Lo Stretto di Hormuz e l'accordo USA-Iran sono stati al centro delle dichiarazioni del Segretario del Tesoro USA, che ha detto che un accordo sulla riapertura dell'importante corridoio marittimo con l'Iran potrebbe essere raggiunto entro domani, mercoledì.
Scott Bessed, in un'intervista alla rete americana CNBC, ha dichiarato: "Siamo in trattative con gli iraniani e credo che ci sia l'opportunità di raggiungere un accordo oggi o domani per aprire lo stretto e muoversi verso una posizione più normale in questo conflitto."
Allo stesso tempo, una fonte iraniana di alto rango ha detto all'agenzia di stampa Reuters che l'Iran sta cercando di controllare le navi in arrivo nello Stretto di Hormuz, oltre a ottenere visibilità sul traffico in uscita, con la possibilità di intervenire se necessario. Questo piano è in discussione con l'Oman, con l'obiettivo di riaprire la rotta marittima strategica.
La stessa fonte, coinvolta nei colloqui, ha spiegato che "l'idea generale attualmente discussa" prevede che il corridoio in uscita segua una rotta tra Iran e Oman, con il permesso di uscita concesso tramite Oman dopo aver informato l'Iran.
"È poco probabile che Teheran cambi posizione," ha aggiunto la fonte, sottolineando che Teheran ha dimostrato flessibilità, abbandonando la sua posizione originaria di garantire il pieno controllo del traffico in entrambe le direzioni dello stretto.
Intanto Il Qatar ha accusato Israele di ritardi nell'attuazione del piano di pace per Gaza, secondo una dichiarazione del ministero degli esteri del paese. Il Qatar, che svolge il ruolo di mediatore nel conflitto tra Israele e il gruppo islamista palestinese Hamas, ha sottolineato che Israele critica un accordo per andare avanti nel processo sotto la direzione del presidente statunitense Donald Trump.
Il portavoce del Ministero degli Esteri, Majed al-Ansari, ha dichiarato che "l'intensificazione degli attacchi israeliani a Gaza negli ultimi giorni è un altro tentativo di ostacolare l'attuazione del piano e impedire soluzioni pacifiche al conflitto."
Allo stesso tempo, lo stesso portavoce ha affermato che continuano gli sforzi per una soluzione diplomatica al conflitto tra Stati Uniti e Iran. I mediatori, ovvero Qatar, Pakistan e Oman, stanno coordinando le loro azioni con l'obiettivo di facilitare i negoziati e lo scambio di testi tra le due parti.
Fratelli d'Italia celebra il record del governo Meloni: il 4 settembre diventa il più longevo della storia della Repubblica. Immigrazione, Bari ed Europa al centro dell'iniziativa
Fratelli d'Italia si prepara a celebrare un traguardo che definisce storico: il prossimo 4 settembre il governo guidato da Giorgia Meloni diventerà il più longevo della storia della Repubblica italiana. Per l'occasione il partito ha organizzato una grande manifestazione che si terrà nel porto di Bari e che vedrà la partecipazione della presidente del Consiglio, attesa sul palco alle ore 19.
L'iniziativa sarà presentata come una vera e propria festa politica, pensata per ripercorrere i principali risultati raggiunti dall'esecutivo in quasi quattro anni di attività. Al centro dell'evento ci saranno i temi che il governo considera i pilastri della propria azione: lavoro, crescita economica, sicurezza, contrasto all'immigrazione irregolare e politica estera. Fratelli d'Italia sottolinea inoltre come, in questi anni, Giorgia Meloni abbia ottenuto numerosi riconoscimenti anche sulla scena internazionale, dove diversi organi di stampa l'hanno indicata come una delle leader più autorevoli e credibili del panorama occidentale.
Il 4 settembre rappresenterà una data simbolica perché il governo Meloni supererà il precedente primato di durata detenuto dal secondo governo guidato da Silvio Berlusconi, rimasto in carica per 1.412 giorni, dall'11 giugno 2001 al 23 aprile 2005. Prima ancora, l'esecutivo aveva già superato la durata del quarto governo Berlusconi, fermatosi a 1.287 giorni, del primo governo Craxi con 1.093 giorni e del governo Renzi, arrivato a 1.024 giorni.
