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Martedì, 18 Giugno 2019

La Nato ha ripreso i raid aerei sulla Libia, che questa mattina hanno colpito le forze pro Gheddafi a Misurata e Brega, dove per errore sono stati uccisi almeno cinque persone fra cui due ribelli, e probabilmente anche Tripoli, dove testimoni riferiscono di due-tre esplosioni alla periferia est dopo che un aereo ha sorvolato la città. Intanto per il terminale petrolifero di Sarir, in mano ai ribelli e colpito nella notte da un bombardamento, gli insorti hanno dato la colpa alle forze fedeli al rais dopo che il viceministro degli esteri, Khaled Kaim, aveva asserito che si era trattato di un radi nato compiuto da aerei britannici.

Continuano i raid aerei L’attacco aereo sulla città assediata di Misurata, dicono fonti dei ribelli, è avvenuto dopo che un cannoneggiamento delle truppe di Gheddafi aveva provocato la morte di almeno cinque persone e il ferimento di altre 25. A Brega, invece, sono fonti ospedaliere a parlare di cinque persone, fra cui due insorti, caduti sotto il "fuoco amico" della Nato, mentre Al Jazira dice, citando loro fonti, che gli insorti hanno riguadagnato terreno attorno alla città a spese delle truppe del Colonnello. Sempre Al Jazira, riportando il quotidiano algerino Al Khaber, oggi ha creato un giallo attorno alla presunta scomparsa, nel pieno del deserto libico, di un commando di forze speciali francesi, malgrado la risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza, quella che ha dato il via alle operazioni militari della coalizione e poi della Nato, escluda l’impiego di forze di occupazione. La notizia, dice Al Jazira, è trapelata quando la Francia ha chiesto all’Algeria l’uso di basi nel sud per gli elicotteri in missione di ricerca degli uomini scomparsi. Sul fronte diplomatico, mentre il ministro degli esteri francese, Alain Juppè, ha annunciato che la prossima riunione del Gruppo di contatto sulla Libia si terrà mercoledì 13 aprile a Doha, in Qatar, un altro uomo di Gheddafi ha defezionato: si tratta dell’ex ministro del petrolio Omar Fathi bin Shatwan, approdato a Malta venerdì scorso a bordo di un peschereccio. La storia di questa guerra e "strana"voluta fortemente dalla Francia, e una guerra "puramente" per il petrolio che "puo danneggiare economicamente l'Italia"..Cosi :
Pioggia di missili sulla Libia dal cielo e dal mare. E' scattata l'operazione 'Odyssey Dawn', diventata poi Unified Protector con il comando della Nato. L'Italia sta fornendo un importante supporto logistico attraverso la messa a disposizione della coalizione di ben sette basi militari. Gheddafi ha reagito a parole con minacce gravissime, e coi fatti continuando a combattere contro i ribelli che nel frattempo, aiutati dalla coalizione, hanno ripreso molte città.

La rivolta in Libia contro il colonnello Gheddafi, sulla scia delle rivolte in Egitto e in Tunisia, scoppia il 15 febbraio, quando la polizia disperde un sit-in di protesta a Bengasi. I manifestanti chiedevano la liberazione di un avvocato delle famiglie di prigionieri uccisi nel 1996 in una sparatoria in un carcere di Tripoli (morirono oltre 1.000 persone). Da allora, gli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine hanno cominciato a mietere vittime. Ad oggi sono decine di migliaia, secondo alcune fonti. Il governo mette da subito in atto una repressione che si farà sempre piu' sanguinosa, arrivando a bombardare numerose città, compresa Tripoli. Le societa' petrolifere (Eni in testa) evacuano il personale. Il 22 febbraio Gheddafi compare in tv: ''Rimarro' fino alla morte'', dice, e da allora in tutte le interviste o apparizioni ribadisce che non ha intenzione di mollare la presa, che i ribelli sono guidati da Bin Laden e minaccia l'occidente paventando un'invasione di profughi. Che a migliaia hanno già lasciato il Paese diretti in Italia.

