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Giorgia Meloni vola a Bruxelles

Giorgia Meloni arriva a Bruxelles per il Consiglio europeo, dove ha il compito di gestire due dossier molto delicati per l’Italia – transizione green e Patto di Stabilità – ma deve tenere a bada anche i malumori tutti romani. O meglio gli strascichi del voto in Parlamento: la Lega infatti, seppur votando con la maggioranza, non ha mancato di manifestare il suo dissenso rispetto alla linea del governo sull’invio di armi a Kiev. Le posizioni del partito di Matteo Salvini sull’Ucraina “francamente non mi preoccupano”, replica Meloni ai cronisti presenti a Bruxelles. Dove oggi è arrivata anche la segretaria del Pd, Elly Schlein, per partecipare al pre-vertice dei Socialisti europei. Uno scontro (a distanza) che parte dal tema migranti, con Schlein che subito incalza la premier: su questo argomento “il governo fa le domande sbagliate all’Ue”.

Sull’Ucraina la presidente del Consiglio non cambia di un millimetro la linea adottata dall’Italia dall’inizio del conflitto: “Il sostegno all’Ucraina e alla sua popolazione sarà assicurato in ogni ambito” senza badare a “gradimento” e “consenso”, ha detto nelle comunicazioni alle Camere. Altro tema centrale all’ordine del giorno del Consiglio è quello dell’economia, con l’Italia schierata sul fronte contrario a un semplice e ampio allentamento dei vincoli agli aiuti di Stato. La posizione che ribadirà sarà che serve “flessibilità nell’uso dei fondi esistenti”, “compreso il Pnrr”, con aiuti di Stato “circoscritti e temporanei”. In prospettiva, però, la questione centrale è quella della revisione del Patto di stabilità e crescita che, per Meloni, deve essere completata entro il 2023, con “regole nuove” che devono dare “maggiore attenzione” alla crescita e minore alla stabilità perchè “il tempo dell’austerità è finito”. E invece, è la critica rivolta a Bruxelles, rispetto alla proposta della Commissione, che già non apprezzava molto, adesso “si rischia anche di tornare indietro”.

Sull’energia e la transizione verde, Roma ha una posizione critica rispetto alle proposte di Bruxelles, in particolare su temi come lo stop alla vendita di auto a benzina e diesel dal 2035 e sulla direttiva sulle case green. L’Italia condivide gli obiettivi della transizione ma il percorso verso un’economia verde “deve essere sostenibile dal punto di vista sociale ed economico”. Ad esempio sulle case green, ha sottolineato stamani alla Camera, porre dei target in “assenza di contributi” specifici “rischia di risolvere questa fattispecie in un ulteriore onere molto complesso in un momento molto difficile”.

Niente spazio, durante il Consiglio Ue, al delicato tema dei migranti, dopo le aperture di Von der Leyen anche alle aspettative di Roma, perché si entrerà nel merito solo in estate.

Ma la premier si lascia alle spalle per qualche ora sia lo scontro, a tratti ruvido, ingaggiato con le opposizioni in Aula alla Camera sulla gestione degli sbarchi, sia le tensioni con l'alleato leghista sulla questione delle armi a Kiev.

intanto, nella replica al termine del dibattito a Montecitorio sul prossimo vertice europeo, il capo del governo scalda il clima proprio sul tema dei migranti perché dice di aver sentito, di nuovo, "calunnie e falsità" nei confronti dell'Esecutivo, "dello Stato italiano" e della Guardia costiera. E difende la scelta di coinvolgere l'Europa, di pensare a un piano Mattei per prevenire le partenze, ribadendo che la prima delle cose da fare è tendere una mano alla Tunisia per evitare "flussi che nessuno saprebbe governare".

