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Venerdì, 19 Aprile 2019

Accordo con la Macedonia: scontri e proteste ad Atene

Gente che per millenni si è fatta chiamare in altri modi, nel 1946 si è ricordata di colpo che si chiamerebbero "macedoni". Fino a quando Tito per motivi di rivendicazione dell'accesso al mare, attraverso il Porto di Salonicco, ha deciso di chiamare la Vardanska col nome di "Repubblica Socialista di Macedonia" nessuno di questi "macedoni" sospettava di essere "macedone"....ecco i accordi che fa il governo greco vuole chiamare Vardanska "Macedonia del nord" ..Alessandro Magno era greco e come tale si definiva egli stesso. Basta guardare anche la lettera di Alessandro a Dario III Codomano, inviata dopo la battaglia di Issus nel 333 A.C. Dal testo scritto da Alessandro in persona:"I vostri antenati hanno invaso la Meacedonia ed il resto della Grecia (quindi per Alessandro la Macedonia era parte della Grecia) e ci fece danno, nonostante non vi avessimo portato alcuna provocazione. Sono stato nominato Comandante in Capo dei Greci (non dei macedoni, ma dei greci...al cui popolo e cultura Alessandro apparteneva) e con il compito di punire i persiani sono entrato in Asia, poichè voi siete gli aggressori. Del resto Aristotele, maestro di Alessandro cos'era? E Vergina, Pella, Pydna, Dion, Salonicco dove sono? E in che alfabeto scrivevano i macedoni? Greco o slavo? Comunque FYROM si chiamava Vardanska. Non lo dico io, ma lo stato jugolsavo. Ecco qui un loro francobollo, ove la regione in questione si chiama appunto Vardanska....

Scontri e proteste ad Atene dove migliaia di persone si sono ritrovate per manifestare contro l’accordo con la Macedonia (che deve essere ancora ratificato) riguardo la disputa sul nome del Paese da modificare in ‘Repubblica della Macedonia del Nord’. Piazza Syntagma si è riempita di bandiere greche ed è stata luogo di scontro con la Polizia che ha risposto con i lacrimogeni ai lanci di oggetti da parte dei dimostranti che manifestavano contro l’accordo fatto lo scorso giugno dal primo ministro greco Alexis Tsipras e il primo ministro macedone Zoran Zaev per cambiare il nome della Macedonia in “Repubblica della Macedonia settentrionale”. Approvato dalla Macedonia, il cambio di nome dovrà essere ratificato anche dal parlamento greco. La discussione inizierà questa settimana e il voto finale dovrebbe arrivare venerdì. Durante le manifestazioni ci sono stati scontri molto violenti con la polizia 

326 pullman provenienti da tutto il paese, e in particolare dalla Grecia settentrionale, hanno portato migliaia di manifestanti ad Atene che hanno sventolato bandiere della Grecia e cantato “la Macedonia è greca”. Il dato è stato comunicato dalla polizia, mentre gli organizzatori un comitato contrario al cambio di nome della Macedonia ha parlato di 3 mila bus. Il centro della capitale è stato chiuso al traffico per gran parte della giornata, così come le stazioni della metropolitana vicino a Syntagma, sede frequente dei grandi raduni che si trova di fronte al parlamento greco.

Verso le tre del pomeriggio circa 30 giovani con il viso coperto sono riusciti a infiltrarsi nella manifestazione fino a quel momento pacifica: hanno lanciato sassi, bottiglie, molotov e altri oggetti contro la polizia, cercando di forzare anche l’entrata del Parlamento. Gli agenti, in tenuta antisommossa, hanno risposto con gas lacrimogeni che hanno provocato la dispersione di molti manifestanti.

Negli scontri sono stati feriti almeno 25 poliziotti e due manifestanti sono stati ricoverati in ospedale per disturbi respiratori. Il gruppo di infiltrati ha poi attaccato direttamente i fotografi e i cameramen presenti rompendo loro l’attrezzatura. Un giornalista è stato portato in ospedale. La polizia ha fatto sapere che sono state arrestate sette persone.
Hanno attaccato i poliziotti con bastoni e manganelli, mandando dozzine di feriti all’ospedale». Sempre domenica, circa 300 anarchici hanno organizzato una contro-manifestazione pacifica. La polizia aveva alzato delle barriere per prevenire gli scontri.

