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Giovedì, 25 Aprile 2019

Salvini sulla missione Sophia: "Basta se non cambiano le regole"

"È da sei mesi che chiediamo il cambio delle regole della Missione Sophia perché prevede che tutti gli immigrati soccorsi dovessero sbarcare in Italia. In 6 mesi in Europa ci hanno detto sempre No. Se ora qualcuno, pensando di fare un danno all'Italia, si sfila per noi non è assolutamente un problema. Qual è il nostro interesse a pagare? Viene meno? Ce ne faremo una ragione". Così il ministro dell'Interno Matteo Salvini in conferenza stampa al Viminale. "Leggo tante parole al vento: deportazioni, nazismo. Si dovrebbero vergognare ad accostare uno dei più crudeli episodi della storia a una gestione dell'immigrazione basata sul rispetto". 

C'è una strana coincidenza nella scelta di Angela Merkel di far trapelare i propri dubbi sulla missione Sophia proprio nel giorno della firma del Trattato di Aquisgrana con cui si propone, insieme al presidente francese Emmanuel Macron, di creare "un nuovo ordine internazionale" fondato sulla collaborazione franco-tedesca. Forse, nella testa dei due alleati, c'era l'intento di mettere in difficoltà l'Italia. Chiamarsi fuori dall'operazione Eunavfor Med Sophia, lanciata nel maggio del 2015 su impulso dell'allora premier Matteo Renzi, significa lasciare Roma ancor più sola se possibile nella gestione dell'emergenza immigrazione. 

Sebbene la missione sia stata pensata per fermare il traffico degli immigrati nel Mediterraneo centrale e, al tempo stesso, contribuire alla stabilizzazione della Libia, il punto debole dell'accordo sta nel fatto che tutti gli immigrati soccorsi vengano fatti sbarcare solo in Italia. "Non so in cambio di cosa Renzi abbia sottoscritto questo accordo tanto geniale...", commenta Salvini ricordando che la missione Sophia ha contibuito a portare nel nostro Paese ben 500 mila immigrati. Per questo, a detta del vicepremier leghista, "se qualcuno si fa da parte", per l'Italia "non è certo un problema".

Lo strappo della Germania ha aperto il vaso di Pandora. Perché se è vero che la missione Sophia è stata pensata e per risolvere l'emergenza immigrazione è anche vero che nel corso degli anni non ha fatto altro che portare in Italia tutti gli immigrati che venivano soccorsi nel Mar Mediterraneo. 

Ed è proprio al nostro paese che potrebbe essere rivolto il gesto dell’uscita della Germania dalla missione Sophia. Quest’ultima viene concepita in sede europea nel maggio 2015, in una delle fasi cruciali dell’emergenza immigrazione. Promotrice è l’Ue, con il rappresentante della politica estera Federica Mogherini: si cerca di dare, all’epoca, un segnale a Roma circa l’impegno comunitario nel contrasto all’immigrazione ed agli sbarchi lungo le coste italiane. Una missione che prevede per l’appunto l’impegno congiunto di diversi paesi europei, tra cui la Germania per l’appunto, nel pattugliare il Mediterraneo. 

Intanto Angela Merkel e Emmanuel Macron hanno firmato il trattato di Aquisgrana, che rilancia l'amicizia e la collaborazione franco-tedesca. Prima dei due leader, il trattato è stato firmato dai ministri degli Esteri di Francia e Germania. Si tratta dell'intesa che rilancia il contratto dell'Eliseo, che nel 1963 fu firmato da Korad Adenauer e Charles de Gaulle. 

"Oggi è un giorno molto significativo per i rapporti franco-tedeschi", "significa che vogliamo andare avanti mano nella mano",  ha detto la cancelliera prima della firma del trattato franco-tedesco. Alla luce della storia del passato, e della inimicizia passata fra i due Paesi, "questo non è scontato", ha continuato. Dopo la seconda guerra mondiale, portata dalla Germania in Europa, c'è stata la riconciliazione, e poi l'amicizia, ha spiegato. "E questo non potrebbe renderci più felici", ha concluso Merkel.

Di fronte alle molte sfide che si presentano oggi in Europa, "Francia e Germania devono assumersi la responsabilità e parlare con una voce sola", ha affermato Macron, citando "i nazionalismi che minacciano l'Europa", la "scossa" che proviene dalla Brexit, ma anche "il terrorismo, il cambiamento climatico" e le nuove dinamiche economiche. Il presidente francese ha anche sottolineato che le minacce "non provengono solo dall'esterno, ma anche dall'interno" della nostre società.

