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Giovedì, 12 Dicembre 2019

La Turchia si prepara all'operazione militare in Siria

Le forze armate di Ankara, non hanno ancora attraversato il confine turco-siriano,ma, sottolinea il capo della comunicazione della Presidenza di Ankara, Fahrettin Altun, "l'esercito turco, insieme all'Esercito siriano libero, attraverserà a breve il confine turco-siriano".

Le forze armate turche hanno effettuato pero attacchi contro il confine tra Siria e Iraq durante la notte per impedire alle forze curde di rafforzarsi in Siria nord-orientale, mentre Ankara si prepara a lanciare un'offensiva proprio in quella zona. «Uno degli obiettivi fondamentali era quello di interrompere prima dell’operazione in Siria la rotta di transito tra Iraq e Siria», ha detto a Reuters un funzionario della sicurezza turca. «In questo modo, il transito del gruppo in Siria e le linee di supporto, comprese le munizioni, vengono interrotti». Non è ancora chiaro quale danno sia stato causato o se ci siano state vittime.

L'Osservatorio precisa che i bombardamenti di artiglieria si sono verificati nella notte nella località di Ayn Issa, lungo il confine tra Turchia e Siria, e nella località di Minnagh, tra Aleppo e la frontiera turca.  

I militanti curdi dell'Ypg ha aggiunto Altun hanno due opzioni: 'possono disertare oppure noi dovremo fermarli dall'interrompere i nostri sforzi di contrastare l'Isis'. Parlando dell'imminente offensiva oltreconfine che sta preparando, la Turchia fa sapere che proseguono i trasferimenti verso la frontiera.  

Quando nel 2016 avviene la vera svolta nel conflitto in Siria, Bashar Al Assad mette in conto di perdere una parte del territorio settentrionale. Sono le settimane quelle che seguono il fallito golpe in Turchia, Erdogan si sente tradito da un occidente che, a senso suo, non lo difende abbastanza e dunque decide di virare verso la Russia. Iniziano gli incontri di Astana, vengono imbastiti tavoli diplomatici dove viene creata un’inedita convergenza tra Mosca, Ankara e Teheran. Erdogan rinuncia, anche se non ufficialmente, al progetto di destituzione del presidente siriano, ma teme due elementi in particolare: una nuova emergenza migratoria e, soprattutto, il rafforzamento dei curdi lungo il confine con la Turchia. Questi ultimi infatti avanzano contro l’Isis e guadagnano terreno: secondo Erdogan, si tratta di milizie legate al Pkk, il partito curdo di Turchia considerato come un’organizzazione terroristica.

Erdogan controlla, direttamente od indirettamente, una fascia di territorio siriano che va da Afrin fino a Manbji. In alcune di queste province, le scuole sono già gestite da personale turco, l’università di Gaziantep è in procinto di aprire alcune facoltà, un’annessione in piena regola de facto già accettata dai principali attori impegnati in Siria. Questo gli consente di avere una zona cuscinetto in grado di allontanare possibili contatti tra curdi siriani e Pkk, oltre che ad ospitare un gran numero di migranti siriani attualmente in Turchia. 

Per completare il suo progetto, illustrato pochi giorni fa con tanto di cartina geografica in mano, gli serve il nord della regione che i curdi identificano con il nome di Rojava. Come sottolinea Giordano Stabile su La Stampa, possibile che Erdogan pensi ad una sorta di “Cipro del nord” poco oltre il confine siriano. Con la scusa di dover alleggerire il peso migratorio dovuto ai tre milioni di siriani che vivono ancora in Turchia, il presidente potrebbe qui impiantare villaggi e paesi con cittadini siriani sunniti. In questo modo, i curdi diventerebbero minoranza e si sposterebbero più a sud ed Erdogan, dal canto suo, sistema i profughi che ha ancora in casa ed annette un’altra zona della Siria.

