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Venerdì, 19 Aprile 2019

Tav, Confindustria dice sì: "Vale 50mila posti di lavoro, il governo ci pensi bene"

Il dossier Tav, che divide il governo Lega-Movimento 5 Stelle, adesso sbarca nelle aule di Palazzo Chigi. Contattato da Adnkronos, Matteo Salvini ha commentato: "Il testo non l'ho ancora letto, spero di poterlo fare oggi". Ieri, il rapporto sui costi-benefici della Tav gli è stato consegnato dal ministro Danilo Toninelli. Salvini è atteso in queste ore a Palazzo Chigi per un vertice della maggioranza.  

L'apertura di quei cantieri a regime determina 50.000 posti". Quei cantieri a cui Vincenzo Boccia si riferisce sono quelli della Tav. Così il presidente di Confindustria commenta l'analisi costi-benefici della Tratta ad alta velocità Torino-Lione, a margine del "Forum permanente sui valori dell'imprenditorialità illuminata dalla fede" dell'Ucid (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti).

"Se per il governo questo basta a noi basta come analisi costo-opportunità in una fase delicata dell'economia in cui va messo al centro occupazione e lavoro. È una grande occasione per dare lavoro a 50.000 persone. Io l'analisi l'ho già fatta. Ho dato solo un dato e a noi basta", ha aggiunto, secco, il numero uno della Confederazione generale dell'industria italiana, dopo che l'analisi degli esperti del ministero dei Trasporti ha bocciato la grande opera, aprendo un nuovo fronte di scontro all'interno della maggioranza giallo-verde.

Boccia, infine, ha chiosato polemicamente: "Se il lavoro non è centrale in questo Paese evidentemente ci sono altri obiettivi, farebbero bene a spiegarlo a tutti gli italiani, non solo a noi".  

Tutto come da copione. È il commento di Sergio Chiamparino all’ analisi costi-benefici sulla Tav finalmente resa nota dal governo. «I numeri negativi dell’analisi costi-benefici non stupiscono - esordisce il presidente della Regione, che in più occasioni aveva sollecitato il ministro Toninelli a non perdere tempo -. Per fare una battuta, considerata la nota predilezione del professor Ponti per il trasporto su gomma rispetto a quello su rotaia, affidargli lo studio è stato un po’ come affidare a Dracula la guardiania della banca del sangue».

Sul sito del ministero delle Infrastrutture è stato pubblicato il testo. "L'analisi condotta - scrivono nelle conclusioni gli esperti del Mit - mostra come, assumendo come dati di input relativamente alla crescita dei flussi di merce e dei passeggeri e agli effetti di cambio modale quelli non verosimili contenuti nell'analisi costi-benefici redatta nell'anno 2011, il progetto presenta una redditività fortemente negativa  

In caso di scioglimento del progetto della Tav il costo massimo tra penali e rimborsi potrebbe raggiungere i 4,2 miliardi. E' quanto è possibile determinare sommando i vari importi contenuti nella Relazione tecnico giuridica collegata all'analisi costi benefici della Tav. Molti sono importi massimi ''difficilmente raggiungibili". Tanto che nella relazione si spiega che "i molteplici profili evidenziati non consentono di determinare in maniera netta i costi in caso di scioglimento". La variabile è dovuta a "più soggetti sovrani" che dovrebbero negoziare gli importi.

Le conclusioni della relazione tecnico giuridica indicano cinque diverse voci che tra penali, rimborsi e possibile richieste dei rivalse. La prima voce è quella relativa degli importi "a titolo di risarcimento per lo scioglimento dei contratti in corso per servizi d'ingegneria e lavori". "Si può ipotizzare - è scritto nelle conclusioni che non indicano alcun tipo di importo - fino ad un massimo del 30% dell'ammontare dell'importo della parte di utile ancora da conseguire al momento dello scioglimento dei contratti, comprensivi dell'alea naturale del contenzioso e tenuto conto dei profili di incertezza in ordine alla normativa di volta in volta applicabile". Nella relazione viene comunque indicato in 9,930 miliardi il costo dell'opera. Il 30 per cento può quindi valere 2,889 miliardi di euro.

