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Domenica, 20 Ottobre 2019

Nuovi sbarchi a Lampedusa, isola al collasso

Fathe Mahamad, 23 anni e di origine yemenita. È lui che lo scorso 17 settembre ha provato ad uccidere un militare colpendolo con delle forbici. Dopo esser fuggito dal suo Paese, dove avrebbe combattuto tra le fila dello Stato islamico, il presunto terrorista è fuggito in Libia e da qui sarebbe giunto in Italia. Ma ecco una prima anomalia in questa storia. Mahamad non sarebbe entrato nel nostro Paese con un barcone, ma con un un volo di Stato nel 2017 (Il Giorno) attraverso un corridoio umanitario (Il Corriere). Da Roma, il richiedente asilo si sarebbe poi spostato a Bergamo e da qui in Germania (a Francoforte e a Monaco di Baviera) dove ha condotto, come molti aspiranti jihadisti, una doppia vita (vendeva abiti da donna e, allo stesso tempo) spacciava il khat, un alcaloide devastante.

In Germania Mahamad avrebbe conosciuto persone vicine al terrorismo islamico e ne sarebbe rimasto affascinato. Il 12 luglio di quest'anno Mahamad torna in Italia, vivendo per un po' in un centro d'accoglienza a Mantova, da dove è scappato perché non riusciva a convivere con gli altri migranti ("parlavano tutti quanti inglese"). Il resto è (tragica) storia.

Mahamad Fathe, infatti, ha aggredito alle spalle il caporale scelto Matteo Toia. Lo ha colpito alla gola con un paio di forbici. E dopo essere stato bloccato, il folle ha urlato più volte "Allah Akbar! Allah Akbar!", l'urlo dei terroristi.

Interrogato dal pm Alberto Nobili, responsabile del pool dell'antiterrorismo della Procura di Milano, l'immigrato ha tentato di "giustificare" il folle gesto. "Ero stanco di questa vita - ha detto - l'unico modo per farla finita era con questo gesto, volevo essere ucciso per raggiungere il paradiso di Allah". Così il 23enne yemenita, con alle spalle diversi precedenti penali, ha cercato di uscire da questa situazione. Ma il video dell'aggressione diffuso in rete parla chiaro e fa rabbrividire. Una violenza inaudita, fuori controllo.

L'immigrato adesso è dietro alle sbarre ed è accusato di tentato omicidio aggravato dalle finalità terroristiche e di violenza a pubblico ufficiale. Ed è irregolare sul territorio italiano in quanto in possesso di un permesso di soggiorno ormai scaduto. Da fonti inquirenti - scrive il Corriere della Sera - spuntano dettagli allarmanti. Per dirla bene

Le autorità tedesche, infatti, avevano segnalato lo yemenita a quelle italiane. Hanno fatto il loro lavoro? Insomma. Il 23enne, infatti, era stato espulso dalla Germania e rimandato in Italia a luglio, qui da Berlino era arrivata una segnalazione. Perfetto, ma come? Era generica, incompleta e parlava soltanto di "simpatie islamiste" dell'immigrato, non di legami con l'Isis o di indagini. Cosìc e lo hanno rifilato. E qui ha aggredito il militare.

Intanto si rischia a Lampedusa anche sotto il profilo dell’ordine pubblico: ieri sera prima protesta dei tunisini che non vogliono essere rimpatriati. Alcuni di loro inscenano una manifestazione dinnanzi la locale Chiesa di San Gerlando, al centro del paese di Lampedusa. Una protesta pacifica fino a questo momento, ripetuta anche questa mattina. Il timore però è che, nei prossimi giorni, le richieste dei tunisini possano sfociare, come già in passato, in situazioni di maggior tensione.  

Tutto questo, come già sottolineato ieri, sta mettendo a dura prova anche le stesse forze dell’ordine: turni massacranti, ricerca dei migranti sbarcati autonomamente, operazioni di soccorso, così come di assistenza durante il trasferimento delle persone verso Porto Empedocle, oltre ovviamente alla sorveglianza dell’hotspot. In termini di costi, lavoro e stress, sono momenti molto delicati per chi opera a Lampedusa.  

Si da la notizia di altri 28 migranti arrivati dopo le operazioni di soccorso compiute dalla Guardia di Finanza, allertata da un peschereccio che nota, ad un miglio dalla costa, la presenza di un’imbarcazione diretta verso l’imbocco del porto di Lampedusa. A bordo cittadini ivoriani e camerunensi, suddivisi 19 uomini, 8 donne ed un bambino. Molto probabilmente dunque, a giudicare dalla nazionalità dei migranti in questione, il barcone è partito qualche ora prima dalla Libia.  

