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Lunedì, 20 Luglio 2026

Carceri, Fratelli d'Italia presenta una proposta di legge: i detenuti stranieri condannati sconteranno la pena nei Paesi d'origine

Far scontare ai cittadini stranieri condannati e detenuti in Italia la pena nel proprio Paese d'origine attraverso accordi bilaterali, senza più la necessità del consenso del detenuto nei casi previsti dalla nuova normativa. È questo l'obiettivo della proposta di legge presentata da Fratelli d'Italia, che il partito definisce un ulteriore tassello della riforma delle politiche migratorie e del sistema penitenziario promossa dal Governo Meloni.

Secondo i promotori, la misura potrebbe interessare fino a circa 13.900 detenuti, pari al 68% della popolazione carceraria straniera presente negli istituti penitenziari italiani. L'iniziativa, spiegano gli esponenti di Fratelli d'Italia, punta a ridurre il sovraffollamento delle carceri, contenere i costi sostenuti dallo Stato, rafforzare la certezza della pena e contribuire alla sicurezza delle città.

A illustrare il provvedimento è stato il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, secondo il quale la proposta è resa possibile soprattutto dalle modifiche ottenute dall'Italia in sede europea durante il governo guidato da Giorgia Meloni.

«Con questa proposta di legge gli immigrati condannati e detenuti in Italia sconteranno la pena nei Paesi d'origine», afferma Bignami. «L'introduzione del concetto di Paese di origine sicuro consentirà il rimpatrio d'ufficio dei detenuti, sulla base di accordi bilaterali, senza la necessità del loro consenso, come invece avviene con la normativa attualmente in vigore.»

Il provvedimento si inserisce nella più ampia strategia del governo sul controllo dell'immigrazione e sulla gestione dei flussi migratori. Secondo il capogruppo di Fratelli d'Italia al Senato, Lucio Malan, l'Italia parte già da una posizione favorevole sul fronte dei rimpatri.

«Il nostro Paese è il secondo in Europa, dopo la Danimarca, per percentuale di rimpatri effettuati», sostiene Malan. «In termini assoluti siamo il primo, anche perché l'Italia registra un numero di sbarchi più elevato rispetto agli altri Stati membri. Con questo provvedimento vogliamo raggiungere una situazione ancora più efficace, riportando il fenomeno migratorio nell'alveo della legalità e sottraendolo al controllo della criminalità organizzata.»

Tra gli obiettivi dichiarati della proposta figura anche quello di alleggerire la pressione sul sistema carcerario italiano, da anni alle prese con il problema del sovraffollamento.

Su questo punto interviene Giovanni Donzelli, responsabile Organizzazione di Fratelli d'Italia, che definisce il progetto di legge parte integrante del programma del partito.

«Si tratta di un ulteriore tassello del lavoro che stiamo portando avanti», afferma Donzelli. «Il sovraffollamento delle carceri viene riproposto puntualmente ogni estate e, secondo noi, la risposta della sinistra è sempre stata quella di svuotare gli istituti penitenziari. Noi proponiamo invece una soluzione diversa: chi ha commesso reati non deve essere rimesso in libertà, ma può scontare la propria pena nel Paese d'origine. In questo modo si affronta il problema senza ricorrere a provvedimenti "svuota-carceri", che spesso non risolvono il fenomeno della recidiva e riportano gli stessi soggetti nuovamente in carcere.»

Sulla stessa linea anche il deputato Francesco Filini, responsabile del programma di Fratelli d'Italia, che collega il provvedimento al cambio di rotta impresso dal Governo Meloni sulle politiche migratorie.

«Con questa proposta di legge affermiamo un principio molto semplice: in Italia chi sbaglia paga e torna nel proprio Paese», dichiara Filini. «È una risposta alla situazione ereditata dai governi precedenti, che hanno gestito in maniera sbagliata il fenomeno migratorio attraverso un modello di integrazione che riteniamo fallito. L'elevata presenza di cittadini stranieri nelle carceri italiane dimostra, secondo noi, questa criticità. Il Governo Meloni ha invece introdotto un cambio di paradigma, sia in Italia sia in Europa, ponendo un freno all'immigrazione clandestina, come dimostrerebbe il calo degli sbarchi.»

