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Domenica, 05 Luglio 2020

Cartesio e l’Essere caotico

Uno dei grandi meriti di papa Francesco durante l’ormai arcinoto colloquio svoltosi a Santa Marta con il giornalista Eugenio Scalfari, riguarda l’aver incalzato il noto interlocutore a definire in cosa crede. Questa, l’imbarazzante risposta di Scalfari: “L’Essere è un tessuto di energia. Energia caotica ma indistruttibile e in eterna caoticità. Da quell’energia emergono le forme quando l’energia arriva al punto di esplodere. Le forme hanno le loro leggi, i loro campi magnetici, i loro elementi chimici, che si combinano casualmente, evolvono, infine si spengono ma la loro energia non si distrugge. L’uomo è probabilmente il solo animale dotato di pensiero, almeno in questo nostro pianeta e sistema solare. Ho detto è animato da istinti e desideri ma aggiungo che contiene anche dentro di sé una risonanza, un’eco, una vocazione di caos”. Inoltre, quasi come per magia e senza spiegare perché, da questo Essere, poi, sorgono le forme e gli enti. Pur nella confusione logica e terminologica oltre ad una chiara ignoranza di leggi scientifiche basilari, a fatica, si “riconoscono”, in questa definizione, alcuni tratti tomisti, vedi anche l’uso della maiuscola per indicare l’Essere, probabile retaggio della passata cultura cattolica di Scalfari.

