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In base ai dati riportati da Rome Foundation, il 18% delle persone nel mondo soffre di gonfiore addominale almeno una volta a settimana, mentre per Gastroenterology il benessere digestivo è correlato a stile di vita e ritmi serrati che generano il gonfiore cronico, alterando la motilità intestinale. Con l'arrivo dell'estate, il problema peggiora a causa della minore circolazione del sangue nell'apparato digerente e dell'alterazione del ritmo sonno-veglia, che rendono la gestione del benessere digestivo una priorità quotidiana. In questo scenario, adottare un approccio e uno stile alimentare consapevole diventano fondamentale: “L'alimentazione plant-based è un'opportunità per supportare la regolarità intestinale e la sensazione di leggerezza necessaria per vivere al meglio l’estate”, afferma il dott. Alfonso Presutto, biologo e nutrizionista

 Il gonfiore addominale non è solo un fastidio passeggero, ma una condizione che coinvolge una fetta significativa della popolazione mondiale. Secondo un recente studio epidemiologico globale della Rome Foundation, quasi 1 persona su 5 (18%) soffre di gonfiore addominale almeno una volta alla settimana, una prevalenza che colpisce in modo particolare le donne. Tuttavia, il gonfiore non è solo una risposta a scelte alimentari errate: la ricerca scientifica sta spostando il focus sui meccanismi neurologici. Uno studio pubblicato su Gastroenterology dimostra che lo stress accumulato nel tempo altera direttamente la motilità intestinale e la sensibilità viscerale, innescando tensione e gonfiore cronico. L’estate amplifica questa condizione. A confermarlo è The Lancet Countdown on Health and Climate Change, un recente report internazionale che evidenzia come le alte temperature e i ritmi estivi agiscano da veri e propri "disruttori circadiani" per il sistema digerente. Il nostro intestino, regolato da ritmi biologici precisi, subisce in estate una de-sincronizzazione che causa disregolazione viscerale, peggiorando i sintomi. Questo meccanismo biologico spiega perché il gonfiore non sia legato solo a cosa mangiamo, ma a come il nostro corpo si adatta a un ambiente in mutamento. È quanto emerge da un monitoraggio condotto dall’Osservatorio OraSì su un ampio panel di testate internazionali e studi scientifici per capire in che modo gli alimenti plant-based possano dare una risposta concreta per ripristinare l'equilibrio viscerale in estate. "In un contesto in cui il benessere digestivo è messo alla prova da fattori ambientali, stress e ritmi di vita sempre più frenetici, adottare un’alimentazione consapevole diventa un atto di cura verso sé stessi. L'approccio plant-based non va più interpretato come una rinuncia, ma come un’opportunità per valorizzare alimenti di elevata qualità nutrizionale, ricchi di fibre e vitamine, capaci di sostenere l’equilibrio del microbiota intestinale e di supportare la regolarità dell’intestino stesso. Il risultato è una maggiore sensazione di leggerezza e benessere generale particolarmente importante durante la stagione estiva ", commenta il dott. Alfonso Presutto, biologo e nutrizionista della Nazionale maschile di pallavolo.

 Se l’estate e lo stress mandano in tilt il ritmo naturale dell’intestino, l'alimentazione plant-based interviene agendo da regolatore biologico. I nutrienti vegetali non sono solo cibo, ma segnali molecolari: fibre, antiossidanti e acqua ad alta biodisponibilità lavorano in sinergia per calmare l’infiammazione e fornire al microbiota il carburante necessario per mantenere intatta la barriera intestinale anche sotto stress ambientale. Come riportato da Harvard Health Publishing, studi recenti indicano che le diete basate su alimenti vegetali possono contribuire a ridurre il rischio di costipazione cronica, grazie a un maggiore apporto di fibre, probiotici e antiossidanti che migliorano il transito intestinale. Parallelamente, la ricerca pubblicata su Frontiers in Nutrition evidenzia come l’adozione di regimi plant-based favorisca una maggiore diversità del microbiota e una produzione ottimale di metaboliti benefici, come gli acidi grassi a catena corta, fondamentali per l'integrità della barriera intestinale e la modulazione della risposta infiammatoria sistemica.

