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Giovedì, 25 Aprile 2019

Nel giorno delle polemiche sul TAV Lega al 34.6%, 5stelle al 21.7%

La Tav rischia di mandare in crisi l'esecutivo di Conte: Salvini vuole completare l'opera ed è pronto ad "andare fino in fondo"; Di Maio gli dà dell'"irresponsabile" e tiene il punto sullo stop all'alta velocità.

Al centro del dibattito c'è la questione dei bandi. Entro lunedì dovrebbero essere avviati, altrimenti si rischiano ricorsi e penali. Il M5S vuole rimandarli a data da destinarsi, magari quando verrà rivista l'opera. Per la Lega è folle impedirne l'avvio. "Non si può fare l'arbitro a partita conclusa - dice Di Maio - L'analisi costi-benefici è stata complessa, non si può dire ora che non convince."Siamo consapevoli che ci sono degli impegni, delle leggi ma non si possono vincolare soldi degli italiani ad una opera che si deve ridiscutere. Se stiamo parlando dei soldi degli italiani prima vai a ridiscutere l'opera e poi decidi cosa vai a farne dei soldi"  

Pero oggi, a spiegare le sue motivazioni è Ponti stesso, interpellato a Mattino 5, il programma in onda tutti i giorni sul Canale 5: "Quella (il secondo documento, ndr) non è un'analisi costi benefici, ma sull'impatto, che si basa su analisi di valore aggiunto, che nulla hanno a che fare con l'analisi costi benefici. Non ci sono i costi in quello studio: non misura i costi ma il traffico, l'occupazione e l'impatto sulle imprese. L'analisi di impatto si occupa di ipotesi di valore aggiunto".

Ponti, quindi, ha scelto di spiegare le sue due diverse posizioni: "L'analisi costi benefici sulla Tav del 2011 fu promossa da un soggetto che aveva già deciso per il sì. Noi l'abbiamo criticata quell'analisi, avevano fatto degli errori metodologici. Ho fatto analisi per Ocse, Commissione europea, banca mondiale. Io credo di far bene il mestiere, credo di non essere uno schiavo di Toninelli. Abbiamo ottenuto un grande risultato: per la prima volta si paròa di numeri, così, finalmente, l'Italia diventa un Paese civile perché si critica e si discute di numeri".

Stando a quanto riportato, poche ore fa, dal tg La7, lo studio a cui ha fatto riferimento Ponti, avviato due anni fa, sarebbe stato condotto da circa 30 esperti del settore. Al centro del documento, lungo 116 pagine c'è, questa volta, l'impatto socioeconomico e ambientale delle reti transeuropee, di cui fa parte anche il Tav. E tra le firme di questo report c'è anche quella della società di Ponti. Nello studio, tra i riferimenti, c'è quello al risparmio di tempo per i passeggeri e per le merci, ma non solo. Anche i benefici, infatti, sarebbero evidenti anche in termini di occupazione. Per ogni miliardo speso nel cantiere si creerebbero 15mila posti di lavoro.

Ponti ha poi voluto chiarire: "Lo Stato è uno degli attori interessati nel progetto Tav. Noi guardiamo come stanno tutti gli attori in gioco e poi sommiamo tutti gli impatti. Lo Stato è un attore e valutiamo quanto sono i cost: con la Tav incasserebbe meno accise sulla benzina, sono soldi in meno per lo Stato, quindi giusto mettere questa voce nell'analisi costi-benefici. La somma di queste altissime accise sulla benzina e dei pedaggi autostradali che non incasserebbe sono costi per lo Stato, incassi che perderebbe rispetto ai danni ambientali che verrebbero limitati con la Tav".

Per fermare l'opera le opzioni, spiegava Di Maio ai suoi ieri sera, sono due. "Il primo è quello del blocco dei bandi - diceva - e ciò può avvenire o tramite una delibera del consiglio dei ministri o tramite un atto bilaterale Italia-Francia che intervenga direttamente sul CdA di Telt la società italo francese che gestisce gli appalti del Tav. Il secondo è quello del passaggio parlamentare per il no definitivo all'opera". I grillini non vogliono che il governo scarichi sull'Aula la decisione, perché in quel caso il fronte unito di Lega, Fdi, Forza Italia e Pd farebbe partire l'opera. I voti sono assicurati.  

