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“On my shoulder – Sulle mie spalle” il il nuovo film di Antonello Belluco

Il 17 settembre uscirà nei cinema “Sulle mie spalle”, film scritto, diretto e prodotto da Antonello Belluco. Accanto a Paolo De Vita che interpreta padre Leopoldo Mandić, reciteranno Giancarlo Previati, Fabrizio Romagnoli, Diego De Francesco, Beatrice Sabaini e Taryn Power scomparsa nel giugno scorso e qui alla sua ultima interpretazione come madre del coprotagonista maschile Diego De Francesco

Dopo il successo internazionale di “Antonio, guerriero di Dio”, suo esordio cinematografico nel 2006, il regista e sceneggiatore padovano Antonello Belluco riprende il tema della santità, dedicando questa nuova opera a padre Leopoldo Mandić. Una figura meno nota se paragonata a Sant’Antonio, ma non per questo meno amata dalle persone che lo hanno conosciuto e che a lui si sono rivolte nel momento del bisogno. Uomini e donne di fronte a cui San Leopoldo non ha mai lesinato parole e azioni di conforto. Lo stesso titolo del film, “On my shoulder”, riprende una frase che il santo ripeteva spesso a chi si rivolgeva a lui, spesso in situazioni di difficoltà: «Butta tutto sulle mie spalle».

«Padre Leopoldo lo conoscevo per nome già da piccolissimo perché abitavo molto vicino al convento», racconta il regista Antonello Belluco. «Mia nonna, slovena, gli era molto devota.  A differenza di Antonio, Leopoldo ha trascorso gran parte della sua vita in un confessionale. Una situazione oggettivamente poco cinematografica. Tuttavia, leggendo tra le righe della sua vita, ho individuato nelle testimonianze di chi gli è stato accanto l’elemento che mi avrebbe aiutato raccontarla. Non quindi un film biografico, ma una storia vera narrata attraverso le storie degli altri».

Il film abbraccia gli anni dal 1915 al 1945 e racconta la vicenda delle famiglie Brandi e Filangeri e di alcuni personaggi di spicco della città di Padova che attraversano la tragedia del primo conflitto mondiale e dei difficili anni del dopoguerra.

«Molto spesso una piccola storia, nascosta tra le mura di una piccola casa, può diventare il messaggio più dirompente del secolo –- facendo riferimento al tempo della storia del Film è un tempo che è cambiato solo nel numero degli anni. Tutto il resto è una storia che si ripete. «A volte», conclude Antonello Belluco, «vien da pensare che cambia il numero degli anni sul calendario, ma in realtà la storia dell’uomo, con le sue fragilità e il suo bisogno di salvezza, non cambiano. Di fronte alla guerra e alla crisi economica di allora, così come oggi davanti a un’epidemia che non sappiamo fronteggiare, c’è chi rischia di rassegnarsi all’impotenza, magari immaginando che un gesto estremo possa essere la soluzione. La storia di padre Leopoldo, pur vissuto umilmente in un piccolo convento, ci mostra che esiste un’altra possibilità».
CAST
 
TARYN POWER (Elena Brandi) - “Sinbad e l’occhio della tigre” (1977) di Sam Wanamaker, “Il Conte di Montecristo” (1975) di David Greene.

PAOLO DE VITA (Padre Leopoldo) - “La meglio gioventù” (2003) di Marco Tullio Giordana, “Antonio guerriero di Dio” (2006) di Antonello Belluco,  “Anonymous” (2011) di Roland Emmerich.

DIEGO DE FRANCESCO (Andrea Brandi) - Esordiente, al suo primo ruolo come attore protagonista in una produzione cinematografica

BEATRICE SABAINI (Diletta Filangeri) - “The broken key” (2017) di Louis Nero, “Trilogia della follia” (2016) di Beatrice Sabaini, Narrator “Dante’s Project” (2015) “Un ragazzo d’oro” (2014) di Pupi Avati.

GIANCARLO PREVIATI (Leonida Brandi) - “Questo piccolo grande amore” (2009) di Riccardo Donna “The Tourist” (2010) di Florian Henckel von Donnersmarck

FABRIZIO ROMAGNOLI (Tommaso) “Ma tu di che segno sei?” (2014) di Neri Parenti, “Il generale Dalla Chiesa” di Giorgio Capitani, “Il Giorgione” (2010) e “Il segreto di Italia” (2014) di Antonello Belluco

ALESSANDRA FACCIOLO FROIO (Adele De Santis) Esordiente, al suo primo ruolo come attrice non protagonista

IL REGISTA ANTONELLO BELLUCO

Antonello Belluco è laureato in Scienze politiche. Dopo un periodo nelle radio e tv private, lavora alla Rai come programmista-regista per cinque anni. Dopo i primi videoclip musicali approda alla regia pubblicitaria firmando campagne nazionali. Impara l’uso e lo stile di ripresa proprio sui set del commercial televisivo, linguaggio che non ha lasciato. Autore e regista di tre musical, inizia la regia di numerose fiction per homevideo e docufilms fino alla sua opera prima: “Antonio Guerriero di Dio” con Jordi Mollà, Arnoldo Foà, Mattia Sbragia. Il film viene venduto in Asia e in America. Dirige un altro film per la televisione: “Il Giorgione” per poi realizzare “Il Segreto di Italia” che segna il ritorno al cinema di Romina Power. Ha scritto la sceneggiatura di “Rosso Istria” e “Sulle mie spalle” di cui è produttore e regista. La sua bibliografia: “Il mio Segreto di Italia - Testimonianza di un cinema non voluto” (2015); Taccuino di pensieri oltre la materia - Riflessioni e motivi per un Cinema pensando a Cristo Uomo Sociale (2020).