A chiudere la presentazione della proposta è Sara Kelany, responsabile del Dipartimento Immigrazione di Fratelli d'Italia, che sottolinea come l'iniziativa punti a superare gli ostacoli che fino a oggi hanno limitato il trasferimento dei detenuti stranieri nei rispettivi Paesi.

«Questo provvedimento rappresenta un ulteriore passo avanti nel nuovo approccio alle politiche migratorie adottato dal Governo Meloni», afferma Kelany. «L'obiettivo è garantire che i cittadini extracomunitari condannati possano scontare la pena nel proprio Paese d'origine, eliminando gli impedimenti che ne hanno ostacolato finora l'applicazione. È una misura che rafforza la certezza della pena, contribuisce alla sicurezza dei cittadini e riduce la pressione sul sistema penitenziario italiano.»

La proposta di legge dovrà ora iniziare il proprio iter parlamentare. Se approvata, introdurrà un nuovo meccanismo per il trasferimento dei detenuti stranieri nei Paesi d'origine sulla base di accordi bilaterali con gli Stati considerati sicuri, con l'obiettivo dichiarato di rendere più efficace l'esecuzione delle pene, ridurre il sovraffollamento delle carceri e rafforzare il sistema dei rimpatri.

Il Vicepresidente Esecutivo della Commissione Europea, Rafael Fitto, è stato nominato dalla Commissione come nuovo rappresentante speciale per il problema Cipro, al fine di rafforzare il coinvolgimento europeo nei nuovi sforzi che, secondo quanto riportato, il Segretario Generale dell'ONU Antonio Guterres sta cercando di riprendere i colloqui.

Secondo l'annuncio pertinente della Commissione Europea, Fitto contribuirà al processo di risoluzione del problema cipriota nell'ambito dell'ONU e in stretta collaborazione con l'inviata personale del Segretario Generale ONU per Cipro, Maria Angela Olgin Cuellar.

La Commissione sottolinea che la nomina riflette il suo fermo impegno per la riunificazione di Cipro, al fine di una soluzione globale funzionante e sostenibile, sulla base delle pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e in conformità con i principi, i valori e la legislazione dell'Unione Europea.

Il nuovo Rappresentante Speciale interagirà con tutte le parti coinvolte, con l'obiettivo di contribuire a spianare la strada alla ripresa dei negoziati, costruire fiducia e sostenere una soluzione completa e duratura.

Il portafoglio di Raffaele Fitto, tuttavia, fin dall'inizio includeva il rafforzamento delle condizioni sociali ed economiche della comunità turco-cipriota e il monitoraggio dell'attuazione del Regolamento sulla Linea Verde, con l'obiettivo di facilitare la riunificazione.

Tuttavia, la nomina assume un significato ulteriore in vista delle iniziative rilevanti per riavviare i colloqui di Antonio Guterres. Ieri, dopotutto, il presidente della Commissione ha avuto una conversazione telefonica con il signor Guterres, per informarlo del suo incontro con il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan.

Ciò che rimane in sospeso è se Ankara accetti un ruolo più attivo dell'Unione Europea e se il signor Fito accetterà di partecipare a un possibile processo multilaterale più ampio.

Tuttavia, secondo informazioni provenienti da Bruxelles, il Segretario Generale dell'ONU – che sta già valutando la possibilità di una nuova iniziativa sul problema cipriota – attribuisce particolare importanza al ruolo dell'UE, principalmente in termini di capacità di collegare i progressi sul problema cipriota con le relazioni euro-turche. Allo stesso tempo, Maria Angela Olgin desidera visitare presto Bruxelles, dove incontrerà il signor Fittos.