Verrebbe da dire che alla fine tutti i nodi vengono al pettine. Quando, poco meno di un anno fa, si stava delineando la possibilità che si formasse una maggioranza parlamentare e di governo formata da Lega e Movimento Cinque Stelle, tanti osservavano con scetticismo le trattative, alla luce dei molteplici e noti punti di disaccordo tra i due partiti. Tutto risolto, sembrava, con la firma del contratto di governo

È difficile fare previsioni su quello che succederà: ma guardando al Paese, invece che al Palazzo, la sensazione è che la necessità di investimenti e di infrastrutture per lo sviluppo sia molto sentito su tutta la penisola. Al Nord come al Sud, tra i privati cittadini così come tra le tante aziende sempre più deluse e arrabbiate. L’atteggiamento del Movimento Cinque Stelle sulla Tav, infatti, è emblematico di una chiusura ben più ampia: non solo quindi rispetto alla sola Torino-Lione, bensì con riferimento alle tante opere che servirebbero al Paese stesso. Ne è la riprova il fatto che grandi alternative a questo progetto non ne sono state avanzate: che fine hanno fatto le promesse di investimenti nell’Alta Velocità al Sud? O quelle di grandi interventi per il trasporto regionale? Nulla di tutto questo nella legge di bilancio, nulla che faccia pensare che il Movimento abbia davvero capito le reali esigenze degli italiani in termini di crescita.

In fin dei conti, leggendo il contratto di governo, sulla Tav c’erano poche parole ma compatibili con qualche tipologia di intervento: un impegno a ridiscuterne integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia». Una frase che certo non sposa il progetto originario ma nemmeno indica chiusura pregiudiziale. E invece a sentire il premier Conte e le sue elucubrazioni causidiche, Palazzo Chigi nutre forti perplessità sull’opera, a tal punto che potrebbero risultare fatali. Si capisce che la base del movimento su questo argomento sia molto sensibile: il “No Tav” è stata una battaglia della prima ora del popolo a Cinque Stelle. Ma un anno dopo la vittoria delle elezioni e sei anni dopo l’ingresso in Parlamento, la classe politica del Movimento avrà ormai capito che l’arte della politica è e deve essere quella del compromesso, inteso nella sua più nobile forma, e non la chiusura a priori. E che cambiare un’idea, motivando la scelta, permette di fare passi in avanti nell’interesse di tutti. 

Da un lato i grillini di fatto agitano il governo con il "no" all'Alta Velocità dall'altro c'è il Carroccio che sostiene sempre di più il "sì" alla Torino-Lione. Queste sono ore di grande tensione nel governo. Il ministro degli Interni riaprirà il dossier lunedì e quindi questo che è appena cominciato sarà un weekend di riflessione. "Ne riparliamo lunedì. Ne riparliamo da lunedì in avanti. Io sono per fare e non per disfare. C’è tempo, il venerdì è lungo, quindi ci sentiamo stanotte per chi vuole avere la mia sensazione sulla sensibilità del presidente del Consiglio, sulla Tav, sul Terzo Valico, sulla Tap, sul metano, sull’eolico e su tutto quello che può interessarvi".

Ma di fatto il ministro usa parole che fanno temere una crisi dietro l'angolo: "Se i tempi sono quelli che ho sentito, la legittima difesa, il codice rosso e la certezza della pena entro la primavera saranno realtà". L'orizzonte temporale della primavbera dunque potrebbe essere una sorta di assicurazione sulla vita del governo, ma Salvini anche su questo punto afferma: "Siamo tutti nelle mani del buon Dio. Non c’è niente di certo. È molto probabile che queste tre leggi siano leggi dello Stato entro questa primavera. Che ci sia un Parlamento è fondamentale perchè le leggi le approva il Parlamento". Insomma tra la Lega e Movimento Cinque Stelle è ancora alta tensione. E il rischio di una crisi di governo resta sempre sul campo...

Voci di crisi di governo, muro contro muro sulla Tav, distanze tra Lega e M5S. Oggi Di Maio torna a riptere, come fatto ieri, che è da "irresponsabili" mettere a rischio il governo sull'alta velocità, definita questione "marginale". E poi si dice "interdetto" dalla Lega "che mette in discussione" l'esecutivo.

