Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *
Captcha *
Reload Captcha
Mercoledì, 14 Ottobre 2026

Enzo Foglia ancora una vo…

Ago 31, 2026 Hits:1035 Crotone

Il Dialogo dei Due Pianof…

Giu 30, 2026 Hits:1189 Crotone

Santa Severina aderisce a…

Giu 18, 2026 Hits:1151 Crotone

Vincenzo Grandinetti stre…

Giu 16, 2026 Hits:1447 Crotone

Ok alla mozione riguardo …

Giu 09, 2026 Hits:1060 Crotone

Il docufilm “Sacro Cuore:…

Giu 08, 2026 Hits:1079 Crotone

La “Pier Giorgio Frassati…

Giu 03, 2026 Hits:1173 Crotone

Corso BLSD al Filolao di …

Mag 29, 2026 Hits:1081 Crotone

Un uomo, una Border Collie e un legame destinato a cambiare per sempre il modo di guardare alla vita, alla natura e agli altri. È questa, in sintesi, la storia raccontata da Mirko Banco nel libro “IO & LADY: il coraggio nel cuore”, pubblicato nell’estate 2026 da Book Editors Group e presentato il 7 ottobre a Polignano a Mare, nell’ambito della 25ª edizione de “Il Libro Possibile”.

Non è soltanto il racconto del rapporto tra un uomo e il proprio cane, ma un viaggio autobiografico e introspettivo attraverso le difficoltà, le perdite, la solidarietà e la capacità di ricominciare. Al centro dell'opera c’è il rapporto profondo tra l’autore e Lady Marian, una cucciola di Border Collie adottata nel gennaio 2014 dopo un viaggio dalla Puglia alla Maremma. Da quell’incontro prende avvio una storia che porterà entrambi a diventare una vera unità cinofila operativa della Croce Rossa Italiana, specializzata nella ricerca di persone disperse, sia in superficie sia sotto le macerie.

L’addestramento rappresenta però soltanto una parte del percorso. Dietro la formazione dell’unità cinofila si sviluppa infatti un processo di trasformazione personale che coinvolge profondamente Mirko. Abituato alle certezze, alla precisione e alle regole della meccanica di alta precisione, il mondo professionale nel quale è cresciuto e ha lavorato per decenni nell’azienda di famiglia, l’autore deve imparare a confrontarsi con un linguaggio completamente diverso.

Con Lady non servono parole. Occorre imparare a interpretare uno sguardo, una postura, un movimento, una variazione quasi impercettibile. Il cane diventa così una guida verso una dimensione nella quale l’istinto, la sensibilità e l’empatia assumono un valore fondamentale. Lady, descritta come una vera “spugna emotiva”, insegna a Mirko anche a leggere il vento, a comprendere il cosiddetto “cono di odore” e, soprattutto, a ristabilire un rapporto più autentico con la natura.

Il libro attraversa così le esperienze del soccorso cinofilo, ma contemporaneamente entra nella dimensione più intima dell’autore, restituendo il ritratto di un uomo che, proprio attraverso le difficoltà, è riuscito a dare un nuovo significato alla propria esistenza.

Il padre Alessio e il “cuore di bambino”

Una figura centrale nella storia è quella del padre Alessio, cresciuto nell’orfanotrofio milanese dei Martinitt. Da lui Mirko ha ricevuto un patrimonio di valori che nel libro diventano una vera bussola esistenziale: la dignità, il rispetto per gli altri, la capacità di non lasciare indietro nessuno e l’invito a conservare sempre un “cuore di bambino”, anche quando la vita impone le prove più difficili.

È un’eredità che l’autore considera tra le più importanti ricevute dal padre e che ha voluto trasformare in uno dei fili conduttori della propria storia.

Un altro passaggio decisivo arriva con la pandemia di Covid-19. La chiusura dell’officina meccanica di famiglia, nella quale Mirko aveva lavorato per decenni al fianco del padre, rappresenta una frattura profonda e improvvisa. Vengono meno certezze professionali e personali costruite nel corso degli anni e nasce la necessità di reinventarsi.

In quel periodo difficile, il sostegno della compagna Patrizia e la presenza di Lady diventano fondamentali. Mirko racconta anche con ironia e autoironia la sua improvvisata esperienza da “tuttofare”, trasformando una fase di smarrimento in un’occasione per riscoprire la capacità di adattarsi e ripartire.

