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Lunedì, 17 Giugno 2019

Migranti, la Marina libica avverte le Ong: "Non entrate più nelle nostre acque"

Ieri sera, secondo quanto riportato dal portale di notizie Libya Observer, la Marina libica ha diffuso un comunicato rivolto alle organizzazioni non governative dopo il recente dirottamento della nave cisterna El Hiblu1, appartenente ad una compagnia turca, ma battente bandiera di Palau. Secondo il quotidiano il giornale arrivati a sei miglia dalle banchine di Tripoli, dove il mercantile avrebbe dovuto sbarcare un centinaio di migranti raccolti da un'imbarcazione in difficoltà, alcuni clandestini hanno preso possesso dell'imbarcazione e l'hanno dirottata verso Malta. La navigazione non è andata avanti per molto e la Marina libica ha bloccato e arrestato i pirati. Ora Tripoli è corsa ai ripari affinché non si ripetano episodi del genere.

Nel comunicato diffuso ieri sera i libici criticano "il silenzio della comunità internazionale e dell'Unione Europea sulla cattiva condotta di alcuni migranti" che potrebbe portare "in futuro gruppi armati a fingersi migranti e poi fare lo stesso atto di pirateria una volta soccorsi". Il tutto a ridosso "della stagione delle migrazioni illegali verso l'Europa". Le ong, si legge sul Libya Observer, "non dovrebbero intervenire in mare per indurre i migranti, in coordinamento con i trafficanti di esseri umani", a fare i viaggi della speranza. A Tripoli c'è, infatti, "grande preoccupazione" per "i ripetuti comportamenti criminali di migranti irregolari contro gli equipaggi delle navi di soccorso che dimostrano come il sistema search and rescue sia collassato nel Mediterraneo fornendo alle navi civili il pretesto per rifiutarsi di riportare i migranti in Libia".

Da qui le richieste della Marina e dalla Guardia Costiera libiche all'Onu e all'Unione europea di "fare pressing sui Paesi confinanti con la Libia affinché chiudano i confini ai migranti irregolari e contribuiscano ad accelerare i rimpatri".munità internazionale e dell'Unione Europea sulla cattiva condotta di alcuni migranti" che potrebbe portare "in futuro gruppi armati a fingersi migranti e poi fare lo stesso atto di pirateria una volta soccorsi". Il tutto a ridosso "della stagione delle migrazioni illegali verso l'Europa". Le ong, si legge sul Libya Observer, "non dovrebbero intervenire in mare per indurre i migranti, in coordinamento con i trafficanti di esseri umani", a fare i viaggi della speranza. A Tripoli c'è, infatti, "grande preoccupazione" per "i ripetuti comportamenti criminali di migranti irregolari contro gli equipaggi delle navi di soccorso che dimostrano come il sistema search and rescue sia collassato nel Mediterraneo fornendo alle navi civili il pretesto per rifiutarsi di riportare i migranti in Libia". Da qui le richieste della Marina e dalla Guardia Costiera libiche all'Onu e all'Unione europea di "fare pressing sui Paesi confinanti con la Libia affinché chiudano i confini ai migranti irregolari e contribuiscano ad accelerare i rimpatri".  

La Sea Watch deve rispettare le nuove norme varata dall'Aja continua il Giornale che vietano alla nave dell'ong tedesca di battere bandiera olandese. E così scatta il blocco alla navigazione. La decisione è stata presa dal ministero delle Infrastrutture. "Ci sono gravi conseguenze per Sea Watch e per tutte le altre ong che operano navi battenti con la medesima bandiera. Si tratta di un intervento frettoloso che non lascia un periodo di transizione. Mostra la volontà del governo di impedire agli attori della società civile di svolgere le loro operazioni di soccorso", ha accusato la ong. La stessa sorte è toccata all'Aquarius. Dopo la revoca della bandiera da parte di Gibilterra, l'ong Sos Mediterranèe ha dovuto incassare pure il "no" per una nuova bandiera da parte di Ankara. Non cambia la musica se si guarda a Open Arms. La nave è ferma da tempo nel porto spagnolo di Barcellona e da circa due mesi non torna in mare.

A questo quadro va aggiunta anche la Mare Jonio di Mediterranea che di fatto adesso è nel porto di Marsala ma ha già annunciato una nuova missione nelle prossime settimane. Per il momento l'unica nave operativa e presente nel Mediterraneo è la Sea Eye che con la Alan Kurdi presidia le coste davanti la Libia. In Europa dunque si registra una stretta netta sulle autorizzazioni alla navigazione per le navi umanitarie. L'accogliente Spagna di Sanchez ha già tirato i remi in barca, l'Olanda l'ha seguita sullo stesso sentiero. L'Italia resta coi porti chiusi. 


Intanto nel'Udienza generale incentrata sul viaggio apostolico in Marocco, come riferisce il Giornale che si è appena concluso, papa Francesco ha messo in guardia "dalla cultura dell'aggettivo", senza sostanza. "Migrante è aggettivo, persona è sostantivo - ha osservato Bergoglio, in un intervento a braccio - noi siamo caduti nella cultura dell'aggettivo e dimentichiamo tante volte i sostantivi, la sostanza. L'aggettivo va attaccato a un sostantivo, persona migrante, così c'è rispetto". "La cultura dell'aggettivo - ha poi sottolineato il Pontefice - è troppo liquida, troppo gassosa".

Secondo papa Francesco, "servire la speranza, in un tempo come il nostro, significa anzitutto gettare ponti tra le civiltà". E per lui, in modo particolare è stata una gioia e un onore poterlo fare in Marocco, incontrando "il suo popolo e i suoi governanti". "Specialmente re Mohammed VI è stato fraterno, tanto amico, tanto vicino", ha concluso Bergoglio dopo aver ringraziato il Signore per avergli permesso di "fare un altro passo sulla strada del dialogo e dell'incontro con i fratelli e le sorelle musulmani". 

"Il mio pellegrinaggio ha seguito le orme di due Santi: Francesco d'Assisi e Giovanni Paolo II. Ottocento anni fa - ha infine sottolineato il Pontefice - Francesco portò il messaggio di pace e di fraternità al Sultano al-Malik al-Kamil. Nel 1985 Papa Wojtya compì la sua memorabile visita in Marocco, dopo aver ricevuto in Vaticano, primo tra i Capi di Stato musulmani, il Re Hassan II".  

"Non dobbiamo spaventarci della differenza". Durante l'Udienza generale sul suo viaggio apostolico in Marocco, Bergoglio ha anche spiegato come tutte le religioni guardino "il cielo e Dio". "Qualcuno può domandarsi: ma perché il Papa va dai musulmani e non solamente dai cattolici? Perché Dio permette tante religioni?", si è quindi interrogato il Santo Padre. 

Che poi ha ricordato ai fedeli: "Con i musulmani siamo discendenti dello stesso padre Abramo". "Dio ha voluto permettere questo, i teologi della scolastica dicevano la voluntas permissiva di Dio, ha voluto permettere questa realtà: tante religioni, ognuna nasce da una cultura, ma tutti guardano il cielo e Dio - ha continuato - siamo tutti fratelli e quel che Dio vuole è la fratellanza tra noi e in modo speciale in questo viaggio con i nostri fratelli figli di Abramo musulmani. Non dobbiamo spaventarci della differenza, Dio ha voluto questo, ma, sì, dobbiamo spaventarci se non facciamo lavoro di fratellanza e non andiamo insieme nella vita".

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