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Mercoledì, 12 Agosto 2026

Putin: "negoziati diretti per risolvere le cause del conflitto"

Mosca torna a proporre negoziati diretti con Kiev, "senza alcuna condizione preliminare", ha sottolineato Vladimir Putin, indicando il 15 maggio come possibile data di avvio. Il presidente russo nella notte ha così risposto all'appello rilanciato ieri dai "Paesi Volenterosi" per una tregua di 30 giorni.

La proposta: appuntamento ad Istanbul

"Proponiamo alle autorità di Kiev di riprendere i negoziati, interrotti da loro alla fine del 2022. Riprendere il dialogo diretto, e farlo senza alcuna condizione",  ha detto il capo del Cremlino. E iniziare senza indugio, già giovedì prossimo, 15 maggio, a Istanbul: là dove i colloqui si sono svolti in precedenza e là dove sono stati interrotti".

L'Ucraina è disponibile a colloqui diretti con la Russia entro la fine di questa settimana solo se Mosca sottoscriverà prima un cessate il fuoco incondizionato. Questa la risposta del presidente ucraino Volodymyr Zelensky alla proposta, lanciata stanotte da Vladimir Putin, di avviare negoziati in Turchia il 15 maggio.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato che giovedì si recherà in Turchia per un possibile colloquio diretto con Vladimir Putin, volto a ottenere un cessate il fuoco completo e duraturo nella guerra in corso tra Russia e Ucraina.

La dichiarazione arriva dopo che Putin ha manifestato apertura al colloquio "senza precondizioni" a Istanbul, città che si propone ancora una volta come crocevia della diplomazia internazionale. Zelensky ha definito "positivo" il fatto che Mosca sembri prendere in considerazione la possibilità di porre fine al conflitto, pur sottolineando che la pace potrà iniziare solo con un cessate il fuoco effettivo, a partire da lunedì 12 maggio.

La posizione degli Stati Uniti

Posizione questa che sarebbe condivisa anche dagli Stati Uniti: "Come ha ripetuto più volte il Presidente Trump, fermare le uccisioni. Prima un cessate il fuoco incondizionato di 30 giorni e, durante questo periodo, avviare discussioni di pace globali. Non il contrario", ha detto l'inviato di Trump per l'Ucraina, Keith Kellogg.

La Turchia svolge ormai da anni un ruolo fondamentale nei tentativi di mediazione tra Ucraina e Russia. Già nei primi mesi del conflitto, Ankara ha ospitato colloqui a Istanbul, dimostrandosi uno dei pochi attori accettabili da entrambe le parti. Il presidente Recep Tayyip Erdoğan ha riaffermato la disponibilità turca a fare da mediatore e ha parlato direttamente con Putin, appoggiando l’idea di un incontro faccia a faccia con Zelensky.

Il Cremlino ha confermato la telefonata tra Putin ed Erdoğan, durante la quale la Turchia ha garantito "tutta l’assistenza possibile" nell’organizzazione dei negoziati. Erdoğan, inoltre, ha parlato anche con Macron, definendo questa fase come un "punto di svolta storico" nella ricerca della pace.

Il ruolo della Turchia nei negoziati tra Russia e Ucraina è reso possibile anche da una lunga e complessa relazione bilaterale con Mosca. I rapporti tra Ankara e il Cremlino sono caratterizzati da una combinazione di cooperazione economica, rivalità regionale e pragmatismo politico.

Le relazioni tra Turchia e Ucraina: cooperazione oltre la guerra

Al di là del ruolo di mediatore, la Turchia e l’Ucraina intrattengono rapporti bilaterali strategici. Negli anni recenti, Ankara ha fornito a Kiev droni da combattimento Bayraktar TB2, che sono stati utilizzati efficacemente durante le prime fasi dell’invasione russa. Inoltre, le due nazioni hanno firmato diversi accordi in ambito militare, commerciale ed energetico, rafforzando una cooperazione che va oltre la diplomazia di crisi.

La Turchia ha sostenuto l’integrità territoriale dell’Ucraina sin dall’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014 e ha condannato più volte le violazioni del diritto internazionale. Tuttavia, mantiene una posizione di equilibrio, continuando i rapporti economici anche con Mosca, in particolare nel settore energetico e turistico.

Intanto dal punto di vista energetico, la Turchia dipende fortemente dalle importazioni di gas russo. Progetti strategici come il gasdotto TurkStream rafforzano questa interdipendenza, rendendo Mosca un partner energetico chiave per Ankara. Allo stesso tempo, i due Paesi collaborano su grandi progetti infrastrutturali, come la costruzione della centrale nucleare di Akkuyu.

Sul piano militare e della difesa, le relazioni sono più ambigue. Sebbene la Turchia sia membro della Nato, ha acquistato dalla Russia il sistema missilistico S-400, provocando tensioni con gli alleati occidentali. Questa mossa ha evidenziato la volontà turca di mantenere una politica estera indipendente e multipolare, spesso in contrasto con le aspettative di Bruxelles e Washington.

In ambito regionale, Turchia e Russia si sono trovate su fronti opposti in vari conflitti – dalla Siria alla Libia, fino al Nagorno-Karabakh. Tuttavia, pur sostenendo schieramenti avversi, i due Paesi hanno sempre mantenuto un canale di comunicazione aperto e attivo, basato su un realismo politico che privilegia la gestione delle divergenze rispetto allo scontro diretto.

La proposta di Putin e le accuse a Kiev

In nottata il presidente russo aveva risposto alla richiesta di un cessate il fuoco di 30 giorni avanzata ieri durante il vertice di Kiev dei leader di Gran Bretagna, Francia, Germania e Polonia.

In una insolita dichiarazione letta ai giornalisti in una sala cerimoniale del Cremlino nel cuore della notte, Putin ha accusato l'Ucraina di aver violato i precedenti cessate il fuoco, ma ha proposto a Kiev un incontro diretto a Istanbul per giovedì prossimo.

"Siamo pronti per colloqui seri con l'Ucraina e vogliamo risolvere le cause profonde del conflitto", ha dichiarato Putin.

Fonte varie Agenzie 

 

 

 

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