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Martedì, 10 Febbraio 2026

Scienziato di fama internazionale, ricercatore al Cern e protagonista della scoperta dell’antideutone, Antonino Zichichi si è spento oggi all’età di 97 anni. Nato a Trapani, cattolico praticante, è stato una delle figure più note e controverse della fisica italiana del Novecento.

Dopo aver completato gli studi, Zichichi si afferma rapidamente come brillante fisico sperimentale. Negli anni Sessanta fonda a Erice il Centro di cultura scientifica “Ettore Majorana”, destinato a diventare un punto di riferimento per il dialogo scientifico internazionale. Lavora al Cern di Ginevra, dove nel 1965 guida il gruppo di ricerca che scopre l’ antideutone, in contemporanea con un team statunitense dell’ Alternating Gradient Synchrotron del Brookhaven National Laboratory di Upton, nello Stato di New York.

Nel corso della sua carriera ricopre incarichi di primo piano: è presidente della Società Europea di Fisica nel 1976 e guida l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare dal 1977 al 1982. È stato inoltre professore emerito all’Università di Bologna. Sposato con la figlia di Gilberto Bernardini, uno dei padri della fisica italiana, ha avuto tre figli. Tra i colleghi si distingue come ricercatore autorevole e grande organizzatore, ma il premio Nobel gli sfugge più volte. Anni dopo commenterà con amarezza: «Avrebbero dovuto darmelo già tre volte. Io ho scoperto l’antimateria nucleare, l’energia effettiva nelle forze dell’universo subnucleare, la terza colonna. Lasciamo stare…». Anche la sua candidatura alla direzione del Cern naufraga, nonostante l’appoggio di molti colleghi europei, per l’opposizione di alcuni Paesi chiave.

Negli anni Ottanta, alla guida dell’INFN, Zichichi sostiene con forza la realizzazione dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, oggi il più grande centro di ricerca sotterraneo al mondo. In questo laboratorio, protetto dalla radiazione cosmica, si studiano temi fondamentali come l’eventuale decadimento del protone e la massa del neutrino. È sua anche l’idea dell’ Eloisatron, un gigantesco acceleratore di particelle con una circonferenza di circa 300 chilometri, concepito per indagare ciò che si trova oltre la materia conosciuta. Il progetto, però, rimane sulla carta a causa dei costi e delle dimensioni imponenti.

Accanto all’attività scientifica, Zichichi ha sempre coltivato il confronto tra fede e ragione. Profondo estimatore di Archimede e Galileo Galilei, del primo diceva che nessun altro uomo, fino al XX secolo, aveva compreso tanto quanto lui. Per onorare Galileo promuove la nascita di un comitato di premi Nobel e sostiene con convinzione la compatibilità tra scienza e religione. A questo tema dedica numerosi libri, tra cui Galileo, Galilei, Divin Uomo, L’Infinito, Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo e Tra Fede e Scienza. Convinto che «non esiste alcuna scoperta scientifica che possa mettere in dubbio o negare l’esistenza di Dio», critica sia il darwinismo sia le posizioni creazioniste più radicali, ribadendo però che la negazione dell’evoluzione umana contrasta con le evidenze sperimentali di biologia, paleontologia e genetica. Le sue tesi sono state duramente contestate dal matematico Piergiorgio Odifreddi, che ha dedicato due saggi, dal tono quasi satirico, a confutarle.

Figura molto popolare anche presso il grande pubblico televisivo, grazie alle frequenti apparizioni nei programmi di Michele Guardì, Zichichi è stato più volte avvicinato dalla politica. Nel 2005 viene dato per possibile candidato sindaco di Roma per il centrodestra, mentre nel 2012, pur dichiarandosi amico di Silvio Berlusconi, rifiuta la candidatura alle elezioni politiche con il Pdl. Nello stesso anno l’allora presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta lo nomina assessore ai Beni culturali, incarico che termina dopo pochi mesi tra polemiche e dichiarazioni al vetriolo.

Con la sua scomparsa se ne va uno scienziato che ha segnato profondamente il dibattito scientifico, culturale e pubblico italiano, lasciando un’eredità fatta di grandi intuizioni, visioni ambiziose e accesi confronti.