Il volontariato senza retorica

Nel libro il soccorso non viene presentato attraverso la retorica dell’eroe. Al contrario, l’attività svolta con la Croce Rossa Italiana viene raccontata come una scelta quotidiana di responsabilità, solidarietà e amore verso il prossimo.

Non ci sono ricerca di gloria, riconoscimenti o gratificazioni economiche. C’è invece la consapevolezza che, davanti a una persona in difficoltà, la prima cosa da offrire è la propria presenza.

Da qui nasce una delle frasi che meglio sintetizzano il significato dell’intera opera: “Non sei solo”. Un messaggio rivolto a chi viene soccorso, ma anche una riflessione più ampia sulla possibilità di ritrovare sé stessi attraverso l’aiuto agli altri.

«Ho scritto questo libro per un profondo senso di gratitudine – spiega Mirko Banco –. Non volevo semplicemente redigere un manuale o raccontare le missioni di soccorso fatte insieme alla Croce Rossa, ma sentivo l'urgenza di rendere omaggio a due anime che, di fatto, hanno salvato la mia vita: la mia Border Collie, Lady, e mio padre Alessio».

La pandemia, prosegue l’autore, «ha azzerato le mie certezze» e la chiusura dell’azienda di famiglia lo ha costretto a reinventarsi. «Lady mi ha insegnato a reinventarmi, a leggere il mondo con occhi nuovi e a capire che il vero successo non è solo una questione di carriera, ma di relazioni autentiche».

Dal padre, invece, Mirko dice di aver voluto tramandare «l’eredità più grande: il valore della dignità e l’importanza di conservare sempre il “cuore di un bambino”».

La Puglia e il rapporto con la natura

Nel racconto trova spazio anche una riflessione sul rapporto tra uomo, città e ambiente. La critica alla cementificazione nasce dalla convinzione che sia necessario restituire spazio al verde e alla natura. In questo contesto la Puglia assume un valore che va oltre quello geografico: diventa il luogo simbolico di una riscoperta di un modo più autentico di vivere.

Paesaggi, tradizioni, comunità e bellezza diventano elementi di una terra capace di accogliere e, in qualche modo, di aiutare a guarire. È anche attraverso il rapporto con l’ambiente che Mirko riscopre una dimensione più semplice dell’esistenza, lontana dalle sole logiche del lavoro e della produttività.

La storia di Lady arriva quindi al suo naturale epilogo con il pensionamento della cagnolina, all’età di undici anni, dopo circa dieci anni di attività nel volontariato cinofilo. Ma la fine di quel percorso non coincide con la fine del sogno.

Nel cassetto Mirko conserva infatti un progetto: creare un campo cinofilo olistico e inclusivo, immerso nel verde, privo di competizione e lontano dalla figura del “guru”. Un luogo nel quale persone e cani possano rifugiarsi nella natura, imparare ad ascoltarsi reciprocamente e ritrovare una felicità semplice e genuina, «come una fetta di crostata».

Dalla meccanica al soccorso, una vita da reinventare

Nato a Milano il 13 ottobre 1974, Mirko Banco è cresciuto e vive in Puglia. A soli tre anni si trasferì nella regione insieme al padre Alessio e alla madre Maria. Il padre, cresciuto nell’orfanotrofio milanese dei Martinitt, trasmise al figlio quei valori di riscatto e solidarietà che oggi rappresentano una parte fondamentale della sua identità.

Con il suo abituale senso dell’ironia, Mirko ama definire scherzosamente il proprio nucleo familiare una sorta di “famiglia di Betlemme”: una battuta dietro la quale, tuttavia, si nasconde una concezione precisa della vita, fondata sulla capacità di guardare agli altri e di attingere alla parte più profonda, empatica e umana di sé.

Per decenni ha lavorato nell’azienda di famiglia, un’officina meccanica specializzata in lavorazioni di alta precisione, affiancando il padre. La pandemia ha però imposto la chiusura definitiva dell’attività. Dopo aver attraversato quella fase difficile reinventandosi temporaneamente come “tuttofare”, oggi Banco lavora come consulente fiscale presso un patronato.

