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Giovedì, 13 Agosto 2026

Meloni: "Nessuno usi questa tragedia per colpire le Forze dell'Ordine"

La morte di Abderrahim Fakir, il 43enne di origine marocchina deceduto a Bologna durante un intervento delle forze dell'ordine, continua ad alimentare il dibattito politico e istituzionale, mentre la magistratura prosegue gli accertamenti per chiarire con precisione quanto accaduto. Parallelamente, le manifestazioni organizzate in diverse città italiane hanno registrato momenti di forte tensione, soprattutto nel capoluogo emiliano, dove una parte dei cortei è degenerata in scontri con la polizia.

Sulla vicenda è intervenuta la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha ribadito la necessità di fare piena luce sui fatti, ma ha condannato con fermezza gli episodi di violenza contro le forze dell'ordine, sottolineando come nessuna protesta possa trasformarsi in un attacco agli uomini e alle donne in divisa.

Meloni: "La verità sia accertata senza pregiudizi"

In un messaggio pubblicato sul proprio profilo X, la premier ha espresso una posizione netta, chiedendo che eventuali responsabilità vengano accertate con il massimo rigore, ma respingendo ogni tentativo di trasformare la vicenda in una campagna contro le istituzioni.

«Quanto accaduto a Bologna è inaccettabile. Sul decesso di Abderrahim Fakir è doveroso che vengano accertate eventuali responsabilità con il massimo rigore. La verità va ricercata fino in fondo, senza pregiudizi e senza sconti per nessuno», ha dichiarato Meloni.

La presidente del Consiglio ha però aggiunto che nulla può giustificare le violenze registrate durante le manifestazioni.

Secondo Meloni, chi ha sfruttato questa tragedia per «mettere a ferro e fuoco la città, aggredire gli agenti e seminare violenza», mettendo in pericolo anche cittadini estranei ai disordini, non era realmente interessato alla ricerca della verità, ma puntava esclusivamente allo scontro.

Per la premier, alimentare un clima di odio e di delegittimazione nei confronti dell'intero comparto della sicurezza rappresenta un comportamento profondamente irresponsabile.

«Trasformare migliaia di donne e uomini in divisa in un bersaglio significa colpire chi ogni giorno serve l'Italia con professionalità, sacrificio e coraggio», ha concluso Meloni, rinnovando la vicinanza del Governo agli appartenenti alle forze dell'ordine impegnati quotidianamente nella tutela della sicurezza pubblica.

Bologna, la protesta degenera negli scontri

La manifestazione più partecipata si è svolta proprio a Bologna, città dove si è verificata la morte di Fakir.

Migliaia di persone si sono ritrovate in piazza del Nettuno per partecipare al presidio promosso dal sindaco Matteo Lepore con lo slogan "Verità e giustizia". Alla manifestazione hanno preso parte anche il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale e i familiari della vittima.

Al termine del presidio istituzionale, una parte dei manifestanti si è spostata in corteo verso la Prefettura.

È in questa fase che la situazione è degenerata.

Davanti all'edificio, presidiato da agenti della Polizia di Stato in tenuta antisommossa e da numerosi mezzi delle forze dell'ordine, alcuni partecipanti hanno iniziato a lanciare cori contro gli agenti, gridando ripetutamente "Assassini".

Successivamente sono stati scagliati bottiglie, cartelli stradali divelti e una bomba carta contro gli operatori di polizia.

Le forze dell'ordine hanno risposto utilizzando idranti e lacrimogeni per contenere i disordini e impedire che la situazione degenerasse ulteriormente, evitando che i tafferugli coinvolgessero anche cittadini estranei alla manifestazione.

Presidio anche davanti al Viminale

Momenti di tensione si sono registrati anche a Roma.

Davanti al Ministero dell'Interno una ventina di manifestanti si è riunita per ricordare Abderrahim Fakir.

Nelle fasi iniziali del presidio, gli agenti in servizio hanno invitato i partecipanti a spostarsi dall'ingresso del Viminale verso una strada vicina che conduce al Teatro dell'Opera, per ragioni di ordine pubblico.