Il responso tanto atteso è arrivato e ha acceso l’entusiasmo in tutta la provincia di Frosinone. Il Ministero della Cultura ha reso noti i dieci progetti finalisti in corsa per il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2028 e tra questi figura anche Anagni. Un traguardo significativo per la città dei papi che, insieme ai comuni alleati di Alatri, Ferentino e Veroli, ha superato la prima selezione tecnica, conquistando l’accesso alla fase finale della competizione nazionale. Culla di Bonifacio VIII e di altri quattro pontefici, Anagni porta in questa sfida il peso e il fascino di una storia millenaria, custodita nelle sue mura e nel suo patrimonio culturale, proiettandosi ora tra le eccellenze italiane riconosciute dal Ministero.

Germano Caperna   –  sindaco del Comune di Veroli:“ 

L’esperienza di Hernica Saxa ha dimostrato che, unendo Città e visioni, è possibile costruire un progetto di ampio respiro territoriale capace di guardare al futuro”.

Daniele Natalia  –  sindaco del Comune di Anagni:“ 

Anagni, Veroli, Alatri e Ferentino non sono insieme ed unite con un metodo generico ma sono paritarie nel Dossier candidando un territorio nuovo, un territorio da vivere, da conoscere e la storia dei Popoli Italici. Non c’è una candidata con l’appoggio di altre tre ma ci sono quattro borghi, quattro realtà alla pari e parte reale, integrante del Dossier e di tutto il percorso di crescita culturale”.

Piergianni Fiorletta –  sindaco del Comune di Ferentino:

“Territorio che si unisce. Gli Stati Generali della Cultura rappresenteranno un momento storico. In quanto per la prima volta, grazie alla cultura, i paesi condividono un percorso di crescita e rappresenteranno anche una tappa importante per la valorizzazione del bello, della storia, di un insieme di idee per creare”.

Maurizio Cianfrocca  – Sindaco  del Comune di Alatri :

“ La cultura, nei nostri territori, non è un ornamento né una parentesi. La cultura è la spina dorsale. È ciò che tiene insieme luoghi e persone, memoria e progettualità, radici antiche e capacità di innovare”.

“La cultura è una leva strategica per lo sviluppo del territorio e per la qualità delle politiche pubbliche. L’esperienza di Hernica Saxa ha dimostrato che, unendo Città e visioni, è possibile costruire un progetto di ampio respiro territoriale capace di guardare al futuro. Gli Stati Generali della Cultura rappresentano una scelta politica chiara: investire sulla cooperazione e su una prospettiva dialogica per l’intera Provincia”. 

Lo ha dichiarato Germano Caperna, sindaco di Veroli, alla vigilia degli Stati Generali della Cultura che si terranno  a Veroli, Sabato 7 Febbraio a partire dalle ore 9 e 30, nell’ambito del percorso di avvicinamento alla finale per il titolo di Capitale Italiana della Cultura. Sul palco ci sarà l’intero patrimonio culturale delle Città Erniche Fortificate, dei Popoli Italici, delle aree interne che sono pronte a continuare la crescita in corso attraverso un ambizioso ma concreto progetto culturale che guarda al futuro.  

“Abbiamo invitato 91 sindaci, 91 Assessori alla Cultura di tutto il territorio o Delegati alla Cultura e non solo. Avremo per davvero gli Stati Generali della Cultura senza precedenti non solo per l’area frusinate ma per tutto il Lazio e le aree interne dell’Italia. Sabato avremo al centro le aree interne, i borghi, le loro storie, le loro idee. Anagni, Veroli, Alatri e Ferentino non sono insieme ed unite con un metodo generico ma sono paritarie nel Dossier candidando un territorio nuovo, un territorio da vivere, da conoscere e la storia dei Popoli Italici. Non c’è una candidata con l’appoggio di altre tre ma ci sono quattro borghi, quattro realtà alla pari e parte reale, integrante del Dossier e di tutto il percorso di crescita culturale. Siamo per davvero tutti insieme. Hernica Saxa – il progetto di candidatura congiunta delle Città di Anagni, Alatri, Ferentino e Veroli a Capitale Italiana della Cultura 2028 – ha rappresentato e continua a rappresentare un’esperienza concreta di lavoro corale. Il recente riconoscimento che ha visto la candidatura rientrare tra le dieci finaliste testimonia il valore di un percorso fondato sulla cooperazione istituzionale  - ha affermato Daniele Natalia, sindaco di Anagni - e sulla capacità di costruire un racconto territoriale ampio, credibile e riconoscibile. 

