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Giovedì, 15 Gennaio 2026

Un'analisi profonda e multidisciplinare della vera essenza della vittoria sportiva è stata al centro del seminario "LO SPORT È ORO", tenutosi mercoledì 3 dicembre 2025 presso l'Aula Fleming della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Roma “Tor Vergata”.
L'evento, ideato e coordinato dal Prof. Ivo Pulcini - docente del Corso di Laurea Magistrale in Scienze e Tecniche dello Sport - si è imposto come un crocevia di saperi, unendo mondi apparentemente distanti sotto il segno del rigore e dell'eccellenza.
Moderato con acume da Massimo Proietto vicedirettore di Rai Sport, il dibattito ha superato la mera celebrazione atletica per sondare le radici etiche, psicologiche e artigianali del successo.
La metafora dell'oro è stata esplorata nel suo duplice significato: il metallo prezioso del trionfo e la qualità intrinseca del percorso formativo.
La levatura istituzionale e accademica è stata garantita dalla presenza di figure apicali, tra cui il Sen. Claudio Lotito, il Magnifico Rettore dell’Università di Roma “Tor Vergata” Prof. Nathan Levialdi Ghiron, e il Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia Prof. Roberto Bei, affiancati dal Prof. David Della Morte Canosci Presidente del Corso di Laurea.
Il parallelismo tra l'atleta e l'artigiano ha rappresentato il filo conduttore più originale del simposio. Antonio Natale, maestro orafo e docente di Oreficeria, ha descritto la trasformazione della materia grezza in medaglia attraverso una tecnica, precisione e dedizione che echeggiano la disciplina dell'allenamento.
Dall'altra parte, il percorso dell'atleta – dalla base fino alla vetta, raggiunto grazie a allenamento, disciplina, autostima e capacità di allontanarsi dalle distrazioni quotidiane – è stato incarnato dalla testimonianza del giovane talento del motociclismo italiano Vincenzo Di Veroli.
Il confronto ha delineato una visione univoca e potente: il successo non è un incidente, ma la sintesi virtuosa di fattori interconnessi.
La vittoria sportiva è emersa come il risultato finale dell’unione tra talento, preparazione atletica e fisica, alimentazione sana, equilibrio mentale e valori umani profondi.
Il contributo di illustri esperti ha arricchito il quadro: il giornalista Osvaldo Bevilacqua ha offerto il suo sguardo sul racconto sportivo, mentre Valerio Bianchini - storico allenatore del basket italiano - ha portato l'esperienza del gesto tecnico calato nella strategia.
A completare l'approccio olistico, sono intervenuti il fisioterapista Lorenzo Bonatesta e lo psicologo dello sport Vincenzo Chiavetta, che hanno ribadito l'importanza della cura fisica e psicologica come fondamenta della performance duratura.
Nel suo prezioso intervento, il Prof. Ivo Pulcini – figura di spicco che unisce l'Accademia (docente di Tor Vergata) alla Sanità (Consigliere dell’Ordine dei Medici di Roma e Provincia e Direttore Sanitario della S.S. Lazio) e al merito sportivo (insignito della Stella d’Oro al Merito Sportivo del CONI e del Leonardo d’Oro della FMSI) – ha ribadito l’obiettivo formativo dell'Ateneo: formare professionisti capaci di integrare le competenze tecniche con una salda etica e cultura.
L'oro, in questa prospettiva, si manifesta non solo nel momento della premiazione, ma soprattutto quando lo sport si fa veicolo di rispetto, empatia, collaborazione, solidarietà e crescita personale.
La giornata, grazie a un meticoloso lavoro di squadra e all’entusiastica partecipazione degli studenti, si è rivelata non solo altamente formativa, ma un vibrante manifesto del valore culturale dello sport.

