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Martedì, 24 Ottobre 2017

Crisi dell’identità europea: Marsilio da Padova e Guglielmo da Occam

Ripercorrere, seppur per sommi capi, le tappe della scristianizzazione della cultura europea, attraverso l’analisi delle sue radici, ha l’indubbio merito di farci capire, da dove dovremmo ripartire, per impostare correttamente quella  “nuova evangelizzazione”, anche della cultura, auspicata dagli insegnamenti di san Giovanni Paolo II (1978-2005). In questo percorso è d’obbligo incontrare, ora, due “protagonisti assoluti” della crisi dell’identità europea: Marsilio da Padova (1275-1342)  e Guglielmo da Occam (1285-1347). Il primo fu un filosofo e uno scrittore politico di grande rilievo; alcuni lo considerano addirittura come un precursore della modernità. Indubbiamente, con la sua opera complessiva e, soprattutto, col celebre Defensor Pacis (1324), assestò un duro colpo alla concezione politica medievale. Secondo lo storico Carlo Dolcini il pensiero di Marsilio sarebbe, addirittura, il più sistematico attacco alla Chiesa visibile, condotto in quegli anni. A ragion veduta, è considerato uno dei “padri” dello Stato Moderno. Vediamo il perché. Teorizzò la separazione, non la sacrosanta distinzione, tra la sfera politica e quella religiosa, identificando, di fatto, l’azione dello Stato con il fine verso cui deve tendere. Iniziò,così, a subordinare la sfera religiosa a quella temporale, perché il fine primo di ciò che esiste all’interno dello Stato deve essere subordinato ad esso, Chiesa compresa, nella sua interezza, dall’ultimo dei fedeli laici, fino al Papa stesso. Chiesa e papato sono ridotti,dunque, a semplici strumenti al servizio dello Stato. Marsilio pose una novità assoluta: capovolgendo l’insegnamento paolino ‒ che fondava in Dio l’origine dell’Autorità e del potere  temporale, poi esercitato,concretamente, dall’uomo nelle varie epoche storiche ‒ asserì, che l’unica fonte di legittimità del potere è il popolo, universitas civium, o , meglio, la sua parte migliore, valentior pars, che, successivamente, può affidarla al Principe per farla rispettare. In questo modo, Marsilio tratteggiò alcuni degli elementi portanti dello Stato Moderno: 1) da autonomo, divenne ontonomo, cioè trovava in se stesso la propria legittimità, non avendo più un limite superiore, la legge Eterna di Dio, né uno in basso, costituito dalla morale sociale naturale. 2) conseguentemente, il bene e il vero non dovevano più diventare,automaticamente, legge positiva. Tutto dipendeva dalla volontà del legislatore umano. A tale concezione, non era estranea la filosofia dell’altro “pilastro” dello Stato Moderno, scristianizzato: il nominalismo di Guglielmo da Occam. Così ha sintetizzato la sua filosofia il gesuita  e storico della Chiesa  Joseph Lortz: «Per l’atteggiamento di fondo nominalista, i concetti e le realtà sono talmente staccati, che una metafisica dell’essere diviene impossibile. Di conseguenza non ci può essere alcuna conoscenza naturale di Dio». In pratica, Occam pose, a partire dal principio dell’Onnipotenza divina, la volontà e non la razionalità con la non-contraddittorietà, alla base dell’essenza e dell’agire di Dio. Questo porre come libero atto dell’arbitrio di Dio (Lortz) anche la Rivelazione, comportava che, ad esempio, lo stesso decalogo avrebbe potuto essere diverso, anzi, completamente opposto: potendo comandare, dunque, all’uomo, anche di rubare, uccidere, essere falso etc, per salvarsi l’anima! Marsilio, influenzato dal nominalismo, attribuì allo Stato, le stesse caratteristiche che Occam applicava a Dio; pertanto, poiché Dio non ha ostacoli che possano limitarne, concretamente, l’esercizio della volontà, sia in alto, sia in basso e “volendolo”, potrebbe cambiare continuamente i suoi giudizi e le sue valutazioni, parimenti, lo Stato, equiparato a Dio, è svincolato da qualsiasi condizionamento al di sopra di esso. Le conseguenze per la cultura europea furono devastanti. Occam, in questo modo, aveva “costruito”un pont, che fece transitare la rigorosa filosofia tomista nella sfumata ed incerta filosofia nominalista, la quale negava ogni valore ai concetti universali, Papato ed Impero compresi. L’impatto che le opere di questi due pensatori ebbero sulla cultura europea, fu decisamente rivoluzionario; preparò il terreno di coltura, sul quale, di lì a poco, si svilupparono fenomeni di natura storica universale come l’Umanesimo e il Rinascimento. Il primo “piegò” l’attenzione da Dio all’uomo e dalla conquista del Paradiso a quella dei piaceri terreni; fu soprattutto un movimento letterario, che ebbe in Francesco Petrarca (1304-1374) e Giovanni Boccaccio (1313-1375) i suoi massimi esponenti. Il secondo, invece, molto più ampio ed esteso, saltando a piè pari l’esperienza medievale, voleva connettersi direttamente col mondo pagano. Lo vedremo la prossima volta.

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