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Giovedì, 15 Aprile 2021

Il generale Figliuolo è il nuovo commissario straordinario per l’emergenza Covid

Domenico Arcuri non è più commissario per l'emergenza Covid. Il premier Mario Draghi ha nominato il generale di Corpo d’armata Francesco Paolo Figliuolo nuovo Commissario straordinario per l'emergenza Covid-19. «A Domenico Arcuri - si legge in una nota di palazzo Chigi - i ringraziamenti del Governo per l'impegno e lo spirito di dedizione con cui ha svolto il compito a lui affidato in un momento di particolare emergenza per il Paese». 

ll generale Francesco Paolo Figliuolo, nominato da Draghi nuovo commissario all'emergenza Covid, è originario di Potenza, ha maturato esperienze e ricoperto molteplici incarichi nella Forza Armata dell'Esercito, interforze e internazionale. Ha ricoperto l'incarico di Capo Ufficio Generale del Capo di Stato Maggiore della Difesa, dal 7 novembre 2018 è Comandante Logistico dell'Esercito. In ambito internazionale ha maturato esperienza come Comandante del Contingente nazionale in Afghanistan, nell'ambito dell'operazione ISAF e come Comandante delle Forze Nato in Kosovo (settembre 2014 - agosto 2015). Il generale Figliuolo è stato insignito di numerose onorificenze. Tra le più significative la decorazione di Cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia, la Croce d'Oro ed una Croce d'Argento al Merito dell'Esercito e Nato Meritorius Service Medal.

Il nuovo commissario è un uomo con una grande esperienza sul campo: è stato comandante delle Forze armate in Kosovo, comandante del contingente nazionale in Afghanistan. La nomina, che rivede ancora le caselle della gestione dell’emergenza legata al nuovo coronavirus, è arrivata dopo quella di Fabrizio Curcio a nuovo capo della Protezione Civile, che ha dato il benservito ad Angelo Borrelli.

Arcuri è di Melito di Porto Salvo, 57 anni, formato dalla scuola militare della Nunziatella prima di una carriera nell’ Iri, quindi a Deloitte, infine di nuovo nell'impresa pubblica con Invitalia. A lui Conte chiede di fare il «commissario straordinario» per «l’ attuazione e il coordinamento» di tutto ciò che è urgente fare - soprattutto, reperire - contro Covid.

Draghi ha messo in soffitta un anno di governo di Giuseppe Conte con l'addio ad Arcuri, il coinvolgimento nell'emergenza di Franco Gabrielli e il ritorno alla guida della Protezione civile di Fabrizio Curcio. E dopo la rivoluzione crescono le indiscrezione che vogliono il premier pronto a rompere il silenzio e parlare agli italiani.

Arcuri è stato convocato ieri a Palazzo Chigi per relazionarsi con il sottosegretario alla Presidenza Roberto Garofoli, suo punto di riferimento col governo Draghi. Garofali gli anticipa che uscito da lì non sarà più il commissario all'emergenza. Ma la vera doccia fredda arriva con il faccia a faccia con Draghi. Un incontro freddo e rapido, senza spazio di trattative. Caratterizzato da una frase, che Repubblica attribuisce al premier: "Ci sarebbe da inviare la lettera di dimissioni".

Perché Arcuri è stato nominato per decreto e può essere sostituito solo con un provvedimento analogo o con un passo indietro del diretto interessato. Ecco spiegata la richiesta all'ormai ex commissario, nel mirino da mesi per i flop sulla gestione dell'emergenza (dagli scandali mascherine al caso vaccini), i ritardi e il presenzialismo sfrenato così lontano dallo stile di
SuperMario.

Certo, di errori Arcuri ne commette eccome. Come documenta il Corriere il 31 gennaio, in settembre fa comprare per cento milioni di euro mascherine a prezzi elevati da un'impresa a controllo cinese incorporata in Olanda . E una lista di aziende fornitrici di macchinari da terapia intensiva viene pubblicata, con ritardo, solo in novembre. Nel complesso però è difficile sostenere che la performance dell’ Italia nel procurarsi i beni necessari all’ emergenza sia peggiore rispetto al resto d’ Europa. E l’ equivoco contiano funziona, senza che Arcuri lo sveli. Così se le scuole restano chiuse, in molti dicono che è colpa dei «banchi a rotelle» del commissario (che ha solo comprato su richiesta). Non - come è il caso in realtà - degli enti locali che rifiutano di affittare i bus privati per non farli entrare nel mercato delle imprese da loro controllate o per la resistenza dei sindacati della scuola agli orari scaglionati. 

