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Lunedì, 17 Febbraio 2020

La tragedia degli italiani profughi dalle terre giuliano dalmate nel primo dopoguerra è stata per troppi anni tenuta nascosta e viva solo nel ricordo dignitoso di chi aveva vissuto quegli anni. Caratteri schivi, riservati, non hanno mai fatto manifestazioni o proclami e c’è voluta la caduta del Muro di Berlino per far cadere anche questo nostro “muro” della memoria. È del 2004 la legge che stabilisce che il 10 febbraio è il “Giorno del ricordo delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale” e, quindi, la lettura di un giallo che parla di quelle storie incuriosisce. La vendetta di Oreste, appena pubblicato da Fazi editore, in maniera molto delicata, inserisce, in un racconto giallo, le vicende che hanno caratterizzato gli anni delle persecuzioni degli italiani fino all’esodo e anche oltre. Autore del giallo il professor Giovanni Ricciardi che insegna greco e latino in un liceo di Roma e che ha inventato la figura del commissario Ottavio Ponzetti, un Maigret all’italiana che con grande umanità risolve intrigate vicende. Sono già otto le storie che il commissario riesce a risolvere, per lo più ambientate a Roma e quest’ultima si tinge di venature storiche e ambientazioni nelle terre istriane. Il giallo si interseca con la storia di quegli orribili anni: il 1943, l’ingresso delle truppe titine a Trieste nel 1945, le foibe, le divisioni tra zona A e zona B, la consegna di Pola alla Jugoslavia (1947) con l’inizio dell’esodo massiccio, le storie degli operai comunisti di Monfalcone, la vicenda di Maria Pasquinelli fino a parlare dell’isola Calva, Goli Otok, il Gulag di Tito e delle sue atrocità.  Un modo veramente originale per far rivivere vicende dimenticate attraverso una trama avvincente. Sicuramente quanti hanno a cuore la storia e specialmente le storie dei vinti, anche se non amano il genere, apprezzeranno questo originale “giallo storico”.

Giovanni Ricciardi

La vendetta di Oreste

Fazi Editore, 2019

Domenica 25 agosto 2019 a Bisceglie (Bari) è stato presentato l libro di Roberto Simoni "Una voce fuori dal coro" Lacci e lacciuoli d'Italia. Come salvare il contribuente da ricorsi e lungaggini del processo tributario e penale (2019, Male Edizioni di Monica Macchioni).
Come salvare il contribuente da errori e lungaggini del processo tributario e penale? Ce lo spiega Roberto Simoni nel suo volume, la cui presentazione si è svolta nell’ambito di "Libri nel Borgo Antico", la rassegna dedicata ai libri e alla lettura, alla quale partecipano centinaia di autori, che fanno tappa nel centro storico della cittadina pugliese. 
Per l’occasione, a dare “voce” a “Una voce fuori dal coro” è stato l’attore Massimiliano Buzzanca, figlio del Lando nazionale, che ha letto i passi più significativi del volume di Simoni.
Un libro che si propone come “diverso” rispetto ai vari testi editati sul tema, poiché incentrato sulla percezione che il contribuente ha nel momento in cui riceve la cosiddetta “busta verde” contenente la contestazione tributaria. Il cittadino, in particolare, non si dovrebbe sentire in colpa, nella stessa misura in cui non si può  dare automaticamente la colpa stessa all’Agenzia delle Entrate.
La ragione, come spesso accade, sta nel mezzo e la vera responsabilità va attribuita al sistema farraginoso generato dalle moltitudine di leggi tributarie, spesso di ardua interpretazione. “Ho voluto rendere accessibile anche ai non addetti ai lavori la complessità delle liti tributarie e dei processi penali correlati - spiega l’autore Roberto Simoni, avvocato toscano specializzato nel settore tributario e penale commerciale, che nel libro narra con scrittura  agile e decisamente fruibile dieci casi legali risolti - In questo modo spero di aiutare il lettore a sentirsi meno solo e a non considerare l’Ente accertatore come un “nemico”.
Roberto Simoni, toscano nato a Pistoia e trapiantato a Firenze, è avvocato tributarista, appassionato al suo lavoro e innamorato  della vita. Si definisce una voce fuori dal coro,  per il suo approccio pragmatico nell'esercizio della sua professione e per il suo rapporto one to one con il cliente. Laureato col massimo dei voti all’Università degli Studi di Firenze, è iscritto nell’Albo degli Avvocati di Firenze e presso l’Albo Speciale dei Cassazionisti. Ha maturato specifica esperienza nel settore tributario e penale commerciale, è stato cultore di diritto tributario e di diritto tributario internazionale presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Firenze ed ha pubblicato articoli in materia tributaria, è stato relatore in numerosi master, convegni e seminari.
La rassegna "Libri nel Borgo Antico" è promossa dall’Associazione Borgo Antico, con un successo di pubblico sempre più consolidato nel tempo.

Edita da Il Convivio, è in libreria Lo spolverio delle meccaniche terrestri, nuova raccolta poetica di Maurizio Soldini.
Il titolo potrebbe sembrare quello di un testo futurologico. 
Lo spolverio delle meccaniche terrestri dà infatti l'idea di un lavoro frutto dell'opera di un'Autore che, dal di fuori del pianeta, osservi la terra come fece il primo uomo sulla luna.
Sembrano scesi da un mondo diverso questi versi composti da parole peraltro molto terrene poichè, sfogliandone le pagine, ci si accorge di come l'Autore tratti di sentimenti emozioni e cose di questo mondo.
I testi sono privi di qualsiasi forma di punteggiatura e lasciano come in sospeso l'ansia del lettore intento ad afferrare il significato delle parole.
L'indice è quanto di più originale si possa ideare perchè raccoglie nei titoli alcuni versi presi qua e lá nella stessa poesia per cui il lettore si trova piacevolmente collocato in essa assaporando il meglio scelto dall'Autore.
Il volume è pervaso da un'atmosfera speciale, da uno scontro tra aspetti di natura pratica ed altri di natura esistenziale, con un lirismo che lascia spazio ad un lessico che si snoda fra scienza e natura, tra vita quotidiana e filosofia dell'esistenza.
Ed è un animo in sofferenza a venir fuori, un animo che però trova, nel tuffarsi tra i propri silenzi, il significato dell'Io esistenziale.
È in "Se queste foglie fossero pensieri" che avviene questa materializzazione fra cosa astratta, i pensieri, e materia, le foglie, dall'accettazione "della nuditá dei rami e della discesa delle ombre" (...) "dalla brevitá dei giorni".
La descrizione dell'Io dinanzi al pianeta è dettagliata "il cielo ingiallito effetto seppia irrompe nel deserto dell'anima come un mulinello di foglie morte".
Ma la "lentezza dell'orologio ė tremenda" in "questo silenzio che tace" tra "aria e terra in un clacson stonato" .
La malinconia pervade l'intera silloge e la mestizia diventa "un mare calmo nell'attesa del principio". 
La lettura di questi versi risulta accattivante. 
Difficile non cedere alla tentazione di rileggerli ancora.

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