Nel gennaio 2014 l’incontro con Lady Marian ha aperto un nuovo capitolo della sua vita. L’adozione della Border Collie, arrivata dalla Maremma, ha dato origine a un lungo e rigoroso percorso di addestramento che li ha portati a diventare un’unità cinofila di soccorso della Croce Rossa Italiana, nel nucleo regionale della Puglia, specializzata nella ricerca di persone disperse.

Per circa dieci anni Mirko ha dedicato parte della propria vita al volontariato, vivendo concretamente quel principio che oggi rappresenta uno dei messaggi centrali del suo libro: aiutare gli altri significa assumersi una responsabilità, ma anche riconoscere nell’altro una parte di sé.

Al suo fianco c’è Patrizia, la compagna che lo ha sostenuto nei momenti più difficili e che ha accolto Lady come una figlia. Con loro vive anche Ilaria, figlia di Patrizia.

“IO & LADY”, dunque, non è soltanto la storia di un uomo e del suo cane. È il racconto di una crescita reciproca, di paure trasformate in forza e di due anime che, nel corso degli anni, imparano a muoversi nella stessa direzione.

Un viaggio che attraversa la Puglia, la natura e il mondo del soccorso cinofilo, ma che soprattutto entra nei sentimenti, nelle fragilità e nelle risorse interiori che un animale può riuscire a risvegliare nell’essere umano.

Per chi ama i cani, per chi crede nella famiglia, nella lealtà e nelle seconde possibilità. E per chi pensa che il coraggio più autentico non nasca necessariamente dalla forza, ma dalla capacità di amare.

Perché, come suggerisce la storia di Mirko e Lady, non sempre siamo noi a scegliere chi ci accompagnerà nel cammino. A volte è l’altro a riconoscerci per primo.

 

Guardiamo continuamente, ma siamo davvero capaci di vedere? È da questa domanda, apparentemente semplice ma in realtà capace di aprire una riflessione molto più ampia, che prende forma “SINE CURA. Guardare oltre l’evidenza”, il nuovo libro dell’ingegnere e docente universitario barese Gianluca Giagni, in libreria dal 28 settembre per l’editore VivereIn, nella collana Sine cura.

Si tratta della sesta pubblicazione di Giagni e rappresenta la prosecuzione di un percorso che da anni lo vede impegnato nella diffusione di una cultura della sicurezza non limitata alle norme e alle procedure, ma fondata soprattutto sulla consapevolezza individuale e collettiva.

Il punto di partenza del volume è una distinzione che nella vita quotidiana rischiamo di trascurare: guardare, vedere e osservare non sono la stessa cosa.

Guardare significa semplicemente posare gli occhi su qualcosa. Vedere implica già un passo ulteriore, la capacità di andare oltre ciò che appare immediatamente. Osservare significa invece fermarsi, dedicare alla realtà un'attenzione diversa, cogliere un particolare, riconoscere un segnale, individuare un possibile rischio e, soprattutto, trasformare quella percezione in una scelta.

È proprio in questo passaggio che, secondo Giagni, può cominciare una vera cultura della sicurezza.

Viviamo immersi in immagini, comportamenti e situazioni che incontriamo ogni giorno. La familiarità con ciò che ci circonda può però diventare un limite: proprio perché conosciamo un ambiente, una strada, una casa o un determinato comportamento, finiamo per attraversare quasi automaticamente. Non sempre si tratta di distrazione. Spesso è l'abitudine stessa a rendere invisibile ciò che abbiamo davanti.

“SINE CURA” nasce quindi dall'idea che la prevenzione comincia molto prima che si verifichi un incidente o una situazione di pericolo. Comincia dalla capacità di leggere la realtà e di interpretare correttamente ciò che accade intorno a noi.

“Questo libro nasce come continuazione di un percorso che ho intrapreso ormai da alcuni anni. Nel tempo ho sentito il bisogno di allargare lo sguardo: non parlare soltanto di sicurezza, ma provare a guardare al cittadino nella sua interezza, a come si muove, a come interpreta ciò che accade intorno a lui e, soprattutto, a come impara a fare delle scelte consapevoli”, spiega Giagni.

Un'attenzione particolare è rivolta alle nuove generazioni, anche se il messaggio del libro non si ferma ai più giovani. Educare alla sicurezza, infatti, significa costruire una consapevolezza che riguarda ogni età.