Oggi però, con il trattato di Aquisgrana, quel mondo di appena quattro anni fa sembra superato. Davanti la diplomazia europea, si piazza quella della coppia europea per eccellenza. E questo messaggio deve essere ben recapitato ad una recriminante Italia, che con i governi di Parigi e Berlino al momento non va proprio molto d’accordo. Dunque la Germania si tira fuori da Sophia, la Francia copre politicamente la ritirata. E l’Italia, dal canto suo, non può far altro che prenderne atto  

Ad Aquisgrana va in scena un’intesa che è destinata a provocare ripercussioni importanti. “La mossa avrà numerosi effetti dirompenti”, sostiene La Verità. “Innanzitutto a Washington, dove dovremo attenderci reazioni poco composte da parte di Donald Trump, ma anche in Italia e nel resto dell’ Ue. Non tanto perché l’Onu sia considerato decisivo, quanto perché il passo segna la rottura definitiva della finta impalcatura della diplomazia europea, quella guidata da Lady Pesc, Federica Mogherini, tanto per capirsi. La speranza è quella di assemblare una sola locomotiva che traini l’ Ue. Il senso è: o la va o la spacca”. E in questo contesto, il nuovo partenariato porterebbe a una convergenza di interessi tra i due Paesi che metterebbe a repentaglio la posizione del nostro Paese nel contesto comunitario

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Il trattato rinnova quello siglato all’Eliseo nel 1963, ma nasce in un contesto storico plasmato in maniera molto divergente rispetto a quello di allora. “Questo trattato sarà siglato in un’Europa completamente diversa, dove non esiste più il pericolo sovietico, che oggi potrebbe essere rappresentato dal pericolo russo ma con caratteristiche decisamente diverse, e nemmeno il protettorato americano, con gli Usa che hanno spostato il proprio sguardo nel Pacifico – commenta il filosofo, politologo e germanista Angelo Bolaffi – Oggi, con l’ascesa dei cosiddetti sovranismi, la priorità è quella di creare un forte e compatto nucleo europeista nel cuore dell’Unione”.

Aquisgrana è una città che richiama alla mente evocativi riferimenti storici. Nel 765 e nel 768, rispettivamente, il re dei Franchi Pipino il Breve e il suo erede Carlo Magno vi trascorsero il Natale, elevando la città a sede invernale della corte regia prima e imperiale poi, mentre nel 936 Ottone I, futuro imperatore del Sacro romano impero, fu incoronato re di Germania. Aquisgrana è la città simbolo del legame tra Francia e Germania e, non casualmente, è stato scelta come sede della firma del nuovo trattato che regola le relazioni tra Parigi e Berlino.

­Il doppio standard è la conseguenza diretta dell’asse franco-tedesco. Aquisgrana secondo il quotidiano Italiano il Giornale nasce come estremo tentativo di resistenza all’influenza crescente degli Stati Uniti di Donald Trump nel nostro continente, sostanziato in particolar modo con la vicinanza ai Paesi governati dai cosiddetti “sovranisti”, Italia in primis. Saint Nazaire non rappresenta, in questo contesto, un’eccezione, ma ciò che potrebbe riservare l’Europa esterna all’asse di Aquisgrana nei prossimi mesi. .

­Una sinergia crescente tra Parigi e Berlino che tenderebbe ad escludere gli altri Paesi, di maggiore o minor taglia che siano. “Basti pensare alle dichiarazioni del ministro francese dell’ Economia, Bruno Le Maire, che si è speso per fare pressioni sul regolatore Ue affinché la fusione tra Alstom e Siemens venga approvata senza indugio.
La firma del nuovo trattato di Aquisgrana getterà ponti preziosi per fondere i rispettivi colossi e nulla impedisce di pensare che banche francesi possano intervenire in Commerzbank e pure in Deutsche Bank

La scelta dei membri della Commissione scrive il giornale e la nomina del successore di Mario Draghi alla Bce potrebbero rappresentare un’ulteriore conseguenza di Aquisgrana. La miopia della mossa di Macron, che punta ad “allearsi col vincitore” o presunto tale, a costo di minimizzare il rischio di governi attualmente non allineati come quello italiano, si sposa con la generale problematica del nuovo asse di Aquisgrana come motore di una nuova Unione europea. 

Possono un leader delegittimato come Macron e un cancelliere a fine corsa come la Merkel proporsi come volti credibili per dare nuova linfa all’Europa? Risulta praticabile la mossa di rafforzare in maniera tanto palese la crisi di legittimità delle istituzioni comunitarie a costo di preservare le rendite di posizione dei due Paesi? Soprattutto, funzionerà, specie alla luce delle conseguenze dell’ultimo “asse” di questo tipo, che ha portato all’assalto della Troika alla Grecia e alle manovra non troppo scoperte contro l' Italia di Berlusconi nel 2011 ? 

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