Ma come si è detto è solo un calcolo presuntivo ed è l'importo massimo ipotizzabile. Una seconda voce a titolo di risarcimento o 'penalità" è esplicitamente prevista dal Grant Agreement che si verificano solo nell'ipotesi in cui lo scioglimento venisse giudicato alla stregua di una violazione dell'accordo per colpa grave. L'importo tra il 2% e il 10% varia - viene calcolato nel rapporto - tra un minimo di 16 milioni e un massimo di 81 milioni. Il terzo punto, considerato in uno "scenario peggiore", è relativo alla possibile rivalsa da parte dei costi sostenuti dalla Francia. La somma indicata ammonta a circa 400 milioni. Ma "è lecito ipotizzare che la pretesa risarcitoria legittima difficilmente raggiungerebbe l'intero ammontare". Ci sono poi i fondi versati dall'Unione Europea: 535 milioni che potrebbero essere richiesti come restituzione e altri 297 milioni di somme non ancora ricevute in base al 'Grant Agreement'.

«Mi riservo di vedere nel dettaglio i numeri, ma dalle prime indicazioni mi sembra che dalla farsa si è passati alla truffa». Il Commissario Straordinario per l'Asse Ferroviario Torino-Lione, Paolo Foietta, commenta così l'analisi costi benefici del governo sulla Tav. «È una analisi truffa realizzata per far quadrare i conti in base a quello che vuole il padrone», denuncia sostenendo che «i costi sono ampiamente gonfiati, mentre c'è una enorme sottovalutazione dei benefici ambientali e sociali».

«Dalla prima lettura rilevo anche una grave sottovalutazione dei traffici, sui quali l'analisi prende una cantonata colossale. C'è poi la questione delle accise e del mancato introito per lo spostamento dei traffici dalla gomma alla rotaia: è contro ogni logica e buon senso calcolare tutto questo come una negatività, va contro qualunque linea guida sulle analisi costi-benefici». I numeri «veri», secondo Foietta, sono quelli dei Quaderni dell'Osservatorio, dodici in tutto, «già pubblicati e messi a disposizione del governo».

I tecnici del ministero hanno utilizzato due scenari. Il primo si basa su stime di traffico di merci e passeggeri che sono stata stilate dall'Osservatorio sulla Tav di Palazzo Chigi, a partire dal 2011. Nel secondo scenario, invece, le stime, che risultano più ottimistiche, le stime sono riviste con scenari "più realistici". Ma comunque negativi. Anche partendo dal presupposto che servano 1,5 miliardi per il ripristino dei luoghi dei cantieri e per la modernizzazione della vecchia linea del Frejus, il risultato resta negativo per 5,7 miliardi.

"I molteplici profili non consentono di determinare in maniera netta i costi in caso di scioglimento: su tale calcolo insiste principalmente la variabile costituita dall'esistenza di più soggetti sovrani che dovrebbero inevitabilmente considerare in sede negoziale le rispettive posizioni. Con tale riserva, le voci e gli importi oggetto di discussione possono essere indicati solo in via puramente ipotetica, tenendo presente che tutti andrebbero eventualmente fatti oggetto di dimostrazione alla luce di tutte le circostanze che hanno influenzato l'evoluzione dell'opera in questione. Pertanto, nell'enunciare tali voci deve essere tenuto presente che l'importo relativo potrebbe essere addebitato solo all'esito di un procedimento complesso il cui risultato è del tutto impredicibile". È questo che si legge nella relazione tecnico-giuridica sulla Tav. Per gli esperti, gli elementi di valutazione vanno intesi come "coordinate" in uno spazio di forte aleatorietà.  

Secondo quanto rivelato dalle analisi del ministero, i costi sono elevatissimi. Mentre i benefici ottenuti dalla realizzazione dell'opera sarebbero quasi inesistenti. Secondo Il Fatto Quotidiano, il documento degli esperti del ministero delle Infrastrutture spiega che i costi dell'opera sono pari a 12 miliardi. Mentre i benefici ottenuti dall'alta velocità Torino-Lione sarebbero praticamente fermi a 800 milioni di euro.

Sempre secondo il testo, nel migliore dei casi vi sarebbe un effetto negativo, cioè uno sbilancio fra costi e benefici, di 5,7 miliardi. Nella peggiore delle ipotesi, invece, lo sbilancio potrebbe anche arrivare a 8 miliardi. Nel mezzo, invece, vi sarebbe l'ipotesi più realizzabile, che comunque appare decisamente negativa, con un effetto negativo di 7 miliardi.

Per la Tav, si tratta evidentemente di una bocciatura. Gli esperti del ministero hanno sostanzialmente stroncato il progetto, non solo per i costi, ma anche perché non sembra esserci una reale domanda di traffico su quella tratta. Per gli esperti, per sostenere l'utilità dell'opera le merci dovrebbero essere 25 volte di più rispetto a quelle previste.