Produzione vinicola e diffusione della legalità. E’ questo il binomio che caratterizza la partecipazione del PON Sicurezza all’edizione 2011 del Vinitaly, il Salone Internazionale del Vino e dei Distillati. Questa mattina, l’Autorità di Gestione del Programma, prefetto Nicola Izzo, vice capo Vicario della Polizia di Stato, ha preso parte alla cerimonia di apertura della manifestazione e ha visitato lo stand dedicato al Programma, dove viene distribuito materiale informativo e dove è possibile degustare i vini prodotti sui terreni confiscati alla mafia e riqualificati anche grazie ai finanziamenti del PON.

Il Programma Operativo Nazionale per la Sicurezza per lo Sviluppo Obiettivo Convergenza 2007-2013, cofinanziato dall’Unione Europea e gestito dal Ministero dell’Interno-Dipartimento della Pubblica Sicurezza, ha scelto di prendere parte per la prima volta quest’anno al Salone Internazionale del Vino per far conoscere la propria azione in materia di recupero di beni confiscati alle mafie. Su alcuni di questi beni, attraverso interventi di recupero realizzati dal Programma, sono nate produzioni vitivinicole attualmente gestite da cooperative sociali che hanno creato ricchezza per il territorio e opportunità di lavoro per tanti giovani.

Il riutilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata al fine di consentire il loro reinserimento nel circuito produttivo legale è uno strumento di straordinaria efficacia nella lotta alle mafie e nella diffusione della legalità nelle regioni Obiettivo Convergenza (Campania, Calabria, Puglia e Sicilia).  “La mafia si combatte anche restituendo ai cittadini i beni confiscati ai boss e trasformandoli in strumento di sviluppo economico e crescita sociale”, ha detto il prefetto Izzo a margine della manifestazione. “Il Vinitaly – ha aggiunto – è un’occasione importante per far conoscere come queste terre possono essere trasformate in qualcosa di estremamente positivo e vitale per i territori. Riqualificando  i beni confiscati, spesso in stato di abbandono, il Pon Sicurezza dà impulso allo sviluppo, crea opportunità di lavoro, promuove la legalità. Non a caso - ha concluso Izzo –  il riutilizzo degli immobili confiscati riveste nella programmazione 2007/2013 del PON  un ruolo strategico, tanto che al tema è dedicato uno specifico Obiettivo Operativo”.

Fino ad oggi, nell’ambito di questa linea di intervento del Programma,  sono stati ammessi a finanziamento progetti che riguardano immobili da destinare, oltre che ad attività agricole e vitivinicole, a centri di turismo sociale,  di aggregazione, di accoglienza e di avviamento al lavoro.  Anche l’UE ha riconosciuto la rilevanza del tema del riutilizzo dei beni sottratti alle mafie definendo il caso italiano una ‘best practice’ da replicare a livello europeo.

Esercito, Alpino italiano napoletano in Iraq

 

