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Seminario dei commercialisti sull'antiriciclaggio

Il seminario sull'antiriciclaggio

 

La normativa sull’antiriciclaggio ha imbrigliato l’operatività commerciale nelle transazioni finanziarie. La legge c’è e occorre rispettarla. Bisognava, però, che con maggiore gradualità il cittadino, l’imprenditore e il professionista potessero maturare determinati concetti e che ci si occupasse di limitare l’aspetto sanzionatorio che si tramuta in aspetto penale. E’ il concetto manifestato da Maurizio Massimo Tollini, relatore dell’Unoformat Srl, nel corso del seminario promosso dall’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili per la circoscrizione del Tribunale di Ragusa e tenutosi l’altro giorno a Villa Di Pasquale. “Il piano dei controlli nei confronti dei professionisti è in atto – ha spiegato la consigliera dell’Ordine, Maria Gabriella Di Quattro, nell’intervento introduttivo – e nei prossimi mesi la Guardia di Finanza potrebbe presentarsi nello studio di ciascuno di noi al fine di verificare se sono stati assolti gli obblighi in materia di antiriciclaggio. Ecco perché abbiamo promosso un appuntamento del genere. Per cercare di comprendere quali gli adempimenti da espletare. E’ però opportuno che si verifichi se, grazie a future direttive Ue, è possibile recepire a livello nazionale le norme in maniera più estensiva e leggera. Perché le sanzioni sono veramente pesanti. Ed hanno ricadute pure sull’ambito penale”. Anche Tollini ha sostenuto che si tratta di “una materia molto delicata, da valutare in una chiave internazionale considerato che sono parecchi i Paesi impegnati nella lotta al terrorismo e al finanziamento illecito. Dal punto di vista della normativa nazionale – ha proseguito – vengono riprese le disposizioni europee. Ed è in arrivo una quarta direttiva in tal senso. Il cittadino non può assolutamente utilizzare denaro contante per la famosa soglia dei 1.000 euro, per la precisione 999,99 perché già mille è un superamento del tetto imposto. Gli imprenditori hanno maggiori difficoltà nell’applicazione di questa normativa. L’aspetto sanzionatorio che si tramuta in aspetto penale è, dal nostro punto di vista, da stigmatizzare. Dovere applicare una norma penale a un professionista che dimentica di annotare un documento è un qualcosa che andrebbe rivisto. L’aspetto delittuoso prescrive che io debba compiere un delitto e al compimento dello stesso sarà erogata una pena. Non avendo commesso alcun delitto nel non avere rispettato una norma, posso essere sì sanzionato per l’errato comportamento ma non è possibile che si rovini un professionista che può finire nella “lista nera” anche per leggerezza, per disattenzione ma di certo non per dolo, dolo che non causerebbe alcun vantaggio alle parti”.

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