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Giovedì, 17 Ottobre 2019

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Conte: 'Escluso taglio di reddito cittadinanza e quota 100'

Il taglio a Quota 100 e reddito di cittadinanza "non è assolutamente all'ordine del giorno. Lavoriamo con il Mef perché si prefigurano dei risparmi di spesa" visto che alcune somme erano state "un po' sovradimensionate". Lo afferma il premier Giuseppe Conte in un punto stampa da Hanoi.

"Noi abbiamo in via prudenziale abbiamo accantonato delle somme che ragionevolmente con il monitoraggio in corso si stanno rivelando un po' sovradimensionate ma il risparmio di spesa è diverso dal tagliare le misure. Le misure restano intatte e verranno applicate integralmente", sottolinea.

Sulla probabilità che il Consiglio dei ministri non si faccia venerdì "non c'è stato un rinvio, semplicemente non era stata fissata una data, perché non siamo riusciti a conciliare una data questa settimana. Ragionevolmente sarà la settimana prossima", spiega il premier.

"Il settore delle costruzioni è fortemente critico ma è da anni che si trascina questa condizione. Noi come governo stiamo cercando di favorire maggiori aggregazioni,non spetta a me perché sono soluzioni di mercato però posso dire - come massima autorità di governo io vengo e aggiornato - che si prefigurano sicuramente delle soluzioni di aggregazione che dovrebbero cercare di sopperire alle criticità del settore delle costruzioni". Lo afferma il premier Conte rispondendo ad una domanda sulle crisi aziendali.

Monito del presidente della Bce, Mario Draghi, all'Italia. "La commissione europea ha concluso che deve ridurre il rapporto debito/Pil e l'Italia produrrà un programma di riduzione di medio termine. Non credo che verrà chiesto un rapido calo, sarà un piano di medio termine che però deve essere credibile": ha detto  in risposta a una domanda sul braccio di ferro fra Roma e Bruxelles con l'avvio di una procedura d'infrazione per il debito, spiegando che è questo "quello che tutti si aspettano".

La Banca centrale europea manterrà i tassi d'interesse agli attuali minimi record "almeno fino alla prima metà del 2020". lo comunica la Bce in una nota. Il consiglio direttivo ha deciso di mantenere il tasso principale a zero, quello sui depositi a -0,40% e quelli sui rifinanziamenti marginali a 0,25%. "Il Consiglio direttivo - si legge nella nota della Bce - si attende ora che i tassi di interesse di riferimento della Bce si mantengano su livelli pari a quelli attuali almeno fino alla prima metà del 2020 e in ogni caso finché sarà necessario per assicurare che l'inflazione continui stabilmente a convergere su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio termine".  

"I minibot o sono valuta, e quindi sono illegali, oppure sono debito, e dunque lo stock del debito sale", ha aggiunto Draghi, a proposito dell'ipotesi di emettere minibond per rimborsare i debiti della pubblica amministrazione verso le imprese, approvata all'unanimità in una mozione alla Camera in Italia.

il Tltro-III: gli istituti di credito - si legge in una nota - che concederanno prestiti netti superiori a un valore di riferimento beneficeranno di un tasso d'interesse ribassato "fino a raggiungere un livello pari al tasso medio applicato ai depositi presso la banca centrale per la durata dell'operazione, con l'aggiunto di 10 punti base". Attualmente il tasso sui depositi è -0,40% e dunque tale tasso potrà arrivare fino a -0,30%.

È scontro aperto fra il Viminale e la magistratura. Il ministero dell'Interno ieri ha annunciato infatti la volontà di impugnare la sentenza del Tar di Firenze contro le cosiddette "zone rosse", e quelle dei tribunali di Bologna e Firenze a proposito dell'iscrizione anagrafica di alcuni cittadini stranieri

Due provvedimenti "in rotta di collisione" con la linea di Matteo Salvini. Ma c'è di più: il Viminale intende rivolgersi anche all'Avvocatura dello Stato per valutare se i magistrati che hanno emesso le sentenze avrebbero dovuto astenersi, lasciando il fascicolo ad altri, per l'assunzione di posizioni in contrasto con le politiche del governo in materia di sicurezza, accoglienza e difesa dei confini. Idee, si legge in una nota del ministero, "espresse pubblicamente o attraverso rapporti di collaborazione o vicinanza con riviste sensibili al tema degli stranieri come "Diritto, immigrazione e cittadinanza" o con avvocati dell'Asgi associazione studi giuridici per l'immigrazione che hanno difeso gli immigrati contro il Viminale". Un attacco che viene corredato da nomi e cognomi di tre giudici: Rosaria Trizzino, presidente della seconda sezione del Tar della Toscana, Matilde Betti, presidente della prima sezione del tribunale civile di Bologna e Luciana Breggia, magistrato del tribunale di Firenze. A quest'ultima viene pure contestata "la partecipazione alla presentazione di un libro dove era seduta accanto alla portavoce di Mediterranea e al professor Emilio Santoro, che ha bollato in un'intervista l'esecutivo gialloverde come: il governo della paura".

