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Sabato, 28 Novembre 2020

Tensioni tra Grecia e Turchia

La Turchia ha inviato una nave da ricerca Oruc Reis al largo di Kastellorizo, isola greca resa celebre dal capolavoro di Gabriele Salvatores, Mediterraneo. Le indagini turche alla ricerca di gas sono annunciate da oggi sino al 2 agosto, ma la flotta Militare greca è stata messa in allerta dopo la partenza delle fregate turche dalla base navale di Aksaz, che scortano la nave da ricerca.

Sul punto si registra la reazione da parte di Berlino: la visita ad Atene del ministro degli esteri tedesco Haiko Maas del 21 luglio era finalizzata ad analizzare la questione greco-turca da vicino e provare ad evitare una possibile escalation

Con il comportamento della Turchia nel Mediterraneo orientale sempre più provocatorio, la Grecia si sta preparando per una possibile escalation delle tensioni, nel timore che i funzionari turchi mettano in atto le minacce di lanciare esplorazioni di idrocarburi al largo delle isole di Creta o di Kastellorizo. Di fatto, le indagini sismiche fanno parte dei lavori preparatori per la ricerca di potenziali idrocarburi.

Un eventuale intervento turco nel Mediterraneo orientale sarebbe motivato dalla volontà di Ankara di impedire un accordo sulla delimitazione di una Zona Economica Esclusiva (ZEE) tra la Grecia e l'Egitto, attualmente in discussione tra i due Paesi.

Il ministero degli Esteri di Atene ha criticato nelle scorse ore il Navtex inviato da Ankara evidenziando che in questo modo la Turchia "persiste...Le Forze armate Greche sono state messe in Stato di allerta a seguito dall'avvio di una campagna di indagine sismica a sud est dell'isola...

Sono in crescita le preoccupazioni di Atene nell’Egeo, dove si sono verificati nuovi sorvoli non autorizzati da parte dei caccia turchi e manovre intimidatorie da parte di due imbarcazioni della Guardia costiera della Turchia, nei pressi di una barca di pattugliamento di Frontex e di un peschereccio greco.  

la Grecia ha registrato 79 violazioni del proprio spazio aereo. Di queste, quindici sono state ricollegate ai caccia turchi F-16, i quali hanno sorvolato le isole di Limnos, Lesbo, Chio, Patmos e gli isolotti  di Panagia, Oinousses, Lipsoi, Arkioi e Agathonisi. In riferimento a tali sorvoli, i quali proseguono nei dintorni delle isole del Dodecaneso dallo scorso 16 gennaio, il ministro degli Affari Esteri della Grecia, Nikos Dendias, aveva accusato la Turchia di violare i diritti sovrani della Grecia, mentre Ankara accusa Atene di non rispettare la clausola sulla demilitarizzazione delle isole del Dodecaneso, sancita dal Trattato di Losanna, firmato il 24 luglio 1923 dalla Turchia e dagli Alleati della Prima guerra mondiale, il quale pose fine al conflitto greco-turco.

Oltre ad aver registrato le violazioni del proprio spazio aereo, nella giornata del 21 maggio Atene ha altresì denunciato manovre intimidatorie che due imbarcazioni della Guardia costiera turca hanno effettuato nei pressi di una nave di Frontex e di un peschereccio greco, in un’area ad Est degli isolotti di Panagia e Oinousses. In risposta, Atene ha inviato due imbarcazioni della propria Guardia costiera, mantenendo sotto osservazione le due imbarcazioni turche fino al loro rientro presso la costa. Al termine delle operazioni, la Guardia costiera ellenica ha pubblicato un video che mostra le pericolose manovre intimidatorie effettuate dalle imbarcazioni turche.  

Ekathimerini, ha rivelato che un’altra fonte di preoccupazione per Atene è l'annunciata intenzione della Turchia di velocizzare le procedure per avviare le esplorazioni minerarie nelle aree definite dal Memorandum d’intesa siglato lo scorso 27 novembre dal Presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, e dal presidente del consiglio presidenziale del governo di Tripoli, Fayez al-Sarraj. In virtù di tale accordo, il quale definiva i confini marittimi tra Libia e Turchia, Ankara potrà iniziare le operazioni di esplorazione energetica a Sud di Creta, dato che secondo la Turchia, l'isola non dispone di piattaforma continentale.

In virtù delle tensioni con la Turchia, rivela il quotidiano, la Grecia ha tentato di rafforzare i propri rapporti con i principali attori coinvolti nella regione. È in tale contesto che si colloca il vertice telefonico avuto dal ministro degli Esteri di Atene, Nikos Dendias, e l'ambasciatore degli Stati Uniti in Libia, Richard Norland, con cui ha discusso della situazione nel Paese nordafricano dove, sottolinea il quotidiano, la NATO vuole adottare un ruolo maggiore per allontanare l’interferenza della Russia, mentre la Turchia mira a espandere la propria influenza nella regione. In aggiunta, in seguito alle dichiarazioni del segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, in merito al sostegno dell'Alleanza al Governo di Accordo Nazionale di Tripoli, la Grecia aveva reagito, invitando il segretario generale della NATO a rispettare la posizione comune dell'intera Alleanza che, aveva sottolineato il portavoce del Ministero degli Esteri della Grecia, Alexander Gennimata, non è in linea con quanto dichiarato.
 