Secondo Fratelli d'Italia, il raggiungimento di questo risultato smentisce le previsioni formulate all'inizio della legislatura da chi riteneva improbabile una lunga stabilità dell'esecutivo. Il partito richiama anche una frase pronunciata dalla presidente del Consiglio, «Siamo un capriccio della storia», sostenendo che il governo abbia saputo ribaltare i pronostici della vigilia e consolidare la propria maggioranza. Per il movimento guidato da Meloni, il record assume un rilievo non solo nazionale, ma anche internazionale, in un periodo caratterizzato da una crescente instabilità politica in molte democrazie europee e occidentali.
Tra i temi che Fratelli d'Italia intende rivendicare figura in primo piano la politica migratoria. Dopo la recente emergenza registrata a Ceuta, il partito sostiene che l'Europa abbia preso coscienza della necessità di affrontare il fenomeno dell'immigrazione irregolare attraverso una maggiore protezione delle frontiere esterne e politiche di gestione dei flussi, superando il modello dei cosiddetti "porti aperti" e dell'accoglienza indiscriminata.
In questo contesto viene indicato come riferimento il cosiddetto "modello Albania", basato sui centri destinati alla gestione dei migranti, che secondo il programma del governo dovrebbero entrare pienamente a regime entro la fine dell'anno con una capacità di circa 30 mila persone all'anno. L'obiettivo dell'esecutivo sarebbe quello di estendere questo sistema anche a livello europeo, promuovendo la creazione di nuovi hub per il rimpatrio dei migranti irregolari in Paesi terzi considerati sicuri, finanziati attraverso fondi comunitari.
Dopo l'approvazione del nuovo regolamento europeo sui rimpatri, il governo italiano punta infatti a promuovere questo modello anche nel continente africano. La proposta sarà illustrata dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi nel corso del Consiglio straordinario dei ministri dell'Interno dell'Unione europea, convocato in seguito all'emergenza migratoria di Ceuta.
Secondo quanto riferito da Fratelli d'Italia, tra i Paesi che potrebbero rendersi disponibili a ospitare tali strutture figurano Ghana, Senegal, Tunisia, Libia, Mauritania, Egitto, Uganda, Uzbekistan, Armenia, Montenegro ed Etiopia, mentre restano ancora da definire gli aspetti legati al finanziamento dell'intero progetto.
Nel corso della stessa riunione, l'Italia chiederà inoltre l'attuazione del programma "GSP+", approvato quest'anno ed entrato in vigore dal 1° gennaio 2027. Il meccanismo prevede il collegamento tra i benefici commerciali e tariffari concessi ai Paesi in via di sviluppo e la loro effettiva collaborazione nel raccogliere i cittadini che soggiornano illegalmente sul territorio europeo.
Fratelli d'Italia rivendica anche il ruolo assunto dall'Italia nel definire il nuovo orientamento dell'Unione europea in materia migratoria. Secondo il partito, il governo Meloni starebbe contribuendo a modificare il paradigma delle politiche comunitarie, puntando sul contrasto ai trafficanti di esseri umani, sul rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne e sul superamento delle strategie adottate negli anni precedenti.
A sostegno di questa linea viene richiamata la lettera promossa da Italia e Danimarca e sottoscritta da ventidue Stati membri dell'Unione europea, iniziativa che ha portato alla convocazione di una videoconferenza dei ministri dell'Interno dei Paesi membri.
Nel documento, indirizzato al presidente del Consiglio europeo António Costa, alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e al presidente di turno del Consiglio dell'Unione europea Micheál Martin, si evidenzia la necessità di una risposta comune ai recenti sviluppi verificatisi alla frontiera esterna dell'Unione, con particolare riferimento alla situazione di Ceuta. Tra gli obiettivi indicati figurano la prevenzione degli attraversamenti irregolari incontrollati, il contrasto alle reti criminali dedite al traffico di migranti, l'eliminazione dei fattori di attrazione dell'immigrazione illegale e il rafforzamento di una risposta coordinata da parte dell'Unione europea.
Secondo Fratelli d'Italia, i recenti provvedimenti adottati da alcuni Paesi, tra cui la sospensione di Schengen con la Spagna, rappresentano il segnale di un cambiamento ormai in atto. Per il partito, alle dichiarazioni politiche stanno seguendo iniziative concrete e l'Italia si sta affermando come uno dei principali promotori delle nuove strategie europee per il contrasto dell'immigrazione irregolare.
Stati Uniti e Arabia Saudita firmano l'accordo sul nucleare civile: partnership da miliardi di dollari, ora la parola passa al Congresso
Gli Stati Uniti e l'Arabia Saudita compiono un passo destinato a ridefinire gli equilibri energetici e strategici del Medio Oriente. Il segretario statunitense all'Energia, Chris Wright, e il ministro saudita dell'Energia, Abdulaziz bin Salman, hanno firmato un accordo di cooperazione che consentirà a Riad di sviluppare un programma nucleare a scopi civili, aprendo una nuova fase nelle relazioni tra i due Paesi. A darne notizia è stato il Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti attraverso un comunicato ufficiale.
