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L'Isis minaccia di portare la Jihad in Russia

Prosegue la strategia mediatica del terrore targato Isis. Stavolta il bersaglio delle minacce è Vladimir Putin.
 
C'è poco di nuovo nelle minacce che la propaganda jihadista rivolge alla Russia, solo uno dei numerosi nemici del sedicente Stato islamico, che non conta di fatto alleati neppure tra gli altri gruppi radicali, con cui anzi spesso si ritrova a lottare.
 
L'ennesimo video pubblicato dall'Isis, questa volta immagini che accompagnano un nasheed, una composizione vocale cantata in russo, promette "un oceano di sangue" e ribadisce che i foreign fighter partiti per votarsi al jihadprima o poi torneranno nelle loro terre d'origine.

Una minaccia piuttosto realistica, soprattutto che si considera che non sono pochi i jihadisti russofoni arrivati in Siria o in Iraq da zone come la Cecenia o le ex repubbliche sovietiche. Uno dei comandanti più in vista del gruppo, Tarkhan Batirashvili, più noto con il nom de guerre di Abu Omar al-Shishani, è originario del Pankisi Gorge georgiano

Se non è da oggi che il ruolo dei jihadisti russofoni ha un peso in Siria, con l'intervento diretto contro l'Isis e il sostegno al regime di Bashar al-Assad Mosca si è garantita un rinnovato impegno della propaganda jihadista nei suoi confronti

Cosi l'Isis minaccia il presidente russo Vladimir Putin e chiede ai propri combattenti di portare la jihad in Russia. Lo riportano alcuni media. Nel filmato, la cui autenticita' non e' confermata, un uomo a viso coperto che guida un'auto nel deserto urla: "Ascolta Putin, verremo in Russia e vi uccideremo nelle vostre case. (...) Oh fratelli, conducete la jihad e uccideteli e combatteteli". Il link del video potrebbe essere stato caricato su un account Telegram usato dai terroristi.

Il video mostra anche degli uomini armati che attaccano veicoli blindati e tende, e raccolgono armi nel deserto. Secondo i sottotitoli si tratterebbe di un'azione avvenuta ad Akashat, nella provincia irachena di Anbar. Recentemente Russia e Usa hanno iniziato a trattare per raggiungere un maggior livello di cooperazione contro l'Isis e altri gruppi terroristici a livello militare e di servizi segreti.


Probabilmente non dobbiamo esagerare l'importanza di questi filmati», ha detto il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, «Certamente, visto che la lotta contro di loro si intensifica e sono messi all'angolo, i terroristi usano la tattica dell'intimidazione». «Minacce» del genere «non possono influenzare in alcun modo la linea seguita dalla Russia e dal presidente Putin nella lotta al terrorismo, che continua in tutte le direzioni», ha sottolineato Peskov, precisando che il leader del Cremlino è stato avvertito del contenuto del filmato e le autorità trattano «con la dovuta attenzione queste pubblicazioni» che «sono prese in considerazione dai servizi speciali responsabili dell'attività antiterroristica e della sicurezza». 
 
Intanto in Italia stavano pregando alle 4,30 di ieri mattina nei pressi della stazione ferroviaria a Venezia, quando una guardia giurata si è accorta del gruppetto di stranieri e, insospettita, ha chiamato la Polizia. Tre uomini e tre donne inginocchiati verso la Mecca, che, appena si sono accorti del vigilante, sono fuggiti. Ma fuggire sulla laguna non è proprio facilissimo e, così, le volanti e gli uomini della Digos che si sono messe alla caccia, hanno rintracciato i primi due componenti del gruppo: O.A., 49 anni, nato in Germania, in possesso di un documento di identità turco e di un permesso di soggiorno tedesco intestato però a un'altra persona, e A.K. del 1992, con passaporto turco, attualmente residente in Slovenia per motivi di studio. 
 
Gli agenti hanno capito che poteva trattarsi di personaggi pericolosi non appena hanno perquisito O. e gli hanno trovato nella borsa un machete e delle pietre, una particolarmente grossa. «La pietra - ha provato a giustificarsi - non so come sia finita qui. Il machete mi serviva per celebrare la festività islamica del sacrificio».

Di questi tempi e con le forze di polizia in piena allerta sono state immediatamente avviate le ricerche delle altre quattro persone che si erano allontanate e, a questo punto sono intervenuti lo Scip e il Servizio centrale antiterrorismo, che hanno preso contatti con la Polizia tedesca e con quella slovena. Dalla Germania, le autorità hanno inviato tutta la documentazione che riguardava O., corredata da foto. 
 
Ma proprio guardando le immagini, gli investigatori si sono accorti che la persona fermata era diversa da quella indicata dai tedeschi. E comunque che l'uomo bloccato era sconosciuto alle varie banche dati. Quindi, è stato arrestato per false attestazioni a pubblico ufficiale sull'identità personale e denunciato per il possesso del machete.

Il secondo fermato ha provato anche lui a raccontare una storia. Ha detto che non conosceva i concittadini, ma che li aveva sentiti parlare in turco, e allora si era avvicinato ed era stato invitato a pregare con loro. Aveva aderito per non offenderli. Nei suoi confronti è scattato un provvedimento di fermo ed è stata avanzata richiesta di riammissione in Slovenia.

Rimanevano, però, da rintracciare ancora gli altri quattro. E' stata allertata la Polfer e, nel pomeriggio di ieri, il resto del gruppo è stato bloccato. Gli agenti hanno individuato tre donne e un uomo di nazionalità turca che sembravano corrispondere alla descrizione fatta dalla guardia giurata di Venezia. 
 
Il gruppo era entrato in Italia dall'aeroporto di Fiumicino il 29 luglio scorso, avevano biglietti di treno interail e, hanno raccontato alla Digos di Milano che li ha interrogati, di avere come destinazione finale Barcellona. «Siamo turisti - hanno detto - abbiamo incontrato O. per caso ieri, a Venezia, e ci ha chiesto di unirci al gruppo per pregare insieme». Ci siamo subito allontanati da lui quando c'è stato l'intervento della guardia giurata. I quattro sono stati controllati con esito negativo, e si sta verificando l'autenticità dei documenti. Qualora tutto fosse in regola verranno rilasciati. Le indagini, comunque, continuano per capire fino a che punto ci fossero collegamenti tra ognuno di loro e cosa avessero intenzione di fare in Italia.

 
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