 Alla luce di queste evidenze scientifiche, la squadra di esperti dell’Osservatorio OraSì propone un cambio di approccio: allontanarsi dalle soluzioni estreme per abbracciare uno stile di vita basato su un approccio plant-based, gioioso, equilibrato e leggero. Scegliere alimenti di origine vegetale significa non solo prediligere ingredienti spesso più digeribili e ricchi di nutrienti, ma anche compiere una scelta più consapevole per il proprio benessere a lungo termine. A supporto di questo approccio, gli esperti enunciano i benefici chiave del modello plant-based per contrastare il gonfiore. In primo luogo, la digeribilità ottimale dei prodotti vegetali riduce il senso di pesantezza post-prandiale, mentre l'idratazione profonda, garantita dall'elevato contenuto d'acqua di bevande vegetali e frutta fresca, aiuta a contrastare il calore estivo. La regolarità intestinale è favorita dall'apporto naturale di fibre, che agiscono in sinergia con il supporto al microbiota, il "secondo cervello" che regola umore e digestione.

 Dagli esperti dell’Osservatorio OraSì, ecco quindi i 10 benefici di un approccio plant-based per ritrovare la leggerezza addominale e vivere l'estate con energia:

 Digeribilità ottimale: i prodotti di origine vegetale, grazie alla loro composizione, risultano spesso più leggeri per il sistema digerente, riducendo il senso di pesantezza post-prandiale.

  1. Idratazione profonda: molti alimenti plant-based, come le bevande a base di avena o riso e la frutta fresca, hanno un elevato contenuto di acqua, fondamentale per contrastare la disidratazione tipica delle giornate estive.
  2. Regolarità intestinale: l'apporto naturale di fibre solubili e insolubili favorisce la motilità intestinale, aiutando a prevenire il gonfiore addominale legato a stasi o irregolarità.
  3. Supporto al microbiota: una dieta ricca di varietà vegetale nutre il microbiota intestinale, il "secondo cervello" che regola non solo la digestione ma anche il nostro umore.
  4. Potere antinfiammatorio: il consumo di alimenti vegetali integrali è associato a un minor carico infiammatorio per l'organismo, ideale per chi soffre di gonfiore cronico.
  5. Controllo dell’indice glicemico: i carboidrati complessi tipici dell’alimentazione vegetale offrono energia a rilascio graduale, evitando i picchi glicemici che possono causare fermentazione intestinale.
  6. Maggiore densità di micronutrienti: vitamine, minerali e antiossidanti presenti in frutta, verdura e cereali proteggono le cellule dallo stress ossidativo provocato da esposizione solare e calore.
  7. Riduzione del carico proteico animale: sostituire periodicamente le proteine animali con alternative vegetali, come soia e legumi, alleggerisce il lavoro digestivo e contribuisce a ridurre fermentazione e gonfiore.
  8. Equilibrio del pH gastrico e intestinale: molti alimenti plant-based favoriscono un ambiente digestivo più equilibrato, contrastando l’acidità post-prandiale e riducendo la sensazione di pesantezza addominale.
  9. Ottimizzazione della motilità viscerale: grazie all’apporto di magnesio, potassio e fibre, gli alimenti vegetali sostengono la naturale motilità intestinale, prevenendo ristagni e gonfiore.

 

Quando ci si trova davanti a un “buco nero”, il primo passo è rompere il silenzio. È questo il messaggio più forte emerso dalla prima edizione di Play Your Mind, l'evento organizzato da Manager United APS e dedicato al benessere mentale, alla resilienza e al valore della condivisione, iniziativa realizzata con il contributo della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate e il sostegno di Affidea Clinics e Professione Casa.

Il cuore pulsante della manifestazione è stato il talk moderato da Gibba di Radio 105 e dal Presidente di Manager United, Stefano Lieto, che hanno guidato il confronto tra quattro ospiti d'eccezione: Cristian Viola, Giuliana Mancusi, Paolo Venturini e Fabrizio Fontana.

Quattro storie diverse, quattro percorsi personali e professionali differenti, ma una convinzione condivisa: quando si attraversano momenti difficili, quando ci si trova davanti a quello che molti descrivono come un "buco nero", il primo passo è rompere il silenzio.

Non tutti partono dalle stesse condizioni. Non tutti dispongono delle stesse risorse emotive, economiche o relazionali. Ma tutti possono trovare una via d'uscita se hanno il coraggio di chiedere aiuto e la fortuna di incontrare qualcuno disposto ad ascoltare.

Particolarmente intensa la testimonianza di Fabrizio Fontana, storico volto della televisione italiana e amatissimo "Capitan Ventosa", che ha raccontato con grande sincerità i fallimenti, le delusioni e i numerosi "no" ricevuti nel corso della sua carriera. Un racconto autentico, lontano dai cliché del successo, che ha ricordato a tutti come il valore di una persona non si misuri dalle cadute, ma dalla capacità di rialzarsi.