Non si tratta solo di fatica ed impegno fisico, né di mero mestiere. La conquista di un oro olimpico, o l'eccellenza in qualsiasi disciplina sportiva, rappresenta l'esito di una complessa sinfonia che fonde scienza, tecnica e arte.
È questa la tesi affascinante che anima il seminario di alto profilo intitolato "LO SPORT È ORO: un seminario prezioso", promosso dal Corso di Laurea Magistrale in Scienze e Tecniche dello Sport dell’Università di Roma “Tor Vergata”.
L'appuntamento è fissato per il prossimo 3 dicembre 2025, alle ore 14:00, presso l’Aula Fleming della Facoltà di Medicina e Chirurgia.
L'iniziativa, che si preannuncia come un'analisi approfondita e interdisciplinare, si propone di tracciare l'intera parabola che porta al podio: dai metodi di preparazione dell’atleta, alla forgiatura della medaglia stessa.
Un viaggio che ambisce a superare la percezione comune dello sport come semplice prestazione, elevandolo a fenomeno di ricerca e creazione.
L'evento è stato fortemente voluto e promosso dal Prof. Ivo Pulcini, docente del Corso di Metodologia di Ricerca, Teoria e Pratica Sportiva presso il Corso di Laurea Magistrale di Scienze e Tecniche dello Sport, che sarà anche relatore centrale.
A fare gli onori di casa, il Presidente del Corso di Laurea Magistrale, Prof. David Della Morte.
Il parterre di relatori e ospiti riflette l'elevata ambizione del seminario:

Prof. Ivo Pulcini (Docente, Tor Vergata) – Curatore scientifico, esplorerà le dinamiche della preparazione atletica d'avanguardia.

Antonio Natale (Maestro orafo, docente di Oreficeria presso il Tarí “Design School”) - porterà la prospettiva dell'arte manifatturiera, rivelando come il metallo grezzo si trasformi, con "passione e tecnica", nell'oggetto del desiderio agonistico.

Il dibattito sarà moderato da Massimo Proietto, giornalista di spicco e vicedirettore di Rai Sport, garanzia di un confronto incisivo.

Ospite d’onore: riflettori puntati sul talento cristallino di Vinci49, al secolo Vincenzo Di Veroli, giovane promessa azzurra del motociclismo, noto non solo per le sue doti in pista ma anche per la lealtà che gli vale la stima dei suoi avversari.

Il seminario si configura, dunque, come un'inedita e suggestiva fusione di agon e techne, sport e arte orafa, dando sostanza alla celebre massima attribuita, in diverse varianti, all'intelletto creativo:

“Chi lavora con le mani è un manovale; chi lavora con le mani e la mente è un artigiano; ma chi lavora con le mani, la mente e il cuore è un artista.”

L’Università di Roma Tor Vergata invita caldamente studiosi, studenti e appassionati a cogliere l’occasione di questo incontro unico, capace di innalzare la discussione sull'eccellenza sportiva oltre la cronaca.
Segreteria organizzativa: per informazioni e partecipazione, contattare la Dott.ssa Catia Battaglini presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia – Edificio D, piano 2, stanza D20 (Via Montpellier, 1 – 00133 Roma).