La “Porta di Ishtar”, dea della fecondità, è l’accesso principale alla città di Babilonia, capitale del famoso impero Babilonese. Quella stessa porta è stata l’ombra che ha coperto le innumerevoli teste di chiunque, nel corso dei secoli, l’abbia varcata. A difenderla in tempi di pace e prosperità, Nabucodonosor II, nel 575 a.c., pose l’esercito di Babilonia. Oggi, quella porta, la difendono i militari italiani. La Babilonia di oggi non è lo specchio del suo passato. Capirne il perché non è difficile, è una questione di toponomastica, di nomi. Oggi Babilonia si chiama Baghdad, e non è più capitale dell’impero Babilonese, bensì capitale dell’Iraq. Con quest’ultimo nome tutto si fa più chiaro. Tutti potranno ben capire di quale posto parliamo: di un palcoscenico di guerra. Una guerra che dura da anni, ma della quale ancora non se ne vede il tramonto. Una guerra, si dice, che vuole ripristinare la democrazia in un regime dittatoriale. Ierimattina, a Radio CRC, sono andate in onda le voci emozionate di militari italiani che questo conflitto lo vivono giorno per giorno. Raffaele Auriemma, Marco Giordano ed Ornella Mancini, nel corso della trasmissione “Si gonfia la rete”, hanno dato voce alla gioia dei napoletani che ieri, in terra straniera, hanno urlato a squarciagola la propria passione. La redazione di iamnaples.it è abituata, quotidianamente, a riportare le opinioni di giornalisti, ex glorie del calcio, arbitri, procuratori, agenti e chi più ne ha più ne metta. Oggi vogliamo dare uno strappo alla regola dando voce alla gioia di chi, ogni giorno, onora il tricolore che i tifosi sperano si possa cucire sulla maglia azzurra. Il collegamento internazionale si apre con l’intervento del Responsabile Mediatico per la missione in Iraq dei soldati italiani, che svela un’interessante curiosità riguardo la sopracitata “Porta di Isthar”, conosciuta anche come ‘Porta dei Leoni’. La Porta è interamente piastrellata d’azzurro, e sopra tutta la sua superficie, ci sono 120 leoni. Ora, il sillogismo viene spontaneo. L’azzurro è il Napoli, i leoni, invece, sono i suoi giocatori. Elenchiamo, quindi, i pareri che i nostri giovani eroi si sono fatti dei leoni azzurri dopo la sfida contro la Lazio. Sergente Maggiore Ferdinando Nocerino: “Sono contentissimo per la vittoria contro la Lazio, dopo una partita così meritavamo assolutamente i tre punti”. Raffaele Auriemma chiede poi, al Sergente, di raccontare ai radioascoltatori qualcosa riguardo una sua vecchia missione di salvataggio: “Si, è vero, salvai una famiglia dalle fiamme, in Jugoslavia. Un palazzo stava andando bruciando, e i componenti della famiglia non riuscivano ad uscire di casa, così, insieme al mio plotone, decisi di salire e strapparli al fuoco”. Sulla sfida Napoli – Lazio, dichiara: “Dei 120 leoni della porta di Baghdad, 11 sono napoletani. Qui ci teniamo molto al Napoli, ci permette di stare uniti, di sentire un po’ più vicina la squadra e la città. Saluto mia moglie e mia figlia, la piccola Francesca, fan sfegatatissima di Edinson Cavani. Quando rientrerò dall’Iraq farò di tutto per farglielo conoscere”. Sergente Cristian Perfetti: “Io sono di Salerno ma ho comunque sostenuto questa squadra che sta dando tantissime soddisfazioni”. Sergente Pasquale Cavallo: [grida “Forza Napoli!” prim’ancora di cominciare l’intervista, ndr] “Sono contentissimo per questa vittoria stra-meritata. Saluto tutti i tifosi di Colliano: infine, un bacio fortissimo a mia moglie”. Caporal Maggiore Capo Scelto Vincenzo Zito: “La cosa più importante, per me, ora come ora, è stare vicini al team nonostante i chilometri di distanza, per spingere la squadra ad andare avanti ed ottenere un buon risultato. Saluto la mia famiglia, mia moglie e le mie bambine, che mi sono vicine nonostante la distanza”. Caporal Maggiore Vincenzo Passeri: “Quasi quasi anche qui a Baghdad cominciano a tifare Napoli: presto apriremo un club tifosi napoletano qui in Iraq [ride, ndr]”. Auriemma chiede un voto per la prestazione dell’uruguagio Edinson Cavani: “Al Matador do un bell’11! Se fosse nell’esercito sarebbe senza dubbio un cecchino! Saluto mia moglie ed i bambini” Caporal Maggiore Scelto Fabio Tufano: “Nel primo tempo siamo stati un po’ sottotono; il secondo tempo, bhè, ci ha fatto venire il cardiopalma, abbiamo sprigionato una gioia immensa. Qui a Baghdad si sono spaventati credendo fosse successo qualcosa! Il tricolore che porto sul petto lo cucirei volentieri sulla maglia del Napoli. Qui da lontano tutto sembra essere all’ennesima potenza, le emozioni si vivono a mille. Saluto la mia famiglia, mia moglie, e l’Italia”. Caporal Maggiore Scelto Ciro Gargiulo: “Un bacione forte a tutti i napoletani. Un grazie al Napoli che ci sta facendo vivere emozioni davvero molto forti ed intense. Questa squadra sta facendo rinascere la nostra città, sono fiero di essere napoletano. Io rimarrò qui fino a fine Giugno: ma se dovessimo raggiungere quell’insperato traguardo, bhè, tirerei fuori un grido di gioia che si sentirebbe in tutto il mondo. Urlerei al mondo ‘sono napoletano’”. La diretta da Baghdad si chiude con un grido unanime che recita il motto “Forza Napoli!”. Noi della redazione di iamnaples.it replichiamo con un “Forza ragazzi”: agli azzurri, ed ai nostri militari.