“Nasce pensando soprattutto alle nuove generazioni, ma credo possa parlare anche agli adulti”, sottolinea l'autore. “Educare alla sicurezza non significa, del resto, soltanto trasmettere regole: significa costruire consapevolezza”.

È una prospettiva che sposta il concetto di sicurezza dal momento dell'emergenza a quello della prevenzione. La sicurezza, in questa visione, non entra in gioco soltanto quando qualcosa è già accaduto, ma si costruisce prima, attraverso la capacità di riconoscere i rischi, comprendere le conseguenze delle proprie azioni e assumere comportamenti responsabili.

Da qui nasce anche una responsabilità che non riguarda esclusivamente il singolo individuo. La sicurezza diventa infatti una questione collettiva, legata al modo in cui una comunità impara a vivere, muoversi e confrontarsi con ciò che la circonda.

È questo uno dei passaggi più significativi del percorso di Giagni: portare il tema della sicurezza fuori dal linguaggio esclusivamente tecnico e trasformarlo in una questione culturale. Una prospettiva che coinvolge il cittadino nella sua quotidianità e che parte dall'educazione.

“Vorrei che rimanesse una domanda molto semplice a chi legge: ‘Sto davvero osservando ciò che ho davanti?’”, racconta l'autore. “Perché spesso la realtà non ci nasconde le cose: siamo noi che, per abitudine o familiarità, smettiamo di vederle”.

Il libro diventa così un invito a rallentare, almeno per un momento, il ritmo con cui attraversiamo la realtà. Non per guardarla con paura, ma per imparare a leggerla meglio.

Anche l'editore sottolinea il valore di questo approccio, definendo il volume una pubblicazione dedicata alla sicurezza e agli studi che Giagni ha sviluppato nel corso della sua attività. Il percorso proposto nel libro viene sintetizzato proprio attraverso quelle tre parole che ne costituiscono il filo conduttore: guardare, vedere, osservare.

Tre gesti apparentemente simili, ma profondamente differenti. E proprio nella distanza tra l'uno e l'altro si colloca il passaggio dalla semplice percezione alla consapevolezza.

Dalla casa al cielo, un percorso attraverso quattro “caselle”

La struttura del volume richiama anche un'immagine familiare, quella del gioco della campana. Il lettore procede un salto alla volta, attraversando quattro caselle, dalla 4 alla 7, che rappresentano altrettanti scenari: la casa, la strada, il mare e il cielo.

Ambienti differenti, ciascuno con caratteristiche e rischi propri, ma accomunati dalla stessa domanda: quanto dipende da ciò che abbiamo davanti agli occhi e quanto, invece, dal modo in cui decidiamo di guardarlo?

La metafora della campana diventa così parte integrante del percorso proposto da Giagni. Ogni casella raggiunta non rappresenta soltanto un punto di arrivo, ma anche una nuova posizione dalla quale osservare ciò che ci circonda.

È un modo per ricordare che la sicurezza non è un concetto statico e che la consapevolezza si costruisce progressivamente, attraverso esperienze, conoscenza e capacità di osservazione.

Un percorso lungo oltre vent'anni

Il nuovo libro si inserisce in un'attività professionale e divulgativa che Gianluca Giagni, classe 1973, ingegnere laureato al Politecnico di Bari, porta avanti da oltre vent'anni nel campo della salute e della sicurezza sul lavoro.

Tra gli aspetti che hanno caratterizzato il suo percorso vi è l'attenzione al fattore umano e alla percezione del rischio, considerati elementi centrali per una prevenzione realmente efficace.

Da questa impostazione è nato nel 2019 il progetto nazionale La sicurezza a partire dai banchi di scuola, ideato da Giagni per il Consiglio Nazionale degli Ingegneri e successivamente riconosciuto attraverso un protocollo d'intesa con MIUR e Protezione Civile, che ne ha promosso l'attuazione nelle scuole.

Parallelamente all'attività professionale, Giagni svolge attività di docenza presso l'Università degli Studi di Brescia, l'Università Politecnica delle Marche e l'Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara.

Collabora inoltre con diverse realtà aziendali, ricoprendo ruoli di responsabilità nel settore della salute e sicurezza sul lavoro, tra cui quello di CEO for Safety presso Cobar S.p.A.

