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Giovedì, 19 Aprile 2018

Governo, Di Maio tra tattica e rottura: "Non rinuncio a fare il premier"

La partita è tutta aperta. E prima di dare alla luce il nuovo governo ne vedremmo di ogni. Ieri Salvini ha messo in chiaro che "si parte prima dal centrodestra" e che, in ogni caso, "nessuno si muove da solo""se c'è convergenza sul programma". E tra i temi indica anche il reddito di cittadinanza. Ma la poltrona di Palazzo Chigi rischia di dividerli. Su un eventuale incarico a Di Maio Silvio Berlusconi è stato irremovibile "Non può essere lui il premier". Dal quartier generale pentastellato non esce nulla in chiaro, ma vengono lanciati i primi "pizzini". "Siamo pronti a offrire (a Salvini, ndr) i ministeri più importanti", spiegano i grillini alla Stampa 

"Il governo non si può fare se non sarà fatto premier Luigi Di Maio. Il voto dei cittadini va rispettato". A dirlo è ai microfoni di "24 Mattino", su Radio24, il deputato M5S Alfonso Bonafede. Il reddito di cittadinanza? "Si farà, senza se e senza ma", sottolinea Bonafede che, sull'ipotesi di un accordo con Silvio Berlusconi per il governo, ribadisce: "Di Maio non farà mai il Nazareno". 

Il leader della Lega, Matteo Salvini, ieri ha precisato che l'impianto programmatico di un governo guidato dal centrodestra è prioritario rispetto alla premier ship «Non è: o Salvini o la morte», ha ribadito. 

In questi giorni, tuttavia, anche la Lega ha rivendicato una precedenza nell’avere Matteo Salvini come candidato premier, alla luce del risultato del centrodestra alle urne del 4 marzo. . Salvini ha detto che sarebbe «un onore» diventare premier, anche se il segretario leghista non esclude altre possibilità. 

Sul suo conto, tanto Luigi Di Maio quanto Grillo hanno espresso parole di ottimismo : «È una persona di parola». Di chi gli M5S non si fidano è Silvio Berlusconi, con cui non si sono seduti al tavolo per l’elezione dei presidenti di Camera e Senato e non intendono farlo nemmeno per la formazione del Governo «In questo Paese - ha detto Salvini - il problema non sono io. Io mi metto a disposizione. 

Se mi rendessi conto che per aiutare questo Paese ci sono anche altre persone che possono dare una mano per carità di Dio non sono io a dire di no». «Si parte dal programma», ha poi aggiunto, «chiunque ci stia al programma; chi fa il presidente del Consiglio è l’ultimo dei miei problemi. Io sono pronto, non sono come quei bambini che vanno al campetto che se non fanno gol se ne vanno col pallone. Sono disponibilissimo a ragionare con tutti».

E Danilo Toninelli è stato formalmente eletto capogruppo M5s dall'assemblea dei senatori riunita a palazzo Madama. Alla riunione era presente anche Luigi Di Maio che si è tra l'altro complimentato con Toninelli per la gestione, assieme a Giulia Grillo, della partita delle presidenze. Sono stati quindi confermati Vito Crimi come vice capogruppo vicario, Vilma Moronese, Stefano Patuanelli, Gianluca Perilli, Daniele Pesco come vice capigruppo, Gianluca Castaldi, Sergio Puglia, Vincenzo Santangelo come segretari. Tesoriere del gruppo è invece Nunzia Catalfo.

Il primo punto qualificante, dunque, sarebbe l'abolizione della riforma Fornero e la reintroduzione di un sistema a quote età anagrafica + anzianità contributiva per l'accesso al pensionamento. Su questo tema un'intesa con i pentastellati è possibile. Il secondo punto è attinente alla riforma fiscale come da programma del centrodestra: flat tax al 15% per la Lega, chiusura delle liti pendenti, sterilizzazione delle clausole di salvaguardia sull'Iva e ritorno all'autonomia locale della riscossione.