Rafael Fitto succede all'ex Commissario per l'Allargamento Johannes Hahn, che si è dimesso il 23 marzo dalla carica di inviato speciale della Commissione Europea per il problema Cipro, dopo aver assunto la presidenza del Consiglio Generale della Banca Centrale d'Austria. Semanticamente e sostanzialmente, i ruoli dei due funzionari sono diversi, poiché il signor Hahn era inviato speciale per la questione cipriota, mentre il signor Fito è da un lato vicepresidente della Commissione e, dall'altro, aspetti critici relativi alla questione erano già inclusi nel suo portafoglio.

Alla conferenza stampa Arria del Consiglio di Sicurezza su "Colmare il divario di attuazione: risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e la preservazione della pace e della sicurezza internazionali", organizzata dalle Delegazioni Permanenti di Pakistan e Cina presso l'ONU presso la sede delle Nazioni Unite la Grecia ha sottolineato l'importanza centrale dell'attuazione delle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e dell'osservanza del diritto internazionale.

La Grecia ha osservato, tra le altre cose, che "il problema cipriota è un esempio tipico", sottolineando che "il rispetto e l'adesione alle Risoluzioni 541 e 550 del Consiglio di Sicurezza devono essere la bussola per gli Stati membri nell'affrontare la questione".

Il Rappresentante Permanente, riferendosi alle risoluzioni pertinenti del Consiglio di Sicurezza, ha ricordato che, attraverso le Risoluzioni 541 e 550, il Consiglio "ha invitato tutti gli Stati a rispettare la sovranità, l'indipendenza e l'integrità territoriale della Repubblica di Cipro e a non riconoscere l'entità secessionista e illegale né ad assisterla in alcun modo".

La Germania non è riuscita a conquistare un seggio come membro non permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ma la campagna diplomatica condotta da Berlino ha lasciato in eredità un messaggio politico destinato ad avere ripercussioni ben oltre il voto dell’ONU.

Il Cancelliere Friedrich Merz si è già congratulato con Austria e Portogallo per la loro elezione come membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

La Germania, ha assicurato, nonostante il suo mancato grado di essere eletta, "rimane un pilastro del sistema multilaterale". A livello interno, tuttavia, le critiche si stanno intensificando per l'incapacità del governo di ottenere le elezioni, che sono avvenute per la prima volta.

"Le mie congratulazioni ai membri eletti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in particolare in Portogallo e Austria.

 Al centro dell’iniziativa tedesca vi è stata infatti la difesa del diritto internazionale come pilastro fondamentale delle relazioni tra gli Stati, una posizione che assume particolare rilevanza anche nel delicato contesto delle relazioni tra Grecia e Turchia e delle tensioni nel Mediterraneo orientale.

Durante la campagna per l’elezione al Consiglio di Sicurezza, il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha insistito sul ruolo che la Germania intende svolgere sulla scena internazionale come convinto sostenitore della legalità internazionale e del multilateralismo. Nei suoi interventi pubblici e negli incontri diplomatici, il capo della diplomazia tedesca ha più volte sottolineato che la comunità internazionale non può permettere che prevalga la logica del “diritto del più forte”, ribadendo l’impegno di Berlino a favore di un ordine globale fondato sulle regole e sul rispetto delle norme internazionali.

Una posizione che, secondo osservatori diplomatici, non riguarda soltanto le grandi crisi internazionali, ma rappresenta una linea strategica di carattere generale che trova applicazione anche nelle questioni regionali più sensibili, comprese quelle che interessano il Mediterraneo orientale.

Berlino segue infatti con particolare attenzione gli sviluppi delle relazioni tra Grecia e Turchia e le controversie riguardanti l’Egeo e le zone marittime. Secondo fonti diplomatiche tedesche citate dalla stampa greca, il governo federale avrebbe accolto con un certo sollievo la decisione di Ankara di rinviare all’autunno l’esame di un controverso disegno di legge sulle delimitazioni marittime.