La sua attività si sviluppa anche nel campo della divulgazione tecnico-scientifica. Giagni fa parte del comitato di redazione del Giornale degli Ingegneri e collabora con Ingenio, dove affronta temi legati alla prevenzione e alla sicurezza.

Con SINE CURA. Guardare oltre l’evidenza arriva dunque alla sua sesta pubblicazione, proseguendo un cammino che negli anni lo ha portato a confrontarsi con pubblici diversi attraverso convegni, fiere, incontri radiofonici ed eventi culturali.

Il filo conduttore rimane lo stesso: contribuire a costruire una cultura della sicurezza più consapevole e condivisa.

E forse il significato più immediato del libro sta proprio nella domanda da cui prende avvio. Non basta avere gli occhi aperti. Occorre imparare a utilizzarli per comprendere ciò che accade.

Perché la sicurezza, prima ancora di essere una regola, una procedura o una risposta a un'emergenza, può cominciare da un gesto molto semplice: fermarsi, osservare e scegliere consapevolmente.

 

Dalla scena culturale di New York a Roma, un nuovo importante riconoscimento per la scrittrice e poetessa di Castellammare di Stabia, protagonista di un percorso artistico dedicato alla forza della parola.

Dopo i riconoscimenti ricevuti nel corso del suo percorso artistico, Annamaria Farricelli si appresta a vivere un nuovo momento di particolare rilievo. La scrittrice e poetessa sarà infatti tra i premiati del Premio Internazionale “San Giovanni Paolo II – Gran Galà per la Pace”, in programma a Roma il 16 settembre 2026.

La cerimonia si terrà alle ore 19.00 presso il Grandangolo, in Via del Foro Italico 501, e rappresenterà un appuntamento dedicato ai valori della pace, della cultura, dell’arte e dell’impegno nella società. L’iniziativa, ideata e diretta artisticamente da Nino Capobianco, vedrà l’assegnazione di nuovi riconoscimenti a personalità provenienti da diversi ambiti.

Tra i protagonisti della serata ci sarà dunque anche Annamaria Farricelli, originaria di Castellammare di Stabia, alla quale sarà conferito il prestigioso riconoscimento nel corso della cerimonia.

Il Gran Galà riunirà esponenti e protagonisti del mondo della politica, della scienza, della cultura, della musica, del teatro, del cinema e dello spettacolo, accomunati da percorsi contraddistinti da talento, professionalità e impegno. Una manifestazione che intende valorizzare le eccellenze e promuovere valori universali quali pace, dialogo, solidarietà e rispetto.

Per la Farricelli, questo nuovo premio costituisce un motivo di emozione e gratitudine, oltre che un’ulteriore valorizzazione del suo cammino nel mondo della poesia e della scrittura. Il riconoscimento si inserisce in un percorso che l’ha vista protagonista di numerose occasioni culturali, anche oltre i confini nazionali, e che continua a portare la sua voce poetica in contesti di prestigio.

La serata sarà curata dall’ideatore e direttore artistico Nino Capobianco, promotore di un appuntamento che, attraverso il linguaggio dell’arte e della cultura, intende celebrare personalità capaci di lasciare un segno significativo nei rispettivi ambiti.

 

 

Mito, antropologia, spiritualità e resistenza si intrecciano nel nuovo romanzo di Valentina Ferranti, ambientato in una Terra devastata dalla catastrofe e dominata da un’élite che pretende di controllare il destino dell’umanità.

Che cosa rimane dell'umanità quando anche la luce viene trasformata in uno strumento di potere? E quanto può resistere la libertà quando il controllo arriva fino alla memoria, alla coscienza e alla percezione stessa della realtà? Sono alcune delle domande al centro di “Il Sacro Nucleo di Amtara”, il nuovo romanzo dell'antropologa Valentina Ferranti, che porta il lettore in un futuro remoto e insieme sorprendentemente vicino alle inquietudini del presente.

La Terra descritta nel romanzo è un pianeta ormai devastato, trasformato in un immenso deserto radioattivo. Il sole, un tempo fonte di vita, è diventato una minaccia, mentre l'umanità sopravvive divisa in due mondi contrapposti. Da una parte ci sono i Destinati, l'élite che ha assunto il controllo del pianeta e vive protetta all'interno delle impenetrabili piramidi d'acciaio dell'Area ZM66. Dall'altra resistono i Ribelli della Linea Bianca, uomini e donne che rifiutano di sottomettersi a quello che viene definito il regime dell'Eternità Oscura.