Gli Stati Generali della Cultura nascono dunque dalla volontà di estendere e condividere questa prospettiva, aprendo uno spazio di confronto. L’incontro si propone come un momento finalizzato a: presentare il progetto Hernica Saxa come esempio di costruzione di una rete culturale tra Comuni, fondata sulla collaborazione istituzionale e sulla valorizzazione dei patrimoni locali; confrontarsi sulle pratiche culturali già attive nei Comuni, sulle buone esperienze e sulle criticità, individuando possibili ambiti di collaborazione anche semplici, progressivi e concreti; esplorare la possibilità di costruire strumenti di coordinamento e di dialogo permanente tra i Delegati alla Cultura, capaci di potenziare l’impatto delle politiche culturali a livello territoriale”.

Non è un ornamento né una parentesi.

“La cultura, nei nostri territori, non è un ornamento né una parentesi. La cultura è la spina dorsale. È ciò che tiene insieme luoghi e persone, memoria e progettualità, radici antiche e capacità di innovare. Per questo accolgo, in rappresentanza della Città di Alatri, con grande entusiasmo gli Stati Generali della Cultura, che segnano un passaggio di maturità nel modo di pensare e praticare le politiche culturali.

L’esperienza di Hernica Saxa ci ha insegnato che quando i Comuni scelgono di camminare insieme – ha affermato Maurizio Cianfrocca, sindaco di Alatri -  le differenze diventano forza narrativa e progettuale. Il riconoscimento nazionale ottenuto non è un traguardo celebrativo,è la conferma che la cooperazione istituzionale può generare credibilità, continuità e futuro.

Gli Stati Generali rappresentano un atto di responsabilità collettiva. Uno spazio in cui la cultura smette di essere un gesto isolato e diventa patto territoriale, costruito attraverso il confronto, l’ascolto e il coraggio di immaginare strumenti comuni e duraturi. Alatri partecipa a questo percorso con convinzione, perché crede in una cultura che non divide, ma connette, e che proprio nella relazione trova la sua più autentica forza generativa”.

“Gli Stati Generali della Cultura rappresenteranno un momento storico. In quanto per la prima volta, grazie alla cultura, i paesi condividono un percorso di crescita e rappresenteranno anche una tappa importante per la valorizzazione del bello, della storia, di un insieme di idee per creare. Siamo insieme senza guardare ai colori politici – – ha affermato Piergianni Fiorletta, Sindaco di Ferentino -   e alle formazioni o coalizioni, perchè lo spirito è quello di far conoscere al Mondo un territorio che non sarà più di passaggio e che oltre a guardare allo sviluppo industriale, oggi, guarda allo sviluppo turistico – culturale per rafforzare il tessuto sociale e coinvolgere i giovani.  Siamo dinanzi ad un territorio che si unisce, ad un territorio che crede con determinazione alla candidatura a Capitale Italiana della Cultura”.

Anagni, Veroli, Ferentino, Alatri, compatte con Hernica Saxa – La storia lega – la Cultura unisce, progetto di candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2028, sostenuto dai sindaci,   Daniele Natalia, Germano Caperna, Piergianni Fiorletta, Maurizio Cianfrocca e dagli assessori alla Cultura, Carlo Marino e Francesca Cerquozzi e dai consiglieri comunali delegati alla Cultura Luca Zaccari e Sandro Titoni, in rappresentanza delle rispettive amministrazioni comunali da Antonio Ribezzo, direttore della Rivista Agorà e Presidente Archeoclub d’Italia sede di Ferentino.

Anagni – Alatri – Ferentino – Veroli, verso la finale per il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2028.