Parafrasando il noto proverbio “la montagna ha partorito il topolino”, si resta stupiti nel costatare come uno dei più acclamati intellettuali nostrani basi il suo ateismo “razionale”su una serie di enunciati senza né capo né coda! Uno degli errori più evidenti è quello definito dai logici greci come metabasis eis allo genos, cioè la confusione dei piani:, in generale, non si possono paragonare grandezze esprimibili in grammi, centimetri e secondi, come l’energia, con concetti come Essere, forma, legge che, diversamente, sono qualitativi. Con un esempio tutto sarà più chiaro. Se dico: “Il tavolo è lì”, non posso poi chiedermi quanto pesa o quanto è lunga la è del verbo essere! Il nostro linguaggio, per mezzo del quale esprimiamo il reale, è un tessuto di parole che possono o no entrare in relazione tra loro: questa relazione, dunque, non è casuale, ma deve sottostare alle regole della grammatica. La possibilità del collegamento fra le parole per mezzo delle quali costruiamo i nostri enunciati, tutti, anche quelli usati da Scalfari, viene dal verbo essere, che permeando ogni cosa, funziona come un connettivo universale, trasversale a tutti i generi. In questo modo, dire l’Essere è un tessuto di energia, è un vero non senso; in filosofia, come nelle scienze galileiane, la precisione, anche terminologica, è d’obbligo: pertanto, dire energia significa, inequivocabilmente, dire, dopo la famosa scoperta di Albert Einstein (1879-1955), che l’Essere è un tessuto di mc2, cioè di massa moltiplicata per la velocità della luce al quadrato! Non c’entra assolutamente nulla! Inoltre, che un così alto esponente della cultura razionalista, fedele seguace dello spirito e della lettera del “secolo dei lumi”, -e, dunque, teoricamente informato su tutti gli ultimi sviluppi della Scienza -parli di energia caotica e indistruttibile, a oltre un secolo e mezzo dalla scoperta della termodinamica, ha del paradossale! Le sue affermazioni sembrano copiate pari pari dall’Anti-During di Engels (1820-1895), che scrisse: ” La materia senza moto è inconcepibile come il moto senza materia. Perciò il moto non si ferma e non si distrugge, come la materia stessa”. Lo stesso Engels, poi, dall’opera, Dialettica della materia, come disse lo storico della scienza, fisico e monaco benedettino Stanley Jaki (1924-2009), non perdeva occasione per tacciare di imbecillità i creatori della termodinamica, Clausius e Thomson (Lord Kelvin), dato che avevano affermato che l’universo stava esaurendosi. Parafrasando E. Bloch (1885-1977), se l’Ideologia precostituita e le scoperte scientifiche non concordano, tanto peggio per le scoperte, con buona pace dei proclami inneggianti la ragione illuminata, castigatrice dell’oscurantismo cattolico! Quanto al Caos e al suo significato comunemente inteso di totale arbitrio di un sistema, in scienza, semplicemente, non esiste, anzi. Oggi, giustamente, si parla di caos deterministico, che è la negazione stessa del caos, poiché è determinato, anche se noi non siamo in grado di misurare con esattezza le condizioni iniziali di un dato sistema. Il merito di aver precisato il caos deterministico va al matematico e meteorologo Edward Lorenz (1917-2008). Così il prof. Zichichi, ne ha sintetizzata l’opera: ”Una vera teoria matematica del Caos dovrebbe avere come base un sistema di equazioni che, partendo da condizioni rigorosamente identiche, riuscisse a dare risultati completamente diversi. Questo sarebbe il vero, autentico, rigoroso, Caos matematico. Finora nessuno è mai riuscito a costruirlo. Quindi, dal punto di vista matematico, il Caos non esiste”. Diversamente, la speculazione sull’Essere è la più alta mai raggiunta dall’umanità ed è massima in San Tommaso d’Aquino(1225-1274). Per l’aquinate, Dio è ipsum Esse per se subsistens, il Quale partecipa il suo essere, chiamandolo all’esistenza, a ogni ens non subsistens, cioè a ogni cosa creata, uomo compreso. La concezione scalfariana, poi, nega, ma può farlo solo a parole, anche un altro pilastro, che la nostra ragione coglie, essere radicato nelle cose: l’agens agit simile sibi, cioè il fatto constatabile da tutti, che ogni agente produce qualcosa che gli è simile in qualche modo. Un esempio evidente è dato dalla somiglianza tra genitori e figli; chissà quante volte, nella nostra vita, abbiamo detto: è tutto suo padre o è tutta sua madre! Il creato nel suo insieme, dunque, dalle stelle alle piante, da noi stessi al gattino col quale giochiamo, reca in sé un’impronta dell’agente che lo ha fatto. Se guarderemo alle cose in maniera profonda e non superficiale, coglieremo in esse quegli aspetti che sono il riflesso dell’Altro che le ha fatte…In soldoni, il principio di causa così come, a fortiori, quello di non-contraddizione non può essere negato. Il padre gesuita Guido Sommavilla in modo insuperabile, così sintetizzò questo concetto: ”Aristotele ha ricondotto tutta la varietà dei pensieri umani logici a tre ultimi o primi principi: 1) identità (contraddizione) 2) causalità 3) finalità (…) Quelli stessi che hanno negato, in base ai nuovi principi, validità all’uno o all’altro dei tre principi, o a tutti e tre (per esempio, Hegel, Marx, Engels, Lenin), l’hanno, di fatto, negata mediante discorsi (…) tutti impastati dei principi che si impugnavano. Per accorgersene basta aprire a caso una qualsiasi pagina, per esempio della Scienza della logica di Hegel”. Scalfari, dunque, è in buona compagnia…Cosa c’entra Cartesio(1596-1650) in tutto ciò? E’ presto detto. La chiarificazione migliore, in questo campo, la diede il grande filosofo e sacerdote stimmatino Cornelio Fabro (1911-1995), a proposito del quale, sono più che mai attuali le parole dette quasi venti anni fa dallo scrittore Eugenio Corti: ” Minimo come sono, m’è capitato più volte di chiedermi (e me lo chiedo tuttora) come mai il mondo cattolico non abbia utilizzato —per difendersi— il mirabile strumento messo a sua disposizione da Padre Cornelio Fabro, con l’analisi ineccepibile del progressivo asservimento della teologia cattolica alla linea di pensiero Kant—Hegel—Heidegger (asservimento nel nostro secolo operato soprattutto dal gesuita tedesco Karl Rahner, un personaggio che in campo teologico ha messo in moto una frana per certi aspetti analoga a quella avviata da Maritain in campo politico)”. Fabro, in una monumentale opera in due volumi, Introduzione all’ateismo moderno, descrisse in maniera puntuale le tappe che portarono dal cogito cartesiano all’inevitabile ateismo dei giorni nostri: percorso compiuto non soltanto da Scalfari, ma anche, ormai, dalla classica “casalinga di Voghera”. Sintetizzando al massimo, il filosofo stimmatino mostrò come il cogito- Io penso- equivalesse al volo- (Io voglio)-, dunque Cartesio non fu costretto a quella scelta dall’evidenza delle cose, ma unicamente dalla sua volontà. In questo modo l’Io fu assolutizzato e anziché essere scolaro delle cose, cioè dell’esse -come asserivano gli scolastici-, divenne il paradigma alla luce del quale, tutto il resto doveva essere interpretato: persino il Creatore e la morale non furono più considerati oggettivi, ma solo come contenuti della coscienza umana e a essa subordinati! Fu il trionfo del soggettivismo- più volte condannato da papa Francesco- e, quindi, Scalfari, così come la “casalinga di Voghera”, sono “legittimati”, nel bazar delle ideologie moderne, a costruirsi liberamente il loro dio, secondo i gusti e le sensibilità personali, in maniera assolutamente indipendente dai dati dell’esperienza comune. Invece, il Concilio Vaticano I aveva insegnato, che Dio si può conoscere naturalmente, per mezzo di un’inferenza spontanea, dall’evidente ’insufficienza del reale che ci circonda, per poi risalire a Lui, attraverso il principio di causa. A inceppare questa risalita dalle cose create al Creatore, mediante la causa, si è inserito prepotentemente il cogito-volo cartesiano. Tale meccanismo è stato sintetizzato efficacemente, dal teologo e filosofo Don Piero Cantoni: ”Ovunque vi è un passaggio logico da fare può intervenire la volontà per bloccare il cammino dell’intelligenza”. In pratica, è il ritratto preciso di quel che avviene ai nostri giorni. Questo è il contesto nel quale siamo chiamati, dal Padre Celeste, a lavorare e a collaborare con Lui Se non riusciremo a leggere l’ora presente, come i cani, abbaieremo alla Luna. Magari sarà un bell’abbaiare, nel quale, come narcisi, ci specchieremo sicuri e tronfi del nostro agire da duri e puri, che non si piegano davanti a niente e nessuno: ma avremo fallito nel nostro compito principale: evangelizzare il nostro prossimo, partendo da come egli è, ora e qui, e non come ci piacerebbe che fosse. Questo, credo, è quanto papa Francesco sta cercando di dirci.

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