L'intesa rappresenta uno dei principali risultati della cooperazione tra Washington e Riad e punta a consolidare una collaborazione destinata a durare decenni. Secondo quanto spiegato dall'amministrazione americana, gli accordi sottoscritti costituiscono la base giuridica per una partnership pluridecennale dal valore di miliardi di dollari, con l'obiettivo di promuovere interessi economici e strategici comuni, mantenendo al tempo stesso elevati standard in materia di sicurezza nucleare e non proliferazione.
Nel comunicato diffuso dal Dipartimento dell'Energia si sottolinea che i due accordi "pongono le basi giuridiche per una partnership pluridecennale del valore di miliardi di dollari, volta a promuovere diversi obiettivi economici e strategici prioritari, tra cui la non proliferazione nucleare".
Il nuovo "Accordo 123"
Il cuore dell'intesa è rappresentato dal cosiddetto "Accordo 123", denominato così in riferimento alla sezione 123 dell'Atomic Energy Act del 1954, la normativa statunitense che disciplina la cooperazione nucleare civile con i Paesi stranieri.
Secondo la nota ufficiale, l'accordo garantirà alle aziende americane un ampio accesso al programma nucleare saudita, offrendo nuove opportunità industriali e commerciali. L'obiettivo è favorire la partecipazione dell'industria nucleare statunitense alla realizzazione delle future infrastrutture energetiche del Regno, rafforzando al contempo le catene di approvvigionamento e creando benefici economici per lavoratori e imprese degli Stati Uniti.
Parallelamente, il programma dovrebbe contribuire a soddisfare il crescente fabbisogno energetico dell'Arabia Saudita, impegnata da anni in una strategia di diversificazione economica e di riduzione della dipendenza dal petrolio.
Il Dipartimento dell'Energia evidenzia inoltre che gli accordi rafforzeranno la sicurezza degli Stati Uniti e dell'intera regione, garantendo elevati standard di sicurezza nucleare, protezione degli impianti e rispetto delle norme internazionali sulla non proliferazione, oltre a consolidare il vantaggio competitivo americano nel settore delle tecnologie nucleari civili.
Wright: "Una partnership che rafforza sicurezza e prosperità"
Il segretario all'Energia Chris Wright ha definito l'accordo un passaggio fondamentale nelle relazioni tra Washington e Riad.
"Questi accordi riflettono il comune impegno dei nostri due Paesi a rafforzare le relazioni commerciali tra Stati Uniti e Arabia Saudita, garantendo prosperità in patria e sicurezza ai nostri alleati all'estero", ha dichiarato.
Wright ha inoltre assicurato che l'intesa rispetta i più rigorosi standard internazionali in materia di sicurezza nucleare e non proliferazione.
"State certi che questi accordi rispettano i più elevati standard di sicurezza nucleare e non proliferazione, avvalendosi al contempo delle migliori tecnologie e dei migliori scienziati nucleari al mondo, sviluppati proprio qui negli Stati Uniti", ha affermato.
Il segretario ha infine attribuito il risultato alla politica energetica del presidente Donald Trump, sostenendo che "grazie al Presidente Trump, la rinascita nucleare americana è in corso e porterà benefici a lungo termine ai popoli americano e saudita".
Dopo la firma, il testo dell'accordo sarà trasmesso al Congresso degli Stati Uniti per il previsto esame parlamentare.
Programma trentennale da decine di miliardi di dollari
Ulteriori dettagli sull'intesa erano stati anticipati nelle ore precedenti dal Wall Street Journal, secondo il quale il presidente Donald Trump avrebbe dato il via libera a un accordo destinato a rilanciare il programma nucleare civile saudita.
Secondo il quotidiano americano, l'intesa avrebbe una durata di 30 anni e un valore complessivo di decine di miliardi di dollari. Le aziende statunitensi avranno un ruolo centrale nella progettazione, costruzione e sviluppo delle infrastrutture nucleari saudite, senza la partecipazione di concorrenti stranieri.
La questione dell'arricchimento dell'uranio
Uno degli aspetti più delicati dell'accordo riguarda la possibilità che l'Arabia Saudita possa dotarsi di un impianto per l'arricchimento dell'uranio.