Oggi il leder della Lega è tornato sulla questione. E, ospite di Mattino cinque su Canale 5, ha affermato: "Non c'è nessuna lista con i nomi dei magistrati che hanno criticato il governo sui migranti. Dico però che su migliaia di giudici che fanno onestamente il loro lavoro qualcuno fa politica. Mi chiedo se è normale che qualche giudice scriva libri e vada a convegni che sono uno spot per l'immigrazione di massa e poi giudichi sulle domande dei richiedenti asilo e sulle norme sull'immigrazione del ministero dell'Interno. Ognuno è libero di avere le sue idee ma se fai il giudice dovresti essere imparziale e al di sopra di ogni schieramento politico. Se 99 giudici applicano la legge in una maniera e ce ne è uno che fa il bastian contrario e la applica in maniera opposta, va bene la libertà di pensiero però la legge è legge. Io voglio che in Italia arrivino persone che scappano davvero dalla guerra ma voglio poter rispedire a casa loro i delinquenti".

A nemmeno 24 ore dalla decisione del Viminale di impugnare le sentenze pro immigrazione - e in particolare quella del Tar che "cancella" le zone rosse anti balordi -, parte l'assalto delle toghe rosse

Come riferisce il quotidiano il Giornale i togati di Area hanno infatti inviato un documento per chiedere al Consiglio superiore della magistratura di aprire un pratica a tutela di Luciana Breggia - presidente della sezione specializzata in materia di immigrazione del tribunale di Firenze - e Maitlde Betti - presidente della prima sezione civile del tribunale di Bologna - e "a presidio dell'autonomia e indipendenza della giurisdizione". I due giudici sono tra le personalità della "rete pro immigrazione" citati dal ministero dell'Interno nel comunicato in cui si annunciano i ricorsi e nel mirino per alcune dichiarazioni pubbliche spiccatamente contro le politiche messe in atto da Matteo Salvini. 

"Segnalare quelli che fanno politica è doveroso", aveva spiegato nelle scorse ore il vicepremier, "Non intendiamo controllare nessuno né creare problemi alla magistratura ma ci chiediamo, col dovuto rispetto, se alcune iniziative pubbliche, alcune evidenti prese di posizione di certi magistrati siano compatibili con un’equa amministrazione della giustizia".

Intanto l'uomo accusato di aver pestato un portantino nella sala d'attesa del policlinico Umberto I. Una violenza brutale registrata dalle telecamere di videosorveglianza: l'immigrato colpisce con otto pugni al volto la sua vittima, poi la sbatte in terra due volte. Senza motivo.


Il giudice ha convalidato l'arresto, ma non ha disposto la traduzione in carcere. "La custodia richiesta dal pm - riporta il Messaggero - non appare adeguata con le sue attuali condizioni di salute inoltre è già in corso la procedure di espulsione". E così l'immigrato è stato liberato e poche ore dopo, nella sala d'attesa del Policlinico, ha massacrato il portantino.  

La sua vicenda, ricostruita dettagliatamente dal Messaggero, non risale solo alla settimana scorsa. Ma per comprenderla fino in fondo occorre fare più di un passo indietro. Il 48enne, infatti, aveva accumulato un anno e quattro mesi di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e violenza sessuale. Lo scorso 31 maggio ha espiato la sua pena e i carabinieri di Velletri lo hanno prelevato dalla casa circondariale per portarlo al Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) per provvedere all'ordine di espulsione. Il fatto è che, durante il tragitto, il nigeriano avrebbe opposto resistenza. Secondo quanto riporta il Messaggero, avrebbe urlato, sputato e sgomitato fino a cercare di far sbandare l'auto dell'Arma. Solo l'arrivo di altri 10 militari in soccorso aveva permesso di evitare il peggio.

Come da protocollo, i carabinieri gli hanno contestato il reato di resistenza e lesioni. Quindi, invece di portarlo a Potenza al Cpr, lo hanno condotto in cella in caserma. Anche qui il 48enne ha mostrato segni di nervosismo. "Durante la notte si dimena - riporta il Messaggero - si lascia cadere in terra, tanto da procurarsi una ferita alla testa". Per questo motivo i militari il giorno dopo lo hanno portato al policlinico mentre in Tribunale si procedeva con il processo per direttissima. Ed è qui che è arrivata la sorpresa.


Solo oggi il nigeriano è stato fermato. Ma intanto ha avuto il tempo di aggredire un'altra vittima.

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