Due giganti del pensiero scientifico italiano, tanto grandi quanto dimenticati: Giuseppe Sermonti (1925-2018) e Roberto Fondi (1943-2024). Quest’ultimo ci ha lasciato in silenzio, com’era vissuto, e nel silenzio più assoluto dei media nazionali quasi nessuno si è accorto della sua scomparsa.  Giuseppe Sermonti aveva avuto una maggiore visibilità, scrittore prolifico dagli anni 1970 e grazie all’editore Rusconi, aveva raggiunto un pubblico ampio con scritti che andavano dalla critica allo scientismo e all’evoluzionismo darwiniano, al mondo delle favole, a racconti brevi, sempre legati al mondo della scienza. Magistrali le “Commedie da tavolo” dove tratteggia le vite drammatiche di molti grandi Scienziati nella tempesta (Di Renzo editore, 2002). Roberto Fondi è legato a Sermonti dalla pubblicazione di Dopo Darwin. Critica all’evoluzionismo (Rusconi, 1980), è un paleontologo, Sermonti è genetista e i due sono «in sintonia massima per quanto riguarda la pars destruens del darwinismo, ma si differenziano nettamente per la pars construens», come ben argomenta Roberto Marchina nel suo volume Evoluzionismo biologico e fede in Dio (Amazon, 2024), omaggio a questi due illustri scienziati. Un volume prezioso per la descrizione accurata dell’evoluzionismo darwiniano e neodarwiniano in tutti i suoi aspetti: dalla terminologia, alla storia con i suoi principali esponenti, dall’origine della vita alle “prove” a sostegno della teoria dell’evoluzione. Tutto questo nella prima parte del volume (pag. 18-83). La seconda (pag. 84-138) è dedicata al ricordo di Giuseppe Sermonti e di Roberto Fondi approfondendo il loro pensiero e la loro critica all’evoluzionismo darwiniano: «un omaggio dovuto dato che hanno pagato di persona, in termini di carriera e di onore, queste loro posizioni». Del pensiero di Sermonti si sottolinea il “significato” delle forme dei viventi «che esistono là fuori in potenza di vita, un po’ come le idee di Platone che trascendono le applicazioni terrene (si pensi, per esempio, all’idea del bene). Fondi, da paleontologo, vede la discontinuità nell’apparizione delle forme viventi, la mancanza di anelli di congiunzione e che le varie forme si succedono nel tempo e propone il suo pensiero: «il paradigma olista, organicista di Aristotele e Linneo, riveduto e corretto dalle acquisizioni della fisica moderna». Roberto Marchina spiega molto bene il pensiero del paleontologo senese che dice: «È illusorio pretendere di giustificare il “fenomeno vivente” nella sua globalità, riconducendolo semplicemente alla logica lineare ed a-finalistica implicita all’evoluzionismo darwiniano e neo-darwiniano». C’è qualcosa di più e più profondo, «la logica della vita è circolare, non lineare» dove i viventi «risultano parti integranti di un organismo più ampio, armonicamente organizzato» come ricorda il fisico Giuseppe Arcidiacono citato da Marchina. Significative altre due citazioni. La prima di Sermonti: «La mia ostilità al darwinismo, che ha segnato la mia vita (e guastata la reputazione e la carriera) non è derivata dall’insoddisfazione per le teorie di Darwin ma dal fatto che quelle teorie si sono imposte come religione di stato, alla maniera del lysenkoismo sovietico». A proposito del pluralismo scientifico il pensiero di Roberto Fondi è riassunto sempre nella stessa pagina (85): «Si. Auspico soprattutto che ogni scienziato possa dire liberamente ciò che pensa ed anche avanzare le tesi più audaci e rivoluzionarie, senza il timore di dover essere ostracizzato in partenza e messo all’indice solo perché alcuni suoi colleghi particolarmente potenti e in grado di dettare legge, non tollerano le sue idee». Proprio questa nostra società aperta, plurale, inclusiva ha dimostrato tutta la sua chiusura e grettezza con persone non allineate al pensiero unico dominante. Roberto Marchina compie un gesto quasi di riparazione nei loro confronti. Da laureato all’Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona e impegnato nella catechesi nella sua parrocchia, dedica la terza parte del libro e l’appendice a neodarwinismo e ateismo attraverso l’analisi del pensiero di Telmo Pievani e di Richard Dawkins. L’appendice riporta i principali documenti della Chiesa sul tema dall’Humani generis (1950) di Pio XII fino al magistero di san Giovanni Paolo II senza dimenticare l’importante apporto del card. Joseph Ratzinger. Il volume, di 197, pagine vede la prefazione di Stefano Serafini amico e grande conoscitore del pensiero dei due scienziati.

Venerdì 26 settembre, torna la Notte Europea dei Ricercatori e delle Ricercatrici, un’iniziativa promossa dalla Commissione Europea con l’obiettivo di divulgare la scienza in ogni sua declinazione e avvicinare i cittadini al mondo della ricerca. L'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) partecipa all'evento su tutto il territorio nazionale con un ricco programma di attività gratuite e rivolte a tutte le età.

