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Mercoledì, 18 Luglio 2018

Una delle ultime sere di Carnovale di Carlo Goldoni

«Chi meglio di una compagnia di giovani attori come quella cresciuta in questi anni al TPE potrebbe portare in scena con altrettanta passione questa storia antica eppure contemporanea?»

Queste le parole del regista Beppe Navello dopo la prima  al Teatro Mercadante di Napoli della commedia di Carlo Goldoni del 1762 “Una delle ultime sere di Carnovale”  che il TPE/Teatro Piemonte Europa replicherà fino a domenica  18 marzo. La messa in scena è dello stesso Navello, il quale così chiarisce i suoi intenti: “E’ il momento  di un’altra perdurante ragione di ansia collettiva, che dopo tre secoli riappare puntuale nel dibattito pubblico italiano: quello della cosiddetta “fuga dei cervelli”, che vede i giovani costretti dall’indifferenza del mondo dei padri, a portare altrove, lontano, la loro voglia di lavorare per il futuro”. Dunque un tema di scottante attualità, anche se la commedia è ambientata in una Venezia di tre secoli fa, ma con un filo che ci collega ad oggi con i problemi dei nostri giovani: andare o restare? Questo il quesito a cui le famiglie cercano di dare una risposta per aiutare i più giovani nelle loro scelte di vita.

In scena una numerosissima compagnia di giovani interpreti alle prese coi tanti straordinari personaggi della storia, a partire da Sior Anzoletto nella cui vicenda Goldoni sembra si sia voluto rispecchiare. Si tratta degli attori Antonio Sarasso, Maria Alberta Navello, Alberto Onofrietti, Diego Casalis, Daria-Pascal Attolini, Andrea Romero, Marcella Favilla, Giuseppe Nitti, Eleni Molos, Erika Urban, Alessandro Meringolo, Geneviéve Rey-Penchenat, Matteo Romoli.

L’allestimento scenografico utilizza le riproduzioni di due opere di Canaletto dalle collezioni Intesa Sanpaolo. Le scene e i costumi sono di Luigi Perego; le musiche di Germano Mazzocchetti; le luci di Gigi Saccomandi; le coreografie di Federica Pozzo. La produzione è  stata realizzata con il contributo straordinario della Fondazione CRT.

Per il regista piemontese si tratta della “ terza tappa di un’ideale trilogia civile che, dopo l’Alfieri de Il divorzio e il Marivaux de Il Trionfo del Dio Denaro, attraverso i toni irriverenti della commedia settecentesca, ha l’ambizione probabilmente ingenua “di proporre umili pause di riflessione civile a un paese troppo affannosamente confuso nella propria contemporaneità”, sottolinea il regista Navello.

Dice Goldoni nella premessa a questa sua fortunata commedia di aver voluto raccontare una “metafora” autobiografica: in procinto di partire per la Francia, nel 1762, per sfuggire alle invidie e alle critiche che la sua riforma teatrale suscitava, ha pensato come propria la storia di Anzoletto, disegnatore di stoffe veneziano deciso a portare in Moscovia la sua creatività, anche lui disgustato dalle difficoltà di lavorare in patria. Il tutto attraverso il dipanarsi di una delle tante sere della vita, tra discorsi fatti di nulla, tra il balenare di umori umanamente riconoscibili, tra una partita a carte e una cena tra amici, tra i gesti, le risate e le malinconie attraverso le quali, senza che ce ne accorgiamo, si compiono scelte decisive e irreversibili. Una lingua perfetta e vivace, straniera come il veneziano di trecento anni fa, in vero non facilmente comprensibile, anche se la voce fuori campo prima dello spettacolo invita il pubblico a non preoccuparsi troppo di comprendere ogni battuta, agli attori il compito di farsi capire, trascinando tutti in un’irresistibile condivisione poetica.

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