Il terzo punto qualificante è il contrasto all'immigrazione clandestina con il sistema dei respingimenti. A questo si accompagnerebbe un rafforzamento delle misure di sicurezza nelle città. Anche su questo tema, in linea di principio, M5s non dovrebbe essere particolarmente ostile.

È la domanda che sorge spontanea dall'accenno a questi dieci punti. Da alcune ipotesi che Salvini ha enunciato si possono dedurre quali saranno le priorità su cui un esecutivo di matrice leghista comincerebbe a lavorare. 

«Chi ci ha votato ci ha dato fiducia per fare delle cose come l'abolizione della legge Fornero: vediamo in Parlamento chi ci sta», ha sottolineato aggiungendo che «io voglio cancellare la Fornero, lo spesometro, controllare l'immigrazione». Considerato che per il numero uno della Lega «gli M5s, a partire da Di Maio e Grillo, si sono dimostrati affidabili», è chiaro chi sia l'interlocutore privilegiato.

Un quarto punto d'incontro è rappresentato dagli incentivi all'inserimento o reinserimento di giovani e anziani nel mondo del lavoro. Nella logica del centrodestra questo punto è stato indicato sempre come un sistema di decontribuzione totale per facilitare le assunzioni. E in questo senso sembra pensarla anche Salvini nel rivolgersi ai Cinque stelle: «Se il reddito di cittadinanza fosse pagare la gente per stare a casa, dico di no ma se fosse uno strumento per reintrodurre nel mondo del lavoro chi oggi ne è uscito, allora sì».

Analogamente dirimente è la questione dei rapporti con l'Europa. La revisione dei Trattati, perseguita tanto da Lega quanto da M5s, appare chimerica, ma è praticabile una «sterzata» nell'indirizzo politico, da attuarsi con i buoni uffici di Forza Italia e concomitante con l'insediamento della nuova Commissione nel 2019.

Un governo ispirato al programma del centrodestra riprenderebbe in mano il dossier delle grandi opere, magari con una gradazione diversa rispetto all'inizio e con un focus maggiore sull'infrastrutturazione dei porti del Mezzogiorno. 

In chiave meridionalista si possono leggere l'impegno per l'autonomia con la dislocazione dei ministeri nelle varie Regioni, per il rafforzamento dei poteri di Roma Capitale e per la creazione di una zona franca fiscale al Sud. Anche una correzione della «Buona scuola» di Renzi avrebbe chance di gradimento. Più difficile, in questa prospettiva, attuare una riforma della giustizia assieme ai grillini notoriamente filo-magistrati.

Tra M5S e Lega ci sono programmi politici con punti di contatto ma anche alcune differenze sostanziali. Tra le principali, il reddito di cittadinanza punto forte dei Cinque Stelle e la flat tax al centro del programma del Carroccio. 

Se il reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia del M5s durante la campagna elettorale «fosse uno strumento per reintrodurre nel mondo del lavoro chi oggi ne è uscito» troverebbe d’accordo anche il segretario della Lega Matteo Salvini, che assicura di non aver ancora parlato con Di Maio di questa misura. «Per serietà abbiamo parlato di fare partire prima i lavori delle Camere - spiega - Sulle idee che abbiamo su temi come lavoro, giustizia, scuola dobbiamo confrontarci. Se il reddito di cittadinanza fosse pagare la gente per stare a casa no, ma se fosse uno strumento per reintrodurre nel mondo del lavoro chi oggi ne è uscito allora sì»

Stando alle previsioni fatte in queste ore, il giro di consultazioni con il presidente della Repubblica non dovrebbe durare molto, non essendo molti i partiti. A questo punto Sergio Mattarella diventa il vero arbitro della partita politica per la formazione del Governo. Tutto dipenderà, ovviamente, da ciò che gli diranno i partiti a proposito di un eventuale accordo per il raggiungimento di una maggioranza parlamentare.

 

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