Rubio a Palazzo Chigi, vertice di un'ora e mezza con Meloni

Rubio a Palazzo Chigi, vertice di un'ora e mezza con Meloni. 'Spero in una seria proposta dell'Iran' Stretta di mano e scambio di baci tra la premier e il segretario di Stato Usa. Prima il bilaterale col ministro degli Esteri
Si è concluso dopo circa un’ora e mezza il faccia a faccia a Palazzo Chigi tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il segretario di Stato americano Marco Rubio, al centro di una giornata romana dedicata al rafforzamento dei rapporti tra Italia e Stati Uniti e ai principali dossier internazionali.
Il vertice, iniziato poco prima di mezzogiorno, si è aperto con una stretta di mano e uno scambio di saluti davanti ai giornalisti accreditati. “Come stai?”, ha chiesto Meloni al capo della diplomazia americana prima delle foto ufficiali nel cortile di Palazzo Chigi.
Rubio era arrivato poco prima accolto dal consigliere diplomatico della premier, Fabrizio Saggio. Nella delegazione statunitense presente anche l’ambasciatore Usa in Italia, Tilman J. Fertitta.
Prima dell’incontro con il presidente del Consiglio, il segretario di Stato aveva fatto tappa al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale per il bilaterale con il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Secondo quanto riferito dal Dipartimento di Stato americano, il colloquio con Meloni è servito a “rafforzare il solido partenariato strategico tra Stati Uniti e Italia”. Rubio ha ribadito l’impegno di Washington a mantenere una stretta collaborazione con Roma sulle priorità condivise, affrontando temi legati alla sicurezza regionale, dal Medio Oriente alla guerra in Ucraina, e sottolineando l’importanza della cooperazione transatlantica per contrastare le minacce globali.
Nel corso della conferenza stampa successiva agli incontri istituzionali, Rubio ha affrontato anche il tema della possibile riduzione della presenza militare americana in Europa evocata dal presidente Donald Trump. “Esistono sempre piani di rotazione all’interno della Nato, ma alla fine la decisione spetta al presidente Trump”, ha dichiarato, precisando tuttavia che durante la visita in Italia non sono stati affrontati dettagli specifici riguardanti la presenza delle truppe statunitensi nel Paese.
Lo stesso Rubio ha poi chiarito di non aver discusso con Meloni del tema delle basi americane in Italia. Pur definendosi un “forte sostenitore della Nato”, il segretario di Stato ha criticato alcuni alleati europei, citando in particolare la Spagna, accusata di aver negato agli Stati Uniti l’utilizzo di alcune basi durante un’emergenza legata alle operazioni contro l’Iran, creando così “rischi inutili” per le forze americane.
Rubio ha inoltre parlato del suo incontro con Papa Leone XIV, definendolo “molto positivo”. “Abbiamo un rapporto molto forte con il Vaticano e questa visita era programmata da tempo”, ha spiegato ai giornalisti, aggiungendo che nel colloquio sono state affrontate diverse aree di crisi internazionali nelle quali la Santa Sede mantiene una presenza significativa.
Alla domanda su eventuali raccomandazioni a Trump riguardo alle critiche rivolte al Pontefice, Rubio ha evitato di entrare nei dettagli, limitandosi a sottolineare che il presidente degli Stati Uniti agirà sempre nell’interesse del Paese, pur mantenendo rapporti “produttivi e importanti” con la Chiesa cattolica.
Ampio spazio anche alla crisi iraniana. Rubio ha spiegato che Washington attende segnali concreti da Teheran nelle prossime ore. “Vedremo cosa accadrà. In Iran ci sono divisioni interne, ma spero davvero che arrivi una proposta seria”, ha affermato.
Sul fronte mediorientale, il segretario di Stato ha indicato anche un possibile maggiore coinvolgimento italiano in Libano, sottolineando come Roma possa offrire “un contributo ulteriore” grazie alla propria esperienza e alla presenza consolidata sul territorio.
Riguardo alla guerra in Ucraina, Rubio ha confermato la disponibilità americana a proseguire gli sforzi diplomatici, pur mettendo in guardia contro negoziati inconcludenti. “Siamo pronti a continuare il ruolo di mediazione, ma non intendiamo perdere tempo se il processo non andrà avanti”, ha dichiarato durante il punto stampa all’ambasciata Usa a Roma.
Nel colloquio con Tajani, Rubio ha insistito sulla necessità che le nazioni occidentali sappiano difendere i propri interessi economici e strategici. Al centro dei colloqui anche la libertà di navigazione nelle principali rotte marittime internazionali e il coordinamento tra alleati sulle crisi globali.
Dal canto suo, Tajani ha ribadito il valore del legame transatlantico. “L’Europa ha bisogno dell’America e l’Italia ha bisogno degli Stati Uniti, ma anche Washington ha bisogno dell’Europa e dell’Italia”, ha affermato il ministro, definendo il bilaterale “molto positivo”. Il vicepremier ha inoltre sottolineato l’importanza di una presenza americana stabile in Europa per il rafforzamento della Nato, accompagnata da un maggiore impegno degli stessi Paesi europei.
Secondo la Farnesina, nel corso dell’incontro sono stati affrontati i principali dossier internazionali: il conflitto con l’Iran, la crisi nello Stretto di Hormuz, la sicurezza marittima, il cessate il fuoco tra Libano e Israele, il disarmo di Hezbollah, il futuro della missione Unifil, la guerra in Ucraina e le transizioni politiche in Venezuela e Cuba. Sul tavolo anche le relazioni tra Unione Europea e Stati Uniti, compreso il tema dei minerali critici.
A margine della visita, un momento più informale alla Farnesina: Rubio ha ricevuto un albero genealogico che ricostruisce le sue origini piemontesi. Il segretario di Stato ha definito il gesto “un’esperienza speciale” e ha scherzato sulla volontà di imparare l’italiano. “Il mio abbonamento a Babbel è scaduto, devo rinnovarlo”, ha detto sorridendo ai giornalisti, spiegando di comprendere bene la lingua italiana anche senza auricolari durante gli incontri con Tajani.
“Devo imparare una terza lingua e questa è sicuramente la più facile”, ha concluso Rubio. “La prossima volta che tornerò terrò un discorso in italiano”.
































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