La pensa diversamente il collega Salvini. "Io sono per fare e non per disfare - dice il ministro dell'Interno - C’è tempo, il venerdì è lungo, quindi ci sentiamo stanotte per chi vuole avere la mia sensazione sulla sensibilità del presidente del Consiglio, sulla Tav, sul Terzo Valico, sulla Tap, sul metano, sull’eolico e su tutto quello che può interessarvi". Non è un caso che sempre oggi abbia evocato la crisi di governo: "Siamo nelle mani di Dio", dice il leghista.

Ecco allora che si torna al muro contro muro. Se Lega e M5S continueranno a voler andare "fino in fondo", ci sarà la crisi di governo. Lo ha detto chieramente ieri Stefano Patuanelli, capogruppo M5S al Senato: "Se c'è l'Alta velocità, non c'è il governo. E viceversa". Nel mezzo, il caso Diciotti. Senza esecutivo gialloverde, i Cinque Stelle non si sentirebbero obbligati a "salvare" Salvini dal processo.

Mai prima d'ora, al di là dei bisticci di secondo piano, Lega e M5S erano arrivano così ai ferri corti. Secondo il Messaggero, mercoledì notte - quando a Palazzo Chigi si è svolto il vertice senza risultati - Di Maio avrebbe confidato a Salvini che "se perdo questa partita non c'è più campionato". Il leader della Lega è forte del "75% degli italiani che viole fare la Tav", ma il M5S avrebbe già lanciato il suo avvertimento. Un monito che investe non solo il tema Torino-Lione, ma anche il caso Diciotti. A fine marzo il ministro dell'Interno dovrà affrontare il voto di Palazzo Madama sull'autorizzazione a procedere richiesta dal tribunale dei ministri di Catania. Se il M5S dovesse abbandonare Salvini, non è detto che il leghista non ne esca con le ossa rotte. Il vicepremier M5S lo avrebbe detto al collega direttamente: "Io non posso fare la Tav, cade il governo e verrebbe giù il governo". Secondo il Messaggero, che cita "qualcuno ai piani alti del Movimento!", il riferimento è anche al caso Diciotti.

Lo scontro fino a ieri pomeriggio vedeva contrapposti Salvini e Di Maio, con Conte da fare da ponte. Poi, però, il premier ha convocato una conferenza stampa per prendere posizione al fianco di Giggino e mettere in chiaro i "dubbi sulla tav". Il problema rimane. L'obiettivo del M5S è bloccare i bandi che dovrebbero partire lunedì. La società che gestisce la Torino-Lione ha già fatto sapere che lo stop costerebbe subito 300 milioni. Poi il conto potrebbe addirittura salire. Senza contare che l'Europa ha già quantificato in 800 milioni la perdita di finanziamenti stanziati da Bruxelles per l'Italia.

Il M5S però non cede. Rischia di implodere. "Conosco gli umori e le psicologie dei nostri - confessa al Messaggero Francesco Silvestri -non reggeremmo mai la partenza dei bandi, figurarsi un mezzo sì". Ecco perché Giggino, per evitare spaccature, ieri sera ha fatto sapere che "non sono disponibile a mettere in discussione il nostro no".

Secondo l’Istituto di sondaggi Index continua la discesa dei pentastellati. In una settimana giù di un altro 0.4% ma rispetto al 4 Marzo di un anno fa il consenso crolla di ben 11 punti percentuale. Cosa inversa e ben maggiore il dato per l’alleato che viene definito irresponsabile per il proposito di andare avanti sul valico Torino - Lione.

La Lega aumenta ancora negli ultimi sette giorni ma rispetto a 369 giorni fa (4 Marzo 2018- 8 Marzo 2019), porta a casa un + 17.2% con solo un - 0.2% per ottenere il raddoppio, tondo tondo, del 17.4% delle elezioni politiche 2018. Anche il Pd cresce di quasi un punto in sette giorni rasentando il 19% (18.9%) e pensando, ironicamente parlando, che le primarie dovrebbero esser celebrate quasi mensilmente per risalire una china rispetto ai minimi storici di questi mesi. Forza Italia è al 9%, Fratelli d’Italia al 4.5, + Europa al 2.8, Potere al Popolo all’1.8% ed altri di sinistra al 3.4%. Centrodestra al 48.1% (Lega + F.I. + Fratelli d’Italia); centrosinistra 25.1% (Pd+ Più Europa + altri di sinistra ad esclusione di Potere al Popolo) e Cinque Stelle al 21.7%.  

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