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Venerdì, 29 Maggio 2020

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La consortile Ergon con i 2186 uomini e donne dei negozi Altasfera, Ard, Despar, Eurospar e Interspar, dei magazzini e degli uffici delle sedi di Ragusa, Belpasso e Palermo, insieme a tutti gli imprenditori affiliati, i loro collaboratori e i trasportatori con i loro autisti, in concerto con l’Asp di Ragusa, hanno deciso di donare 3 ventilatori polmonari portatili (gli unici disponibili in tempi rapidissimi) che potrebbero essere utili in aggiunta a quelli già in dotazione per la emergenza da covid-19 che ci vede tutti coinvolti.

È un segnale di vicinanza verso le comunità del territorio e di gratitudine verso i medici ed il personale della sanità siciliana che stoicamente ci sta proteggendo da questo inedito, triste fenomeno.

È anche un moto di orgoglio verso i lavoratori il cui lavoro ha subito una profonda mutazione avendo assunto un elevato aspetto sociale, che tutti e ciascuno stanno svolgendo, pur con apprensione, con il massimo impegno e senza risparmiarsi.

Si ringrazia il personale dell'ASP che ha collaborato per la donazione, dott.ssa Merlino e dott.Rabito. Questa iniziativa di livello locale si unisce a quella nazionale a favore dell’Istituto Spallanzani di Roma a cui Despar ha donato 500.000 euro per sostenere la ricerca di una soluzione per il coronavirus.

Una simpatica dottoressa Piastrina guarda al microscopio il cattivo coronavirus, mentre speciali bambini supereroi lo mettono in fuga. È l’ultimo video che i clown dottori di “Ci ridiamo sù” hanno pubblicato sulla loro pagina facebook per mostrare la loro vicinanza e strappare un sorriso ai pazienti e agli operatori sanitari. C’è la lettura di un libro per bambini in riva al mare. Il bacio della buonanotte per accogliere tanti bei sogni. I messaggi di affetto a chi è impegnato in corsia. Seppur lontani fisicamente dai pazienti, i simpatici dottori dal naso rosso vogliono mostrare il loro esserci con il cuore e con il pensiero.

Per farlo in queste settimane stanno promuovendo sulla loro pagina facebook e sul canale youtube dei semplici e delicati contributi: un modo per continuare a far sentire la loro presenza a chi li attendeva con ansia nei reparti, ai familiari che li hanno conosciuti e ai tanti operatori sanitari che li accolgono in ospedale. L’associazione iblea di comicoterapia risponde così all’emergenza coronavirus che l’ha allontanata fisicamente dai reparti, senza però scalfirne il legame affettivo ed emotivo. Ecco allora la dottoressa Piastrina impegnata al microscopio, un libro dedicato alla speranza letto in riva al mare, un breve e simpatico video che augura la buonanotte e poi il messaggio di supporto agli operatori sanitari che in questi giorni vivono momenti difficili.

I clown dottori fanno sentire tutto il loro calore, tutta la loro positività e il loro sostegno via web e continueranno a farlo nelle prossime settimane con altri video e contributi. Ci Ridiamo Sù opera: in ospedale, dove è presenza fissa nella Pediatria del “Giovanni Paolo II” con il progetto “Manda un clown in ospedale” e nel DH Oncologico del “M.P. Arezzo” di Ragusa con il progetto Saturnino; nei centri di ricovero e cura con gli anziani e i diversabili; nelle scuole; con gruppi e comunità; in missioni umanitarie; nei processi formativi/educativi e in tutte le situazioni di disagio socio-sanitario, per alleviare sofferenza, paura e solitudine con la potenza terapeutica della risata e del buon umore.

Per conoscere e supportare l’attività dell’associazione “Ci ridiamo sù” di diffusione della comicoterapia è possibile visitare il sito web www.ciridiamosu.it, la pagina facebook oppure è possibile inviare un’email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Come affrontare il coronavirus. Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano, lo ripete ogni giorno in qualunque trasmissione televisiva viene chiamato. È uno dei riferimenti nazionali in questa fase di emergenza. “Ed è per questo motivo – sottolinea il direttore dell’ufficio diocesano per la Pastorale della salute, don Giorgio Occhipinti – che, oltre a diffondere nelle scorse ore il suo vademecum, stiamo veicolando dei consigli molto più pratici che lo stesso professore dispensa nei suoi interventi. A cominciare da quando vanno usate le mascherine. In pratica, spieghiamo quando servono: in un supermercato, al lavoro quando c’è il rischio di trovarsi non a distanza. Non vanno usate per correre da soli o mentre si cammina. Poi resta l’indicazione base: lavarsi le mani”. Pregliasco ricorda, altresì, che il virus passa per le goccioline respiratorie e dura qualche ora, ma con una carica bassa, mentre è forte nell’immediato. Un altro aspetto che merita di essere posto sotto i riflettori è quando occorre preoccuparsi, cioè quando la febbre è più alta di 37,5 gradi e lo è per più giorni con difficoltà respiratorie. Allora si può pensare a un possibile coronavirus. In più, si parla tanto di scarpe e cappotti: sono pericolosi? “Se ne parla in modo esagerato – ha spiegato Pregliasco – Una igiene generale e un’attenzione per farli arieggiare sono utili. Ma non c’è il problema. Non è la suola delle scarpe che veicola, ma ogni atteggiamento di buonsenso fa bene. Il vero nodo è non toccarsi bocca e occhi”. Il virus sulle superfici, pensiamo ai soldi, sopravvive? “Rischio impalpabile. Li gestiamo e poi ci laviamo le mani. Se rimane sulle mani e non ci lecchiamo le dita il problema non c’è”. Shopping online e non solo, più rischi sulla carta che plastica? “Hanno tempi diversi, cambia di alcune ore la sopravvivenza. Non è che su ogni scatolone qualcuno sputa sopra. La quota è bassissima. Ricordiamo, dato certo, che sono le goccioline più grosse quelle che emettiamo starnutendo e parlando a veicolare il virus. Quelle si disperdono a breve distanza e si depositano. Se c’è un luogo dove è bene stare da soli all’interno è l’ascensore”. Anche dentro casa bisogna lavarsi le mani? “Non esageriamo, ma stiamo attenti ogni volta. Se ci sono altre persone che escono spesso, se c’è un soggetto in quarantena fiduciaria, certamente sì. Se si è da soli non ci si autoinfetta. Il problema è la diffusione verso terzi”.

