
Ci sono uomini che gli anni li contano sul calendario e uomini che li contano in vasche. Enzo Foglia appartiene alla seconda specie.
A Riccione, l’1, il 2 e il 3 luglio, ai campionati italiani master, il professore crotonese è salito tre volte sul gradino più alto del podio: 200 rana, 100 delfino, 100 stile libero. Due di quelle gare portano ora accanto al suo nome la sigla che ogni nuotatore insegue una vita intera: record italiano. Sui 200 rana, 3’27"78. Sui 100 stile libero, 1’12"33. Categoria master 75, perché Foglia è del 1951, e questo dettaglio anagrafico è forse la cosa meno interessante di tutta la storia.
Con lui, da Crotone, c’era il dottor Franco Garofalo, in gara per la Rari Nantes, argento nei 400 misti. Foglia gareggiava per l’Anzianotti Cosenza.
Dietro quei tre ori non c’è nulla di miracoloso. C’è una piscina cittadina chiusa da novembre ad aprile e un uomo che, invece di rassegnarsi, ogni volta ha preso la macchina e ha fatto la strada per Catanzaro Lido, allenandosi sul programma preparato da Daniele Maletta. C’è, da aprile in poi, un allenamento tutti i giorni, vasca e palestra, senza sconti. E ci sono, prima ancora, dei mesi difficili, quelli in cui i problemi di salute lo hanno tenuto all’asciutto. Di quel periodo il professore parla senza giri di parole: «È come se mi fosse mancato qualcosa, perché io vivo di nuoto». L’amarezza, però, è durata poco: si è trasformata in voglia di rivincita, e la rivincita se l’è presa tutta, a Riccione, cronometro alla mano.
Il conto complessivo, dal 2014, dice 37 ori, 5 argenti, 1 bronzo e 9 primati nazionali. Numeri che in qualunque altra città avrebbero un monumento; a Crotone, dove il nuoto sopravvive più per testardaggine che per programmazione, hanno il sapore dell’impresa privata.
Tutto è cominciato da ragazzo, in una piscina, con una palla in mano: la pallanuoto. Poi il resto è venuto da sé. «È un virus che mi ha contagiato e non smette mai di crescere». Con gli anni non è cambiata l’intensità, è cambiata la consapevolezza: sapere che cosa si può chiedere al proprio corpo, e come chiederglielo.
Chi lo ascolta si accorge presto che, per lui, il nuoto non è mai stato soltanto una questione di tempi. «Io faccio nuoto perché voglio bene a me stesso: il nuoto mi fa stare bene con me e con gli altri». Lo sport come cura di sé, e insieme come luogo dove nascono amicizie vere. «Lo sport è un’assicurazione sulla vita», ripete a chiunque incontri, e ormai è una frase che a Crotone conoscono in molti.
Sarebbe bello che qualcuno, in città, la prendesse sul serio. Che si trovasse l’umiltà di ammettere i propri limiti, di guardare oltre il perimetro cittadino, di imparare da chi ha fatto meglio. Perché il messaggio di Foglia è alla portata di tutti: «Non bisogna abbattersi ai primi risultati negativi, perché oggi siamo abituati a raggiungere subito l’obiettivo. Bisogna perseverare, avere costanza e soprattutto fiducia in sé stessi e nei propri mezzi: con il lavoro quotidiano, con la perseveranza, con l’impegno, i risultati arrivano».
Aristotele aveva un nome per la vita riuscita: eudaimonia (felicità), il bene supremo verso cui l’uomo tende. Non la fortuna, non il talento: una vita spesa bene, fino in fondo. A guardare Enzo Foglia uscire dall’acqua a settantacinque anni con due record italiani sulle spalle, viene il sospetto che il filosofo avesse ragione, e che il professore, semplicemente, lo abbia capito prima degli altri.
















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