Da nord a sud, gli osservatori e istituti dell’INAF si trasformeranno in luoghi di incontro e scoperta, offrendo al pubblico l'opportunità unica di incontrare ricercatori e ricercatrici che ogni giorno studiano e scoprono le meraviglie dell’Universo. Il programma dell’INAF spazia dalle classiche, ma sempre affascinanti, osservazioni al telescopio, che permetteranno di ammirare da vicino i corpi celesti come Saturno, a esperienze innovative come escape room scientifiche e il “Cody Maze astrofisico” per mettere alla prova l'ingegno di grandi e piccini. Non mancheranno i laboratori interattivi, i caffè e passeggiate astronomiche, le lezioni al planetario e i giochi scientifici, pensati appositamente per far divertire e imparare i più piccoli.

Roma, Catania, Palermo, L’Aquila, Teramo, Milano, Firenze, Bologna, Napoli, Trieste, Padova, Torino e Cagliari: la Notte Europea dei Ricercatori e delle Ricercatrici vedrà le sedi INAF aprire le porte con un programma diffuso e variegato. I visitatori avranno l'occasione di scoprire cosa ci cela dietro le quinte della ricerca, visitando i laboratori dove vengono costruiti gli strumenti per le prossime missioni spaziali ed esplorando le grandi infrastrutture scientifiche italiane.

La notte dedicata alla ricerca rappresenta ogni anno un'opportunità imperdibile per toccare con mano l'affascinante mondo dell'astrofisica e per scoprire il lavoro di chi ogni giorno si dedica a svelare i segreti dell'universo. L'evento è un invito a guardare al cielo con occhi nuovi, guidati dai protagonisti della scienza italiana.

Il pompaggio secondo la NASA, riportato da CNN, di grandi quantità di acqua dal terreno tra il 1993 e il 2010 ha alterato in modo significativo la rotazione terrestre, secondo un nuovo studio.Livelli allarmanti di estrazione di acque sotterranee hanno inclinato la Terra di quasi 80 centimetri a est durante quel periodo, secondo lo studio pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters. Studi precedenti hanno dimostrato che la posizione dell'asse terrestre cambia rispetto alla crosta, con il pianeta che ruota in modo leggermente diverso mentre l'acqua si muove. Utilizzando modelli climatici, gli scienziati hanno calcolato che gli esseri umani hanno pompato 2.150 gigatonnellate di acque sotterranee dal 1993 al 2010, equivalenti a più di 6 millimetri di innalzamento del livello del mare.


Mentre la capacità dell'acqua di modificare la rotazione terrestre è stata scoperta per la prima volta nel 2016, il contributo specifico delle acque sotterranee a questi cambiamenti di rotazione è rimasto sconosciuto.

Il nuovo studio ha modellato i cambiamenti osservati nello spostamento dell'asse del pianeta e nel movimento dell'acqua. In primo luogo, ha valutato l'effetto delle sole calotte glaciali e dei ghiacciai e poi ha preso in considerazione diversi scenari di ridistribuzione delle acque sotterranee.

"L'asse terrestre sta cambiando molto. Il nostro studio mostra che tra le cause legate al clima, la ridistribuzione delle acque sotterranee ha in realtà il maggiore impatto sullo spostamento degli assi", ha detto Ki-Weon Seo, geofisico dell'Università Nazionale di Seoul.

È stato riscontrato che l'asse si muove di 78,5 centimetri o 4,3 centimetri all'anno se si tiene conto della ridistribuzione delle acque sotterranee di 2.150 gigatonnellate. "Sono preoccupato e sorpreso che il pompaggio delle acque sotterranee sia un'altra fonte di innalzamento del livello del mare", ha detto il dott. Seo.