Al centro di questo universo post-apocalittico si trova la storia di Adam e Telesa, compagni nella resistenza e legati da un amore destinato a essere spezzato dalla guerra. La cattura di Adam segna una frattura decisiva. Il giovane viene sottoposto a un brutale processo di manipolazione della memoria che cancella progressivamente il suo passato e la sua identità. Da uomo della resistenza rinasce così come Zarmayasi, un principe spietato, consacrato al male e completamente inserito nel sistema di potere che un tempo combatteva.

La trasformazione di Adam non è soltanto quella di un personaggio che passa da un fronte all'altro. È soprattutto una riflessione sulla possibilità di cancellare l'identità di una persona intervenendo sulla sua memoria. Il passato, i legami, l'amore e persino la coscienza possono essere manipolati fino al punto di costruire un individuo nuovo? È uno degli interrogativi che attraversano il romanzo e che rendono la vicenda dei due protagonisti anche una metafora sul rapporto tra potere e controllo.

Mentre Adam assume il nuovo ruolo di Zarmayasi, a Amtara si concentra un'altra parte fondamentale della storia. Qui le sette Donne del Supremo Concilio custodiscono il Sacro Nucleo, una misteriosa particella di luce considerata l'ultima scintilla capace di mantenere in vita la Terra. Il Nucleo diventa così il fulcro intorno al quale si muovono le forze contrapposte: non soltanto un elemento materiale, ma un simbolo di sopravvivenza, spiritualità e possibile rinascita.

La guerra appare quindi inevitabile. Gli amanti di un tempo si ritrovano su fronti opposti e il loro incontro diventa un confronto tra il dovere imposto dal potere e la memoria di ciò che erano stati. La dimensione personale e quella collettiva finiscono per coincidere: la battaglia di Adam e Telesa non riguarda più soltanto il loro destino, ma diventa parte della lotta per il futuro dell'intero pianeta.

È proprio in questa fusione tra avventura distopica e dimensione simbolica che il romanzo sviluppa la sua peculiarità. L'esperienza di Ferranti come antropologa e studiosa dei miti arcaici emerge nella costruzione di un universo narrativo popolato da ritualità, figure sacrali, simboli e strutture di potere. La fantascienza si intreccia così con il mito e con la spiritualità, mentre la sopravvivenza della Terra assume una dimensione quasi religiosa.

“Il Sacro Nucleo di Amtara” prosegue la storia iniziata con “Ritorno ad Amtara”, ampliando un mondo nel quale la distopia non è soltanto lo scenario di una futura catastrofe, ma uno strumento per interrogarsi sul presente. Il controllo di una società passa infatti anche dalla capacità di determinare ciò che gli individui possono conoscere, ricordare e percepire. Da qui emergono alcune delle questioni centrali del libro: fino a che punto una comunità è disposta a rinunciare alla propria libertà in cambio della sicurezza? È possibile governare un popolo modificandone la percezione della realtà? E cosa resta dell'individuo quando il potere riesce a intervenire sulla sua stessa memoria?

Il Sacro Nucleo assume, in questo contesto, un valore che va oltre la trama fantastica. È il simbolo di una possibilità: quella che anche nel momento di massima oscurità possa esistere un principio capace di generare una rinascita. La luce diventa quindi non soltanto una condizione fisica necessaria alla sopravvivenza del pianeta, ma anche la rappresentazione della libertà, della memoria e della possibilità di recuperare la propria identità.

In uscita per la casa editrice Burno e disponibile in libreria dal 4 settembre, “Il Sacro Nucleo di Amtara” costruisce così un mondo nel quale la catastrofe ambientale, la lotta politica, la manipolazione della coscienza, il mito e l'amore si incontrano. Al centro rimane il rapporto tra Adam e Telesa, un sentimento sottoposto alla prova estrema della guerra e della cancellazione del passato.

La domanda che accompagna il loro viaggio è anche quella che attraversa l'intero romanzo: quando tutto sembra essere stato distrutto, compresa la memoria di ciò che siamo stati, può ancora esistere una scintilla capace di restituire all'uomo la propria libertà? Ad Amtara, quella scintilla ha un nome: il Sacro Nucleo.