Si è conclusa con grande partecipazione e unanimi consensi la prima edizione di "Play Your Mind", l'evento organizzato da Manager United APS e dedicato al benessere mentale, alla resilienza e alla forza della condivisione.

L'evento ha raggiunto il suo momento più atteso con il match finale tra la Nazionale Comici e la Nazionale Manager United, simbolo perfetto dello spirito della giornata: competere divertendosi, condividere esperienze e costruire relazioni autentiche. Hanno vinto i manager.

A chiudere la manifestazione è stata la cerimonia di premiazione, condotta alla presenza del Presidente di BCC di Busto Garolfo e Buguggiate, Roberto Scazzosi, assieme al  vicedirettore generale della banca, Annibale Bernasconi, che hanno consegnato i riconoscimenti ai vincitori prima dei saluti finali.

«Play Your Mind ha dimostrato quanto sia importante creare occasioni in cui le persone possano fermarsi, ascoltarsi e confrontarsi su temi che troppo spesso vengono affrontati solo quando emergono situazioni di difficoltà – ha commentato Roberto Scazzosi, presidente della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate - Il capitale umano è la risorsa più preziosa che possediamo: sono le competenze, le esperienze, le relazioni, ma anche la capacità di affrontare le difficoltà, di rialzarsi dopo una caduta e di aiutarsi reciprocamente nei momenti più complessi. La grande partecipazione registrata oggi e l'entusiasmo che si è respirato durante tutta la manifestazione dimostrano che esiste un forte bisogno di iniziative capaci di creare connessioni autentiche tra le persone».

Ma ciò che rimane non sono soltanto i risultati sportivi.

«Rimangono gli sguardi, gli abbracci, le testimonianze, le risate e le conversazioni nate durante la giornata. Rimane la consapevolezza che parlare di benessere mentale non è più un tabù e che il confronto può diventare uno strumento concreto di crescita personale e collettiva. Rimane soprattutto la sensazione di aver vissuto qualcosa di diverso. Qualcosa di autentico. Qualcosa di unico. A soli otto mesi dalla sua nascita, Manager United non è più soltanto un progetto o un'idea. È una realtà concreta, una comunità in crescita che ha dimostrato di saper unire persone, valori e obiettivi attorno a una missione condivisa. Play Your Mind rappresenta il primo capitolo di un percorso destinato a crescere. Un format innovativo che ha già mostrato il proprio potenziale e che nelle prossime edizioni punta a coinvolgere sempre più persone, aziende e territori. Perché il vero successo di questa giornata non si misura nei numeri. Si misura nelle emozioni che ha lasciato. E nella traccia che continuerà a vivere nella mente e nel cuore di chi l'ha vissuta», conclude Stefano Lieto, ideatore e presidente di Manager United APS.

Una giornata che ha saputo unire riflessione e leggerezza, emozione e divertimento, coinvolgendo manager, imprenditori, professionisti, famiglie e appassionati in un'esperienza che è andata ben oltre il semplice evento sportivo.

Tra una partita e l'altra, il pubblico è stato intrattenuto dagli sketch e dall'energia travolgente di Didi Mazzili, protagonista di numerosi momenti di comicità che hanno regalato sorrisi e leggerezza a tutti i presenti.

Martedì 19 maggio 2026 (ore 11.00–13.00), presso il Salone d’Onore della Triennale di Milano, AISLA presenterà pubblicamente “Ovunque Vicini – Cura specialistica per le persone con SLA”, un nuovo modello di assistenza integrata che porta competenze cliniche specialistiche, supporto sociale e strumenti digitali direttamente nei luoghi di vita delle persone.

La visita non si sposta. Arriva. È questo il principio che guida Ovunque Vicini: un’infrastruttura di prossimità che punta a ridurre disuguaglianze territoriali, frammentazione assistenziale e tempi di accesso, mettendo in connessione specialisti, territorio, caregiver e persone con SLA in un percorso continuo di cura. 

Promosso da AISLA, in partenariato con Fondazione Serena – Centri Clinici NeMO, il progetto mette in dialogo salute, innovazione sociale, telemedicina, presa in carico multidisciplinare e Progetto di Vita delle persone con disabilità, in coerenza con i nuovi paradigmi della medicina territoriale e della continuità assistenziale.