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il testo prevede che tale impianto possa essere realizzato qualora venisse ritenuto necessario. L'amministrazione americana sostiene tuttavia che la struttura dell'accordo garantisca agli Stati Uniti un controllo sostanziale sul programma nucleare saudita, così da impedire qualsiasi utilizzo della tecnologia per finalità militari.
Washington ritiene quindi che il sistema di controlli previsto dall'intesa sia sufficiente a scongiurare rischi di proliferazione e a mantenere il programma esclusivamente nell'ambito civile.
Le possibili resistenze al Congresso
Resta però da verificare quale sarà la posizione del Congresso americano.
Diversi parlamentari, infatti, guardano con cautela all'espansione della tecnologia nucleare in Medio Oriente, anche alla luce delle esperienze maturate con il programma nucleare iraniano. Il precedente risale agli anni Cinquanta, quando il presidente Dwight Eisenhower promosse il programma "Atomi per la Pace", favorendo l'avvio dello sviluppo del nucleare civile in Iran durante il regno dello scià Mohammad Reza Pahlavi, un percorso che negli anni successivi avrebbe alimentato un lungo contenzioso internazionale.
Nonostante queste perplessità, il Wall Street Journal osserva che difficilmente il Congresso riuscirà a bloccare l'accordo. Per annullare l'iniziativa presidenziale sarebbe infatti necessaria una risoluzione congiunta approvata con una maggioranza qualificata dei due terzi, soglia sufficiente a superare un eventuale veto del presidente, un risultato che appare al momento politicamente difficile da raggiungere.
Se riceverà il via libera definitivo, l'accordo inaugurerà una nuova fase della cooperazione strategica tra Stati Uniti e Arabia Saudita, rafforzando la presenza americana nel settore nucleare civile del Regno e consolidando un'alleanza destinata ad avere importanti ripercussioni sia sul piano energetico sia sugli equilibri geopolitici del Medio Oriente.
Crisi migratoria a Ceuta, Sánchez: "È un attacco alla Spagna". Sale a 34 il bilancio delle vittime, cresce la tensione in Europa
La crisi migratoria che sta investendo l'enclave spagnola di Ceuta continua ad aggravarsi, mentre aumenta il numero delle vittime e si intensificano le tensioni politiche e diplomatiche tra i Paesi europei.
Secondo il presidente della città autonoma di Ceuta, Juan Jesús Vivas, circa 60.000 migranti hanno attraversato il confine dal Marocco verso il territorio spagnolo, un flusso che ha definito senza precedenti e che, in proporzione, equivarrebbe al "70% della popolazione" della Spagna. Nel frattempo, il bilancio delle vittime continua a salire: secondo le ultime stime, almeno 34 migranti hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l'enclave.
Sánchez: "Un attacco all'integrità territoriale della Spagna"
Il presidente del Governo spagnolo, Pedro Sánchez, ha definito l'ingresso di massa di circa 49.000 migranti provenienti dal Marocco un vero e proprio "attacco" e un "insulto all'integrità territoriale della Spagna".
In visita a Ceuta insieme al ministro dell'Interno Fernando Grande-Marlaska per coordinare la risposta all'emergenza, Sánchez ha espresso solidarietà alla popolazione locale.
"Il governo della Spagna è al fianco della città. Comprendiamo l'angoscia e la preoccupazione vissute nelle ultime ore", ha dichiarato il premier, aggiungendo che quanto accaduto rappresenta "un attacco e un insulto all'integrità territoriale della Spagna".
Secondo il capo dell'esecutivo, la crisi sarebbe stata alimentata da una deliberata interpretazione distorta di una recente sentenza della Corte Suprema spagnola da parte delle organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di esseri umani.
"Dai contatti avuti con le autorità marocchine emerge che le mafie dei trafficanti hanno volutamente travisato una decisione della Corte Suprema", ha affermato Sánchez.
La sentenza della Corte Suprema
Come riportato dal Guardian, all'inizio del mese la Corte Suprema spagnola ha stabilito che i respingimenti immediati non possono essere applicati ai migranti che arrivano via mare, mentre continuano a essere previsti per chi tenta di entrare illegalmente attraverso il confine terrestre.
La sentenza, tuttavia, introduce condizioni precise, chiarendo che tale tutela non si applica ai migranti che superano le barriere di confine e le infrastrutture predisposte per il controllo degli ingressi.