Il provvedimento si inserisce nel quadro della dottrina della cosiddetta “Patria Blu”, la strategia geopolitica attraverso la quale la Turchia rivendica una vasta area di influenza marittima nel Mediterraneo orientale e nell’Egeo. Una dottrina che, secondo numerosi esperti e governi europei, non si fonda sui principi del diritto internazionale del mare, ma risponde principalmente alle ambizioni regionali di Ankara.

Per la Germania, che ha fatto della tutela delle norme internazionali uno dei cardini della propria politica estera, un’eventuale applicazione unilaterale di tali rivendicazioni rappresenterebbe un elemento di forte preoccupazione. Berlino ha già espresso in passato la propria contrarietà a iniziative simili, come nel caso dell’accordo marittimo firmato tra Turchia e Libia, contestato da diversi Paesi europei e considerato lesivo dei diritti di Stati terzi.

In ambienti diplomatici europei non si esclude che eventuali nuove decisioni unilaterali da parte di Ankara possano riaprire il dibattito all’interno dell’Unione Europea sull’adozione di misure restrittive o sanzioni. Sebbene tale scenario non sia attualmente sul tavolo, il principio secondo cui le controversie devono essere risolte nel rispetto del diritto internazionale resta una posizione condivisa da numerosi Stati membri.

Accanto alla questione della legalità internazionale, esiste un secondo fronte che continua a influenzare i rapporti tra Bruxelles e Ankara: quello dello stato della democrazia in Turchia.

Le recenti vicende che hanno coinvolto il leader del principale partito di opposizione turco, Özgür Özel, hanno alimentato nuove preoccupazioni nelle capitali europee. L’intervento delle autorità giudiziarie nei confronti del presidente del Partito Popolare Repubblicano (CHP) è stato osservato con attenzione anche a Berlino, dove il caso è stato accolto con evidente inquietudine.

L’episodio assume una rilevanza particolare perché si inserisce nel contesto delle aspirazioni europee della Turchia. Il percorso di adesione all’Unione Europea rimane formalmente aperto, ma continua a essere subordinato al rispetto dei cosiddetti “Criteri di Copenaghen”, ovvero gli standard politici e democratici richiesti a tutti i Paesi candidati.

La questione è emersa anche durante la visita del ministro degli Esteri turco Hakan Fidan a Berlino lo scorso 18 maggio, incontro che aveva l’obiettivo di rilanciare il dialogo strategico tra Germania e Turchia e di riportare al centro dell’agenda bilaterale il tema dell’integrazione europea di Ankara.

In quell’occasione, Wadephul avrebbe ribadito con chiarezza che qualsiasi progresso nel percorso europeo della Turchia dipenderà dal rispetto dei principi democratici, dell’indipendenza della magistratura, dello Stato di diritto e delle libertà fondamentali, elementi considerati imprescindibili dall’Unione Europea.

Nei prossimi mesi, dunque, Ankara sarà chiamata a confrontarsi con due sfide fondamentali. Da un lato, la necessità di dimostrare un reale rispetto del diritto internazionale nelle dispute regionali e nelle questioni marittime del Mediterraneo orientale; dall’altro, l’esigenza di fornire garanzie concrete sul piano democratico e istituzionale.

Sono questi i due dossier sui quali si misurano non solo le relazioni tra Turchia e Germania, ma anche il futuro dei rapporti tra Ankara e l’Unione Europea nel suo complesso.

Come si costruisce la comunicazione di un leader politico nell'epoca dei social media? E soprattutto, come si riesce a trasformare una presenza digitale in un rapporto diretto e autentico con milioni di cittadini? A queste domande prova a rispondere "Senza Maschera. L'ascesa social di Giorgia Meloni", il libro firmato da Tommaso Longobardi, social media manager della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e tra gli artefici della strategia comunicativa che ha accompagnato la crescita politica della leader di Fratelli d'Italia.