Durante l’evento, in programma martedì 19 maggio, dalle ore 11 alle 13, al Salone d’Onore della Triennale di Milano, saranno presentati il modello operativo, la governance clinica e sociale del sistema e una dimostrazione live del percorso di presa in carico: dalla richiesta del paziente alla tele visita specialistica, fino al follow-up assistenziale.

Tra gli interventi previsti: Fulvia Massimelli, Presidente Nazionale AISLA; Alberto Fontana, ideatore dei Centri Clinici NeMO; la riflessione del prof. Alessandro Padovani, Direttore della Clinica di Neurologia e Prorettore alla Ricerca dell’Università degli Studi di Brescia, sul cambiamento della medicina: dall’episodio alla continuità della cura; oltre a rappresentanti del mondo clinico, istituzionale e delle prime tre Regioni coinvolte nella fase pilota del modello: Calabria, Basilicata e Veneto.

Le tre esperienze territoriali rappresentano il primo passo di un percorso che, a partire dall’autunno, vedrà un progressivo coinvolgimento di ulteriori territori italiani, con l’obiettivo di rendere sempre più accessibile una medicina specialistica di prossimità per le persone con SLA. Il progetto è realizzato con il contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ministro per le disabilità, a valere sul Fondo unico per l’inclusione delle persone con disabilità.

L’evento, con i saluti istituzionali del Ministro per le Disabilità, on. Alessandra Locatelli, si svolgerà martedì 19 maggio 2026, dalle ore 11.00 alle 13.00, presso il Salone d’Onore della Triennale di Milano, e rappresenta l’avvio pubblico di un progetto nazionale che punta a portare il sistema di cura là dove la vita accade: nelle case delle persone.

 

 

Manipolazione, svalutazione e controllo ossessivo: la violenza psicologica è un abuso che non lascia lividi sulla pelle, ma cicatrici profonde nella psiche. Un fenomeno in crescita, spesso mascherato da "eccesso d'amore", che oggi corre anche sui canali digitali.  

 La violenza psicologica è una forma di abuso sempre più diffusa, ma ancora estremamente difficile da riconoscere e denunciare. Spesso si insinua nelle pieghe della quotidianità attraverso comportamenti che vengono erroneamente normalizzati.

“Molte persone non si rendono conto di vivere una relazione disfunzionale perché mancano segnali fisici evidenti. La violenza psicologica agisce per sottrazione: sottrae autostima, contatti sociali e libertà di essere se stessi”, spiega la Dr.ssa Elisa Caponetti.

Nel suo ultimo saggio, la dott.ssa Caponetti identifica i pilastri della manipolazione affettiva, con un focus particolare sulle nuove forme di controllo tecnologico:

  • Svalutazione e senso di colpa: la critica costante che mira a distruggere l'identità dell'altro.
  • Gelosia patologica: utilizzata non come prova d’affetto, ma come strumento di possesso per limitare l’autonomia del partner.
  • Abuso digitale: la pretesa di condividere le password dei social e della mail o l'imposizione della geolocalizzazione per monitorare ogni spostamento.
  • Isolamento: la strategia per allontanare la vittima da amici e familiari, rendendola emotivamente dipendente.

Queste dinamiche non riguardano solo la coppia, ma si riflettono in contesti familiari e in episodi di bullismo, dove il controllo e la prevaricazione psicologica diventano armi per l'annientamento sociale del singolo.

“Uscire da un 'nodo oscuro' non è solo un atto di volontà, ma un processo di riappropriazione della propria identità che inizia dal dare un nome a ciò che si sta subendo,” aggiunge la dott.ssa Caponetti.  

 “Nodi oscuri”, edito da Armando Editore, racconta i volti e le storie di una violenza ancora troppo invisibile. Attraverso un’analisi lucida e professionale, il libro offre strumenti pratici per riconoscere le relazioni tossiche, spezzare le catene della manipolazione e intraprendere un percorso di rinascita e rispetto di sé.

 

 

La dott.ssa Elisa Caponetti è disponibile per interviste, podcast e approfondimenti sui temi della violenza di genere, del bullismo e delle dinamiche relazionali.

 

I medicinali utilizzati per trattare il morbo di Parkinson possono essere prodotti da bottiglie di plastica di scarto attraverso un metodo innovativo, sviluppato da un team di scienziati dell'Università di Edimburgo.

Il metodo sfrutta il potere dei batteri per convertire i rifiuti plastici in levodopa (L-DOPA), un farmaco di prima linea per alleviare i sintomi del morbo di Parkinson, riportano i ricercatori sulla rivista "Nature Sustainability".

Qual è il processo di conversione?