Madrid punta il dito contro le reti di trafficanti
Il governo spagnolo attribuisce una parte significativa della responsabilità della crisi alle organizzazioni criminali impegnate nel traffico di migranti e ha avviato contatti con Rabat per accelerare le procedure di rimpatrio.
Parallelamente, la vicenda sta assumendo anche una dimensione diplomatica. Il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, ha convocato l'ambasciatore italiano a Madrid chiedendo chiarimenti e accusando il governo guidato da Giorgia Meloni di voler sfruttare politicamente la crisi migratoria.
Ma la Finlandia ha espresso il proprio sostegno alla proposta avanzata dall'Italia di sospendere la Spagna dall'area Schengen, ritenendo insufficiente la protezione delle frontiere esterne dell'Unione.
Von der Leyen: "Le immagini di Ceuta sono inaccettabili"
Anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, è intervenuta sulla situazione, definendo "inaccettabili" le immagini provenienti da Ceuta.
La presidente dell'esecutivo europeo ha spiegato che Bruxelles è in costante contatto con le autorità marocchine per affrontare l'emergenza.
"La commissaria Dubravka Šuica è in contatto con la sua controparte marocchina. Sono fiduciosa che la nostra stretta collaborazione con il Marocco contribuirà a ottenere risultati concreti", ha scritto von der Leyen in un messaggio pubblicato su X.
La presidente della Commissione europea ha inoltre ribadito la necessità di rafforzare il controllo delle frontiere esterne dell'Unione.
"Non possiamo permettere a nessuno di entrare nell'Unione europea senza rispettare le nostre regole. I passaggi pericolosi devono cessare immediatamente. Le reti dei trafficanti devono essere smantellate e i rimpatri devono avvenire rapidamente, nel rispetto della normativa europea", ha dichiarato.
La Finlandia sostiene la proposta italiana sulla sospensione della Spagna da Schengen
Nel frattempo cresce anche la pressione politica nei confronti di Madrid.
La Finlandia ha espresso il proprio sostegno alla proposta avanzata dall'Italia di sospendere la Spagna dall'area Schengen, ritenendo insufficiente la protezione delle frontiere esterne dell'Unione.
"La Spagna ha completamente fallito nel proteggere i confini esterni dell'area Schengen. Questa situazione non può continuare", ha scritto su X la ministra dell'Interno finlandese Marie Rantanen.
Secondo la ministra, "i Paesi che non adempiono ai propri obblighi nella difesa delle frontiere esterne non possono far parte di Schengen", invitando gli altri governi europei ad appoggiare la proposta sostenuta dalla presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni.
L'intervento di Helsinki aumenta ulteriormente la pressione sul governo di Pedro Sánchez, già impegnato nella gestione della più grave crisi migratoria mai registrata a Ceuta e sottoposto a crescenti critiche sulla gestione delle frontiere.
La Francia rafforza i controlli al confine con la Spagna
Anche la Francia ha annunciato un rafforzamento dei controlli lungo il confine con la Spagna.
Il ministro dell'Interno francese, Laurent Nuñez, ha dichiarato di essere in costante contatto con il proprio omologo spagnolo e ha confermato l'attivazione di una forza d'intervento rapido.
"Ieri ho parlato con il mio omologo spagnolo e prevediamo di confrontarci nuovamente oggi", ha dichiarato all'emittente RTL.
"Naturalmente adotteremo tutte le misure necessarie qualora si registrino movimenti verso il territorio francese. In ogni caso rafforzeremo i controlli alle frontiere", ha aggiunto.
Nuñez ha inoltre precisato di aver disposto già dalla serata di giovedì un immediato potenziamento dei controlli, ricordando che una forza di polizia mobile è già permanentemente schierata lungo il confine franco-spagnolo.
La tensione tra Stati Uniti e Iran torna a salire con nuove e dure dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che ha lanciato un avvertimento diretto a Teheran, promettendo una risposta militare immediata in caso di attacchi contro le navi in transito nello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi strategici per il commercio mondiale di petrolio.
In un messaggio pubblicato sui social, il capo della Casa Bianca ha affermato che qualsiasi azione militare iraniana contro le imbarcazioni che attraversano lo stretto provocherà una rappresaglia statunitense.
Secondo quanto scritto da Trump, d'ora in avanti, se l'Iran dovesse colpire una nave con un missile, un razzo, un drone o qualsiasi altro sistema d'arma mentre attraversa lo Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti risponderanno bombardando e distruggendo «un ponte o una centrale elettrica».