SINOSSI BREVE

Una storia vera. Le confessioni di un uomo pronto a terminare la sua vita di fronte alle difficoltà economiche, la cui anima è salvata da padre Leopoldo Mandic, un “piccolo” frate cappuccino capace di toccare le vite di un’intera città.

SINOSSI LUNGA

Andrea Brandi è un giovane di talento, laureato in ingegneria che, preso dal desiderio di vedere libere le città Trento e Trieste, sceglie di arruolarsi nell’esercito durante la Prima guerra mondiale. Pur contrastato dal padre nella sua decisione, prima di partire per il fronte incontra Diletta Filangeri, giovane medico che diventerà la donna della sua vita. Durante una pericolosa azione di guerra, viene salvato da Tommaso, prete partito militare con la benedizione di Leopoldo che si rivelerà amico anche in altre occasioni.

All’ospedale militare Andrea ritroverà Diletta che aveva incontrato prima di partire per il fronte. Entrambi scoprono l’amore, ma sarà padre Leopoldo ad aiutarli ad aprirsi al sentimento e ad ascoltare il cuore. Una volta sposati, Andrea e Diletta diventano genitori, ma il loro bambino perderà la vita ucciso dall’auto di una giovane donna, protofemminista che, perso il marito negli scontri tra interventisti e non, decide di prendere le sue veci. Anche lei entrerà in contatto con la figura di Leopoldo.

Nel frattempo, l’azienda di macchine per scrivere che Andrea ha fondato con l’aiuto riluttante del padre, a sua volta convinto dalla madre, deve fronteggiare la crisi che nel 1929 investe l’economia mondiale. Andrea comincia a perdere clienti fino a non riuscire più a pagare le maestranze.

La povertà incalza e coinvolge anche il bilancio di famiglia dei genitori che cercano ancora una volta di sostenere Andrea, sprofondato in una forte depressione causata anche dalla morte del bambino. È a questo punto che si rivede Tommaso, il prete che l’aveva sottratto già una volta alla morte in trincea. Nella prima notte di Natale dopo la Seconda guerra mondiale, Andrea sta scrivendo la sua drammatica storia, intrecciata come quella di tutti gli altri personaggi, a quella del fraticello che ripeteva: «Butta tutto sulle mie spalle».

NOTE DI REGIA

Dopo aver realizzato un film sulla vita di sant’Antonio (Antonio Guerriero di Dio - 2006), oggi scopro la vita di un altro uomo, proclamato poi santo, che ha vissuto una parte della sua vita nella città di Padova.

Fare un film sui santi più conosciuti, che Dio e la storia ci hanno regalato, è sicuramente più facile. Mettere il loro nome sul titolo, come mi è accaduto con Antonio, permette di attirare l'attenzione e far conoscere immediatamente il tema storico-biografico, nella sua drammaturgia.

Padre Leopoldo Mandić, cappuccino, non è un santo “famoso” ma la gente che lo ha conosciuto lo ricorda come un uomo meraviglioso. L’idea non è Il progetto non è narrare didascalicamente la sua vita di uomo di Dio, ma raccontare chi era Leopoldo Mandić attraverso le persone che lo hanno conosciuto. Il suo non essere “famoso” tra i santi vuol dire poco. A volte una piccola storia, nascosta tra le mura di una casa, può diventare un messaggio dirompente. Pensavo di trovare pochi scritti personali del santo. Invece ne esistono molti, come sono molte le testimonianze che attestano chi era quest'uomo, fragile nel corpo, ma potente nell’anima. La storia racconta il periodo che va dal 1915 al 1945.

Facendo riferimento a quel tempo sono solo cambiati i numeri degli anni. Ciò che suscita interesse è proprio l’attualità del messaggio, le storie di ieri come quelle di oggi, la povertà di allora e quella nascosta oggi dentro le case. Quanto era grande questo problema ieri e quanto mai è odierno. Uomini che perdono ogni speranza possono lasciarsi tentare dal gesto estremo del suicidio. C’è un comune denominatore sottile, continuo, decifrabile che percorre i protagonisti di questo film. Leopoldo trasmette a tutti il “senso” della certezza di Dio.

Padre Leopoldo parla anche attraverso le parole di Nicolò Cusano (tratte da “Il Dio nascosto”) soprattutto rispondendo a chi vede la vita solo come una casualità chimica. Con la sua simpatia, spesso balbettante, riverbera la presenza di Dio e quella grande misericordia che lui stesso, Leopoldo, ha saputo regalare alla città della sua epoca. Sono storie accadute un secolo fa, che si intrecciano tra loro e che, incredibilmente, si ripetono nella nostra attualità sconcertante e drammatica.

 

 

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