Dall'America e dall'India l'impatto maggiore

I risultati suggeriscono che la posizione da cui viene pompata l'acqua sotterranea è importante per quanto l'asse terrestre potrebbe muoversi. Ad esempio, gli scienziati hanno affermato che la ridistribuzione dell'acqua dalle medie latitudini ha un impatto maggiore.

Secondo lo studio, nel periodo dal 1993 al 2010, la maggior parte dell'acqua è stata distribuita nel Nord America occidentale e nell'India nordoccidentale, situati alle medie latitudini.

Gli sforzi dei paesi per rallentare i tassi di esaurimento delle acque sotterranee, specialmente in queste aree sensibili, possono teoricamente porre rimedio alla situazione, ma solo se sostenuti per decenni.

Poiché l'asse terrestre si sposta di diversi metri entro un anno, i cambiamenti dovuti al pompaggio delle acque sotterranee non comportano il rischio di cambiare le stagioni, hanno detto i ricercatori. Ma è stato dimostrato che lo spostamento dell'asse ha un impatto sul clima su grandi scale temporali geologiche.

Intanto uno studio ha rivelato che un lago in California nasconde una quantità "impressionante" di un elemento estremamente prezioso.

Ovviamente non bisogna giudicare un lago dalla sua superficie, perché sotto il Salton Sea, nel sud della California, attendeva gli scienziati una sorpresa monumentale.

Il lago più grande dello stato si trova in cima a una riserva di litio, qualcosa che gli scienziati già sapevano. Tuttavia, quello che non sapevano era esattamente quanto ci fosse sotto questo elemento chimico.

Nel tentativo di scoprirlo, il Dipartimento dell'Energia (DOE) ha finanziato uno studio che ha iniziato la ricerca nel Salton Sea per cercare di analizzare esattamente quanto litio si trovava sotto l'enorme corpo idrico.

Il governatore della California Gavin Newsom ha definito il Salton Sea "l'Arabia Saudita dell'estrazione del litio" e i risultati dello studio dimostrano certamente perché.

In precedenza era stato stimato che ci fossero circa quattro milioni di tonnellate di litio sotto il lago, ma l'anno scorso è stato rivelato che in realtà potrebbero esserci 18 milioni di tonnellate, noto anche come "oro bianco" a causa del suo valore e del suo aspetto.

Per fare un confronto, questo sarebbe sufficiente per alimentare più di 382 milioni di batterie per veicoli elettrici.

Alla luce della nuova scoperta, il giacimento californiano è il più grande del mondo.

A partire dall'anno scorso, una tonnellata di litio valeva circa 29.000 dollari, quindi, tenendo presente tale importo, il Salton Sea potrebbe nascondere merci per un valore di 540 miliardi di dollari.

Uno dei 22 autori dello studio, Michael McKibben, professore di geochimica presso l'Università della California a Riverside, ha dichiarato a proposito dei risultati: "Questo è uno dei più grandi depositi di salamoia di litio al mondo.

"Questo potrebbe rendere gli Stati Uniti completamente autosufficienti per quanto riguarda il litio e smettere di importarlo attraverso la Cina".

Altri nel settore hanno salutato la scoperta come decisamente "enorme".

Sammy Roth, editorialista sul clima del Los Angeles Times, ha dichiarato a The Show di Radio KJZZ: "È noto da molto tempo che c'è un mucchio di litio, un po' in profondità sotto l'estremità meridionale del Salton Sea".

Roth ha continuato: "Ci sono state aziende per decenni che hanno cercato di estrarre il litio da lì, e soprattutto nell'ultimo decennio poiché i veicoli elettrici e l'accumulo di energia nella rete elettrica sono diventati una grande necessità.

Ma questo nuovo rapporto del governo federale è davvero un numero accattivante. Hanno scoperto che c'è potenzialmente abbastanza litio per alimentare le batterie di 382 milioni di veicoli elettrici, che è più veicoli di quelli attualmente in circolazione negli Stati Uniti.

Quindi, se potessimo ottenere tutto quel litio, sarebbe enorme".


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