Erdogan punta alla polarizzazione della propria strategia energetica su tutto il versante mediterraneo: il memorandum siglato con la Libia infatti, che presenta profili di dubbia consistenza, ha provocato forti reazioni da parte di Ue, Usa e Francia perché “dimentica” dalla mappa l'isola greca di Creta, che appartiene ad uno stato membro dell'Ue. La Turkish Oil Company (TRAO) lo scorso 30 maggio ha ottenuto le licenze per l'esplorazione dei nuovi blocchi identificati nel memorandum turco-libico, da Rodi alla parte est di Creta orientale, con la possibilità di entrare in azione ai primi di settembre

Dipartimento di Stato osserva che “non è utile, ma provocatorio” e rappresenta “un pericolo immediato di tensioni nella regione”. Un portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha osservato che “questi sviluppi indicano il pericolo che il conflitto in Libia assumerà dimensioni regionali più ampie e l’urgente necessità che tutte le parti in una soluzione negoziata funzionino”. In premessa il Dipartimento di Stato aveva precisato che gli Stati Uniti generalmente non prendono posizione sulle controversie sulle frontiere marittime di altri stati. Tuttavia ha invitato “tutte le parti ad astenersi da azioni che rischiano di aumentare le tensioni nel Mediterraneo orientale in un momento delicato”.

Le relazioni tra Grecia e Turchia risultano compromesse per via di molteplici fattori. Principalmente, ad aver danneggiato i rapporti tra Ankara e Atene concorrono le dispute in materia di diritti minerari nel Mar Egeo, all’interno delle quali si inseriscono i sorvoli non autorizzati dei caccia turchi nello spazio aereo della Grecia e la controversia sulle trivellazioni condotte dalla Turchia a largo delle coste di Cipro, ricche di gas naturale. I rapporti si sono ulteriormente incrinati quando, lo scorso 30 maggio, Ankara, in virtù del Memorandum siglato con la Libia, aveva pubblicato in Gazzetta ufficiale i 24 blocchi per cui la compagnia petrolifera di Stato turca, la TPAO, aveva richiesto la licenza per avviare le esplorazioni energetiche. 
 
Insieme al disegno delle aree di competenza, in Gazzetta è stata inserita anche la richiesta da parte ella TPAO di condurre esplorazioni in tutti i blocchi occidentali della mappa, i quali si trovano nei pressi delle isole della Grecia. La pubblicazione dei blocchi in Gazzetta ufficiale confermava le intenzioni della Turchia di portare avanti l’implementazione dell’accordo siglato lo scorso 27 novembre con la Libia, nonostante le Nazioni Unite non abbiano ancora approvato i confini marittimi decisi dai due Paesi.      
In tale quadro, Atene ha dichiarato di ritenere evidenti le intenzioni di Ankara di sfidare la propria sovranità territoriale nelle acque delle isole greche.

Intanto lunedì il parlamento egiziano ha votato per approvare l’invio delle sue forze armate per combattere “milizie criminali” e “gruppi terroristici stranieri” su un “Fronte occidentale”. In precedenza l'Egitto aveva sorvolato solo sortite sulla vicina Libia, tuttavia ciò avrebbe segnato il primo intervento diretto sul terreno.

La situazione in Libia si surriscalda ulteriormente e si innalza ad un livello internazionale superiore. Come sapete la Turchia appoggia il presidente Sarraj a Tripoli ed il Governo di Accordo Nazionale, GNA e con il suo aiuto questo governo ha fermato l’esercito del generale Haftar che governa da Bengasi. Però stiamo andando molto oltre ora, verso una direzione che potrebbe avere gravi conseguenze.

Intanto  Erdogan ha invitato Papa Francesco alla cerimonia di riapertura del complesso di Santa Sofia a Istanbul come moschea. ... A confermare l'invito al Papa è stato Ibrahim Kalin, portavoce del presidente Recep Tayyip Erdogan, all'emittente televisiva Cnn Turk.

il presidente greco Katerina Sakellaropoulou ha contattato Papa Francesco proprio per discutere la questione della riconversione di Santa Sofia in moschea In una nota dell'ufficio stampa del governo greco si legge che Sakellaropoulou ha sottolineato come la decisione danneggia “profondamente coloro che considerano questo simbolo superiore del cristianesimo come appartenente all'umanità e al patrimonio culturale mondiale e distoglie la Turchia dai valori dello stato secolare e dai principi di tolleranza e pluralismo”.
 
Il Papa, secondo quanto riporta la nota, “ha concordato con le osservazioni” del presidente Sakellaropoulou, “ha riconosciuto i motivi politici della decisione” di Erdogan e “ha promesso di continuare i suoi sforzi, come parte del suo ruolo, per rivedere la decisione”. Il Pontefice “ha anche elogiato gli sforzi” della Grecia “nell’accoglienza di rifugiati e immigrati, come ha avuto l'opportunità di vedere durante la sua visita a Lesbo nel 2016”. Il presidente della Grecia ha ribadito l'invito a Francesco a visitare il Paese nel 2021, in occasione del 200esimo anniversario della rivoluzione greca. “Il Papa ha accettato l’invito, sperando che le condizioni consentissero il viaggio”, conclude la nota.
 
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