Soltanto nella giornata di giovedì a Lampedusa approdano 130 persone e non si tratta della somma degli sbarchi effettuati con piccoli gommoni, come avviene fino a qualche settimana fa. Nei dintorni dell’isola, tornano a farsi vedere anche grandi imbarcazioni con decine di persone a bordo. Giovedì, per l’appunto, la Guardia di Finanza scorta fin dentro il porto un peschereccio con 108 migranti assiepati al suo interno. Poi un altro approdo, questa volta autonomo, in una delle spiagge di Lampedusa porta il conto complessivo di un’altra difficile giornata a 130.  

E la giornata è solo all’inizio: si teme, da qui alle prossime ore, un’altra ondata di sbarchi con la paura di vedere ulteriormente crescere la tensione all’interno del centro di accoglienza di Lampedusa.

Si descrive appieno ancora una volta il contesto in cui si trova il locale centro d’accoglienza: a fronte di una capienza massima di 95 persone, attualmente all’interno sono ospitati 240 migranti. E dire che non si fermano le operazioni di trasferimento verso Porto Empedocle: lunedì 70 persone lasciano l’isola per raggiungere la Sicilia, ieri altre 80 vengono imbarcate nel traghetto di linea per il porto agrigentino, ma gli arrivi sono più delle partenze.

Su Twitter intanto, Alarm Phone denuncia una presunta omissione di soccorso da parte delle autorità maltesi, visto che il barcone in questione viene notato per la prima volta in acque di competenza di La Valletta, pur se a 38 miglia da Lampedusa: “Secondo le autorità italiane, le 28 persone in difficoltà sono state salvate – si legge poi in un tweet successivo del network telefonico – Possiamo solo sottolineare ancora una volta che ritardare le operazioni di salvataggio prolunga inutilmente la sofferenza in mare e mette in pericolo la vita dei migranti!”

Giuseppe Conte intanto ieri sera ha ricevuto a cena con tanto di stretta di mano e di photo opportunity il presidente Macron. Adesso i due sciorinano parole sul tema dell'immigrazione. Parole e promesse. Tutte da verificare. Ciò che invece è certo è che gli sbarchi aumentano e Lampedusa è al collasso.

Secondo il quotidiano il Giornale : "Dobbiamo far uscire il tema dell'immigrazione da una propaganda anche anti-europea. L'Italia non abbassa la guardia contro il traffico di vite umane e non ritiene che debba essere consentito ai trafficanti di decidere come e quando avere ingresso,. Ma abbiamo anche la necessità di gestire il fenomeno migratorio in maniera concreta, pratica", ha dichiarato il presidente del Consiglio italiano.

Che poi ha aggiunto: "L'incontro con il presidente Macron testimonia l'intenzione di contribuire insieme al rilancio dell'Europa, siamo in una fase cruciale, serve una gestione europea efficace, non solo della redistribuzione, ma anche dei rimpatri, serve un meccanismo europeo sugli sbarchi, sulla redistribuzione e una gestione efficace dei rimpatri. Dobbiamo rafforzare la nostra collaborazione anche con i Paesi d'origine da dove arrivano i migranti".

Dal canto suo il presidente francese ha affermato sorridente: "Sono molto felice di essere qui, dopo la formazione del nuovo governo, la mia presenza oggi segna la volontà di collaborare per il progetto europeo. Un messaggio forte e chiaro di amicizia fra i nostro popoli indistruttibile. Può succedere che non ci si capisca ma ci si ritrova. L'organizzazione attuale non è efficace, di fatto c'è una non-cooperazione tra i Paesi, cooperativamente siamo inefficaci nell'accogliere chi ha bisogno e nel respingere chi non ha diritto. Possiamo lavorare a un meccanismo automatico di redistribuzione coordinato dalla Commissione Europea, siamo pronti a lavorare per trovare una soluzione nuova ed efficace". Promesse, appunto.

Ma Macron ha detto la sua anche sulle politiche economiche della Ue considerando il coordinamento delle stesse "non più adeguato".

"Vediamo tutti i dati che riguardano i paesi europei e se oggi la crescita resiste ancora è però al di sotto del passato, perché ci sono incertezze politiche, conflittualità commerciale, il rallentamento della Cina e anche perché il coordinamento delle nostre politiche economiche non è più adeguato".

 

 

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