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Venerdì, 25 Settembre 2026

In libreria il nuovo romanzo dell’antropologa Valentina Ferranti

Mito, antropologia, spiritualità e resistenza si intrecciano nel nuovo romanzo di Valentina Ferranti, ambientato in una Terra devastata dalla catastrofe e dominata da un’élite che pretende di controllare il destino dell’umanità.

Che cosa rimane dell'umanità quando anche la luce viene trasformata in uno strumento di potere? E quanto può resistere la libertà quando il controllo arriva fino alla memoria, alla coscienza e alla percezione stessa della realtà? Sono alcune delle domande al centro di “Il Sacro Nucleo di Amtara”, il nuovo romanzo dell'antropologa Valentina Ferranti, che porta il lettore in un futuro remoto e insieme sorprendentemente vicino alle inquietudini del presente.

La Terra descritta nel romanzo è un pianeta ormai devastato, trasformato in un immenso deserto radioattivo. Il sole, un tempo fonte di vita, è diventato una minaccia, mentre l'umanità sopravvive divisa in due mondi contrapposti. Da una parte ci sono i Destinati, l'élite che ha assunto il controllo del pianeta e vive protetta all'interno delle impenetrabili piramidi d'acciaio dell'Area ZM66. Dall'altra resistono i Ribelli della Linea Bianca, uomini e donne che rifiutano di sottomettersi a quello che viene definito il regime dell'Eternità Oscura.

Al centro di questo universo post-apocalittico si trova la storia di Adam e Telesa, compagni nella resistenza e legati da un amore destinato a essere spezzato dalla guerra. La cattura di Adam segna una frattura decisiva. Il giovane viene sottoposto a un brutale processo di manipolazione della memoria che cancella progressivamente il suo passato e la sua identità. Da uomo della resistenza rinasce così come Zarmayasi, un principe spietato, consacrato al male e completamente inserito nel sistema di potere che un tempo combatteva.

La trasformazione di Adam non è soltanto quella di un personaggio che passa da un fronte all'altro. È soprattutto una riflessione sulla possibilità di cancellare l'identità di una persona intervenendo sulla sua memoria. Il passato, i legami, l'amore e persino la coscienza possono essere manipolati fino al punto di costruire un individuo nuovo? È uno degli interrogativi che attraversano il romanzo e che rendono la vicenda dei due protagonisti anche una metafora sul rapporto tra potere e controllo.

Mentre Adam assume il nuovo ruolo di Zarmayasi, a Amtara si concentra un'altra parte fondamentale della storia. Qui le sette Donne del Supremo Concilio custodiscono il Sacro Nucleo, una misteriosa particella di luce considerata l'ultima scintilla capace di mantenere in vita la Terra. Il Nucleo diventa così il fulcro intorno al quale si muovono le forze contrapposte: non soltanto un elemento materiale, ma un simbolo di sopravvivenza, spiritualità e possibile rinascita.

La guerra appare quindi inevitabile. Gli amanti di un tempo si ritrovano su fronti opposti e il loro incontro diventa un confronto tra il dovere imposto dal potere e la memoria di ciò che erano stati. La dimensione personale e quella collettiva finiscono per coincidere: la battaglia di Adam e Telesa non riguarda più soltanto il loro destino, ma diventa parte della lotta per il futuro dell'intero pianeta.

È proprio in questa fusione tra avventura distopica e dimensione simbolica che il romanzo sviluppa la sua peculiarità. L'esperienza di Ferranti come antropologa e studiosa dei miti arcaici emerge nella costruzione di un universo narrativo popolato da ritualità, figure sacrali, simboli e strutture di potere. La fantascienza si intreccia così con il mito e con la spiritualità, mentre la sopravvivenza della Terra assume una dimensione quasi religiosa.

“Il Sacro Nucleo di Amtara” prosegue la storia iniziata con “Ritorno ad Amtara”, ampliando un mondo nel quale la distopia non è soltanto lo scenario di una futura catastrofe, ma uno strumento per interrogarsi sul presente. Il controllo di una società passa infatti anche dalla capacità di determinare ciò che gli individui possono conoscere, ricordare e percepire. Da qui emergono alcune delle questioni centrali del libro: fino a che punto una comunità è disposta a rinunciare alla propria libertà in cambio della sicurezza? È possibile governare un popolo modificandone la percezione della realtà? E cosa resta dell'individuo quando il potere riesce a intervenire sulla sua stessa memoria?

Il Sacro Nucleo assume, in questo contesto, un valore che va oltre la trama fantastica. È il simbolo di una possibilità: quella che anche nel momento di massima oscurità possa esistere un principio capace di generare una rinascita. La luce diventa quindi non soltanto una condizione fisica necessaria alla sopravvivenza del pianeta, ma anche la rappresentazione della libertà, della memoria e della possibilità di recuperare la propria identità.

In uscita per la casa editrice Burno e disponibile in libreria dal 4 settembre, “Il Sacro Nucleo di Amtara” costruisce così un mondo nel quale la catastrofe ambientale, la lotta politica, la manipolazione della coscienza, il mito e l'amore si incontrano. Al centro rimane il rapporto tra Adam e Telesa, un sentimento sottoposto alla prova estrema della guerra e della cancellazione del passato.

La domanda che accompagna il loro viaggio è anche quella che attraversa l'intero romanzo: quando tutto sembra essere stato distrutto, compresa la memoria di ciò che siamo stati, può ancora esistere una scintilla capace di restituire all'uomo la propria libertà? Ad Amtara, quella scintilla ha un nome: il Sacro Nucleo.

 

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