Il volume è stato presentato alla Galleria Alberto Sordi di Roma, in un incontro che ha richiamato l'attenzione di esponenti politici, addetti ai lavori e sostenitori della premier. Un appuntamento che ha rappresentato anche l'occasione per riflettere su uno dei fenomeni politici e comunicativi più significativi degli ultimi anni: l'ascesa di Giorgia Meloni da leader di un partito all'opposizione alla guida del Governo italiano, prima donna nella storia della Repubblica a ricoprire l'incarico di presidente del Consiglio.

Il libro non si limita a raccontare strategie digitali, campagne social o tecniche di comunicazione. Al contrario, propone uno sguardo dall'interno di un percorso umano e professionale vissuto accanto alla leader di Fratelli d'Italia. Longobardi ripercorre anni di lavoro, viaggi, campagne elettorali, incontri e momenti decisivi che hanno contribuito a costruire una comunicazione riconoscibile e fortemente identitaria.

Dalle celebri parole di "Io sono Giorgia", diventate un fenomeno mediatico ben oltre i confini italiani, fino al successo internazionale del fenomeno "Melodi", il volume racconta come la comunicazione della premier sia riuscita a trasformare attacchi, critiche e momenti difficili in occasioni per rafforzare il legame con il proprio pubblico. Una strategia fondata non tanto sugli algoritmi quanto sulla capacità di mostrare il lato umano della politica, attraverso spontaneità, coerenza e autoironia.

A emergere dalle pagine di Senza Maschera è soprattutto il concetto di autenticità. Longobardi non si presenta come l'artefice di un fenomeno costruito artificialmente, ma come un professionista che ha saputo valorizzare qualità già presenti nella personalità politica di Giorgia Meloni. Secondo l'autore, una comunicazione efficace nasce dalla capacità di raccontare una persona per ciò che realmente è, senza costruire personaggi fittizi o immagini artificiali.

Il volume dedica ampio spazio anche ai retroscena delle campagne elettorali. Chilometri percorsi in auto e in treno, incontri improvvisati, giornate frenetiche, pasti saltati e notti insonni diventano il racconto concreto di una lunga gavetta politica. È proprio in queste circostanze che, secondo Longobardi, emerge il carattere autentico delle persone: nei momenti di pressione, lontano dai riflettori e dalle scenografie della comunicazione ufficiale.

Particolarmente interessante è la riflessione sulla costruzione di una comunità. Il libro sostiene infatti che il successo sui social non dipenda esclusivamente dai numeri, dai follower o dalla viralità dei contenuti. Al centro vi è invece la capacità di creare un rapporto di fiducia e riconoscibilità con il pubblico. Un approccio che ha consentito a Giorgia Meloni di consolidare nel tempo una base di consenso ampia e partecipata.

Lo stile di scrittura scelto da Longobardi rispecchia il suo modo di comunicare: diretto, semplice e immediato. Lontano da tecnicismi eccessivi e da linguaggi accademici, il libro si rivolge sia agli addetti ai lavori sia ai lettori interessati a comprendere i cambiamenti della comunicazione politica contemporanea.

Naturalmente il racconto è dichiaratamente partecipe e non pretende di essere neutrale. Si tratta della testimonianza di chi ha vissuto in prima persona l'evoluzione politica della premier, osservandola da una posizione privilegiata. Proprio per questo il libro offre una prospettiva rara sui meccanismi che hanno accompagnato la costruzione di una leadership capace di incidere profondamente sulla politica italiana.

Nel corso della presentazione non sono mancati apprezzamenti anche per Arianna Meloni, considerata da molti una figura centrale nella crescita e nel consolidamento di Fratelli d'Italia. Sempre presente dietro le quinte del partito, viene descritta come una colonna portante dell'organizzazione, apprezzata per disponibilità, dedizione e attenzione ai rapporti umani.

