amor perduto con la vita stessa, dal che il racconto trascende in un dialogo con l’assenza e in una struggente riflessione sull’amore oltre la morte; tuttavia, In absentia sottintende nel finale una doppia rivelazione che ribalterà ogni certezza, mettendo a dura prova sia Guido che il lettore, nell’arrendersi al fatto che c’è qualcosa di ancora più difficile da accettare “dell’amore oltre la morte”.
 
Con “Guida all’ascolto del mare in burrasca” la narrazione si apre a una dimensione più intimista: come due vecchi amici, Voce Narrante e Glauco si ritrovano sul litorale marittimo un giorno d’inverno, sconvolto dalla tempesta, un luogo freddo e inospitale che tuttavia attrae solitari esseri umani in cerca di risposte, alla portata soltanto di chi accetta di ascoltare le onde e di bagnarsi i piedi in quel mare. Lì, una poesia d’amore, donata con la timidezza dell’anonimato in un plico bagnato dalla pioggia, emerge come frammento di confessioni, affidate a un foglio tanto fragile, ma capace di sconvolgere lo “spazio tempo emotivo” dei personaggi.
 
Ne “I mille orologi di Valeri” il tempo diventa presenza concreta, simbolicamente rappresentata da antichi orologi a muro, collezionati con cura, oppure da un anacronistico orologio da tasca, custodito come un ricordo paterno, accompagnando personaggi sospesi tra nostalgia e bisogno di comprensione di sé; in quell’atmosfera, tra due mondi in apparenza irrimediabilmente chiusi all’esterno, come quello di Valeri, bambino autistico, e quello di un’anziana donna affetta da Alzheimer, lo scoccare della musica di un antico carillon darà vita a un “miracolo verosimile”, consumato nella decadente bottega di un vecchio orologiaio.
 
Infine, “Né fretta, né moka, solo freddo di primavera” conduce il lettore nella dimensione quotidiana e disillusa di Miche che, privato dal destino della sua amata Mina, si trascina in una fredda primavera, sopravvivendo in un’atmosfera carica di silenzi e sottintesi emotivi; tuttavia, un dialogo tra amici appassionati di cinema lo accompagnerà al sonno della notte, con un inconsapevole carico di speranza e quello che avrebbe potuto essere soltanto un sogno turbato si trasformerà in un ponte tra due mondi non comunicanti.
 
In tutta l’opera, narrativa, musica e poesia convivono continuamente: versi declamati dai personaggi, richiami musicali (a opere antiche o contemporanee, così come a opere universalmente note oppure solo per appassionati di genere) e immagini liriche ampliano il racconto, trasformando la lettura in un’esperienza immersiva, con linguaggio polisemico; non è un caso che mediante il Qrcode stampato alle prime pagine, Voce Narrante rimandi il lettore a un proprio canale YouTube dove poter ascoltare, non soltanto la selezione eclettica dei brani musicali invocati nel testo come “metafore musicali”, ma anche la lettura delle sue poesie, da sé medesimo musicate con pianistica passione, in una sorta di reading che è appendice dell’opera stessa, eventualmente replicabile “live” in occasione della presentazione dell’opera, così che l’evento possa trascendere in una dimensione musico-letteraria.
 
L’opera sarà presentata venerdì 19 giugno alle 18, in un evento in collaborazione con Mondadori Bookshop e il patrocinio del Comune di Carrara, nella rassegna promossa dal Club Unesco ’Carrara dei marmi’ a Palazzo Binelli. Dialogherà con l’autore la giornalista de La Nazione Cristina Lorenzi, narratore Giuseppe Giannotti.

 
L’AUTORE

Matteo Nerbi (Carrara, 1976) è avvocato civilista, laureato in Giurisprudenza all’Università di Pisa e abilitato alla professione forense. Da sempre appassionato di musica e letteratura, affianca all’attività professionale una intensa produzione narrativa e poetica.
Ha esordito nel 2024 con la raccolta di racconti “Utrum e altri racconti di Voce Narrante” (Edizioni GFE), seguita nel 2026 da “In absentia e altri racconti di Voce Narrante”, confermando una scrittura attenta alle dinamiche interiori e ai temi esistenziali. Parallelamente coltiva la poesia, pubblicando sillogi e componimenti su riviste letterarie specializzate, tra cui Luogos, e in numerose antologie italiane e internazionali. Alcune sue opere poetiche sono state tradotte e pubblicate anche in lingua polacca e inglese.
 