 

I recenti e solenni riconoscimenti attribuiti in Romania e Serbia al prof. Cheikh Tidiane Gaye, insigne poeta, scrittore e intellettuale italo-senegalese, segnano un momento di straordinaria elevazione per la letteratura contemporanea.

Accolte nel cuore dell'Europa orientale, tali onorificenze celebrano non soltanto l'ampiezza internazionale e il rigore poetico della sua opera, ma elevano il valore universale della poesia senegalese e la fecondità dell'esperienza letteraria italiana maturata nel solco della migrazione, del plurilinguismo e dell'incontro tra i popoli.

In terra rumena, l’Academia Tomitana ha insignito l'autore del prestigioso Gran Premio Internazionale della Pléiade della Letteratura, tributando un encomio a un’opera capace di collocare il dialogo interculturale, la dignità dell'uomo e la vocazione ecumenica della Francofonia al centro del dibattito creativo odierno.

Un attestato d'eccellenza che sintetizza felicemente l'itinerario di un uomo di lettere i cui versi sanno trascendere ogni confine geografico per interrogare i temi cruciali dell'esilio, della memoria e dell'identità.

A questo primato squisitamente stilistico s'intreccia il conferimento del Premio Jean Cassien per la Pace, accordato a Gaye per la sua instancabile dedizione a favore della fratellanza tra le nazioni e della non violenza. In un'epoca travagliata da profonde fratture identitarie e lacerazioni geopolitiche, questo conferimento ammanta la sua produzione poetica di una vibrante responsabilità etica e civica.

Tali tributi travalicano la dimensione individuale, in quanto costituiscono l'emblematica testimonianza del ruolo crescente ascritto agli intellettuali africani nelle istituzioni culturali di massimo rango e riaffermano la letteratura italiana della migrazione non più come voce marginale, bensì come laboratorio propulsivo di umanesimo e diplomazia culturale.

Erede intellettuale della Negritudine e profondamente nutrito dal magistero di Léopold Sédar Senghor, Gaye ha saputo orchestrare una sintesi poetica originale dove la memoria senegalese e la riflessione maturata nel contesto italiano si fondono armoniosamente. La sua scrittura trasforma l'attraversamento delle frontiere in una fucina di relazioni dialogiche. Di pari passo, la Serbia ha inteso coronare l'organicità e la continuità del suo percorso artistico assegnandogli il Premio alla Carriera per l'insieme della sua produzione letteraria.

Il felice momento serbo trova peraltro compimento nella pubblicazione della silloge "Preghiera nell’ombra" in edizione bilingue francese-serba: un evento editoriale di rilievo che spalanca il verso di Gaye a un nuovo pubblico, allargando le rotte dello scambio culturale tra Africa, Italia e Balcani.

In definitiva, l'itinerario est-europeo di Cheikh Tidiane Gaye si impone come una solenne vittoria simbolica per il Senegal e per l'Italia, confermando come la voce della poesia transnazionale possa superare ogni barriera per farsi canto supremo di dignità, memoria e pace universalmente riconosciuto.

 

Biografia dell'Autore

Cheikh Tidiane Gaye, Ph.D., è uno scrittore, poeta, saggista e docente in Italia. Nato in Senegal e naturalizzato italiano, è una delle figure più eminenti della letteratura transnazionale in lingua italiana e un attivo promotore del dialogo interculturale.

Cavaliere delle Arti e delle Lettere della Repubblica Francese, è anche Dottore Honoris Causa per i suoi eminenti meriti culturali e accademici. Attualmente ricopre la carica di Presidente dell’Académie Internationale Léopold Sédar Senghor e presiede importanti premi letterari internazionali. Riconosciuto come Ambasciatore della Pace e membro di diverse accademie nel mondo, unisce la sua attività letteraria ed editoriale a un costante impegno umanitario a favore dell’integrazione e della fraternità tra i popoli.

Pubblicità laterale

  1. Più visti
  2. Rilevanti
  3. Commenti

Per favorire una maggiore navigabilità del sito si fa uso di cookie, anche di terze parti. Scrollando, cliccando e navigando il sito si accettano tali cookie. LEGGI