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Turchia nuova minaccia a tutta la UE sull'accordo sui migranti

Mentre prosegue il confronto acceso tra Olanda e Turchia, dopo un weekend ad altissima tensione, la comunità internazionale fa sentire la sua voce lanciando appelli alla calma. La Ue chiede ad Ankara di abbassare i toni, la Nato chiede ad entrambi gli alleati un "approccio misurato". Ma per tutta risposta dal la Turchia arriva una nuova minaccia, stavolta a tutta la Ue e su una delle questioni che la tocca più nel vivo: l'accordo sui migranti, che il ministro turco per l'Europa, Omer Celik, ha annunciato di voler rivedere.

Lo scrive l'Apa citando l'agenzia turca. Si tratta dell'accordo che dall'anno scorso prevede un forte contributo economico dell'Unione Europea alla Turchia per l'accoglienza in particolare dei milioni di profughi siriani in fuga dalla guerra in campi nei quali dovrebbero essere poi effettuate le operazioni di identificazione e di invio nei paesi europei dei richiedenti asilo. Un accordo in cui la Germania ha un ruolo di primo piano e che ha di fatto interrotto le tragedie nel mar Egeo ma che resta attuato solo in parte sia in Turcia sia in Grecia, stante l'esiguo numero di profughi effettivamente giunti in Europa. Non è la prima volta che la Turchia minaccia queste "revisioni": sul tavolo, oltre al futuro dei profughi che affrontano dure condizioni nei campi di accoglienza, c'è la questione dei visti per i cittadini turchi diretti nei paesi europei.

La tensione tra Turchia e Olanda resta alta dopo aver vissuto un'escalation nella giornata di ieri e epilogo nella notte, con un ministro del paese della mezzaluna scortato fuori dall'Olanda, a meno di 24 ore dall'ingresso vietato al ministro degli esteri turco. L'Olanda «pagherà il prezzo» per il comportamento «vergognoso» nei confronti dei ministri turchi, minaccia rinnovando le accuse il premier turco.

E il presidente Erdogan rilancia anche sui toni, accusando la Germania di sostenere il terrorismo, solo perché aveva espresso solidarietà all'Olanda. L'incidente diplomatico scoppiato sabato, dopo che il Governo dell'Aja ha respinto il volo del ministro degli esteri turco atteso a Rotterdam per un comizio, è tutt'altro che rientrato. La Turchia ha detto che si rivolgerà alla Corte dei diritti dell'uomo e ha convocato il più alto diplomatico olandese presente nel Paese per protestare contro il trattamento riservato al titolare degli esteri e alla sua collega della famiglia, Fatma Betl Sayan Kay, che pure aveva provato a raggiungere il consolato di Rotterdam sabato, per parlare in favore del referendum costituzionale del 16 aprile davanti a centinaia di manifestanti pro-Erdogan. L'Olanda ha invece chiesto che Ankara ritiri le accuse di "fascismo e nazismo" altrimenti "le relazioni" tra i due Paesi "resteranno difficili", ha detto il vicepremier Lodewijk Asscher.

Intanto Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan non smorza i toni nella crisi diplomatica con L'Aja e accusa gli olandesi di avere un "carattere marcio". "Conosciamo l'Olanda e gli olandesi dal massacro di Srebrenica. Sappiamo che carattere marcio hanno dal loro massacro di 8000 bosniaci",  ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, in piena crisi diplomatica con L'Aja, ritenendo l'Olanda "responsabile della peggiore strage dalla Seconda guerra mondiale". Erdogan ha fatto riferimento al battaglione olandese di caschi blu dell'Onu che non impedì l'uccisione di 8000 musulmani da parte delle forze serbo-bosniache a Srebrenica nel 1995.

Il vicepremier turco Numan Kurtulmus ha annunciato in una conferenza stampa dopo la riunione settimanale di governo la sospensione delle relazioni ad alto livello tra la Turchia e l'Olanda. Si inaspriscono così le tensioni già alte fra la Turchia e l'Olanda dopo il trattamento riservato a due ministri di Ankara, a cui è stato impedito di svolgere comizi a Rotterdam.

La Turchia chiuderà il proprio spazio aereo ai diplomatici olandesi fino a quando l'Olanda non adempierà alle richieste di Ankara. Lo ha affermato il vicepremier turco, Numan Kurtulmus, aggiungendo che non sarà permesso all'ambasciatore olandese in Turchia - attualmente in vacanza fuori dal Paese - di rientrare ad Ankara. "In atto c'è una crisi molto profonda che noi non abbiano né iniziato né tantomeno portata a questo livello", ha aggiunto.

Intanto secondo Oxfam dopo sei anni di guerra, la situazione in Siria è sempre più tragica e per i civili non c'è più nessuna via di fuga. Lo denuncia l'organizzazione umanitaria in un documento che fornisce cifre drammatiche. «78.000 siriani bloccati al confine con la Giordania, centinaia di migliaia respinti alla frontiera con la Turchia, 640.000 in Siria sotto assedio militare», afferma Oxfam ribadendo la sua adesione «al progetto Corridoi Umanitari, che garantisce una via di approdo sicura a centinaia di rifugiati vulnerabili».

«Invece di porre fine alle incredibili violenze, si impedisce ai siriani di mettersi in salvo da quelle stesse violenze - ha detto Roberto Barbieri, ai Giornalisti e alle agenzie stampa direttore generale di Oxfam Italia - Il risultato è che centinaia di migliaia di persone vivono nelle aree di guerra mentre in tantissimi non hanno nessuna speranza di reinsediamento in altri paesi o di ritorno a casa».

Oxfam ricorda in particolare «i campi sovraffollati delle isole greche, i ritorni forzati in Turchia, la volontà dell'Europa a non prendersi carico delle richieste d'asilo di chi è in fuga dalla guerra, l'emendamento alla legge sull'immigrazione in Gran Bretagna che impedisce l'ingresso a minori migranti non accompagnati». «L'appello che rivolgiamo ai leader del mondo - è scritto ancora nel documento - è di smettere la politica dei muri e di rispettare gli impegni di reinsediamento assunti nei confronti di chi fugge dalla guerra».

«Milioni di persone - ricorda l'organizzazione - si ritrovano intrappolate, vittime di politiche restrittive che innalzano muri e di fatto impediscono una chance di futuro a chi ha dovuto lasciarsi tutto alle spalle. I quasi cinque milioni di siriani che sono riusciti a scappare dal paese oggi vivono sulla propria pelle le conseguenze delle decisioni dei paesi più ricchi del mondo che si traducono per moltissimi nell'impossibilità di trovare un luogo sicuro in cui vivere: da inizio anno Stati Uniti, Unione Europea e Gran Bretagna hanno variamente modificato, sospeso o cancellato tutte quelle politiche in grado di garantire accoglienza a decine di migliaia di rifugiati».

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