 

Fonte Uff.St.Giuseppe Ragosta

Lunedì mattina - 2 febbraio 2026 - è improvvisamente scomparsa Maria Rita Parsi, psicologa, psicoterapeuta, docente e scrittrice di chiara fama.
Una notizia che colpisce nel profondo chiunque abbia a cuore il futuro delle nuove generazioni. La Parsi nel corso della sua vita è stata un'autentica "sentinella dell'anima" che ha saputo leggere ed interpretare i mutamenti della nostra società con una sensibilità rara e una fermezza intellettuale instancabile.
Il panorama culturale e pedagogico italiano perde una voce fuori dal coro, capace di sussurrare ai cuori e, al contempo, di gridare alle istituzioni.
Se ne va una donna che ha fatto dell’ascolto la sua missione di vita, lasciandoci in eredità un monito che oggi suona come un testamento spirituale e politico.
Mentre il mondo corre verso una digitalizzazione sempre più sfrenata, pur non rivolgendo una critica diretta alla tecnologia in sè, la nota psicoterapeuta ci invita a riflettere sul vuoto pneumatico che essa rischia di generare quando manca la relazione educativa reale.
Dal suo punto di vista, il disagio dei giovani non è un'astrazione clinica, ma il grido di chi si sente orfano di comunicazione affettiva all'interno di quelle "agenzie educative" - la famiglia e la scuola - che oggi faticano a ritrovare il proprio baricentro.
La sua frase simbolo "invece di andare sulla Luna, torniamo in famiglia" racchiude l'essenza del suo pensiero critico.
In un'epoca di conquiste spaziali ed intelligenza artificiale, la docente ci ha ricordato che la vera frontiera da esplorare è quella dei legami umani.
La famiglia, in ogni sua forma contemporanea, resta per lei il luogo sacro della prevenzione e del benessere, un nucleo da proteggere con strumenti concreti, non solo con la retorica.
Infatti, il suo impegno non si è mai fermato alla teoria.
Sognava, e chiedeva con forza, una scuola che non fosse un "votificio", ma un centro culturale polivalente.
La sua proposta di uno "psicologo in ogni classe" non costituisce una richiesta corporativa, ma una visione lungimirante volta ad intercettare il dolore prima che diventi cronico, con l'obiettivo di trasformare l'aula in un laboratorio di socialità e dialogo.
Oltre al suo lascito, formato da un numero considerevole di pubblicazioni editoriali, interventi e progetti, la Parsi attraverso i suoi contributi ha in qualche modo investito ognuno di noi di una responsabilità: quella di non smettere di promuovere le relazioni umane e di divulgare l'educazione e la prevenzione psicologica.
Fondamentalmente, Maria Rita Parsi ci ha insegnato che il progresso senza radici affettive è solo un'illusione ottica.
Oggi, nel salutarla, il modo migliore per onorarla è quello di continuare l'opera di divulgazione dei principi in cui credeva, per tentare di costruire un mondo migliore.

Il presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha annunciato venerdì la promozione di una legge di amnistia generale e la chiusura del centro di detenzione di El Helicoide, a Caracas, struttura tristemente nota per aver ospitato detenuti considerati prigionieri politici dall’opposizione e da numerose organizzazioni non governative per i diritti umani.

L’annuncio arriva a meno di un mese dall’operazione militare statunitense che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro, evento che ha profondamente modificato gli equilibri politici interni e i rapporti tra Caracas e Washington.

Intervenendo davanti alla Corte Suprema di Giustizia (TSJ), Rodríguez ha dichiarato che l’esecutivo intende presentare al Parlamento una legge di amnistia “di carattere generale”, destinata a coprire l’intero arco della violenza politica nel Paese, “dal 1999 fino a oggi”.

“Si tratta di una legge pensata per contribuire a sanare le ferite provocate dal conflitto politico, alimentato per anni dalla violenza e dall’estremismo”, ha affermato la presidente ad interim. “Questo strumento consentirà alla giustizia di riprendere il proprio cammino e permetterà alla convivenza tra i nostri concittadini di aprirsi a una nuova fase”.

Nel suo discorso, Rodríguez ha inoltre annunciato la chiusura definitiva di El Helicoide, complesso gestito dai servizi di intelligence venezuelani e più volte denunciato dall’opposizione e da organismi internazionali come luogo di detenzione arbitraria e tortura.