Come affermato da fonti del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, "si precisa che il professor Pierluigi Coppola non ha partecipato, in specifico, alla stesura della relazione sulla analisi costi-benefici Torino-Lione".  

Pertanto, il documento del gruppo di lavoro è stato firmato da cinque membri su sei. A firmarlo sono stati Marco Ponti, Paolo Beria, Alfredo Drufuca, Riccardo Parolin e Francesco Ramella. Un fatto che ha già scatenato l'opposizione. Davide Gariglio, deputato Pd in Commissione Trasporti alla Camera ha dichiarato: "L'analisi costi benefici pubblicata oggi dal ministero dei Trasporti è palesemente un atto fazioso senza alcun valore giuridico, legale, tecnico ed amministrativo e non può essere quindi utilizzata per valutare l'opera. Il documento non è infatti stato sottoscritto da tutti i componenti dell'indagine: manca la firma di Pierluigi Coppola, l'unico esperto neutrale presente tra i commissari scelti da Toninelli".

E Raffaella Paita, capogruppo dem in commissione, riafferma: "Il professor Coppola deve essere audito in Commissione il prima possibile, per capire come e con quali criteri sia stata svolta un'analisi costi benefici che, da quel che si capisce, fa acqua da tutte le parti. A meno che il metodo seguito non sia stato in realtà quello dei costi e pregiudizi".

Intanto sono arrivate le critiche delle opposizioni. Mara Carfagna, su Twitter, ha espresso la posizione di Forza Italia: "Perdita di benessere a causa della Tav? Alle balle di Toninelli non ci crede più nessuno. Chi sta attentando al benessere degli italiani sono proprio i Cinquestelle, che hanno portato il Paese in recessione e falcidiato i posti di lavoro, colpiscono le famiglie con più tasse e hanno riempito di debiti le prossime generazioni".

L'Unione europea, per ora, evita di commentare i numeri espressi nell'analisi costi-benefici. Fonti della Commissione europea contattate da Agi hanno detto: "Stiamo ancora esaminando il documento che ci è stato inviato dal governo. Ci sono alcuni aspetti del documento che dovranno essere chiariti con le autorità italiane".

Il ministro Toninelli ha commentato così i dati degli esperti: "I numeri dell'analisi economica e trasportistica sono estremamente negativi, direi impietosi: stiamo parlando di costi che, su un trentennio di esercizio dell'opera, superano i benefici di quasi 8 miliardi, tenendo conto del solo esborso per il completamento. Una cifra che scende appena a 7 miliardi se si considera uno scenario più 'realistico' di crescita dell'economia, dei traffici e di cambio modale". Il titolare del Mit conferma: "La decisione finale, come è naturale che sia, spetta ora al Governo stesso nella sua piena collegialità". "È la prima analisi costi-benefici realmente indipendente, lo ribadisco, per cui abbiamo evitato finalmente di chiedere all'oste se il vino è buono", ha continuato il ministro.

Intanto un risultato disastroso che adesso agita i pentastellati dà fiato alla fronda che spinge per la rottura con Salvini. Sono tante le voci critiche all'interno del Movimento che criticano la linea di Di Maio troppo filogovernativa e sdraiata sulle posizioni della Lega e l'eccessiva esposizione mediatica di Di battista che da urlatore da opposizione non ha aumentato i consensi per i pentastellati. La tentazione del Movimento è quella di fare implodere il governo. 

Un incidente di percorso che blocchi l'attività dell'esecutivo per poi dare il via alla vera e propria rottura senza però restare col cerino in mano. Anzi, secondo quanto riporta ilCorriere, il piano dei Cinque Stelle è quello di portare la Lega sul baratro magari con un cambio di linea sull'autorizzazione a procedere su Matteo Salvini nel caso Diciotti. Un incidente su questo piano potrebbe di fatto segnare la fine dell'esperienza di governo.

Ma attenzione: dalle parti del Movimento si ragiona anche sui rischi di una operazione del genere. La rottura del governo potrebbe concedere ulteriore spazio alla Lega che avrebbe tutto il tempo per ricostruire un centrodestra vincente e indicare i 5 Stelle come forza "irresponsabile". E su questo punto è fitto il "carteggio" tra Grillo e Casaleggio. L'idea è quella di ricandidare tutti in blocco in caso di elezioni anticipate. Un'altra deroga a quel vincolo di due mandati che ormai, come tutte le regole grilline, è diventato solo una promessa da marinaio...

 

 

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