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Giovedì, 13 Agosto 2026

Terremoto nel Pisano

La sequenza sismica che ha interessato la provincia di Pisa il 4 agosto rappresenta un nuovo richiamo alla necessità di non sottovalutare il rischio sismico anche nelle aree dove i terremoti si verificano con minore frequenza. È quanto emerge dalle analisi dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e della Società Geologica Italiana, secondo cui l'evento è strettamente legato alla particolare conformazione geologica della fascia costiera toscana.

La sequenza è iniziata alle 10.15 di lunedì 4 agosto nell'area compresa tra la città di Pisa e la costa tirrenica con una scossa principale di magnitudo locale 4.3, seguita da numerose repliche secondo il classico schema "mainshock-aftershock". Nel corso della giornata sono stati localizzati complessivamente tredici eventi sismici, quasi tutti rilevati soltanto dagli strumenti. La replica più intensa ha raggiunto magnitudo 3.2 alle 13.04, mentre soltanto due delle scosse sono state chiaramente avvertite dalla popolazione.

Secondo Carlo Meletti, dirigente tecnologo dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, sezione di Pisa, l'evento si inserisce in un quadro sismico già noto, anche se caratterizzato da una moderata attività.

«Per quanto riguarda la sorgente sismogenetica, come ci suggerisce anche il meccanismo focale che mostra un movimento di faglia diretta, è molto verosimile che si tratti di una delle strutture distensive che bordano la costa, dalla Versilia fino a Livorno, strutture che giustificano l'apertura del Tirreno e il movimento dell'Appennino verso la microplacca adriatica», ha spiegato Meletti.

L'esperto ricorda che la sismicità della zona non è un fenomeno nuovo. In epoca strumentale si registrano infatti la sequenza del 22 aprile 1984, con una magnitudo massima di 4.6, e il terremoto del 30 giugno 2003 di magnitudo 4.0. Entrambi gli eventi ebbero però epicentro in mare, al largo della costa tra Pisa e Livorno, mentre il terremoto del 4 agosto si è verificato nell'entroterra, a metà strada tra Pisa e il litorale.

Anche la storia sismica dell'area conferma la presenza di eventi significativi. Tra i più rilevanti figura il terremoto del 3 aprile 1814, stimato di magnitudo 5.1, che provocò danni sia a Pisa sia a Livorno con un epicentro localizzato tra le due città. Ancora più devastante fu il sisma del 14 agosto 1846, con una magnitudo stimata di 6.0, il più forte mai documentato nelle province di Pisa e Livorno, che distrusse numerosi centri abitati situati sulle colline livornesi.

Meletti sottolinea inoltre che il modello nazionale di pericolosità sismica classifica quest'area come a pericolosità media, evidenziando come la sismicità sia moderata ma tutt'altro che assente.

Sulla stessa linea anche il presidente della Società Geologica Italiana, Rodolfo Carosi, che invita a non considerare il terremoto come un evento eccezionale, ma come la conferma della complessità geologica del territorio italiano.

L'area interessata dalla scossa, spiega Carosi, si trova infatti sulla prosecuzione verso sud-ovest del bacino di Viareggio, una struttura tettonica ben conosciuta dagli studiosi.

«L'Italia è caratterizzata da due catene montuose attive e da tutti i tipi di rischio. Il terremoto di Pisa dimostra come anche aree dove le scosse sono meno frequenti siano ugualmente soggette a rischio sismico in quanto, nel caso specifico, si tratta di un'area che si trova sulla prosecuzione, verso Sud-Ovest, del bacino di Viareggio. Il bacino di Viareggio è una struttura tettonica estensionale delimitata da faglie dirette, in direzione Nord-Ovest – Sud-Est, e queste faglie si sono riattivate con la scossa di ieri dando un terremoto di magnitudo inattesa, poco frequente e lontana dalla memoria dell'uomo», ha dichiarato il presidente della Società Geologica Italiana.

Carosi ha infine ribadito l'importanza di investire nella conoscenza del territorio e nella prevenzione, sottolineando come la sicurezza passi attraverso un costante monitoraggio geologico.

«In Italia necessita una profonda conoscenza del territorio, uno studio geologico continuo e la prevenzione», ha concluso.

 

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