Alla fine della lettura resta una convinzione che attraversa l'intero volume: nell'epoca della comunicazione istantanea e dei contenuti consumati in pochi secondi, la coerenza, la credibilità e la capacità di restare sé stessi continuano a rappresentare il vero valore aggiunto. È questo, secondo Longobardi, il segreto che ha accompagnato l'ascesa di Giorgia Meloni e che ha contribuito a trasformarla in una delle protagoniste più influenti della politica italiana ed europea.

Più che un manuale di social media, Senza Maschera si presenta dunque come il racconto di un percorso condiviso, fatto di lavoro quotidiano, intuizioni e rapporti umani, offrendo al lettore uno sguardo privilegiato sulla costruzione di una leadership che ha segnato una nuova fase della politica italiana.

Il rapporto tra il Partito Democratico e una parte delle comunità islamiche continua a far discutere anche in vista delle elezioni amministrative di fine maggio. Dopo i casi emersi a Venezia e Agrigento, nuove polemiche arrivano da Legnano, comune dell’area metropolitana di Milano da circa 61 mila abitanti, dove il sindaco uscente del centrosinistra Lorenzo Radice punta alla riconferma sostenuto anche da candidati provenienti dalla comunità musulmana locale.

Tra questi figurano Sana El Gosairi, mediatrice culturale, e Zakaria Rouimi, conosciuto come “Zak”, entrambi esponenti di quella che viene definita la “seconda generazione”. I due candidati sono legati  dell'Idem Network, piattaforma politica fondata dal consigliere comunale del Pd di Genova Simohamed Kaabour. Quest’ultimo è noto per le sue posizioni critiche nei confronti di Israele e per alcune campagne di boicottaggio che hanno suscitato polemiche negli ultimi anni.

L’Idem Network raccoglie numerosi esponenti politici e rappresentanti della società civile di fede musulmana ed è considerato da alcuni osservatori il primo tentativo di strutturare una corrente organizzata vicina al mondo islamico all’interno dell’area democratica. Proprio Kaabour ha partecipato a Legnano all’inaugurazione della campagna elettorale di El Gosairi e Rouimi, insieme al sindaco Radice e al consigliere del Municipio 5 di Milano Bebash Chandra Kar, anch’egli vicino al partito guidato da Elly Schlein.

A Legnano la comunità musulmana conta circa 1.500 persone e rappresenta quindi un bacino elettorale rilevante. Una presenza testimoniata anche dall’attività dell’Associazione culturale italo-araba, che nei mesi scorsi ha promosso una raccolta fondi per acquistare un grande capannone situato accanto al Centro islamico cittadino. Secondo quanto riportato in un post pubblicato sui social, l’obiettivo dell’operazione sarebbe quello di ampliare gli spazi destinati alle attività della comunità, con la creazione di una scuola di lingua araba, di uno spazio dedicato ai giovani e di una sala polifunzionale.

Sana El Gosairi e Zakaria Rouimi non risultano direttamente coinvolti nella realizzazione del nuovo spazio, ma la questione ha comunque sollevato le critiche del centrodestra. In particolare, il consigliere regionale lombardo di Fratelli d’Italia Maira Cacucci ha espresso preoccupazione per quella che definisce “l’influenza dei Fratelli musulmani in Europa”, parlando di possibili tentativi di infiltrazione politica finalizzati a promuovere una determinata visione religiosa e culturale.

“Chi candida esponenti delle varie comunità islamiche dovrebbe chiarire prima a quale parte dell’Islam appartengano”, ha dichiarato Cacucci, aggiungendo che “occorre prestare attenzione al tipo di associazioni che vengono legittimate attraverso una candidatura politica”.

Il dibattito resta quindi acceso, tra chi considera queste candidature un segnale di inclusione e rappresentanza delle nuove generazioni e chi invece teme un crescente peso politico delle organizzazioni islamiche all’interno del panorama amministrativo locale.

Fonte varie agenzie/il giornale

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