La sua attività letteraria ha ottenuto un significativo riscontro nel panorama dei concorsi nazionali e internazionali. “Utrum e altri racconti di Voce Narrante” ha ricevuto oltre venti riconoscimenti, tra cui il Premio della Presidenza al Cygnus Aureus 2024, il Primo Premio al Premio Internazionale La Via dei Libri – Città di Pontremoli, il Premio Speciale della Giuria al Premio Letterario Città di Latina e numerose menzioni d’onore, segnalazioni di merito e finali prestigiose.
 
Anche le opere confluite in “In absentia e altri racconti di Voce Narrante” hanno ottenuto importanti risultati prima della pubblicazione, tra cui il Primo Premio al Premio Nazionale Alda Merini per il racconto Oltre l’ultima sigaretta di Zeno (spin off di In absentia) e il Secondo Premio al Premio Jubileum Peregrinantes Spem per l’intera raccolta inedita.

Nel campo della poesia si distingue soprattutto con il testo “Nottetempo”, più volte premiato, oltre che con componimenti come Prestes, Prima neve, Fine Marzo e Lassù, la sera, che gli hanno valso premi, menzioni d’onore e riconoscimenti in numerosi concorsi letterari italiani.
Dal 2025 è inoltre chiamato a far parte delle giurie di diversi premi letterari, a testimonianza del riconoscimento acquisito nel panorama culturale contemporaneo.
 

Uscito “Trenta anni”, il romanzo d’esordio di Gianfranco Lanini: un viaggio tra memoria, pandemia e anni Ottanta nato durante il lockdown di Shanghai

È disponibile in libreria e negli store online “Trenta anni”, il romanzo d’esordio di Gianfranco Lanini, pubblicato da Guida Editori nella collana Pagine d’autore.

Protagonista è Gabriele, un professore universitario cinquantenne che conduce una vita serena: un matrimonio felice con Caroline, due figli e un bell’appartamento a Milano. Una sera, di ritorno a Napoli, la sua città natale, mentre rivive i momenti di gloria dell’adolescenza con un suo vecchio amico, rimane sconvolto dalla visione di una foto legata a quel periodo, che lo costringe ad affrontare un passato che non pensava di aver vissuto.

L’arrivo del Covid con le sue restrizioni lo conduce a nuove scoperte: un primo amore che non credeva essere tale, una separazione dolorosa e molte domande senza risposta, in quelle notti tempestate dalle corse disperate delle ambulanze.

L’incontro con un medico, una diagnosi per i suoi vuoti di memoria e altri ricordi sembrano chiudere la finestra che si era aperta sul suo passato e riportare finalmente la serenità nella vita di Gabriele e nel rapporto con sua moglie.

Ma una visita all’anziana madre e una vecchia busta ritrovata in cantina lo portano a dover avventurarsi di nuovo nei meandri della sua memoria.

“Questo libro è nato in una situazione molto particolare, mi auguro irripetibile. Ero appena giunto a Shanghai e le autorità avevano annunciato, a causa del Covid, un lockdown di quattro giorni, che infine divennero due mesi. Le condizioni erano ben diverse da quelle che abbiamo vissuto in Italia, anche il cibo veniva fatto trovare fuori dalla porta, la solitudine era assoluta – ha dichiarato l’autore.

In quel periodo era avvenuta una riunione dei compagni di classe del liceo e in quei momenti di isolamento osservavo sulle chat le foto di quell’incontro e anche altre dei nostri giorni di gloria. È stato così che, mentre riuscivo a ritagliarmi lunghe camminate nei corridoi dell’albergo, quelle foto, quelle avventure si trasformano in nuovi personaggi, in nuove storie che sarebbero potute accadere trenta anni prima, con la musica che ascoltavo che ne diventava la colonna sonora e che adesso è legata ad ogni capitolo, per fare da sfondo agli avvenimenti o descrivere le emozioni dei personaggi.”

“’Trenta anni’ è un viaggio nel quale si intrecciano passato e presente con un ritmo ben scandito che ti costringe a leggere una pagina dietro l’altra senza interruzione – ha commentato la casa editrice.

Il libro potrebbe essere la sceneggiatura di un film in cui rivivono la spensieratezza degli anni 80 e la tensione della pandemia. Adatto a tutte le fasce di età dagli adolescenti agli adulti, per scoprire un’epoca adesso lontana oppure rivivere con nostalgia la propria gioventù.”

Un romanzo intenso e coinvolgente, insomma, che accompagna il lettore in un percorso emotivo attraverso gli anni Ottanta e l’esperienza della pandemia.

Biografia


Gianfranco Lanini è nato a Roma ed è cresciuto a Napoli. È un Ingegnere Aeronautico con la passione per la musica e per la storia, oltre quella per la scrittura. Ha vissuto a lungo in Nord America e in Estremo Oriente. “Trenta anni” è il suo primo libro.

 

 

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