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Il rock "emotivo" di Tyler ed Aerosmith raccontato da Rai 5

Rino Gaetano. Sergio Cammariere. Certamente. Ma nella serie A canora del Crotonese mettiamoci anche un oriundo, il nonno rock Steven Tyler, al secolo Steven Victor dei Tallarico di Cotronei, leader degli Aerosmith. Il motivo e' semplice. La rivista Rolling Stone lo ha incluso fra i 100 migliori vocalist di tutti i tempi! Eppoi 150 milioni di dischi, dei quali 66 nei soli U.S.A, biglietto da visita con ampie credenziali che lo ha portato con la sua band nella Rock and Roll Hall Of Fame sin dal 2001. Ed ora anche RAI 5 gli ha dedicato un corposo approfondimento nella serie Rock Legends appena andato in onda e rintacciabile sul portale RAI.

L'episodio sugli Aerosmith contiene interviste ai giornalisti John Aizlewood, Danielle Perry, Will Hodkinson e Camilla Pia, assomma rari materiali d'archivio, riprende aneddoti, riporta i video musicali di I Don't Want To Miss A Thing e Janies Got A Gun, ripercorre per tracce la storia della band. Il cui frontman, che per la cronaca e' il padre di Liv Tyler, viene raccontato con dovizia di particolari, dipinto, senza peli sulla lingua, come un ribelle indocile, specie nel rapporto spesso conflittuale con il chitarrista Joe Perry.  La somiglianza di Tyler con Mick Jagger e' impressionante ma e' solo fisico/energica, anche se il gruppo nelle fasi blues di una carriera quarantennale, nata nel 1970, e' stato assimilato agli Stones. In effetti la collocazione e' fra hard rock e heavy metal con uno sguardo ai Led Zeppelin e, da parte del chitarrista solista, a Jeff Beck. Poi nei '90 c'e' stata una parentesi grunge senza dimenticare gli esordi underground come garage band. Il meglio del sound Aerosmith comunque si ritrova in quella sorta di "emorock" emotivo/melodico in cui la voce di Tyler sviluppa appieno le possibilita' in estensione e interpretazione. Senza cuore, dice Steven citando Tony Bennett, non c'e' arte. E il caso piu' eclatante e' il brano I Don't Want To Miss A Thing, dal film Armageddon, del 1998. 

Nel documentario RAI si da poi conto dei loro alti e bassi, di una "sopravvivenza" artistica che ha del prodigioso, e che si spiega da una parte con la solidita' delle comuni basi musicali, dall'altra con la capacita' camaleontica di esserci, nel momento giusto, e fare tendenza.

Come quando ripubblicarono il boogie rock Walk This Way in versione hip hop, in piena era punk. O con l'azzeccato album Vacation Club, il piu' venduto degli eighties.

Poi tutto il resto pare puro gossip, scioglimenti e reunion, chiacchiere da cortile, divergenze e  tensioni fra i "gemelli tossici"che fanno parte piu' della cronaca che della storia.

Rimane il fatto che il fascinoso Tyler si diverte e fa divertire ancora pur mantenendo una didascalica eleganza nelle proprie canzoni pop/rock passionali, giocose ... e imprevedibili. Il segreto e' non sapere mai cosa inventarsi dopo. Quasi come nel jazz!

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