Nell'assenza della Lega - nota - c'era una tensione di carattere generale". Nessun conflitto, nessuna tensione, è la linea ufficiale. Nell'intervento alla Camera passa in secondo piano la guerra in Ucraina, di cui la premier parla in una telefonata con il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki. Meloni si concentra sul tema dei migranti su cui l'Italia finora è stata "lasciata sola", rilancia l'idea del blocco navale in chiave missione europea in collaborazione con la Libia. E difende ancora una volta l'azione in mare e il governo dalle "insinuazioni senza prove" per il naufragio di Cutro. E' falso, dice, che il governo "lasci morire i bambini", che non faccia la sua parte fino in fondo. Anzi, incalza, il suo è l'esecutivo che ha salvato più vite, se confrontate coi numeri degli arrivi. "Le cose false - dice composta in premessa - le considero una buona notizia" perché significa che "non si ha molto da dire su quello che vero è". Il tono si fa ironico ("non sono mica Mosé") quando risponde al verde Angelo Bonelli, che aveva portato in Aula dei sassi dell'Adige in secca per l'emergenza siccità. Un passaggio lo dedica alle politiche green, alla battaglia italiana in Europa per difendere il comparto auto guardando anche ai "biocarburanti". E lancia l'ennesima stoccata al M5S sul Superbonus perché il governo, sottolinea, ha "messo le pezze a un buco di 40 miliardi" che è servito solo "a fare lucrare le banche".

Poi tocca al Mes che l'Italia ancora non ratifica. Meloni non si esprime direttamente sul punto ma chiarisce che si tratta di uno "strumento" e come tale non si può trasformare in un "totem indiscutibile". L'idea dell'Italia è che vada "adeguato" perché diventi uno "strumento utile". E la ratifica potrebbe diventare strumento negoziale a Bruxelles nella partita sulla revisione del Patto di Stabilità. Mentre in caso di crisi bancarie è "la Bce" a dover intervenire, come hanno fatto in queste settimane la Fed e la banca svizzera, non tanto il Mes che nemmeno avrebbe le risorse necessarie. Una questione che la premier non affronta, ma che potrebbe spuntare invece tra gli incontri a latere del Consiglio, a Bruxelles, è quella dei balneari, su cui si sarebbe tenuta lunedì scorso una riunione con gli esponenti di Fdi che seguono il dossier.

IMMIGRAZIONE

"Dal 2013 al 2023 secondo i dati Unhcr - ha ricordato Meloni - nel Mediterraneo sono morte complessivamente 25.692 persone: sappiamo che il rischio che qualcosa vada storto è insito nelle partenze in sé e infatti è accaduto con tutti i governi. Sono andata a guardare quale era la percentuale di quanti non si è riusciti a salvare rispetto alle partenze e i dati di questo governo sono i più bassi. Noi siamo quelli che in rapporto agli sbarchi sono riusciti potenzialmente a salvare più persone. I dati smontano una certa propaganda. Raccontare al cospetto del mondo, di fronte a questo enorme sforzo, che invece lasciamo bambini morire nel Mediterraneo è una calunnia non solo del governo ma nei confronti dello Stato italiano, degli uomini e delle donne delle forze dell'ordine, del nostro intero sistema. O volete dire che ci sono uomini delle forze dell'ordine che non vogliono salvare i bambini per indicazioni del governo?. Siamo stati lasciati da soli a fare questo lavoro a volte fuori dai confini nazionali. Ho sempre configurato il blocco navale - ha proseguito - come proposta europea in collaborazione con l'autorità libica. Pensate di sapere meglio di me cosa dico e cosa penso? Gli atti lo confermeranno. Io lavoro per un obiettivo di questo tipo, per una missione europea che blocchi le partenze in collaborazione con autorità africane, quindi anche libiche, e con una cooperazione che porti sviluppo".