Alla richiesta sono seguiti cori ostili nei confronti delle forze dell'ordine.

La situazione è comunque tornata rapidamente sotto controllo e la manifestazione è poi proseguita senza ulteriori incidenti.

I manifestanti hanno esposto uno striscione con il nome di Fakir, fotografie di altre persone morte mentre si trovavano sotto la custodia dello Stato, tra cui Stefano Cucchi, oltre a bandiere della Palestina e di Potere al Popolo e cartelli con la scritta "Basta omicidi di Stato".

Il dolore della famiglia

Durante la manifestazione di Bologna, la sorella di Abderrahim Fakir ha accusato un malore al termine dell'intervento del sindaco Lepore ed è stata trasportata in ospedale da un'ambulanza.

Sul palco è intervenuta anche la nipote della vittima, Yosra Fakir, che ha ricordato lo zio con parole cariche di commozione.

«Siamo qui perché mio zio non venga dimenticato. Era una persona che meritava rispetto, ascolto e dignità», ha affermato, spiegando che la famiglia non chiede vendetta ma desidera esclusivamente conoscere la verità su quanto accaduto.

La giovane ha sottolineato che, qualora dovessero emergere responsabilità, si aspetta che vengano adottati tutti i provvedimenti previsti dalla legge nei confronti di chi dovesse aver commesso errori, chiedendo inoltre chiarezza anche sull'eventuale assistenza sanitaria prestata durante l'intervento.

Il SAP: "Nuova tutela per gli operatori"

Sulla vicenda è intervenuto anche Stefano Paoloni, segretario generale del Sindacato Autonomo di Polizia (SAP), che ha accolto favorevolmente la decisione della Procura di Bologna di iscrivere gli operatori coinvolti nel registro Modello 45-bis, introdotto dal recente Decreto Sicurezza.

Secondo Paoloni, la nuova disciplina evita il precedente automatismo che comportava l'iscrizione immediata nel registro degli indagati anche quando potevano sussistere evidenti cause di giustificazione dell'operato degli agenti.

Il segretario del SAP ha precisato che la norma non rappresenta alcuno "scudo penale", ma costituisce una garanzia procedurale che tutela gli operatori durante la fase iniziale delle indagini, evitando conseguenze professionali immediate, come il blocco della carriera, senza impedire alla magistratura di procedere qualora emergano eventuali responsabilità.

Piantedosi: "Piena fiducia nella magistratura e nella Polizia"

Anche il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha affrontato il tema nel corso di un'intervista al Tg1.

Il titolare del Viminale ha definito la morte di Fakir «una grande tragedia», esprimendo il proprio cordoglio ai familiari della vittima, ma ha invitato ad attendere gli esiti delle indagini senza formulare giudizi anticipati.

Piantedosi ha ribadito la piena fiducia sia nella magistratura sia nella Polizia di Stato, ricordando che l'intervento è stato documentato dalle bodycam degli agenti e da ulteriori registrazioni video che saranno esaminate dagli investigatori.

Il ministro ha inoltre spiegato che gli operatori coinvolti sono stati iscritti nel registro previsto dall'articolo 45-bis introdotto dal Decreto Sicurezza, precisando che tale iscrizione non equivale a un'iscrizione nel registro degli indagati.

«Non è uno scudo penale – ha chiarito Piantedosi – ma una diversa collocazione procedurale prevista dalla legge per chi ha preso parte a un fatto nel quale potrebbe essere presente una causa di giustificazione».

Mentre la Procura prosegue gli accertamenti per ricostruire nei dettagli la dinamica della morte di Abderrahim Fakir, il Governo continua a ribadire una doppia linea: piena collaborazione con la magistratura per accertare ogni eventuale responsabilità e, allo stesso tempo, difesa del ruolo delle Forze dell'Ordine, sottolineando che nessun episodio di violenza o di delegittimazione può essere rivolto contro chi ogni giorno opera per garantire la sicurezza dei cittadini.

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