“Abbiamo deciso che le strutture di El Helicoide, attualmente utilizzate come centro di detenzione, saranno riconvertite in uno spazio sociale, sportivo, culturale e commerciale, destinato alle famiglie delle forze di polizia e alle comunità circostanti”, ha spiegato.

La presidente ad interim ha anche promesso l’avvio di una “grande consultazione nazionale” finalizzata alla creazione di un “nuovo sistema giudiziario”. Secondo ONG e forze di opposizione, l’attuale magistratura venezuelana sarebbe fortemente condizionata dal potere esecutivo e minata da fenomeni di corruzione strutturale.

Alla cerimonia erano presenti le principali figure del potere statale: il ministro dell’Interno Diosdado Cabello, il presidente dell’Assemblea nazionale Jorge Rodríguez, il ministro della Difesa Vladimir Padrino e il procuratore generale Tarek William Saab, a testimonianza del peso politico attribuito all’iniziativa.

Sotto la crescente pressione di Washington dopo la cattura di Maduro, il governo di Caracas aveva già promesso, l’8 gennaio, la liberazione dei prigionieri politici. Tuttavia, secondo l’opposizione e diverse ONG, il processo di scarcerazione procede con estrema lentezza.

Le autorità venezuelane sostengono che oltre 800 prigionieri politici — una definizione che in precedenza il governo aveva sempre rifiutato — siano già stati rilasciati e che le liberazioni siano iniziate “prima di dicembre”, dunque prima dell’operazione militare statunitense.

Queste cifre sono però contestate dall’organizzazione non governativa Foro Penal, che afferma di aver documentato soltanto 383 scarcerazioni, di cui 266 avvenute a partire dall’8 gennaio. Secondo l’ONG, nelle carceri del Paese resterebbero almeno 711 prigionieri politici, inclusi 65 cittadini stranieri.

Nei giorni scorsi, i familiari dei detenuti hanno organizzato accampamenti improvvisati davanti a diverse prigioni, in attesa del rilascio dei propri cari. Dalla vicina Colombia, la leader dell’opposizione venezuelana e Premio Nobel per la Pace 2025, María Corina Machado, ha commentato che le misure annunciate “non rappresentano un gesto volontario del regime, ma una reazione diretta alla pressione esercitata dal governo degli Stati Uniti”. Machado ha aggiunto di augurarsi che “tutti i prigionieri possano presto riunirsi alle loro famiglie”.

Intanto è attesa oggi a Caracas la nuova responsabile della missione diplomatica statunitense in Venezuela, Laura Dogou, secondo quanto riferito da una fonte diplomatica all’AFP. La sua nomina, avvenuta il 22 gennaio, segna un ulteriore punto di svolta nei rapporti tra Washington e Caracas, interrotti ufficialmente dal 2019.

Venerdì, infine, la diplomazia statunitense ha annunciato che attualmente non vi sono più cittadini americani detenuti in Venezuela.

Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è recata questa mattina in Sicilia per un sopralluogo nelle aree maggiormente colpite dall’eccezionale ondata di maltempo che nei giorni scorsi ha investito l’Isola, in particolare a causa del passaggio del ciclone Harry. La premier ha sorvolato in elicottero i territori danneggiati e ha fatto tappa a Niscemi, in provincia di Caltanissetta, dove una frana attiva di vaste dimensioni sta interessando il centro abitato, costringendo finora all’evacuazione circa 1.500 residenti.

Nel comune nisseno Meloni ha incontrato il sindaco Massimiliano Conti e ha presieduto una riunione operativa nella sede municipale, alla presenza del prefetto di Caltanissetta, del capo del Dipartimento della Protezione civile Fabio Ciciliano e dei tecnici della Protezione civile impegnati nella gestione dell’emergenza.

Nel corso dell’incontro, riferisce Palazzo Chigi in una nota, è stato fatto il punto sulla situazione e ribadito il massimo impegno del Governo e delle istituzioni competenti per garantire assistenza agli sfollati. Sono già stati previsti contributi per l’autonoma sistemazione, mentre proseguono gli interventi per il ripristino della viabilità, la riapertura delle scuole e il ritorno alla piena funzionalità delle reti di gas ed energia elettrica. Il quadro resta tuttavia complesso: finché il movimento franoso rimarrà attivo, non sarà possibile individuare con precisione l’area su cui intervenire né definire in modo puntuale le modalità operative.