La scorsa settimana l’accordo sul nome della Grecia aveva causato le dimissioni del ministro della Difesa Panos Kammenos e l’uscita dalla coalizione del suo partito, ANEL, il partito dei Greci Indipendenti, nazionalista e di destra. Tsipras aveva dunque chiesto un voto di fiducia sul suo governo e il Parlamento aveva votato a favore. Kammenos era sempre stato contrario all’accordo stretto da Tsipras sulla Macedonia così come i partiti di opposizione. Alla manifestazione di domenica hanno partecipato anche alcuni esponenti di Nuova Democrazia, il principale partito greco di centrodestra, così come l’ex primo ministro conservatore Antonis Samaras che l’aveva definita «una dimostrazione per la democrazia» e alcuni preti. Erano presenti anche i membri della comunità monastica del Monte Athos: hanno dichiarato che l’accordo «distorce la storia» e hanno chiesto un referendum sull’accordo. Il partito neonazista Alba Dorata aveva invece invitato esplicitamente i suoi sostenitori a protestare.

Le origini della disputa sul nome con la Grecia risalgono al 1991, quando la Macedonia dichiarò la sua indipendenza dalla Jugoslavia scegliendo il nome “Repubblica di Macedonia”, lo stesso nome che aveva messo Tito mentre prima quando faceva parte della federazione jugoslava il suo nome era  Vardanska  . Già allora alcuni cittadini e politici greci accusarono il nuovo paese di essersi appropriato di un nome e di un’identità culturale e storica appartenente a un’area geografica che rientra nei confini dello stato greco, la regione della Macedonia appunto.

Cosi non va giù ai greci l’idea che la Fyrom (Former Yugoslav Republic of Macedonia) assuma il nome di “Repubblica di Macedonia del Nord”. E ieri in decine di migliaia (gli organizzatori parlano di mezzo milione) di persone si sono ritrovate ad Atene in piazza Syntagma per protestare bandiera in pugno contro l’accordo del giugno 2018 tra il governo Tsipras e quello macedone di Zoran Zaev, mediato dall’Unione Europea sia per porre fine ad una questione rimasta aperta dal 1991, sia per garantirsi il via libera della Grecia all’adesione di Skopje.

Dopo il via libera del Parlamento macedone al cambio del nome, tocca ora a quello greco fare altrettanto, ma la cosa sembra tutt’altro che in discesa. In Macedonia il referendum popolare di tre mesi fa aveva visto l’affluenza di solo il 35% degli elettori, un risultato atteso vista al campagna per il boicottaggio del voto fatta attraverso centinaia di account fasulli su Facebook, cosa di cui sono stati accusati i russi.

L'intesa voluta dal Governo ma non dalla maggioranza della Popolazione Ellenica mette fine a una querelle diplomatica,ma questo accordo non fa felice la Russia che capisce che la Fyrom non e Macedonia anche perche il passo successivo sarebbe l' adesione della Skopjie  all’Unione Europea è quello del passaggio alla Nato.

L'opposizione all'accordo ha raccolto adesioni bipartisan, dall'estrema destra di Alba Dorata ai Socialisti, fino a diversi esponenti della Chiesa, a cominciare dai monaci della comunità monastica del Monte Athos. Dopo l'uscita dalla coalizione del partito Greci indipendenti (Anel) dell'ex ministro della Difesa Panos Kammenos, Tsipras guida un governo di minoranza e avrà bisogno dell'appoggio di deputati indipendenti e dell'opposizione per riuscire a far passare in Parlamento l'intesa. Per molti greci, il nome Macedonia si riferisce solo alla provincia settentrionale greca nota per aver dato i natali al conquistatore Alessandro il Grande.

Da qui, la querelle diplomatica sul nome della Repubblica vicina che finora ha impedito a Skopje di far richiesta di adesione all'Ue e alla Nato. Tsipras ha presentato l'accordo come "un passo storico" verso la normalizzazione delle relazioni tra i due Paesi e ha esortato "le forze progressiste" a sostenere l'intesa. Per il premier greco, il nuovo nome - Macedonia del Nord - offre "una chiara distinzione" tra la regione greca e il Paese vicino; inoltre è previsto che Skopje non possa rivendicare alcuna relazione con l'antica civilta greca di macedonia ma apre ovviamente problemi politici e strategici per il futuro

L'accordo è stato ratificato dieci giorni fa dal Parlamento macedone e aspetta ora il via libera dei deputati greci. Mercoledì il Parlamento di Atene ha confermato la fiducia al governo con 151 voti contro 148, facendo tirare un sospiro di sollievo al premier, Alexis Tsipras, che conta di mettere ai voti l'accordo la prossima settimana.

Ma l'intesa trovata con la Macedonia per il cambio di nome ha suscitato la dura reazione popolare: secondo le stime della polizia erano 60 mila (per gli organizzatori 300 mila) le persone da tutta la Grecia che si sono radunate a Piazza Syntagma, nel centro di Atene, assediando il palazzo del Parlamento chiedendo di non ratificare l accordo ma anche contro l austerita del Governo verso la Popolazione Ellenica che ha trasformato il Paese il piu povero della Ue.

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