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Scontro durissimo, muro contro muro ed esecutivo in bilico

Chi ha avuto occasione di sentirlo racconta di un Conte molto irritato, ormai convinto che Di Maio sia pronto a sacrificare anche lui pur di tirare la volata al M5s in vista delle Europee del 26 maggio.  «Luigi, non c'è alcuna alternativa dice il Premier  a meno che tu non voglia far cadere tutto per questa storia. Ma davvero vuoi sacrificare tutti noi solo per rincorrere due punti in più nei sondaggi?».

Scontro durissimo, muro contro muro ed esecutivo in bilico. È questo il quadro che è uscito dal Consiglio dei Ministri. Le urla e i dissidi non si sono fermati dietro le porte chiuse del Cdm. I leghisti di fatto ora sono in pressing su Salvini per portare il Carroccio alla rottura con il Movimento Cinque Stelle: "Non possiamo andare avanti con questi qua. Il 27 maggio, comunque vada, mettiamo fine a questa storia", avrebbero detto i fedelissimi del leader della Lega, secondo quanto riporta Repubblica. 

A innescare l'ira della Lega le resistenze da parte dei grillini sul Salva Roma. I Cinque Stelle hanno chiesto l'approvazione del piano che prevede nuovi fondi per la Capitale che vanno a ripianare il debito, Salvini invece sin da subito si è detto contrario: "I debiti di Roma se li tiene la Raggi". Ed ecco qui che si consuma la rottura. Salvini a Conte dice poche parole: "Se i grillini insistono col Salva Roma, io mi presento con i ministri della Lega al completo e voto contro". A questo punto Conte, come ricorda Il Giornale, mette nel mirino Di Maio: "Non c’è alternativa, vuoi fare cadere tutto per questa storia? Sacrifichi tutto per rincorrere due punti nei sondaggi?".

Altrimenti, è il senso del ragionamento del premier, avrebbe evitato quello che Matteo Salvini non poteva non vivere come un atto ostile. Invece è su Siri che il M5s continua a battere, nel tentativo di «sporcare» la leadership legalitaria che Salvini si è sapientemente costruito in questi anni. Non è un caso che la potente comunicazione dei Cinque stelle insista molto sui possibili legami tra l'inchiesta che coinvolge Siri e la mafia che fa infuriare il Ministro degli Interni..

Mi ha stancato questa lite permanente tra un membro del governo e il sindaco di Roma. Si chiariscano se ne hanno bisogno, io penso a lavorare». Lo afferma vicepremier Luigi Di Maio all'indomani dello scontro in Cdm sul « Salva Roma». E subito dopo risponde a distanza Matteo Salvini: «Tutta la Lega è al lavoro per aiutare concretamente i cittadini romani che non hanno bisogno di regali ma di una amministrazione cittadina concreta ed efficiente». Lo afferma in una nota il vicepremier della Lega, tornando sulla questione della norma «Salva Roma» sul debito della Capitale.

Giorgia Meloni all’ultima conferenza programmatica di Fratelli d’Italia ha urlato: «La Capitale d’Italia è Roooomaaa». Un grido diventato virale, paragonato con ironia sui social a quello cinematografico di Leonida. Ora che la norma sul debito storico del Campidoglio divide il governo gialloverde, la leader di FdI si schiera con il M5S: «Siamo pronti a votare il provvedimento in Parlamento e non capisco la posizione della Lega: su questi temi mi sembrava che avesse fatto importanti passi avanti...».

Uno scontro ormai all'arma bianca. Ultimo atto di una giornata trascorsa all'insegna di chi la spara più grossa. Divisi su come trascorrere il 25 aprile, su fronti opposti sulla gestione del debito di Roma, distanti anni luce sulla gestione della vicenda Siri e in guerra pure sull'eventualità di migliaia di sbarchi dalla Libia, tra Di Maio e Salvini ormai c'è la totale incomunicabilità. I due non si parlano neanche e Conte è costretto a tentare disperate mediazioni. 

Come ieri, quando non sono riusciti neanche a mettersi d'accordo su cosa discutere e quando tenere il Consiglio dei ministri, prima convocato per le 18, poi rimandato alle 19 e infine iniziato alle 20. Ma prolungatosi fino a tarda sera, perché Di Maio ci ripensa. Prima annuncia che non ci sarà, perché impegnato in un improrogabile impegno cioè la registrazione di Di martedì su La7, poi cambia idea e si precipita a Palazzo Chigi che sono le nove passate. In mezzo, non un dettaglio, Salvini scende in piazza Colonna e annuncia trionfante lo stralcio del cosiddetto «salva-Roma». «Decisione concordata con Conte e con chi c'era», dice ai giornalisti il ministro dell'Interno. Non a caso, in Consiglio dei ministri sono presenti tutti gli esponenti della Lega e solo Barbara Lezzi, Elisabetta Trenta e Alberto Bonisoli per il M5s.

In verità, pare che più che «concordata» la decisione sia stata «annunciata» da Salvini. Che preso atto della defezione di Di Maio come sottolinea il Giornale sarebbe letteralmente sbottato per poi lasciare il Consiglio dei ministri e andare ad incontrare i cronisti. Una decisione che Conte, allo stesso modo degli affondi di Di Maio, non avrebbe affatto gradito. «Una buffonata», si sarebbe lasciato scappare il premier.