E se ancora in tanti restano oggi senza vaccino, diventa facile dire che è colpa delle «primule» (una costosa trovata di Arcuri, questa sì, di cui si sarebbe fatto facilmente a meno). E non del solito consociativismo italiano che porta a distribuire le poche dosi disponibili tra ordini professionali, amici degli amici e varie categorie non esposte, mentre milioni di anziani aspettano. Toccava al governo e alle regioni vigilare, ma non è stato fatto. Prima di lasciare il commissario ha condiviso un piano che prevede la mobilitazione per i vaccini di almeno 20 mila medici di base, con aumento della capacità di somministrazione a 350 mila dosi al giorno entro giugno e a mezzo milione a settembre. Ma molto meglio una bella polemica sulle «primule». Del resto è Arcuri che ha scelto di danzare al ritmo di Conte. E con Conte, alla fine, è inciampato.

Il rapporto tra Domenico Arcuri e Mario Benotti resta al centro del dibattito pubblico. Ricorderete tutti l'intervista rilasciata dal giornalista Rai in aspettativa in esclusiva a Nicola Porro per Quarta Repubblica su Rete 4.

Della questione si è occupato pure Massimo Giletti, che nel corso della trasmissione Non è l'arena su La7 ha ricostruito lo scambio di messaggi tra i due a partire dal 3 marzo. "Hai il cell spento. Domani mattina alle 8.30 debbo essere alla protezione civile. Nostro appuntamento rimandato. Quando esco ti chiamo e vediamo come fare. Scusami", avrebbe scritto Arcuri. Appuntamento rinviato alla sera del 4 marzo "per parlare di altro". Ma la risposta del presidente del consorzio Optel ha assunto un contorno liturgico e curiale: "Monsignore in posizione con incenso pronto e fumante per la processione"

"Bene ha fatto il presidente Draghi a rimuovere Domenico Arcuri da commissario straordinario per l'emergenza Covid-19. Come Fratelli d'Italia siamo stati tra i primi a chiedere di dare un netto segnale di discontinuità sulla pessima gestione del governo precedente". Lo dice la leader di Fdi Giorgia Meloni. "Lo abbiamo detto chiaramente già durante le consultazioni, quando abbiamo consegnato al presidente Draghi un dossier con tutte le anomalie e zone d'ombra della gestione commissariale. Buon lavoro al generale Francesco Paolo Figliuolo per questo importante e delicato incarico. Le nostre idee, le nostre proposte e il nostro contributo in Parlamento sono a sua disposizione", conclude. 

"Rimosso il Commissario Arcuri, al suo posto designato il Generale di corpo d'armata Francesco Paolo Figliuolo. Grazie presidente Draghi. Missione compiuta!". Lo scrive su Twitter il leader della Lega, Matteo Salvini.

"Il governo ha recepito le proposte di Forza Italia a favore di un concreto cambio di passo e della nomina di un nuovo commissario per l'emergenza  Covid 19. Un successo politico che va nella direzione dell'interesse nazionale. Buon lavoro al generale Figliuolo!". Lo afferma Antonio Tajani, Coordinatore nazionale di Forza Italia.

"La scelta del Presidente Draghi di sostituire il commissario Arcuri con il generale Paolo Figliuolo, responsabile logistico dell'Esercito, va finalmente nella direzione che Italia Viva chiede da mesi. Bene! Servizi segreti, vaccini, Recovery plan: buon lavoro al Governo Draghi". Così Matteo Renzi su Fb.

Intanto e partita la rivoluzione all'italiana scrive Nicola Porro . “La gente non la teniamo più” mi confida un amico nelle forze dell’ordine. “Prima capivano, collaboravano, adesso se li fermi ti rispondono: perché a me sì e a quell’altro no? Infatti sono sempre di più a ribellarsi, dovremmo sanzionare tutti, fermare tutti ma come si fa? Poi fare la faccia dura non serve e c’è da capirli, dopo un anno così nessuno è più disposto ad adeguarsi”. La rivoluzione all'italiana è paracula, emolliente. Non usa i forconi,continua Porro le escandescenze di piazza, semplicemente, un bel giorno, per qualche misterioso meccanismo il contagio dell’esasperazione, della reazione esplode, si propaga ovvero ciascuno fa come gli pare. Magari continuando a stigmatizzare gli altri. “Io obbedisco, ma quell’altro?”. Dice il cittadino che non ne può più: io al gioco ci sono stato, ho perso il lavoro e magari la casa, la salute ma la situazione non è mutata, non è migliorata e voi adesso venite a parlarmi di altri sacrifici, di soldi che non ci sono, di vaccini che non ci sono. Entro in una bottega e sento discorsi da bottega: “Conte era prepotente ma almeno fingeva umanità, questo invece fa cadere tutto dall'alto e poi chi lo vede mai?”. 

 

 

Fonti :  Nicola Porro / sole24 / il giornale / corriere della sera / ansa/ Il tempo

 

 

 

 

 

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