La presidente del Consiglio ha assicurato al sindaco Conti che l’esecutivo farà tutto il possibile per evitare che si ripetano le criticità già emerse in occasione della frana del 1997, in particolare sul fronte dei ritardi negli indennizzi. «Il Governo agirà con rapidità», ha garantito Meloni, annunciando inoltre l’intenzione di convocare un nuovo incontro tra circa due settimane per assumere decisioni più dettagliate, sulla base di un quadro informativo più completo. La premier ha anche ringraziato Angelo Bonelli, esponente di Alleanza Verdi e Sinistra presente a Niscemi, con il quale si è confrontata sulla gravità dell’emergenza.

Meloni a Catania, vertice sul maltempo: “Massima attenzione dal Governo”

Nel corso della giornata Giorgia Meloni si è poi trasferita a Catania, dove nella sede della Capitaneria di porto ha presieduto un vertice dedicato all’emergenza maltempo. All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, il capo della Protezione civile Fabio Ciciliano, i sindaci di Catania, Messina e Siracusa – Enrico Trantino, Federico Basile e Francesco Italia – oltre ai prefetti delle tre città.

Durante il vertice è stata ribadita la massima attenzione del Governo per l’emergenza che sta colpendo non solo la Sicilia, ma anche Sardegna e Calabria. È stato inoltre ricordato che la dichiarazione dello stato di emergenza deliberata dal Consiglio dei ministri, con un primo stanziamento di 100 milioni di euro, rappresenta una misura iniziale, in attesa di una valutazione più precisa dei danni complessivi. L’esecutivo è al lavoro per definire il decreto-legge necessario all’assegnazione delle ulteriori risorse.

Musumeci: “Fare presto e bene”

«Abbiamo tenuto oggi a Catania un vertice operativo presieduto dal presidente del Consiglio», ha dichiarato il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci. «Con il presidente della Regione, il capo del Dipartimento nazionale della Protezione civile, i prefetti e i sindaci coinvolti, sono state condivise le linee operative per intervenire con rapidità ed efficacia, sia nel risanamento sia nella ricostruzione dei beni pubblici e privati colpiti dal ciclone». Musumeci ha inoltre riferito che la premier ha illustrato la delicata situazione di Niscemi, ribadendo l’impegno del Governo a sostegno delle famiglie colpite.

Schifani: “Risposte immediate ai siciliani”

«Non c’erano dubbi che il Governo nazionale avrebbe fatto la propria parte in questo momento difficile per la Sicilia», ha affermato il presidente della Regione Renato Schifani a margine del vertice di Catania. «Oltre alla frana di Niscemi, la presidente Meloni ha voluto sorvolare in elicottero le aree colpite dal ciclone Harry e ha confermato l’impegno di Roma nel confronto con le autorità locali».

Schifani ha spiegato che la stima dei danni è in costante aggiornamento, mentre la Regione è intervenuta sin dai primi momenti mettendo a disposizione 90 milioni di euro. «La nostra priorità è dare risposte immediate ai cittadini che hanno subito danni», ha sottolineato, annunciando l’arrivo a breve dei bandi per i ristori: entro poche settimane, ha detto, i beneficiari potranno contare su contributi non inferiori a 5 mila euro. È previsto inoltre un ulteriore bando per il rilancio delle attività commerciali nelle aree colpite, con contributi a fondo perduto.

«Stiamo anche ripensando complessivamente la strategia di tutela delle coste – ha aggiunto – per ridurre l’impatto di eventi meteo estremi, sempre più frequenti a causa del cambiamento climatico. Parallelamente lavoriamo per salvaguardare il turismo, in particolare in centri come Taormina e lungo la costa ionica, che rappresentano un elemento chiave dell’economia regionale».

Frana di Niscemi, indagine per disastro colposo

Intanto la Procura di Gela ha aperto un procedimento penale per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana in relazione ai gravi eventi che stanno interessando il territorio di Niscemi. L’inchiesta, coordinata dal procuratore capo Salvatore Vella e assegnata a due sostituti procuratori, è al momento a carico di ignoti.

Fonte Varie Agenzie

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