Il piano di Erdogan nel nord della Siria è chiaro da tempo. Il presidente turco mira a creare una “zona cuscinetto” al confine meridionale. Il “Sultano” ha fatto capire in diverse occasioni che non avrebbe ceduto nella sua rivendicazione. Ha minacciato l’Unione Europea di “aprire le porte” ai profughi siriani (la Turchia ospita oltre 3,5 milioni di rifugiati) e, in un messaggio rivolto agli Stati Uniti, ha detto di essere pronto ad agire da solo se Washington avesse continuato a rallentare il suo progetto. “Se non ci saranno risultati dal negoziato con gli Stati Uniti sulla formazione di una zona sicura – ha affermato Erdogan pochi giorni fa – inizieremo i nostri piani tra due settimane”. Per il presidente turco, quindi, il tempo è scaduto e le sue truppe sono pronte a sferrare l’attacco

Il secondo scopo della Turchia è consentire il ritorno in patria di almeno 2 milioni di rifugiati siriani. Da mesi, la questione dell’accoglienza dei profughi infiamma il dibattito politico. Con la “ricollocazione” di centinaia di migliaia di disperati in fuga dalla guerra, Erdogan pretende dare una risposta ai turchi allarmati dalla grave crisi economica che sta attraversando il Paese. “Dobbiamo prenderci cura della sicurezza delle nostre frontiere e assicurarci che i rifugiati siriani tornino alle loro case in modo sicuro e volontario”, ha dichiarato Ibrahim Kalin, portavoce del presidente turco.

Di fronte all'imminente invasione turca, i curdi siriani sono pronti alla “guerra totale”. “Risponderemo a qualsiasi tipo di attacco”, ha detto Dalbr Issa, comandante delle Ypg. “Le forze democratiche curde sono nate per difendere il nostro popolo. Come abbiamo risposto all'Isis sarebbe lo stesso anche contro un attacco dello Stato turco”. Al di là della prevedibile risposta armata, è in corso una mobilitazione di civili nelle città di Ras al-Ain, Tal Abyad e Kobane lungo il confine. “Saranno scudi umani per impedire l’avanzata turca”, ha detto Arin Sheikhmous, un attivista di Qamishli, dove in centinaia hanno manifestato fuori dall'ufficio delle Nazioni Unite. Oltre ad un nuovo disastro umanitario, in una regione che non conosce pace da oltre otto anni, a preoccupare è anche una possibile rinascita del fanatismo dello sedicente Stato islamico. “Un'invasione da parte delle forze turche – affermano i curdi – creerà circostanze che permetteranno all'Isis di riorganizzarsi e commettere crimini contro l'umanità, diventando ancora una volta una minaccia per tutto il Medio Oriente, l'Europa e il mondo causando morte e distruzione indicibili e costringendo milioni di persone a fuggire dalle loro case diventando rifugiati”.

"I militanti (curdi) dell'Ypg hanno due opzioni: possono disertare oppure noi dovremo fermarli dall'interrompere i nostri sforzi di contrastare l'Isis", ha aggiunto Altun, che ha pubblicato sul Washington Post un commento per esprimere il punto di vista del governo di Recep Tayyip Erdogan sull'imminente offensiva oltre confine. "Il mondo deve sostenere il piano della Turchia per la Siria nordorientale", è il titolo del suo editoriale sul quotidiano americano.

Intanto, citando fonti locali, l'Osservatorio nazionale diritti umani in Siria fa sapere che una serie di raid di artiglieria sono stati compiuti dalla Turchia nelle ultime ore su basi curdo-siriane nel nord della Siria, a est e a ovest dell'Eufrate.

La decisione di Trump ha comunque spiazzato la diplomazia internazionale oltre a creare malumori fra le file del suo stesso partito. Fronde del partito repubblicano accusano Trump di aver «sacrificato» un alleato prezioso e minato la credibilità della politica estera statunitense. Allo stato attuale, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti «si terrebbero fuori» in caso di attacchi della Turchia ai curdi, minacciando però via tweet di «distruggere l’economia curda» nel caso Erdogan si spinga troppo oltre. Il Pentagono sta escludendo la possibilità di convincere la Turchia ad abbandonare i suoi progetti di invasione del nord della Siria. La lira turca è colata a picco in seguito alle turbolenze politiche, evidenziando il timore degli investitori per un crollo dell’economia nazionale in caso di escalation belliche in Medio Oriente.

«Si comporta come Obama, in Siria fa quello che il suo predecessore ha fatto in Iraq,e abbiamo visto quanto siano state disastrose le conseguenze». Così il senatore Lindsey Graham, repubblicano come Trump, attacca il suo presidente e dà voce a quella parte del partito americano che sostiene Trump ma non è d’accordo con la sua decisione di lasciare che i turchi invadano il Nord est della Siria.

 

 

 

 

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