In particolare, gli scienziati hanno creato i batteri E. coli per convertire un tipo di plastica ampiamente utilizzata nei packaging alimentari e delle bevande, il polietilene tereftalato (PET), nella sostanza L-DOPA.

Il processo consiste innanzitutto nella scomposizione dei rifiuti PET negli elementi chimici di base dell'acido tereftalico. Le molecole di questo acido vengono poi convertite in L-DOPA dai batteri modificati, attraverso una serie di reazioni biologiche.

Secondo i ricercatori, questa è la prima volta che viene creato un processo biologico naturale per trasformare i rifiuti plastici in una sostanza terapeutica per le malattie neurologiche.

Quali sono i vantaggi del nuovo metodo?

I ricercatori sottolineano che la produzione di L-DOPA, con questa nuova tecnica, è più sostenibile rispetto ai metodi tradizionali di produzione di farmaci, basati sull'uso di combustibili fossili. Inoltre, la necessità di nuovi metodi per il riciclo del PET è urgente. Questa plastica è resistente e leggera, ma è prodotta da materie prime non rinnovabili, come petrolio e gas. I processi di riciclo esistenti non sono completamente efficaci e continuano a contribuire all'inquinamento da plastica a livello globale.

Si sottolinea che il nuovo metodo potrebbe aprire la strada allo sviluppo di una nuova industria di riutilizzo biologico dei rifiuti per produrre non solo medicinali, ma anche una vasta gamma di prodotti, come profumi, cosmetici, profumi e prodotti chimici industriali.

Il team si concentrerà quindi sull'avanzamento della tecnologia verso la sua applicazione industriale: ottimizzando ulteriormente il processo, migliorando la dimensione della produzione e valutando ulteriormente le sue prestazioni ambientali ed economiche.

Intanto acqua, bibite, birra e vino venduti in bottiglie di vetro contengono più microplastiche rispetto a quelle vendute in bottiglie di plastica e lattine di alluminio, secondo un nuovo studio dell'Agenzia Francese per la Sicurezza Alimentare.

Negli ultimi anni, microplastiche sono state rilevate in tutto il mondo, dall'aria che respiriamo al cibo che mangiamo, così come in tutto il corpo umano, riporta Science Alert.

 

Guillaume Duflos, direttore della ricerca presso l'agenzia francese per la sicurezza alimentare ANSES, ha detto all'agenzia di stampa AFP che un team di esperti ha cercato di "indagare sulla quantità di microplastiche nei diversi tipi di bevande vendute in Francia ed esaminare l'impatto che diversi imballaggi possono avere." Il loro studio è stato pubblicato sul Journal of Food Composition and Analysis.

5-50 volte più microplastiche

I ricercatori hanno trovato in media circa 100 particelle di microplastiche per litro in bottiglie di vetro di bibite, limonata, tè freddo e birra. Questo è un rapporto cinque-cinquanta volte superiore a quello rilevato nelle bottiglie di plastica o nelle lattine di alluminio.

"Ci aspettavamo il risultato opposto," ha detto la dottoranda Iseline Chaib, che ha condotto la ricerca. "Abbiamo poi osservato che nel vetro le particelle avevano la stessa forma, colore e composizione polimerica – cioè la stessa plastica – della vernice all'esterno dei coperchi che sigillano le bottiglie di vetro."

La vernice sulle palpebre presentava anche "piccoli graffi, invisibili a occhio nudo, probabilmente dovuti all'attrito tra le palpebre durante la conservazione", ha detto ANSES stessi. Questo potrebbe poi "rilasciare particelle sulla superficie dei coperchi."

Meno in acqua, più in birra

Per quanto riguarda l'acqua, gassata e non gassata, la quantità di microplastiche era relativamente bassa in tutti i casi, variando da 4,5 particelle per litro nelle bottiglie di vetro a 1,6 particelle in quelle di plastica. Le bevande analcoliche, invece, contenevano circa 30 microplastiche per litro, la limonata 40 e la birra circa 60.

Poiché non esiste un livello di riferimento per una potenziale quantità tossica di microplastiche, non è stato possibile determinare se questi elementi rappresentino un rischio per la salute, ha detto ANSES stessi. Tuttavia, ha aggiunto che i produttori di bevande potrebbero facilmente ridurre la quantità di microplastiche espulse dai tappi di bottiglia.L'agenzia ha testato un metodo di pulizia che prevede il soffiare dei coperchi con aria e poi risciacquare con acqua e alcol, riducendo la contaminazione del 60%


Fonte Cnn

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