"Abbiamo già risposto mille volte, se si continuano a dire cose false è difficile. Scusate colleghi, cerchiamo di essere all'altezza del compito. Ho sentito dire, mi pare da Bonelli, che abbiamo negato che Frontex avesse fatto una segnalazione sulla presenza dei migranti. Non l'abbiamo mai negato, il governo ha detto che la segnalazione di Frontex era di polizia, della presenza della nave ma non della situazione di difficoltà. È la vostra versione che non torna, non la nostra. Spero si possa andare avanti per cercare insieme delle soluzioni.  Il regolamento di Dublino va rivisto - dice ancora Meloni - ma continuo a segnalare sommessamente che non è una soluzione per l'Italia. Immagino che sappiate che si riferisce a chi ha ragionevolmente la possibilità di avere una protezione internazionale, ma la percentuale che arriva da noi è una minoranza. Anche quando dovessimo arrivare ad ottenere di più su Dublino il tema del 70-80% di chi arriva da noi e rimane senza risposte e soluzioni rimane. Credo che serva un approccio più globale che non possa prescindere dal dialogo con i paesi africani".

BANDO UE AI MOTORI TERMICI

Passando alla questione mobilità, Angelo Bonelli (Avs) ha contestato a Meloni "l'attacco al regolamento sull'auto è sul perché danneggerà l'economia". È una bugia in primis perché dopo il 2035 le auto a motore endotermiche potranno continuare a circolare, ma comunico alla presidente che tutte le industrie automobilistiche del mondo hanno deciso di produrre solo elettrico: chi nel 2030 e chi nel 2035. Stellantis 2030, Volvo 2030. Se fosse per questo governo ci sposteremo ancora con il calesse trainato dai cavalli". "Dite che volete la neutralità tecnologica - ha proseguito - e proponete l'uso dei biocarburanti e dei carburanti sintetici. Ma sapete di cosa state parlando ? Per incrementare la produzione di biocarburanti Eni ha avviato progetti agricoli in sei Paesi dell'Africa subsahariana: Kenya, Congo, Angola, Costa d'Avorio, Mozambico e Ruanda." "Stiamo parlando di paesi africani che vivono problemi drammatici per l'accesso al cibo. Nel Congo ci sono 7 milioni di persone che soffrono la fame con l'indice di malnutrizione più basso nel mondo, idem in Ruanda. Cosa fa il governo italiano attraverso la sua azienda di stato Eni? Prende i terreni in Africa, li sottrae alla coltivazione di cibo per garantire a noi l'uso dei biocarburanti mentre le popolazioni continuano a morire di fame, più di prima". "Questo a me provoca disgusto, a voi? Cara Presidente Meloni e maggioranza questo non è il piano Mattei per l'Africa, questo si chiama colonialismo" ha concluso.

"Quello che ha prodotto un certo approccio ideologico è una situazione che sul piano ambientale non sta benissimo e soprattutto dopo quello che ci ha insegnato l'aggressione russa all'Ucraina il rischio di passare dalla dipendenza dal gas russo alla dipendenza dall'elettrico cinese: non mi sembra una cosa intelligente, credo che l'Europa debba lavorare sulla propria sovranità tecnologica": così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in sede di replica alla Camera dopo il dibattito sulle comunicazioni in vista del Consiglio europeo.

Intanto l'Ungheria non arresterebbe Vladimir Putin se mettesse piede sul suo territorio.
Lo ha detto Gergely Gulyás, capo di gabinetto del premier ungherese, Viktor Orban, citato dai media locali. Sebbene Budapest abbia aderito alla Corte penale internazionale, ha spiegato, il trattato "non è stato ancora promulgato" poiché "contrario alla Costituzione".
Il mandato di arresto, ha aggiunto Gulyàs, è "infelice" perché ostacola ulteriormente la fine della guerra. Ma, secondo un portavoce della Cpi interpellato dall'Ansa, l'Ungheria "ha ratificato il trattato nel 2001" e ha "l'obbligo di cooperare con la Corte nel quadro dello Statuto di Roma".

Fonte Ansa e varie agenzie

 

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