Il presidente americano ha inoltre lasciato intendere che gli eventuali obiettivi potrebbero comprendere anche infrastrutture situate nelle vicinanze della capitale iraniana, Teheran, o addirittura al suo interno, alzando ulteriormente il livello dello scontro verbale tra Washington e la Repubblica islamica.
L'attacco segnalato sull'isola di Larak
Le dichiarazioni di Trump arrivano mentre si moltiplicano le notizie di nuovi episodi militari nell'area del Golfo Persico.
L'agenzia di stampa iraniana Tasnim ha riferito che gli Stati Uniti avrebbero lanciato un attacco contro l'isola di Larak, situata proprio nello Stretto di Hormuz, uno dei punti più sensibili della regione e al centro delle crescenti tensioni tra Washington e Teheran.
Secondo quanto riportato dall'agenzia iraniana, l'attacco sarebbe avvenuto alle 14:48 ora locale (13:48 in Italiana), quando un missile americano avrebbe colpito l'isola.
Tasnim riferisce inoltre che, secondo le testimonianze dei residenti, una forte esplosione è stata avvertita nelle vicinanze dell'isola.
Le autorità iraniane, sempre secondo l'agenzia, stanno cercando di accertare l'entità dell'attacco e di valutare i possibili danni provocati dall'esplosione.
Le due parti avevano ripreso il confronto militare circa due settimane fa, alimentando il timore di una nuova escalation nell'area del Golfo.
Teheran smentisce l'esistenza di un sito nucleare segreto
Parallelamente alle tensioni sul fronte militare, prosegue anche lo scontro sul programma nucleare iraniano.
Teheran ha infatti ribadito di non possedere alcun impianto nucleare sotterraneo segreto sul Monte Kolang, nella parte centrale del Paese, sito che Donald Trump aveva recentemente indicato come possibile obiettivo di futuri attacchi americani.
A respingere le accuse è stato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghay, che in un messaggio pubblicato sulla piattaforma X ha definito le dichiarazioni di Washington un tentativo di giustificare nuove azioni militari.
«L'ossessione di Washington per Kolang Ku, dove non è avvenuta alcuna attività nucleare, non è altro che un chiaro pretesto per giustificare aggressioni, distruzione e sabotaggio», ha affermato Baghay.
Il portavoce ha inoltre ribadito che tutte le attività nucleari iraniane sono state regolarmente dichiarate all'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA), sostenendo che il programma nucleare del Paese rimane sottoposto ai meccanismi di controllo previsti.
Le precedenti minacce di Trump
Le nuove dichiarazioni arrivano pochi giorni dopo un altro duro intervento del presidente americano.
Martedì 21 luglio, Trump aveva infatti dichiarato che le forze armate statunitensi «probabilmente colpiranno questa zona molto presto», riferendosi proprio all'area del Monte Kolang.
Parlando con i giornalisti alla Casa Bianca, il presidente aveva aggiunto: «E non possono fare nulla», ribadendo la determinazione degli Stati Uniti a intervenire militarmente qualora lo ritengano necessario.
Il caso del "Pickaxe Mountain"
La zona del Monte Kolang è al centro dell'attenzione internazionale già da diversi mesi.
Nel novembre 2025, numerosi media statunitensi, tra cui il Washington Post e il New York Times, avevano riferito che l'Iran avrebbe accelerato la costruzione di un nuovo impianto nucleare sotterraneo noto con il nome di "Pickaxe Mountain", denominazione che richiama il termine persiano "Kolang", il cui significato è "piccone".
Secondo quelle ricostruzioni giornalistiche, il complesso sarebbe stato progettato per rafforzare la protezione delle infrastrutture nucleari iraniane.
Anche in quell'occasione, tuttavia, le autorità di Teheran avevano respinto le indiscrezioni, negando l'esistenza del sito e sostenendo che le informazioni diffuse dai media americani fossero prive di fondamento.
L'area indicata si trova nelle vicinanze del complesso nucleare di Natanz, uno dei principali impianti atomici iraniani, già colpito dagli Stati Uniti durante la cosiddetta guerra dei dodici giorni del giugno 2025. Secondo quanto riportato nel testo, il sito è stato nuovamente preso di mira anche dopo l'inizio del conflitto scoppiato alla fine dello scorso febbraio.
Le nuove minacce di Washington, unite alle notizie sull'attacco all'isola di Larak e al continuo confronto sul programma nucleare iraniano, confermano il clima di forte tensione che continua a caratterizzare i rapporti tra Stati Uniti e Iran, mantenendo alta la preoccupazione della comunità internazionale per una possibile ulteriore escalation nel Golfo Persico.
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