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Giovedì, 13 Agosto 2026

ZES, Svimez boccia l'ipotesi di estensione al Nord

La Svimez (Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno) boccia l'ipotesi di estendere la Zona economica speciale (ZES) anche ad alcune regioni del Nord, ritenendo che la misura rischierebbe di indebolire uno degli strumenti più efficaci per attrarre investimenti nel Mezzogiorno. La posizione è stata espressa dal direttore generale Luca Bianchi, intervenuto alla trasmissione Settegiorni di Rai Parlamento, dove ha affrontato anche i temi della crescita economica del Sud, dell'occupazione, dell'attuazione del PNRR e delle prospettive dopo il 2026. Per Bianchi, la ZES è nata con una funzione ben precisa: rendere il Mezzogiorno più competitivo nell'attrazione degli investimenti grazie a procedure amministrative semplificate e incentivi fiscali dedicati. Un'estensione delle agevolazioni al Nord, ha osservato, eliminerebbe quel vantaggio competitivo che oggi orienta gli investitori verso il Sud. In assenza di tale differenziale, le imprese sarebbero naturalmente portate a privilegiare territori più vicini ai principali mercati, con il rischio di interrompere un percorso che, secondo la Svimez, ha già dimostrato la propria efficacia.Nel corso dell'intervento, Bianchi ha richiamato anche quello che ha definito il principale paradosso dell'economia meridionale. Negli ultimi anni il prodotto interno lordo del Sud è cresciuto a ritmi superiori rispetto al resto del Paese, ma i salari reali hanno continuato a diminuire. Secondo il direttore generale della Svimez, la soluzione non può limitarsi alla creazione di nuovi posti di lavoro: occorre favorire occupazione qualificata e meglio retribuita. A questa contraddizione se ne aggiunge un'altra. Nonostante l'aumento dell'occupazione, continua infatti la migrazione dei giovani, soprattutto laureati. Bianchi ha spiegato che la crescita è stata sostenuta prevalentemente da comparti tradizionali, come turismo e costruzioni, che spesso non offrono opportunità professionali adeguate ai percorsi di alta formazione. Per invertire la tendenza, la Svimez ritiene indispensabile puntare sull'innovazione, diffondendola in tutti i settori produttivi e rafforzando in particolare il manifatturiero, così da creare condizioni in grado di trattenere i giovani qualificati. Giudizio positivo, invece, sull'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Secondo Bianchi, i Comuni del Mezzogiorno rappresentano una delle sorprese più significative del PNRR, avendo dimostrato capacità di spesa e tempi di realizzazione sostanzialmente in linea con quelli delle amministrazioni del Centro-Nord. Un risultato attribuito sia alle semplificazioni normative sia all'impegno degli enti locali, che hanno saputo valorizzare il modello basato sulla capacità effettiva di realizzare gli interventi. Le maggiori preoccupazioni riguardano infine il periodo successivo al 2026. Per la Svimez il PNRR ha consentito di avviare investimenti fondamentali negli asili nido, nelle mense scolastiche e nella sanità territoriale, contribuendo a ridurre alcuni storici divari tra Nord e Sud. Tuttavia, il processo è ancora incompleto. Per questo l'associazione chiede al Governo di assicurare continuità agli investimenti attraverso nuove risorse nazionali, evitando che il percorso di convergenza territoriale si interrompa con la conclusione del Piano.

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