Alcuni giorni fa abbiamo, purtroppo, dovuto assistere all’ennesima strumentalizzazione della disabilità. E la cosa che può lasciare basiti è che il montaggio di quest’opera di disinformazione è avvenuta dagli organi di comunicazione e da esponenti politici di quella parte che fa dell’assistenza, del “care”, un valore imprescindibile della sua politica.

Senza aver mai pronunciato nessuna frase offensiva nel riguardi dell’On. Argentin (PD), diversamente abile, ma essendosi limitato a convenire con quanto il collega On. Napoli asseriva circa il comportamento scorretto dell’assistente dell’On. Argentin, che stava applaudendo in aula, l’On. Massimo Polledri - esponente di spicco dell’area cattolica leghista - è stato oggetto di una campagna diffamatoria, dai toni pesanti e offensivi, che partita da alcuni organi di stampa di matrice sinistrorsa e progressista, ha contaminato, non solo i social network – che hanno fatto, senza critica, cassa di risonanza a questa notizia infondata – ma anche quanti, in buona fede e non, si occupano a vario titolo di disabilità. Infatti, per diversi giorni all’On. Polledri è stata attribuita la paternità di una frase irripetibile nei riguardi dell’Argentin, che nessuno in realtà ha mai pronunciato, come mostrano sia i video, sia i resoconti stenografici della seduta, ma che ha suscitato critiche e obiezioni, che nella sostanza avrebbero potuto avere una legittimazione se il fatto fosse veramente accaduto.

Questa stampa ha fatto da “agente d’influenza”, cioè ha tentato di orientare l’opinione pubblica, veicolando una notizia artatamente falsa e già smentita anche da alcuni membri dell’opposizioni (Nino Lo Presti (Fli), Luisa Santolini e Roberto Rao (Udc), con l’unico scopo di immettere nella società elementi di divisione, attraverso il sospetto e l’esasperazione delle passioni umane. Il risultato è stato quello di creare artificialmente odio, discredito e disprezzo nei confronti di chi, invece, ha sempre avuto a cuore l’assistenza e la vita (e non la morte per eutanasia) delle persone in stato di debolezza fisica o mentale e per questo riceve apprezzamento e seguito. A smentire l’atteggiamento razzista imputato a Polledri ci sono anche le parole della scrittrice Rita Coruzzi, diversamente abile, la quale afferma che “l’On. Polledri per l’alto rispetto che nutre verso ogni suo prossimo, abile o disabile, non avrebbe mai potuto pronunciare le parole che gli vengono attribuite”.