Come tutta la giornata di ieri. Con il M5s che smentisce categoricamente Salvini, giura che il Consiglio dei ministri non ha discusso né il Decreto Crescita né il «salva Roma», e Di Maio che si presenta a Palazzo Chigi per riaprire il confronto. Un braccio di ferro permanente. E di cui oggi parleranno tutti i giornali.

A Palazzo Chigi pero per il Cdm prima previsto per le 18, poi rinviato alle 19 e infine iniziato alle 20 dei ministri grillini si presentano solo Barbara Lezzi e Andrea Bonisoli. I big del M5S non ci sono: assenti per missioni varie Toninelli e Bonafede, lontano per scelta politica Luigi Di Maio. Il vicepremier pentastellato ha preferito andare agli studi di La7 per registrare l'intervista a DiMartedì. Il forfait grillino manda su tutte le furie Salvini e ne provoca la reazione stizzita: poco prima dell'inizio del Cdm, il leghista scende nell'androne del palazzo e annuncia ai giornalisti lo stralcio del "Salva Roma" concordato "con chi c'è". Dunque con Conte. Una piccola bugia (in realtà la discussione non era neppure avviata) da vero animale politico che si rivelerà vincente.

Lo scatto in avanti del ministro dell'Interno è l'affondo come riferisce il Giornale che manda in tilt tutti i piani pentastellati. In settimana Lega e M5S si erano colpiti a distanza sull'affaire Siri e sulla norma per la Capitale. Il Carroccio non voleva votare il "Salva Raggi" nonostante le insistenze grilline. Per forzare la mano, il Movimento aveva anche pubblicato sul blog 4 domande rivolte a Salvini con cui chiedere le dimissioni di Armando Siri. Un atto di guerra nella speranza di piegare le resistenze sul Salva Roma, che però si rivelerà inutile. Così come vana, se non dannosa, si è dimostrata la decisione di disertare in massa il Consiglio dei ministri. Per Salvini è troppo ("chi non c'è ha fatto una scelta") e così decide (prima dell'inizio del Cdm) di "annunciare" come per approvata quella che in realtà, intorno alle 20, è solo una proposta del Carroccio.

Il ministro dell'Interno e quello del Lavoro si parlano ormai a mala pena. Conte sperava di discutere in Cdm i temi caldi della settimana. Ma il confronto si è trasformato in un ring, da cui Salvini scende galvanizzato e Di Maio se ne va con un occhio emaciato. L'annuncio del leghista costringe infatti il grillino a precipitarsi subito a Palazzo Chigi. Di Maio arriva un'ora dopo l'inizio della riunione, quando la discussione sul Salva Roma e il dl Crescita non è ancora iniziata. A porte chiuse si consuma la lite. Conte se la prende con entrambi. "Per due voti fai saltare tutto", grida a Luigino come rivela ilGiornale. "Non siamo tuoi passacarte, non ti devi permettere", grida a Salvini. I nervi sono tesi, ma ormai la Lega ha messo in scacco matto il M5S. Dopo l'annuncio del ministro dell'Interno urbi e orbi ai cronisti, tornare indietro è praticamente impossibile. Anche Di Maio lo sa e alla fine deve cedere.

Il Salva Roma esce così stralciato scrive il Giornale a metà dal Consiglio dei ministri. Dei sette commi di cui era formato ne restano solo due, il primo e il settimo. Per Salvini è una vittoria: "Lega soddisfatta - esulta nella notte Salvini - I debiti della Raggi non saranno pagati da tutti gli italiani ma restano in carico al sindaco". Il M5S è nell'angolo, costretto a incassare il colpo e a provare a guardare il bicchiere mezzo pieno: "È un punto di partenza, siamo sicuri che il parlamento saprà migliorare ancora di più un provvedimento che, a costo zero, fa risparmiare soldi non solo ai romani ma a tutti gli italiani", commentano dai pentastellati a caldo. Ma sono parole che hanno la stessa valenza di una bandiera bianca. Stavolta ha vinto Salvini.

Intanto l'attacco del ministro Grillo: "Nella Lega posizioni medievali"  "Questo governo è il frutto dell’unione tra una forza politica non ideologica, il Movimento 5 Stelle, e una forza con valenza ideologica, la Lega, di destra  I conflitti ci sarebbero stati anche col Pd. Quando dobbiamo lavorare sul contratto di governo noi siamo molto affiatati, quando invece c’è da mettere i puntini sulle i diventiamo affilati". Lo ha affermato il ministro della Salute Giulia Grillo.

Intervistata dal Corriere, la Grillo ha parlato delle diversità tra il Movimento 5 Stelle e gli alleati di governo. "Non ci potrà mai e poi mai essere un accordo con la Lega se mettono in discussione l’aborto e pensano che la donna nell’interrompere la gravidanza commetta un omicidio - ha spiegato il ministro -. Non possiamo essere d’accordo con chi pensa che gli omosessuali vadano bruciati come in epoca medievale. Noi in questa epoca medievale non ci riconosciamo. Loro sono oltre il medioevo. Poi però ci ritroviamo sui programmi di buon senso".

 

Che Eurostat ieri abbia certificato che quasi un quarto del debito pubblico dell'area euro è targato Italia - 2.320 miliardi su 9.860 - finirà nascosto nelle pagine interne. Ma su questo dettaglio Di Maio e Salvini ieri non hanno proprio avuto il tempo di confrontarsi.  

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