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Domenica, 24 Ottobre 2021

Magdi Allam chiede alla UE di fare chiarezza sulle dimissioni di Berlusconi

Magdi Cristiano Allam ha,  chiesto alla Ue di "fare chiarezza sulle dimissioni di Silvio Berlusconi da presidente del Consiglio" nel novembre del 2011 e di "avviare un’inchiesta interna" che accerti i fatti e "verifichi il coinvolgimento dei vertici delle istituzioni europee nella vicenda". L’eurodeputato, attualmente iscritto al gruppo euroscettico Eld e passato a Fdi di cui sarà capolista alle europee nella circoscrizione nord-est, ha comunicato di aver presentato una interrogazione a Commissione e Consiglio

Mentre in Italia Napolitano scrive il quotidiano della Famiglia del ex Premier brigava per portare Monti a Palazzo Chgi, i vertici del Vecchio Continente facevano la propria parte a Bruxelles. Lo stesso Barroso tramava nell'ombra. Secondo il quotidiano Il Giornale un ministro italiano disse che "era necessario staccare la spina a Berlusconi" e che la strategia doveva essere "una raffica di dichiarazioni da tutti i fronti". Il Wall Street Journal svelò una telefonata del 20 ottobre tra Angela Merkel a Napolitano in cui chiese di cacciare Berlusconi promettendo in cambio aiuti per l'Italia. Pochi giorni dopo la cancelliera tedesca sghignazzava col presidente francese Nicolas Sarkozy.

Per ricostruire i "misteriosi" fatti dell'estate del 2011, Allam si basa su una serie di fonti stampa che, dal Corriere della Sera al Financial Times, hanno gettato un alone di mistero sulle manovre del Quirinale. Manovre che sono al centro di una interrogazione che obbliga Bruxelles a far luce su quello che ai più suona come un vero e proprio attentato alla democrazia. Allam invita la Ue a verificare "se ci sono state ingerenze da parte di membri della Commissione e del Consiglio nel cambio di governo italiano" e di confermare "se vertici e funzionari della Bce" o il presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso o "altri capi di Stato" abbiano "fatto pressioni" per "la rimozione di Berlusconi" o per "alterare la composizione del governo italiano". Nel testo della interrogazione l'eurodeputato chiede, quindi, di "avviare una inchiesta interna" alla Ue che "accerti eventuali violazioni dei principi fondanti" dell’Unione europea e i trattati e che "verifichi il coinvolgimento dei vertici delle istituzioni europee nella vicenda".Continua nel suo articolo il quotidiano Italiano che se non è «capriccio», quindi, non può essere che «imposizione». Quella che sarebbe stata compiuta su Giorgio Napolitano dalla pressione congiunta della Cancelliera tedesca Merkel e dall'allora presidente francese Sarkozy decisi a sbarazzarsi del premier italiano Silvio Berlusconi colpevole di opporsi alle loro pretese egemoniche sull'intera Europa. C'è stata una «imposizione» del genere sul Quirinale da parte dei governi tedesco e francese? Gli indizi che pressioni in questo senso ci siano state non mancano. A partire dalle ammissioni fatte dall'allora premier spagnolo Zapatero secondo cui nei vertici europei del tempo si vociferava esplicitamente della imminente cacciata di Berlusconi e della sua sostituzione con Monti. A finire con l'ormai accertata circostanza che la tempesta dello spread dell'estate del 2011 non fu spontanea ma dipese dalla decisione del governo di Berlino di vendere attraverso la Bundesbank tutti i titoli del debito pubblico italiano posseduti dalle banche tedesche, decisione a cui seguirono per imitazione (fenomeno normale sui mercati finanziari) analoghe vendite da parte degli altri istituti internazionali.

Napolitano, quindi, scrive il Giornale deve chiarire se la crisi che portò alla dimissioni del governo Berlusconi venne o meno imposta da governi stranieri. Se la scelta di Monti e la punizione fiscale degli italiani sia stata «imposta» da potenze estere.

Il chiarimento sarà sicuramente utile a chi dovrà scrivere in futuro la storia di quegli anni. Ma è indispensabile oggi per decidere il presente. Che non riguarda tanto la sorte personale di un presidente della Repubblica ma quella generale di una nazione che può rinunciare a parte della propria sovranità in nome dell'unità europea, ma a cui non si può sottrarre sovranità per gli interessi di chi considera l'Europa «cosa loro».

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