In effetti, questo attacco non è casuale, ma ben mirato, perché Polledri è sempre stato in prima linea nella difesa di qualunque vita (abile o disabile) dal concepimento alla morte naturale e sono ben note le sue posizioni pro life sul caso di Eluana Englaro.  Si tratta quindi di uno dei tanti tentativi della regia progressista di screditare chi ha rispetto per l’ordine naturale delle cose. Un ordine totalmente diverso da quello che loro vorrebbero realizzare e la cui disumanità è mostrata anche dai mezzi fraudolenti posti esseri per giungervi. Nel caso di specie sono tragicamente tristi, perché oltre ad offendere una buona persona, strumentalizzano il dramma della disabilità che tanti uomini, tante donne e tante famiglie vivono sulla loro pelle, spesso - come qui – solo usati da chi promette di difenderli. Però questo non deve stupire perché è in linea con la loro concezione di progresso sociale, nel quale non esisterà più la differenza, la disabilità, perché tutti passeremo al vaglio della loro “follia eugenetica” e chi lo passerà sarà costretto non solo all’omologazione alla “razza perfetta”, ma anche a quella del pensiero.

Per amare la disabilità, per amare ciò che non ha un’utilità, ci vuole carità, pertanto attenzione ai farisei dei nostri giorni, che parlano, ma non fanno e che vedono nella disabilità un arma e non un dramma umano da alleviare, la cui vivibilità dipende appunto dalla nostra capacità relazionale di accoglierla e sostenerla.

Giovanni-Paolo-II

Dopo la preghiera dell'Angelus, Benedetto XVI ha ricordato ieri la figura del suo predecessore Giovanni Paolo II, di cui ieri ricorreva il sesto anniversario della morte, definendolo "grande Pontefice e testimone di Cristo" e invitando tutti, in vista della prossima beatificazione, ad "affidarsi" alla sua "intercessione".

"A motivo della sua prossima beatificazione - ha detto il Papa ai fedeli riuniti in Piazza San Pietro -, non ho celebrato la tradizionale Messa di suffragio per lui, ma l'ho ricordato con affetto nella preghiera, come penso tutti voi". "Mentre, attraverso il cammino quaresimale, ci prepariamo alla festa di Pasqua - ha aggiunto -, ci avviciniamo con gioia anche al giorno in cui potremo venerare come Beato questo grande Pontefice e testimone di Cristo, e affidarci ancora di più alla sua intercessione

''L'unica cosa non comunicabile della vita umana e' la falsita' ''. E ''i gesti di Wojtyla esprimevano sempre verita', non erano mai enigmatici. Non c'era nulla di posticcio, di preparato. Erano genuini. Autentici''.

A sei anni dalla morte di Giovanni Paolo II, e quando manca ormai un mese alla sua beatificazione, Joaquin Navarro-Valls, che fu il suo portavoce, traccia un profilo appassionato a E.Bosco ed e molto personale del papa grande comunicatore, del pontefice che bucava lo schermo. La Pontificia Universita' della Santa Croce lo ha invitato a una giornata di studio dedicata a Wojtyla insieme al cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, il quale ha ripercorso l'iter del processo di beatificazione, guardando anche al passaggio successivo, la canonizzazione.

La domanda inevitabile che in molti si fanno, infatti, e': quando Wojtyla sara' proclamato santo? ''Non chiedetemelo, non lo so - ha affermato il porporato -. La canonizzazione esige un altro miracolo'' oltre a quello riconosciuto con la beatificazione. E questo ''avra' bisogno di tempo. La santita' non e' un frutto d'estate, matura quando matura''. Il card. Amato ha rivelato anche un altro particolare, smentendo voci che erano circolate sulla stampa nei mesi scorsi: nella ''positio'', ossia la documentazione relativa alla causa di beatificazione, ci sono anche le testimonianze dei cardinali Sodano e Sandri, il primo segretario di Stato e il secondo sostituto alla Segreteria di Stato sotto Giovanni Paolo II. Ma prima del Wojtyla beato e, in futuro, santo, c'e' stato il Wojtyla papa e uomo. Il ritratto uscito dalle parole di Navarro e' carico di affetto.

''Chi lega la sua capacita' comunicativa alle sue esperienze giovanili di attore, secondo me confonde la causa con l'effetto. Io ho sempre pensato che la sua efficacia comunicativa dipendesse da cosa diceva, non dal come. Anche se in lui c'erano tutti e due gli elementi''. E il come era fatto da una ''qualita' umana, da una voce dal registro baritonale educata musicalmente, da un accento che era sempre in sintonia con l'idea, cosi' come il gesto''. Ci teneva, Wojtyla, a parlare sempre nella lingua del paese che visitava e non amava, rivela Navarro, l'egemonia forzata dell'inglese. ''Anche in Giappone si fece fare una trascrizione fonetica del testo. E i giapponesi lo capirono''.

