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Martedì, 23 Maggio 2017

La Bibbia secondo i progressisti

Cambiamenti climatici

La nuova frontiera degli intellettuali postmoderni è la conoscenza perfetta del Vangelo e della Bibbia. Naturalmente secondo loro. E poco importa se saltano fuori versetti che nessuno ricorda (perché non esistono!).

Da un po’ di tempo a questa parte, infatti – udite, udite! –, l’ecologismo, l’ambientalismo, il vegetarianismo e il veganesimo, il pauperismo e l’animalismo sono tutte ideologie che la Sacra Scrittura ci invita a seguire.

Se fino a qualche anno fa, nessuno osava pronunciare il nome di Dio invano, nel rispetto di una laicité dello stato e della vita pubblica troppo sacra, oggi le cose stanno diversamente.

Si sa, le mode cambiano. E il puritanesimo ha rotto ormai le dighe del protestantesimo per inondare i cattolici e sommergere tutti. Pronti a sciorinare versetti delle Scritture (che a quanto pare non hanno finito di leggere o non hanno mai studiato), in nome della tolleranza.

In occasione del COP20, alcuni vescovi cattolici si riunirono a Lima per raccontare il loro desiderio di unirsi agli sforzi dei leader mondiali impegnati a giungere ad un accordo vincolante sul clima. E dare un risposta a quello che avevano individuato come “l’appello di Dio a intervenire in merito alla situazione urgente e dannosa del riscaldamento globale. […]"

Tema talmente caldo che il card. Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede, più recentemente, è tornato a parlarne, intervenendo a nome di Papa Francesco in occasione del COP21, e ha tenuto a ricordare come il fenomeno del cambiamento climatico colpisca soprattutto i poveri e le generazioni future invitando i “Paesi con maggiori risorse e capacità” a dare il buon esempio con politiche incentrate alla promozione “delle energie rinnovabili e della dematerializzazione”. E nella tutela del povero, citando “lo sviluppo di un modello circolare dell’economia”, ha proposto l’attuazione di programmi appropriati, sostenibili e diversificati di sicurezza alimentare e di lotta allo spreco del cibo”.

Nel frattempo poco male se da qualche parte del mondo c'è chi produce, acquisisce, baratta, vende e getta i tessuti umani, e continua a non meritare la luce dei riflettori. Evidentemente ci si attiene sempre alla Sacra Scrittura, e di simili argomenti non v’è cenno alcuno.

Certo non può che consolare che, in un momento storico come il nostro, i leader di 200 paesi del mondo abbiano trovato il tempo, la forza ed il coraggio, (all’indomani dei fatti di Parigi) di riunirsi e firmare il sospirato “Accordo climatico”, in un tentativo di ordinare alla terra di non aumentare troppo le temperature e all’uomo di smettere di respirare, lasciando più agio alle piante di giocare con ossigeno e anidride carbonica.

Senza uscire dai confini del nostro stivale, il Vescovo emerito della diocesi di Massa, Carrara e Pontremoli ha scritto, insieme ad una sociologa, “Il grido della creazione tra crisi e speranza”, sugli “spunti biblici e teologici per un’etica cristiana del vegetarismo”. Con una prefazione del card. Menichelli che ammonisce: “questa attenzione etica non è stravaganza nutritiva, quanto vedere in ogni realtà animata del creato la presenza di Dio”. Devotissimi del Genesi insomma, ma sempre solo per pochissime righe: «Ecco, Io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo» (Gen 1,29).

Il nuovo letteralismo e fondamentalismo, di cui un tempo erano tacciati quanti avevano la tendenza a dare un peso rilevante al significato della Scritture, è sempre più invadente. E (con buona pace dei pochi noti) quei pilastri, su cui dovrebbe essere edificata la società, che Benedetto XVI riverniciò, come la dignità della vita umana dal concepimento alla morte naturale, la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna e la libertà di educazione non solo li stanno dimenticando, ma li stanno prendendo a picconate in quanto seguaci di queste nuovissime “denominazioni cristiane”.

Per esempio, il card. Bagnasco nei giorni scorsi, nel dare il suo placet al Family Day, aveva regalato un po’ di coraggio a molti vescovi per benedire anch’essi la manifestazione. Eppure i vescovi del Piemonte ci hanno regalato un comunicato nel quale leggiamo «ribadiamo che tutte le unioni di coppie comprese quelle omosessuali, non possono essere equiparate al matrimonio e alla famiglia. Tenuto fermo questo principio, anche le unioni omosessuali, come tutte le unioni affettive di fatto, richiedono una regolamentazione chiara di diritti e di doveri». Insomma, “matrimonio” gay no, ma unioni omosessuali sì.

Peccato per che il documento del 2003 Considerazione circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, emanato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede e approvato esplicitamente da Giovanni Paolo II nega che lo Stato possa legittimare qualsiasi convivenza omosessuale, dando ad essa forma legale e quindi elevandola ad istituto giuridico.

Ma la tiepidezza appanna la ragione.

I nuovi fondamentalisti stanno dando a Cesare quel che è di Dio, giocando con le Sue stesse parole, senza andare al fondamento.



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