 

 

 

 

Da tre storiche imprese ragusane, operanti nel settore della plastica e dell’acciaio, arriva una cospicua donazione in risposta all’appello lanciato dal sindaco di Ragusa, Peppe Cassì, attraverso l’iniziativa “Aiutiamo chi non ha mai chiesto aiuto”. Le imprese Si.Sac spa, Trafilerie Siciliane spa e I.la.p. spa, che fanno capo alla famiglia Leggio e furono fondate dai fratelli Nunzio e Saro Leggio negli anni Settanta, hanno deciso di donare la somma di 25 mila euro aderendo al patto di solidarietà diffusa “Piano anticrisi Covid-19”, lanciato dal Comune, iniziativa decisamente meritoria messa in campo a sostegno di coloro che rischiano di pagare un prezzo altissimo per questa crisi.

«Le difficoltà attuali impongono al nostro sguardo il tempo, "il tempo della crisi" e "il tempo del bisogno" – scrivono i rappresentanti delle tre società nella lettera al sindaco Cassì con cui comunicano la donazione - Intervenire è il nostro modo più concreto di essere nel tempo. Affinché il tempo torni ad essere quello della proposizione e dello slancio verso il futuro, ad ogni livello, sia di singolo che d'impresa, le nostre società, che da oltre quarant’anni svolgono in questa città la loro attività produttiva sentendosene parte integrante, hanno deciso di aderire al patto di solidarietà diffusa. Con l'augurio di un pronto ritorno alla normalità delle cose».

 


“In queste ore, così come era accaduto nei giorni scorsi quando, prima delle limitazioni imposte dal Dpcm, mi potevo muovere liberamente, sono tornato a informarmi, utilizzando stavolta le nuove tecnologie, sullo stato di salute di alcune delle aziende presenti sul territorio comunale di Vittoria. La situazione è a dir poco drammatica. E molte tra queste, che non hanno chiuso i battenti perché operano in quei settori che il governo nazionale ha lasciato libere di agire trattando beni di prima necessità, sono sull’orlo di una crisi e, soprattutto, fanno i conti con tutta una serie di pesanti incertezze per quanto riguarda il futuro che, tra l’altro, non dipende neppure da loro. Come finirà? Nessuno, al momento, può dirlo e anche le aziende, con tutte le incertezze del caso, navigano a vista. Una situazione, insomma, a dir poco devastante”.

E’ il segretario politico di Reset, Alessandro Mugnas, ad affermarlo manifestando la propria preoccupazione per quanto sta accadendo e per quello che rischia di verificarsi da qui a qualche giorno. “Le misure contenute nel decreto Cura Italia – aggiunge Mugnas – sono soltanto pannicelli caldi che non servono a garantire aiuti sostanziali. Serviva qualcosa di più drastico, di più coraggioso, qualcosa che fornisse davvero il senso di un sostegno che doveva essere garantito nella maniera più evidente possibile. E, invece, molte tra queste aziende si vedranno costrette a ridurre, e per di più in tempi brevi, il proprio personale, nel tentativo di limitare i costi, con ricadute occupazionali a dir poco pesanti per la nostra città. Bisognerà modificare anche i piani per la commercializzazione, perché molti mercati sono out, e più in generale ripensare tutti gli asset. Ne usciremo, come città, con le ossa rotte. Il substrato produttivo di Vittoria ne sarà profondamente modificato. Del resto, stiamo parlando di un governo nazionale che vuole dare 600 euro una tantum ai possessori di partita Iva mentre ha garantito, finora, 780 euro al mese a chi non lavora, parlo del reddito di cittadinanza, con tutto ciò esaurendo le risorse economiche a disposizione. Un governo, dunque, che, a prescindere dall’emergenza sanitaria, ha fatto di tutto per paralizzare ogni attività. Vittoria dovrà dare fondo a tutte le proprie risorse, e non sarà forse neppure sufficiente, se intende uscire in maniera decorosa e dignitosa da questa rivoluzione economica. Lo ribadiamo: nessuno può dire, al momento, che cosa ci riserverà il futuro. Le proposte possono essere parecchie e, da questo punto di vista, le associazioni di categoria hanno intercettato le varie esigenze, a cominciare da quella, indispensabile, della sospensione dei mutui e del trasferimento di alcune scadenze. Come associazione, lanciamo una proposta per aiutare la nostra città: è necessario al più presto istituire una cabina di regia sull’economia (dovrebbe farsene carico il Comune, ma sarà in grado?) per monitorare, settimana dopo settimana, che cosa succede e quali sono gli addentellati più a rischio. Dobbiamo farci trovare preparati quando l’ondata delle problematiche occupazionali ci travolgerà. E’ necessario, tutti assieme, studiare dei provvedimenti tagliati su misura per la nostra città. E’ un passo essenziale da compiere per garantirci un futuro”.

 

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