''Non era necessario darli consigli'' e ''aveva una capacita' intuitiva nel comunicare'', ma ''chiedeva suggerimenti e era attento alle risposte'', racconta. Ma era la naturalezza, il vero segreto. Nel corso di uno dei suoi viaggi negli Stati Uniti, il New York Times scrisse un articolo sul suo rapporto con lo schermo televisivo e sentenzio' che ''il Papa domina la televisione semplicemente ignorandola''. Perche' di fatto, Giovanni Paolo poteva anche ignorare o contraddire le regole del linguaggio televisivo. C'era qualcosa di piu' forte, in grado sempre di ''passare''. E inoltre aveva chiaro che ''i media non si utilizzano: se si vuole giocare coi media bisogna entrare nel loro linguaggio. E se l'obiettivo e' che la stampa parli il meno possibile di noi e ne parli solo bene, la battaglia e' persa in partenza. Con lui - ha sintetizzato in una frase Navarro - il tema non era: cosa ha detto ieri il giornale; ma: cosa voglio dire io oggi''.

Per la beatificazione di Giovanni Paolo II il prossimo Primo Maggio sono attesi a Roma "300 mila pellegrini", un numero però "suscettibile di cambiamenti". Grazie a una "organizzazione modulare", inoltre, la città "é pronta ad accogliere" fino a "qualunque numero" di fedeli dovesse raggiungere la Capitale per partecipare all'evento. E' quanto ha precisato padre Cesare Atuire, amministratore delegato dell'Opera Romana Pellegrinaggi che in collaborazione con il Vicariato, la Regione Lazio, la Provincia di Roma e il Comune sta organizzando l'evento.

"La nostra missione é far sì che chiunque voglia venire a Roma per partecipare a questo grande evento trovi la città pronta e aperta", ha aggiunto padre Atuire nel corso della conferenza stampa di presentazione della cerimonia nella Sede dell'Orp in via della Pigna. Il numero di 300 mila persone, ha inoltre sottolineato, "non è di meno di quello che ci aspettavamo". Padre Atuire ha infatti spiegato che le previsioni di due milioni di pellegrini "erano state avanzate sulla base del conteggio delle persone che hanno raggiunto Roma nei giorni della morte e dei funerali di Wojtyla. Un periodo che è durato due settimane, dagli ultimi giorni della malattia fino all'elezione del nuovo Pontefice e che è quindi da intendersi come la somma complessiva dei pellegrini al giorno". "Se io sommo i 300 mila che parteciperanno sabato alla veglia al Circo Massimo, con i 300 mila che parteciperanno domenica alla messa in San Pietro e poi i 300 mila che seguiranno anche la messa di ringraziamento il lunedì successivo - ha osservato ancora -, allora ecco che la cifra sale di parecchio".

Il costo della cerimonia e degli eventi legati alla beatificazione di Giovanni Paolo II è di "3-4 euro a pellegrino". Un onere che verrà interamente ricoperto da privati: "sostenitori, istituti di credito, fondazioni". Lo ha precisato mons. Liberio Andreatta, presidente dell'Opera Romana Pellegrinaggi, nel corso della conferenza stampa di presentazione dell'evento nella sede dell'Orp di via della Pigna, a Roma. "In un momento di grave crisi economica per il Paese, che noi sperimentiamo ad esempio attraverso le Caritas che ci informano di molte situazioni anche di nuova povertà delle famiglie italiane - ha aggiunto mons. Andreatta -, non abbiamo voluto gravare sui bilanci dell'amministrazione pubblica. Abbiamo chiesto invece l'aiuto di fedeli e sostenitori e c'é stata una grande risposta da parte di istituti di credito, fondazioni e privati".

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